<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803</id><updated>2012-01-31T16:14:08.304+01:00</updated><title type='text'>Diario di una missione</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>63</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-8828104170138162481</id><published>2011-12-28T13:47:00.001+01:00</published><updated>2011-12-28T13:52:54.850+01:00</updated><title type='text'>Dicono di noi 9: Una Chiesa mondiale...</title><content type='html'>&lt;b&gt;Una Chiesa mondiale...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a don Ivo Cavraro, missionario "fidei donum" in Guinea-Bissau&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Damiano Bordasco, su "Voce di Popolo", 23 dicembre 2011&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentirlo parlare ti riempie. La mente e il cuore. È sicuramente un intellettuale, un uomo colto che spazia su più fronti. Ma è soprattutto un uomo di spirito, che infonde sicurezza, speranza, pace. &lt;br /&gt;Don Ivo Cavraro è ormai un foggiano acquisito. Nato cinquantacinque anni fa a Cervarese Santa Croce, in provincia di Padova, è missionario “Fidei donum” dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino in Guinea Bissau. Quinto figlio di una famiglia profondamente cristiana è stato educato nel collegio salesiano “Don Bosco” di Verona, dove ha anche frequentato il liceo. La sua vocazione sacerdotale comincia nel lontano 1976, mentre sta affrontando i duri studi di Medicina all’Università del centro veneto.  &lt;br /&gt;Nella sua lunga esperienza sacerdotale c’è poi l’incontro con la “Fraternità San Giovanni Apostolo ed Evangelista” di mons. Casale, che porterà a Foggia, oltre vent’anni fa, diversi sacerdoti, tutti di indubbia qualità. &lt;br /&gt;Don Ivo è in missione in Africa dal luglio del 2008, primo parroco della nuova parrocchia del “Sacro Cuore” a Bigene. Una comunità eretta l’11 aprile del 2010.&lt;br /&gt;In maniera particolare si occupa del settore dell’evangelizzazione: Bigene ha 58 villaggi dispersi nella foresta sub-sahariana, al nord della Guinea Bissau, al confine con il Senegal. Un territorio di circa 300 chilometri quadrati, senza strade asfaltate e luci. &lt;br /&gt;Lo abbiamo intervistato da lontano, tra i mille impegni di quelle sue giornate che iniziano alle sei del mattino e finiscono in tarda serata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia ti occupavi di immigrazione e povertà, nella parrocchia di Segezia. È da lì che è nato il desiderio di svolgere una missione in Africa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì. Dopo l’esperienza del ‘campo di accoglienza’ di Segezia, desideravo continuare un servizio impegnativo verso i poveri del mondo. Ho accompagnato l’Arcivescovo, mons. Francesco Pio Tamburrino, nella sua visita in Guinea-Bissau a marzo del 2007. Incontrando personalmente questa terra di missione, ho capito che qui poteva continuare il mio servizio sacerdotale. L’Arcivescovo, da buon padre, mi ha guidato nel discernimento e nella verifica di questa ‘vocazione missionaria’ che è sempre stata presente nella mia vita”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è la differenza tra i poveri in Africa e quelli che tante volte hai incontrato in Italia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I poveri di questa mia attuale terra sono estremamente più poveri degli immigrati che arrivano in Italia. Vivono alla giornata, non è nemmeno minimamente pensabile immaginare un viaggio fuori della loro terra. Questa  &lt;br /&gt;è una povertà estrema, che produce gravi difficoltà alla salute di tutte le persone, in modo particolare dei bambini. In Italia non potete immaginare come vive la gente di Bigene: senza acqua in casa, senza fognatura, senza  &lt;br /&gt;energia elettrica, senza istruzione, senza medici e senza medicine, senza prospettive, senza possibilità... &lt;br /&gt;I bambini denutriti sono un pugno nello stomaco. Se penso a quanto cibo viene buttato nelle case degli italiani. E non ci sono solo bambini denutriti: anziani scheletrici, che pesano 30 chili. Devo confessare che a volte mi sembra di non farcela. Ci vuole fede e anche ‘fegato’, ma il Signore mi aiuta”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto è cambiata la tua vita da quando sei in Africa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non saprei. Penso che la mia vita non sia molto cambiata. Certo è cambiato lo stile di vita in merito ad alimentazione, condizioni atmosferiche, fatiche fisiche e malattie (la malaria, già presa tre volte, è debilitante per tempi lunghi). Ma non sono queste le cose importanti. Ciò che più mi interessa comunicare a tutti i lettori di ‘Voce di Popolo’, che è assai più importante, è che riesco a scoprire che persone nuove, villaggi interi, mi cercano per chiedermi di conoscere e iniziare a vivere la mia fede.&lt;br /&gt;Questa possibilità, questa realtà che tocco ogni giorno con le mie mani, è la gioia immensa che mi alimenta e mi sostiene. A volte mi chiedo: quando lascerò la Guinea-Bissau (non ho idea quando sarà) come mi sentirò senza queste persone che mi cercano per conoscere Cristo? Mi viene già una tristezza nel cuore”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-8828104170138162481?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/8828104170138162481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/12/dicono-di-noi-9-una-chiesa-mondiale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8828104170138162481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8828104170138162481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/12/dicono-di-noi-9-una-chiesa-mondiale.html' title='Dicono di noi 9: Una Chiesa mondiale...'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-8466803589964133847</id><published>2011-11-28T12:21:00.019+01:00</published><updated>2011-11-28T15:32:35.628+01:00</updated><title type='text'>Capitolo 17: Qualcosa sta cambiando</title><content type='html'>Anche questo capitolo del “Diario da una missione” non è mio. Giovanni Mirenna, da Torino, è venuto per farmi visita, e mi ha trasmesso questi interessanti appunti. Io stesso trovo grande giovamento nel rileggere quello che vivo con gli occhi di chi mi è accanto, anche per poco tempo. Vi auguro una buona lettura, e sono sicuro che vi piacerà!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Nl3TYKp53_o/TtONJTpQLqI/AAAAAAAABDI/PIbDKEZN344/s1600/io-e-don-ivo-di-fronte-la-sua-casa-a-bigene.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="224" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-Nl3TYKp53_o/TtONJTpQLqI/AAAAAAAABDI/PIbDKEZN344/s400/io-e-don-ivo-di-fronte-la-sua-casa-a-bigene.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;io e don Ivo di fronte la sua casa a Bigene&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come raccontare un viaggio in Guinea Bissau? In realtà non ho fatto niente di speciale se non acquistare un biglietto aereo e partire. Cosa raccontare allora? Ho fatto circa 700 foto e scritto 120 pagine su un’agenda per non dimenticare un istante di questo viaggio. Anche se non ho fatto niente non vuol dire che non sia successo niente allora. Una parte l’ho raccontata con delle fotografie (guardate a sinistra il link al mio album su Facebook), una parte la scrivo qui, ospite del blog di Don Ivo. Alcuni episodi tra i tantissimi che in un modo o nell’altro mi hanno colpito, mi hanno fatto riflettere e che mi fa piacere condividere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Semafori&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’aeroporto al centro di Bissau: sono gli unici 8 km di strada in tutta la Guinea Bissau che dal 24 settembre scorso, anniversario dell’indipendenza, sono illuminati la notte. Una strada nuova a 3 corsie per senso di marcia. Vicino alla discoteca però la prima corsia è usata come marciapiede, la seconda come parcheggio e solo la terza per la circolazione. Lungo questa strada, che necessariamente percorre chiunque viene in Guinea Bissau, ci sono tutte le cose di cui essere orgogliosi in Guinea. La strada prima di tutto, la luce, la nuova sede del Parlamento e del Governo (costruito dai cinesi, in cambio di una concessione senza limiti per la pesca, si vede ancora il cancello del cantiere con degli ideogrammi cinesi), la sede della Banca Centrale dell’Africa Occidentale, l’hotel Libia di Gheddafi (chissà di chi è adesso).&lt;br /&gt;E i semafori. Infatti è da pochi giorni che lungo questa strada sono in funzione i primi 3 semafori della Guinea Bissau. Uno anche in corrispondenza di una rotonda. Peccato che nessuno abbia spiegato bene il loro funzionamento e il traffico dei mezzi e dei pedoni, che fino al giorno prima si autoregolava con il buonsenso, adesso genera degli ingorghi incredibili. Ma si passa col verde o col rosso? Il giallo a che serve? E per svoltare come si fa? La sera al telegiornale la notizia principale è il problema dei semafori con tanto di interviste e servizio filmato! A Bissau mi fermerò solo il primo giorno e vi ritornerò due settimane dopo per rientrare in Italia. E quando torno l’ultimo giorno del mio viaggio tutti sanno benissimo come funzionano i semafori. Col rosso ci si ferma, col verde si riparte e se qualcuno esita un secondo di troppo si suona il clacson per farlo muovere. Esattamente come da noi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La mamma di Clara&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al mattino del mio primo giorno in Guinea Bissau, il 3 ottobre, visito l’ospedale di Cumura e la clinica pediatrica di Bor. Realtà che sono il segno più tangibile e visibile a tutti di cosa fa la Chiesa Cattolica in Guinea Bissau. Solo di queste due visite avrei da scrivere un libro. E’ impressionante come il dolore e l’amore possano essere così vicini in questi luoghi, come tante persone, suore, medici, frati non si facciano prendere dallo sconforto, non si arrendano ma continuino a lavorare giorno dopo giorno. Dei tanti episodi visti in solo mezza giornata di visita volevo raccontarvi di Clara, una bambina di 5 anni incontrata all’uscita di Cumura insieme alla sua mamma e alla nonna. In realtà non l’avevo notata in mezzo a tanta altra gente seduta sotto un albero in attesa di tornare a casa. Io mi ero fermato per fotografare l’ingresso dell’ospedale con il cartello “Hospital do Mal de Hansen di Cumura”: ospedale dei lebbrosi di Cumura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rM4woWqKS6I/TtOOdWhRrcI/AAAAAAAABDU/EC2k21d7vZM/s1600/l-ingresso-dell-ospedale-di-cumura-dove-ho-conosciuto-clara.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-rM4woWqKS6I/TtOOdWhRrcI/AAAAAAAABDU/EC2k21d7vZM/s400/l-ingresso-dell-ospedale-di-cumura-dove-ho-conosciuto-clara.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;l'ingresso dell'Ospedale di Cumura, dove ho conosciuto Clara&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lebbra non è contagiosa e colpisce le persone malnutrite e che vivono in condizioni igieniche precarie. Mentre scatto la mia fotografia Don Ivo saluta le persone, chiede come stanno, che in Guinea fa parte integrante del saluto. E in quel momento che ci accorgiamo di Clara, timidissima, forse anche perché non parla neanche il criolo, ma solo il dialetto della sua tribù. Sulla fronte ha delle piccole escoriazioni bianche. I primissimi segni della lebbra. La mamma ci fa notare segni analoghi sulle spalle e sulle gambe. Clara è dolcissima e timidissima, la madre e la nonna invece affettuose con lei. Ci raccontano che sono state dal dottore e ci fanno vedere le medicine che hanno preso per Clara. Chi è malato di lebbra in Guinea è considerato impuro, colpito dagli spiriti maligni e quindi deve essere allontanato, non può più far parte della società, del villaggio. Spesso quindi lascia il villaggio e lentamente viene consumato dalla lebbra fino a morire in solitudine. Chi riesce ad arrivare all’ospedale di Cumura viene invece curato, la malattia viene fermata ma i danni alle mani, alle gambe, al viso sono indelebili e le ferite continuano ad aprirsi e infettarsi anche molto tempo dopo che sono guariti dalla lebbra. Il rientro nella società è praticamente precluso e infatti molti restano nell’ospedale a lavorare nella falegnameria o curare le aiuole. Un modo per rendersi utili e mantenere un minimo di rapporti sociali in una società che li rifiuta. Clara invece è stata portata in ospedale dalla mamma subito, ai primi sintomi. Non si vergogna di sua figlia la mamma di Clara. Ci fa vedere le prime piaghe, le hanno spiegato come curarla e sicuramente lo farà. A Clara molto probabilmente non rimarrà alcun segno di questa terribile malattia, guarirà completamente grazie a sua mamma che è andata contro la cultura dominante perché si è fidata dei  medici di Cumura. Qualcosa forse sta cambiando in Guinea Bissau.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Padrone&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pomeriggio invece visitiamo Bissau con i suoi mille banchetti e negozi dalle merci improbabili che da noi non avrebbero alcun mercato. A volte il negozio è ricavato all’interno di un container e un secondo container accanto funge da casa. C’è pure un negozio “degli italiani” gestito da un portoghese e sua moglie ucraina. È detto “degli italiani” perché vende prodotti italiani a prezzi circa doppi rispetto all’Italia: pasta Barilla, sugo Star e Nutella. Disposti sugli scaffali come un iphone o un ipad in un Applestore. Le strade asfaltate sono pochissime, appena una striscia sottile di asfalto al centro della strada, piene di buche e piene di polvere rossa della terra dei marciapiedi e dalle strade laterali non asfaltate. La case sono tutte fatiscenti e sopravvivono all’incuria. Normale in un paese uscito da poco dalla guerra civile; forse. Il palazzo presidenziale con il tetto sfondato dalle bombe e le pareti crivellate di colpi è un simbolo per tutti i guineani. Però è un segno positivo che 3 anni fa c’era una sola banca in città e adesso ci sono gli sportelli di 3 banche diverse. Le poste invece hanno ancora un unico sportello: la sede centrale. In tutto il paese. Facciamo visita al porto dove c’è il mercato del pesce e in fondo al molo gli attracchi della marina militare: 3 gommoni e 2 motovedette. Sempre guaste o senza benzina.&lt;br /&gt;Parcheggiando, un ragazzo seduto lì vicino ad aspettare non si sa che cosa dice a Don Ivo: “Padrone, attento che qui passano dei camion”.&lt;br /&gt;Don Ivo risponde: “Io sono padrone solo della mia vita e di nient’altro. E tu sei padrone della tua vita.”&lt;br /&gt;“Si, ma tu hai la macchina e per questo sei un padrone.”&lt;br /&gt;“È vero ho la macchina, ma non ce l’ho per arricchirmi. Ce l’ho per aiutare chi ha bisogno a Bigene dove sono parroco. Senza macchina come potrei raggiungere tutta la mia gente? Come potrei portare chi sta male in ospedale?”&lt;br /&gt;Il ragazzo sorride, sembra senza ironia, forse ha riconosciuto in Don Ivo un amico e non un padrone. I bianchi in Guinea Bissau sono chiamati Padroni. E in criolo uomo si dice “pecadur”. Come i colonizzatori chiamavano gli uomini guineani: peccatori. Abbiamo molto da farci perdonare da questo popolo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6fwUMIy5o4M/TtOPL2gUjcI/AAAAAAAABDg/b8EfYehTbWA/s1600/ecco-a-cosa-serve-l-auto-a-don-ivo.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-6fwUMIy5o4M/TtOPL2gUjcI/AAAAAAAABDg/b8EfYehTbWA/s400/ecco-a-cosa-serve-l-auto-a-don-ivo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;ecco a cosa serve l'auto a don Ivo&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Imbarazzo a Mansoa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo, 4 ottobre, lasciamo Bissau e partiamo per Bigene facendo tappa a Mansoa. Con noi viaggia il parroco di Mansoa, Padre Bernardo. Portiamo alla scuola gestita dalla parrocchia un po’ del materiale scolastico raccolto nell’ultimo anno e arrivato qui con il secondo container. La parrocchia di Mansoa è una delle poche parrocchie diocesane della Guinea mentre la maggior parte sono parrocchie missionarie. Ciò significa che non può contare sugli aiuti provenienti dai paesi d’origine dei missionari ma solo sul contributo della diocesi di Bissau: 75 euro al mese. I quaderni, i colori, gli album che abbiamo portato sono motivo di grande festa. Quando arriviamo i bambini sono raccolti sotto due gazebo a prendere il fresco durante l’intervallo.&lt;br /&gt;“Branku branku”, bianco, bianco urlano eccitati i più piccoli vedendoci arrivare. Li incontriamo, conosciamo le maestre e i bambini che fanno a gara a farsi fotografare. Recuperata un po’ di calma consegniamo il materiale. Sono tutti sorridenti: le maestre, i bambini padre Bernardo e padre Maxi. I bambini vengono disposti in file in ordine di altezza e “a braccia conserte”. Immagino che qualcuno di loro un giorno abbia chiesto: cosa vuol dire a braccia conserte? Con le mani sotto le ascelle, gli avranno risposto. E infatti hanno letteralmente le mani sotto le ascelle. Sono buffi e teneri al tempo stesso in quella posa un po’ strana per noi. Cantano l’inno nazionale in nostro onore. Arriva pure il capo villaggio a ringraziarci, probabilmente musulmano a giudicare dalla tunica bianca che indossa. Non si ferma un secondo con quello che intuisco essere ringraziamenti e complimenti. Mi stringe il braccio, mi avvicina a sé e mi parla guardandomi negli occhi per farmi capire la sua riconoscenza. Io in realtà non ho fatto niente e mi sento parecchio in imbarazzo di fronte a queste manifestazioni che mi sembrano un retaggio dell’antico servilismo verso i colonizzatori. Non mi sembra di essere diverso da tanti che arrivano in Africa, fanno la foto con i selvaggi redenti e poi tornano a casa contenti della loro buona azione.&lt;br /&gt;Poi però penso a tutto il lavoro che c’è stato per fare arrivare quei pacchi lì, alle attese e alle speranze che tante persone in Guinea e in Italia hanno verso questi bambini che adesso vedo sorridenti non solo mentre cantano l’inno. Finita la scuola infatti faccio un giro con Padre Bernardo per Mansoa e vediamo i bambini che camminano per strada mettendo ben in mostra l’album da disegno appena ricevuto in modo che tutti possano vederlo. E quando ci incontrano corrono da noi a salutarci. Hanno ricevuto veramente un dono prezioso e quindi che manifestino la loro gioia! Anche se mi mette in imbarazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-BHb3uIiEfXQ/TtOR5OhFCfI/AAAAAAAABDs/4eoIi30LV9E/s1600/consegna-di-materiale-scolastico-a-p-bernardo-e-ai-bambini-di-mansoa.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-BHb3uIiEfXQ/TtOR5OhFCfI/AAAAAAAABDs/4eoIi30LV9E/s400/consegna-di-materiale-scolastico-a-p-bernardo-e-ai-bambini-di-mansoa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;consegna di materiale scolastico a P. Bernardo e ai bambini di Mansoa&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Amici a Ponta Nobo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mansoa è un paesino molto povero, molto più povero di Bissau, ma proseguendo il mio viaggio verso Bigene la strada non è più asfaltata, lo sterrato si riempie di buche sempre più grandi e il pickup di don Ivo fa sempre più fatica. Per fare gli ultimi 30 km di sterrato ci mettiamo due ore. E i paesi che incontriamo sono sempre più piccoli, sempre più poveri fino a Bigene. Le case in muratura non ci sono più. Solo a Bigene resistono ancora alcune case in muratura retaggio del periodo coloniale. Per il resto le case sono costruite con mattoni di fango cotti al sole e tetto con foglie di palma o lamiera per i più fortunati. E tutte sono costruite su un terrapieno in modo che i cobra non si avvicinino alla casa (i serpenti non riescono a superare i gradini). Se Bissau mi era sembrata povera e mi aveva lasciato una sensazione di tristezza queste impressioni e sensazioni si rafforzano sempre di più ad ogni villaggio che incontriamo, sempre più povero e sempre più isolato. A volte neanche vedo il villaggio, vedo solo l’inizio del sentiero perdersi nel bosco a partire dalla strada verso Bigene. Uno di questi sentieri porta a Ponta Nobo che visito il giorno seguente, il 5 ottobre. Anche qui portiamo del materiale scolastico e del cibo fornito dal PAM (Programma per l’Alimentazione Mondiale). Come per la visita all’ospedale di Cumura anche la visita di questo villaggio meriterebbe un libro per raccontare tutto. Riporto un episodio minore ma che mi ha toccato il cuore. Arrivando al villaggio i bambini dentro la scuola sono subito corsi fuori a salutarci e a cantare. Mentre eravamo sotto quest’assedio gioioso vedo che da una delle due aule esce un bambino su una sedia a rotelle per una grave malformazione alle gambe. A parte chiedersi come una sedia a rotelle sia arrivata in questo posto, era bellissimo vedere che la sedia era spinta dai compagni di questo bambino e tutti insieme facevano festa esattamente come tutti gli altri bambini. Pochi istanti e il maestro richiama all’ordine i bambini che corrono di nuovo in aula aspettando la nostra visita. Anche la carrozzina con tutti i bambini che la spingono fa dietrofront e ritorna in aula di corsa. Visitando quell’aula poi ho fatto fatica a individuare il bambino con la carrozzina. Era perfettamente integrato con i suoi compagni. L’ho invece rivisto sempre assieme ai suoi compagni dopo, all’incontro con tutto il villaggio. Un bel gesto d’amore che si ripete giorno dopo giorno tra quei bambini. Si tenga presente che come da noi c’è l’aborto per controllare le nascite indesiderate in Guinea Bissau i bambini deformati o denutriti al punto di essere in pericolo di morte sono considerati bimbi scimmia, non umani. Per decidere la loro sorte si portano al fiume e si aspetta. Se la corrente li porta via vuol dire che non erano più umani e gli spiriti li portano a sé. Se la corrente li lascia lì vengono ripresi. Suor Rosa nei quasi vent’anni che è da queste parti mi dice che ha visto sparire così tre bambini da un giorno all’altro senza che nessuno ne sapesse più niente. Questo bambino invece vive felice con i suoi amici in un villaggio sperduto in Africa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-4dP-Nw42THs/TtOS9R6wSXI/AAAAAAAABD4/He9MNLA4l9M/s1600/il-bambino-in-carrozzina-tra-i-suoi-amici.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="224" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-4dP-Nw42THs/TtOS9R6wSXI/AAAAAAAABD4/He9MNLA4l9M/s400/il-bambino-in-carrozzina-tra-i-suoi-amici.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;il bambino in carrozzina tra i suoi amici&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un uomo completo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Ivo a Bigene ha una macchina, una casa con le mattonelle e le finestre con le zanzariere, la luce, l’acqua corrente. &lt;br /&gt;Nessuno a Bigene ha le stesse cose. L’acqua si prende al pozzo comune e per la corrente i più fortunati hanno un piccolo gruppo elettrogeno di fabbricazione cinese. Sempre che funzioni e che ci siano i soldi per comprare una bottiglia di benzina. Possibile che non ci sia invidia per questo? Come può don Ivo incontrare le persone di Bigene se queste lo considerano uno diverso da loro? Don Ivo un giorno ha preso coraggio e ha chiesto ai catechisti cosa pensava la gente della sua macchina e della sua casa.&lt;br /&gt;“Don Ivo tu sei un uomo completo perché ti sei costruito una casa per vivere in mezzo a noi. Se ti sei costruito una casa vuol dire che vuoi viere a lungo con noi, non sei di passaggio. La macchina la usi per venirci a trovare, per celebrare la messa nei nostri villaggi e ad aiutarci quando qualcuno sta male. L’acqua del tuo pozzo è a disposizione di tutti e così pure le prese della tua casa per caricare i nostri cellulari. Le cose utili che hai sono utili per tutti per questo non sei un padrone ma un uomo completo”.&lt;br /&gt;Don Ivo aiuta tutti ma non fa l’elemosina a nessuno. Anche la scuola, l’ambulanza non esisterebbero senza l’aiuto di don Ivo. Ma gli abitanti di Bigene sono chiamati a contribuire alle spese comuni che poi don Ivo integra in modo che si riesca effettivamente a mantenere le scuole nei villaggi e il servizio di ambulanza, per quanto precario. Le cose scontate in Italia in Africa sono una conquista e le persone si impegnano per averle. Don Ivo non è venuto per risolvere i problemi di tutti senza fatica come un deus ex machina ma aiuta gli uomini e le donne volenterosi di Bigene a costruire un futuro migliore. C’è sempre chi prova a chiedere denaro come elemosina, vedendo nel branku una fonte di denaro. Pure un iman del Senegal ho visto chiedere del denaro a don Ivo! Oppure l’acquisto di una balla di vestiti per rivenderla al mercato. Don Ivo non è un dispensatore di soldi ma un uomo completo che lavora con Dio insieme agli altri uomini, donne e bambini completi di Bigene. E magari con l’aiuto di tanti altri anche in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ginf2RklUa8/TtOUFbIYkII/AAAAAAAABEE/rbGy15xr04M/s1600/un-uomo-completo-don-ivo-tra-la-sua-gente.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-ginf2RklUa8/TtOUFbIYkII/AAAAAAAABEE/rbGy15xr04M/s400/un-uomo-completo-don-ivo-tra-la-sua-gente.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;un uomo completo (don Ivo) tra la sua gente&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La scuola di Bigene&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola e il centro nutrizionale di Bigene vanno avanti soprattutto grazie a Suor Rosa, italiana, Suor Merione, brasiliana, e Suor Binna, indiana. Assieme a loro lavorano tanti abitanti di Bigene. I 100 euro che don Ivo raccoglie con le adozioni a distanza rendono possibile tutto questo. Si pagano i maestri, il cibo, le medicine, i quaderni. Ovviamente l’adozione è simbolica, il bambino non saprà mai che tu lo stai aiutando ed è giusto che non lo sappia. Anche qui gli episodi di amore e solidarietà di cui sono stato testimone sono innumerevoli, anche solo in due settimane che sono stato qui. Ne scelgo uno. Arrivando alla scuola una mattina vedo una ragazzina seduta su una sedia con le braccia sotto lo maglietta. E’ scossa dai brividi di freddo, probabilmente i primi sintomi della malaria. Accanto a lei Suor Rosa arrabbiata col mondo, perché nessuno si è preoccupato di cosa avesse quella bambina, e al tempo stesso tenerissima se l’abbracciava e se la coccolava come una mamma con l’aria preoccupata. E la ragazzina sempre silenziosa appoggiava la testa al fianco di Suor Rosa mentre l’abbracciava. Si vedeva che si volevano bene. Così come si vedeva quando sempre Suor Rosa faceva la giravolta con i bambini o Suor Binna, la bonta fattà persona, richiama Maio che faceva il dispettoso con un bambino più piccolo durante la messa. Anche Suor Rosa, Merione e Binna sono donne complete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CxTOUPVaHM0/TtOU-QRVzII/AAAAAAAABEQ/m8dSgRQ6vNA/s1600/una-donna-completa-suor-rosa-tra-la-sua-gente.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-CxTOUPVaHM0/TtOU-QRVzII/AAAAAAAABEQ/m8dSgRQ6vNA/s400/una-donna-completa-suor-rosa-tra-la-sua-gente.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;una donna completa (suor Rosa) tra la sua gente&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il centro nutrizionale di Bigene&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sanità in Guinea funziona così: se stai male l’ospedale ti garantisce un posto. Un posto nel vero senso della parola: le stanze degli ospedali hanno si i letti come da noi ma i ricoverati sono tutte le persone che ci stanno nella stanza, in qualunque posto e in qualunque condizione. Il sevizio sanitario nazionale ti garantisce anche una visita che se sei fortunato ti dicono che cosa hai. Qualunque medicina o visita aggiuntiva o specialistica però te la devi pagare tu. Anche l’ambulanza è a pagamento: 10000 franchi a fronte di uno stipendio medio di 30-40000 franchi al mese. Poi ci sono malattie che letteralmente non sono curabili in Guinea o perché mancano le medicine o perché i dottori non sono in grado di fare l’operazione necessaria. I tumori per esempio sono tutti incurabili in Guinea Bissau. Le eccezioni sono gli ospedali di Cumura e di Bor a Bissau e il centro nutrizionale di Bigene. Al centro nutrizionale di Bigene però non ci sono medici, non ci sono infermieri. I massimi esperti sono Suor Binna e Joaquim che con tanta esperienza aiutano le donne e i bambini di Bigene. Quasi 400 mamme con i loro bambini ogni mese passano per il centro nutrizionale a far controllare i loro bambini e recuperare un po’ di cibo che integri il latte materno o il riso, cibo principale per la maggior parte dei guineani. Un lavoro silenzioso quello di Joaquim e Suor Binna che salva tante vite e rende tante mamme più consapevoli di come allevare un bambino. Il tutto in modo gratuito per chiunque si presenti al centro e con l’apporto fondamentale degli aiuti dell’Unicef e del PAM, Programma di Alimentazione Mondiale. Personalmente sono sempre stato scettico riguardo queste grosse organizzazioni. È vero ci sono molte inefficienze nel loro operato ma riescono comunque a raccogliere milioni di dollari e, anche se molti dei soldi raccolti vanno sprecati, comunque scuole, medicinali cibo arrivano capillarmente dove ce n’è bisogno. Senza il loro contributo l’opera di don Ivo, delle suore e dei loro collaboratori sarebbe fortemente ridimensionata. Gli “Amici di Bissau” nonostante i loro sforzi e impegnando il 100% di quanto raccolto a Bigene senza lo spreco di un euro, non sarebbero mai in grado di raccogliere tanto quanto PAM o Unicef. Quindi ben vengano anche queste organizzazioni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-0l0-VaRZoo4/TtOV9isiyUI/AAAAAAAABEc/Pl-h2tp2k-w/s1600/donne-in-attesa-davani-al-centro-nutrizionale-con-i-loro-bambini.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-0l0-VaRZoo4/TtOV9isiyUI/AAAAAAAABEc/Pl-h2tp2k-w/s400/donne-in-attesa-davani-al-centro-nutrizionale-con-i-loro-bambini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;donne in attesa davanti al Centro Nutrizionale con i loro bambini&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La bambina triste&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i tanti bambini che ho visto giocare, correre e ridere nella scuola di Bigene c’è pure una bimba sempre seria, non parla mai e ti guarda senza alcuna reazione ai tuoi saluti, alle tue smorfie. Non si nasconde neanche, non sembra timida. Soltanto non sorride mai. Don Ivo mi spiega che da piccola è stata molto male, ha sofferto parecchio prima di riprendersi. Può darsi che la malattia l’abbia segnata a tal punto che non è più capace di sorridere. Un giorno con don Ivo andiamo a Ganturé, il porto di Bigene. In realtà un villaggio molto piccolo difficile da raggiungere anche con il fuoristrada di don Ivo. Ci accompagna Alfredo, il catechista che aiuta don Ivo. Alfredo è anche il papà della bambina triste. Uscendo da Bigene passiamo di fronte la casa di Alfredo e sulla soglia c’è sua figlia. Quando vede suo papà passare in macchina si illumina in un bellissimo sorriso e agitata felice la manina come tutti i bambini. Suo papà riesce a farla sorridere! In Guinea Bissau i bambini in generale contano poco. Muoiono facilmente e se ne fanno tanti. Un padre si interessa poco dei propri figli, al massimo ai figli ci pensa la madre. Vedere quel sorriso nella figlia di Alfredo al passaggio del suo papà mi fa pensare che qualcosa sta cambiando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-17p776HTKrQ/TtOXMhlgTpI/AAAAAAAABEo/X4P1_WtJchA/s1600/la-bambina-triste.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="328" width="299" src="http://4.bp.blogspot.com/-17p776HTKrQ/TtOXMhlgTpI/AAAAAAAABEo/X4P1_WtJchA/s400/la-bambina-triste.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;la bambina triste&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La domanda di Joaquim&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joaquim oltre che lavorare al centro nutrizionale, la sera mi aiuta a imparare qualche parola di criolo. Sa tante cose, è vestito sempre in modo pulito, porta gli occhiali, ha due bambine e la moglie sta studiando come infermiera a Bissau. Conosce la medicina occidentale ed è la colonna portante del centro nutrizionale. Grazie a lui tante donne vengono al centro. La diffidenza verso l’uomo bianco è ancora tanta. E come potrebbe essere diversamente? Un tempo gli africani pensavano che l’uomo bianco fosse un cannibale. Infatti prendeva tanti uomini con sé che poi non tornavano più. Che ne faceva? Li mangiava, appunto. È giovane Joaquim ma è un uomo veramente grande di Bigene. Senza di lui sarebbe difficile entrare in contatto con tante persone. Una sera, qualche giorno dopo che mi ha visto armeggiare alle batterie dell’impianto fotovoltaico della casa di don Ivo, mi chiede: “Ma in Italia tutte le case hanno la luce di sera? Tutte tutte?”. Mi sono sentito mancare. Nonostante tutto quello che Joaquim sa, la distanza tra l’Italia e la Guinea Bissau è ancora enorme. Neanche le persone migliori della Guinea Bissau, se non sono venute in Europa, si rendono veramente conto di come è la vita da noi. Ho esitato qualche secondo. “Si tutte le case hanno la luce in Italia.” “Ma tutte hanno i pannelli solari?” “No, soprattutto le case più nuove e più piccole.” “E le altre come fanno?” “Sono collegate a delle grandi centrali dove si brucia carbone, petrolio e si genera energia che tramite dei fili raggiunge tutte le case”. Mentre dicevamo questo eravamo seduti nella casa di don Ivo, con le luci accese e le ventole che giravano. Come in ogni casa italiana ma impossibile in quelle non solo di Bigene ma di tutta la Guinea. Me lo ricorderò sempre ogni volta che accenderò una lampadina nella mia vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sseYOPEZS0k/TtOYWZGExDI/AAAAAAAABE0/ILOCqfpbEss/s1600/joaquim-di-fronte-all-armadio-delle-medicine-del-centro-nutrizionale.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-sseYOPEZS0k/TtOYWZGExDI/AAAAAAAABE0/ILOCqfpbEss/s400/joaquim-di-fronte-all-armadio-delle-medicine-del-centro-nutrizionale.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Joaquim di fronte all'armadio delle medicine del Centro Nutrizionale&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Bar Barack Obama&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martedi è giorno di mercato a Bigene, e camion che non sai come sia possibile che camminino ancora portano a Bigene persone e merci dai villaggi vicini. Prodotti della terra come riso, arachidi, vari tipi di peperoncini, arance. E prodotti di importazione cinese come vestiti, medicine, orologi. Ci sono anche banchetti che vendono foglie di tabacco o friggono delle frittelle. I sarti, solo uomini, cuciono le stoffe che gli portano le donne. Girando per il mercato passiamo vicino a una porta chiusa accanto alla quale è scritto “Bar Barack Obama”. Quel bar, mi spiega don Ivo, è stato aperto nei giorni in cui Obama stava per essere eletto presidente degli Stati Uniti d’America. Un Africano Presidente! La gente era euforica in quei giorni. Nessuno ha lavorato il giorno delle elezioni per seguirle alla tv o alla radio. Il presidente Africano avrebbe finalmente risolto i problemi dell’Africa. Oggi nessuno parla più del presidente africano e il Bar Barack Obama ha chiuso per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ivo 4 non vuole&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste due settimane abbiamo visitato tanti villaggi e tante scuole. In ognuna abbiamo portato il materiale scolastico, in alcune anche del cibo del PAM o dei banchi recuperati da una scuola con qualche banco in più. Uno degli ultimi villaggi visitati è Facam, dove la scuola ha il pavimento in terra battuta, 2 aule dove si alternano 4 classi, 2 al mattino e 2 al pomeriggio. Uscendo dalla scuola incontriamo Sanà, catechista del villaggio che stringe la mano del suo bambino, Ivo 4. E si, perché di Ivo, a Bigene, ce ne sono più di dieci, compresa una Maria Ivone. Un motivo ci sarà del successo di questo nome…. Don Ivo si stupisce perché Sanà, giorni addietro, gli aveva detto che avrebbero affidato per un po’ di tempo il figlio alla zia che vive a Bissau. Abbastanza normale in Guinea dove il legame genitori figli non è molto forte e invece è fortissimo il legame tra tutti i membri della famiglia. Come mai allora il bambino era ancora lì? “Sai don Ivo, il bambino non voleva e allora non lo abbiamo più portato via.” Un papà che ascolta ed esaudisce il desiderio di un bambino! Anche questo è un segno che qualcosa sta cambiando a Bigene…..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-E99YGLKYrDw/TtOZ0b0wWGI/AAAAAAAABFA/38l5v3iH_j4/s1600/SAMA-I%257E1.JPG" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-E99YGLKYrDw/TtOZ0b0wWGI/AAAAAAAABFA/38l5v3iH_j4/s400/SAMA-I%257E1.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Sanà, il papà di Ivo 4, al lavoro al Centro Nutrizionale&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Uomini e donne completi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero partito convinto di capire meglio come aiutare la Guinea Bissau, di trovare delle soluzioni ai problemi che avrei trovato. I problemi li ho trovati, e tanti. Soluzioni immediate poche. Ma ho trovate anche un’altra cosa che non mi aspettavo. Le persone. Fatemi citare, don Ivo a parte, almeno suor Rosa, Binna, Merione e tanti degli abitanti di Bigene come Neia, Joaquim o Alfredo. E Giusy, signora foggiana volontaria a Bissau. Ognuno diverso, ognuno con qualche difetto, come tutti d’altronde. Ma ognuno con un punto di forza che, loro si, hanno avuto il coraggio e la volontà di mettere a disposizione delle persone che incontrano nella loro vita, il loro prossimo. Nessuno da solo sarà in grado di risolvere niente. Neanch’io da solo sono in grado di risolvere un bel niente. Ma Padre Marco nel suo viaggio di quest’estate scopre che all’ospedale di Baro manca un semplice stetoscopio e un misuratore di pressione. Io riesco a procurarli e a portarli a Baro insieme a don Ivo. Mara riesce a recuperare delle lavagne e dei banchi. Sergio fonda l’onlus “Amici di Bissau” e riesce a coinvolgere tante persone in tante iniziative. Don Ivo incontra e fa incontrare le persone, soprattutto con Dio. Suor Rosa dirige una scuola e fa crescere delle persone migliori. Tutti siamo stati in grado di fare qualcosa. Nulla indispensabile ma tutto importante nel suo insieme. E allora ecco che le cose cominciano a funzionare: la scuola, il centro nutrizionale, i piccoli miracoli di ogni giorno di Bigene. Tutti insieme, ognuno per quel che sa e può fare. Da credente permettetemi di dire anche con l’aiuto di Dio.&lt;br /&gt;Quello che voglio dire è che anche quello che ci sembra poca roba fatta dall’Italia (cos’è in fondo comprare qualche quaderno, per esempio?) qui in Guinea Bissau ci si accorge di quanto sia prezioso il contributo di tutti. Nulla è superfluo, nulla è inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ proprio vero che: “Il vertice della conoscenza di Dio si raggiunge nell’amore; quell’amore che sa andare alla radice, che non si accontenta di occasionali espressioni filantropiche, ma illumina il senso della vita con la Verità di Cristo, che trasforma il cuore dell’uomo e lo strappa dagli egoismi che generano miseria e morte.” (Papa Benedetto XVI durante l’udienza particolare all’Università Cattolica di Milano in occasione del 90° dalla fondazione, 21 maggio 2011).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-um3Oflmblc8/TtObKnVYxdI/AAAAAAAABFM/d1iaI1tu158/s1600/don-ivo-insieme-ai-bambini-del-villaggio-di-liman.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-um3Oflmblc8/TtObKnVYxdI/AAAAAAAABFM/d1iaI1tu158/s400/don-ivo-insieme-ai-bambini-del-villaggio-di-liman.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;don Ivo insieme ai bambini del villaggio di Liman&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Mirenna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-8466803589964133847?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/8466803589964133847/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/11/diario-17-qualcosa-sta-cambiando.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8466803589964133847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8466803589964133847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/11/diario-17-qualcosa-sta-cambiando.html' title='Capitolo 17: Qualcosa sta cambiando'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Nl3TYKp53_o/TtONJTpQLqI/AAAAAAAABDI/PIbDKEZN344/s72-c/io-e-don-ivo-di-fronte-la-sua-casa-a-bigene.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-1974445088068173784</id><published>2011-10-30T08:31:00.007+01:00</published><updated>2011-10-30T22:33:24.569+01:00</updated><title type='text'>capitolo 16: Comunione</title><content type='html'>&lt;b&gt;Diario di una missione 16: Comunione&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, il capitolo 16 del mio diario non è mio: è stato scritto da don Marco Camiletti, giovane sacerdote della diocesi di Foggia-Bovino. Mi piace proporre a tutti il “suo” diario di questa sua seconda visita a Bigene, accompagnato dai seminaristi Francesco e Sergio. Sono stati giorni intensi, belli, pieni di comunione tra noi e con le persone incontrate in questa terra d’Africa. Giorni di “comunione” piena. Buona lettura, e un grande grazie a questi amici che hanno riempito “foggia” con la loro gioiosa presenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto questo “diario” sotto la spinta di don Ivo. Mi sono pentito di non averlo fatto già la scorsa volta, nel viaggio dello scorso anno, e questa volta mi sono impegnato. Sono solo racconti di quello che si può vivere in questo tipo di esperienza. Ho volutamente rimarcato i fatti, proprio per far vedere che effettivamente non si va a fare qualcosa di straordinario lì. Mi rendo conto che senza un contatto stretto con le persone della diocesi di Foggia-Bovino e di quanti sostengono la missione, questa missione sarebbe mancante di una parte essenziale. La prima cosa è l’annuncio del Vangelo, ma insieme a questo certamente va fatta un’opera che faccia emergere la dignità umana in tutti i suoi aspetti, per rendere viva la “Buona Novella”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 agosto, ore 8.15&lt;br /&gt;Ci ritroviamo in Seminario. Francesco e Sergio arrivano mentre io sto provando a pesare la mia valigia. Ho messo tutto quello che ci entrava, nonostante ciò qualche cosa è rimasta fuori. Per fortuna Sergio ha la valigia semivuota (l'ha pesata a casa, solo 13 kg, il limite è 20kg). La riempiamo ed avanzano ancora alcune cose: 2 salami, 1 caciocavallo. Beh, il bagaglio a mano è ancora da completare...&lt;br /&gt;Una bella Messa della domenica per iniziare questo viaggio e si parte. Siamo ospitati per il pranzo dalle suore Oblate di villa Assunta, a Roma, poi partiamo per l'aeroporto di Fiumicino.&lt;br /&gt;Al gate scopriamo che la mia valigia pesa 27 kg. Panico!!! Cosa si fa adesso? L'unico sistema è di ripartire il peso fra le 3 valigie, ma anche le altre 2 sono abbastanza piene. L'hostess ci viene in aiuto, fa un’unica pesata delle 3 valigie: totale 65 kg. Tra sconti vari, del peso, ce la facciamo, il carico è salvo. Ma le sorprese non finiscono qui. L'aereo per Lisbona è in ritardo di 30 minuti. Ora, a tutti quelli che in futuro hanno intenzione di fare questa esperienza dico una cosa banale, ma essenziale: lasciatevi consigliare bene da chi è più esperto, prima di fare il biglietto. Don Ivo mi aveva avvisato, ma io non ci ho pensato più di tanto: "Non prendere l'aereo del pomeriggio da Roma, perché se fa ritardo puoi perdere la coincidenza". Va beh, 30 minuti di ritardo, ce la possiamo fare. Dopo 30 minuti di attesa all'aeroporto di Roma, inizia a salire la tensione. Il gate è ancora chiuso e non sembra esserci movimento tale da far capire che si partirà a breve. Mi informo e tutti mi rassicurano: "La coincidenza? Ce la fai, non ti preoccupare." Per tutto il volo Roma-Lisbona mi mostro tranquillo, ma mi rendo conto che le possibilità sono poche. L'aereo atterra a Lisbona, parte il solito applauso dei passeggeri, ma io sto pensando al gate dove devo arrivare per fermare l'altro aereo. Il tempo limite del check-in è già scaduto, mancano 20 minuti alla partenza dell'aereo ed io sono ancora sul pullman che mi sta portando all'aeroporto. Panico, ma non c'è tempo neanche per quello, lascio le mie valigie a Francesco e mi precipito a bloccare l'aereo che deve portarci a Bissau. Non possiamo perderlo, anche perché significa dover restare a Lisbona per 2 giorni: a fare cosa? E quanto tempo perderemmo! Corro all'impazzata, certo il mio peso non mi aiuta, quando non ce la faccio più cammino a passo svelto. Gate 43b. Questo è il mio obiettivo. 43b, e quando inizio a correre sono al 10. Non arrivo più. 5 minuti e lo vedo in lontananza, non posso cedere adesso... Arrivo, e oltre a non avere fiato, non ho ossigeno al cervello. Siamo a Lisbona, devo parlare portoghese, e chi lo sa? Tra un respiro affannoso e un altro provo a dire, in un semi-inglese, che devono fermare tutto, ci sono due persone che stanno arrivando, l'aereo non può partire. Le due signore al check-in mi guardano con compassione e mi dicono: "Tranquillo, l'aereo ha 35 minuti di ritardo". Facciamo il check-in e prendiamo il pullman che ci porta all’aereo. Ma è proprio accanto a quello da cui siamo scesi mezz’ora fa! Tutta ‘sta corsa e poi ci fate ritornare qui. Beh, alla fine ce l'abbiamo fatta. Sull'aereo la tensione scende. Ormai ci siamo.&lt;br /&gt;Atterrati a Bissau raggiungiamo don Ivo che, mezzo assonnato, ci aspettava già da tempo e andiamo al rullo che trasporta le valigie. Scorrono le prime, le seconde, le terze. Le valigie sul rullo sono finite. Arriva anche don Ivo con il carrello. Chiediamo e ci dicono di aspettare, dovrebbe arrivare un altro carico di valigie. Niente da fare. C'è un po’ di tristezza, ma più di tutto amarezza, perché dobbiamo aspettare a Bissau tre giorni: il prossimo volo arriverà mercoledì notte, e chissà se ci saranno le nostre valigie.&lt;br /&gt;Ormai sono le 3.15 di notte. Sfiniti, arriviamo in Curia sotto una leggera pioggia. Al buio (la corrente viene sospesa alle 23) entro nella mia camera, accendo il rimasuglio di una candela giusto per capire dov'è il letto … avrei bisogno di una doccia, ma si farà domani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 agosto&lt;br /&gt;Poco prima di partire da Foggia ho fatto riaprire le valigie ai miei compagni di viaggio: è necessario mettere nel bagaglio a mano un cambio, non si sa mai. Chissà perché questo consiglio l'ho seguìto…&lt;br /&gt;Dopo il risveglio, e un po’ di tempo per capire che ore sono veramente (il fuso orario della Guinea indica un’ora meno rispetto all’Italia, ma poiché qui c'è solo l’ora solare, in periodo di ora legale le ore di differenza diventano due), doccia e colazione e partiamo, destinazione Bambaran. A Bambaran c'è un orfanotrofio dove i ragazzi di Solidaunia stanno facendo servizio. Carichiamo a bordo 3 ragazzi e ci dirigiamo a Cumura, ospedale nato per la lebbra. I 3 ragazzi vengono con noi perché hanno preso la congiuntivite. Occhi gonfi, ma viso sorridente. Una volta arrivati ci rivolgiamo al dottore di Cumura, un instancabile francescano, che dedica 5 minuti del suo preziosissimo tempo per visitare i ragazzi di Foggia. Don Ivo, invece, ci spiega cos'è la lebbra, come la vivono qui in Guinea Bissau e l'importanza di questo centro che ormai non è più solo lebbrosario, ma è diventato un ospedale a tutti gli effetti. Certo io l’avevo già visitato, ma fa sempre un certo effetto vedere quanto bisogno di aiuto c'è qui, ma ancora più effetto fa vedere quanto veramente si è fatto e si continua a fare nel silenzio di una vita spesa per gli altri nel quotidiano. Passiamo alla vicina clinica (non bisogna pensare però con i nostri parametri) per le donne malate di Aids, e in particolare per quelle incinte o che hanno partorito da poco. È sempre toccante vedere questi letti condivisi dalle madri con i loro piccoli.&lt;br /&gt;Sono molto contento perché ad un certo punto don Ivo, Corinna ed io entriamo in una stanza e incontriamo la suora responsabile. Don Ivo le parla di Corinna, prossima alla laurea in medicina, che desidererebbe fare un’esperienza qui. Suor Valeria è ben lieta di accoglierla e le propone un posto a vita! I missionari ci provano sempre, ma fanno bene, perché anche così si possono aprire brecce nei cuori di chi questo desiderio ce l'ha, ma ancora non lo sa o ha tanti dubbi. Naturalmente la maggior parte delle volte sono battute, ma qualcosa dentro la lasciano.&lt;br /&gt;Fine della visita al centro. Scappiamo a Bor, un centro pediatrico. Qui entriamo in qualche stanza, dove incontriamo bambini con la malaria e problemi intestinali, in particolare un bambino con macchie chiare sul petto, per una forte ustione subita a causa di un incendio. Lo troviamo steso nel letto, ma appena usciti dalla sua stanza lo vediamo in piedi che ci viene a salutare. Purtroppo le caramelle sono ancora nella valigia a Lisbona.&lt;br /&gt;Il pranzo è a Bambaran con il Vescovo, tutte le suore Oblate che operano in Guinea Bissau, i ragazzi di Foggia che prestano servizio qui e una decina di bambini che vivono all’orfanotrofio. Appena arrivati ci corre incontro una delle bambine più piccole: noi non la conosciamo, ma è come se noi fossimo le persone che lei sta aspettando da tanto tempo. Il suo nome è Bonita (che significa Bella), un nome proprio adatto. I bambini sono educatissimi. Dopo un bans in italiano, fatto da noi come preghiera per il pranzo, loro fanno la preghiera "seria" in criolo. Dopo il pranzo Irma Ausiliadora (suora brasiliana) delizia i bambini, ma anche noi, travestendosi per fare dei balli molto divertenti. Dopo un po’ di riposo celebriamo la Messa, presieduta da me, proprio a Bambaran. La mia prima Messa in Africa. Sono anche particolarmente emozionato perché, essendo il giorno dell'Assunta, il Vangelo è la continuazione del Vangelo della mia ordinazione sacerdotale. Prima della cena possiamo giocare un po’ con i bambini, che sono adorabili. Poi subito a nanna. Il riposo serve proprio, abbiamo ore di sonno arretrate, anche se in fondo non siamo stanchi nonostante la giornata ricca che mi lascia l'impressione di essere qui da una vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Agosto&lt;br /&gt;Sveglia, colazione e Lodi. È bello condividere la preghiera, parte essenziale del nostro viaggio. Si va in centro. Motivo: visitare la Cattedrale, che troviamo chiusa; comprare vestiti del posto, siamo a corto di cambio, anche se penso che li compreremmo lo stesso, sono così belli, colorati, ed aggiungo anche comodi. Ci lasciamo anche prendere dalla curiosità di vedere l'oceano e percorriamo una banchina del porto, trasformata in una specie di mercato. Molto caos, tanta gente, ma dovunque ti giri trovi anche tante cose da guardare. Per la Messa ed il pranzo andiamo a N’Dame, centro di spiritualità poco fuori di Bissau, gestito dalle suore Oblate che ci accolgono con tanta gentilezza. Durante il pranzo scoppia un temporale abbastanza intenso, che oltre a bagnarci tutti ci fa sperimentare il primo viaggio tra le pozzanghere. Sì, perché quando piove la terra argillosa della Guinea-Bissau diventa fanghiglia e la strada difficile da percorrere. Sembra strano, nonostante i mille disagi che fa vivere, la pioggia è attesa sempre con tanta speranza da tutti, perché è motivo di benedizione per i campi tutti ed in particolare per quelli di riso. La coltivazione del riso, infatti, in tutto il periodo delle piogge (giugno-settembre circa) è l'attività più importante, poiché deve portare più cibo possibile. Tornati nel pomeriggio a casa, segezia (il fuoristrada di don Ivo) va in riparazione (niente di serio, ma una regolatina ai freni va fatta) e noi andiamo, tutti fradici per la pioggia, alle docce. Ci ritroviamo, Francesco, Sergio ed io, agghindati con i nuovi completi colorati. Cena in Curia, in compagnia di padre Giancarlo e una suora del Senegal che sta frequentando la scuola di criolo. Francesco sta rispolverando con successo tutte le sue conoscenze di francese per comunicare con la suora senegalese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 agosto, ore 6.30 &lt;br /&gt;Mi sveglio ed il primo pensiero va alle valigie. Non costituiscono un tormento, possiamo stare anche senza, ed infatti abbiamo già deciso che questa notte andremo all'aeroporto a controllare se arrivano con l'aereo delle 2.00 AM, ma in ogni caso, domani mattina si partirà per Bigene. Non vedo l'ora. &lt;br /&gt;7.30. Messa in portoghese, presieduta da padre Giancarlo, con 6 suore del corso di criolo. Dopo la Messa una breve visita alla scuola "Giovanni XXIII", vicino la Curia, e al Seminario Minore, e poi un po’ di compere per la casa di Bigene. Questo fa intendere che il viaggio verso "foggia" (questo è il nome della casa di Bigene) non è lontano. Infatti nel pomeriggio facciamo del riposo forzato per vivere al meglio la levata che ci aspetta questa notte (per l’aeroporto). Mi sento molto limitato qui a Bissau, anche nel contatto con la gente del posto, e non vedo l'ora di incontrare altri volti familiari (in particolare il mio prof di criolo Joaquim) e di rivedere luoghi fantastici. Una caratteristica: fa particolarmente caldo, anzi c'è molta umidità e ci vorrebbe una bella pioggia rinfrescante.&lt;br /&gt;Mi sveglio e … cosa succede fuori... ma piove! Beh, ottenere certe cose in Guinea Bissau, in questa stagione, è troppo facile.&lt;br /&gt;Ore 21. Continua ancora la pioggia, senza sosta da oggi pomeriggio, ma noi siamo concentrati sulla partenza di domani e sul possibile recupero delle valigie. Molti ci dicono di non sperarci tanto, io come sempre sono da una parte fiducioso e dall'altra aperto a qualsiasi evento. Fatto è che fra tre ore andiamo all'aeroporto, e sperare non solo non fa male, ma anzi aiuta forse anche le valigie ad arrivare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 agosto, ore 1.15 &lt;br /&gt;La sveglia suona, con fatica ci alziamo e andiamo all'aeroporto. L'aereo arriva alle 2.30, c'è da aspettare un po'. Speriamo non sia a vuoto. &lt;br /&gt;Ore 2.10. Arriva l'aereo. Fanno entrare solo don Ivo. Noi tre aspettiamo fuori. Ma lui è l'unico di noi che non conosce neanche una valigia. Dopo 5 minuti fanno entrare solo due di noi. Va bene, resto solo io fuori. L'attesa è particolarmente stressante. Dopo altri 10 minuti si affaccia don Ivo, mi cerca, quando incrocia il mio sguardo sorride e mi dice che la mia valigia c'è, molto probabile ci siano anche le altre due. Rientra e dopo un po’ escono tutti, con le mani impegnate, le valigie ci sono tutte e tre. Beh, oggi si parte con un pensiero in meno ed anche più liberi, visto che non dobbiamo tornare a Bissau (4 ore di macchina) per le valigie.&lt;br /&gt;Ore 3.38. Buona notte!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-2HZL7iKh6QM/Tq2_sUNL5PI/AAAAAAAABCY/w7ctC5GFxYw/s1600/viaggio.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="196" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-2HZL7iKh6QM/Tq2_sUNL5PI/AAAAAAAABCY/w7ctC5GFxYw/s400/viaggio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ore 7.00. Sveglia e colazione, tutti pronti per partire. Viaggia con noi un ragazzo che torna a Bigene. Viaggio molto tranquillo. Facciamo sosta alla casa dei Giuseppini di Bula dove si tengono dei corsi di formazione professionale; al ponte che ha eliminato il piccolo traghetto che prima trasportava le macchine da una sponda all'altra (tempo di attesa anche 4 ore); dalle suore ad Ingoré dove lasciamo delle medicine. Infine, attraversando i vari villaggi sempre più accoglienti, arriviamo a Bigene. Subito scappiamo dalle suore per il pranzo. Qui suor Rosa riceve i tanti doni che la comunità di Deliceto le ha fatto recapitare, molte prelibatezze tipiche, che speriamo avremo occasione di gustare con lei. Beh, eccoci arrivati a "foggia". Gli operai sono al lavoro per completare la casa dei volontari e noi, svuotando le valigie, consegniamo tutti i doni provenienti da Foggia e Segezia per don Ivo. Abbiamo riempito un tavolo e anche il frigo. Sono molto emozionato nel ritrovarmi qui, ma la cosa che mi rende pienamente felice è che riconosco un luogo intimamente familiare. Per fortuna alle 18.30 c'è la Messa e poi l'adorazione eucaristica. Quale modo migliore per poter incontrare la comunità tutta riunita e ringraziare il Signore insieme per l'amicizia e la fraternità che si rinnova ancora. Anzi adesso in maniera più forte, perché da sacerdote ho anche il compito di rappresentare la chiesa di Foggia-Bovino intimamente legata con la comunità della Guinea Bissau, ed in particolar modo con Bigene. Sono anche in trepidante attesa di rincontrare il mio prof di criolo e guida del viaggio dell'anno scorso: Joaquim.&lt;br /&gt;Ore 21.30. Tutto bene la Messa e l'adorazione. Ci uniamo alla preghiera dei giovani che si trovano in Spagna per la Giornata Mondiale della Gioventù, visto che la maggior parte dell’assemblea a Bigene è formata da giovani. Torniamo a "foggia", pioviggina, don Ivo fa guidare a me il "carro" (fuoristrada) e dopo aver lasciato le suore a casa, faccio la manovra e ... il fuoristrada si impantana. Senza neanche aver il tempo di pensare cosa fare, quattro uomini che vedono la scena si avvicinano e ci aiutano spingendo e facendoci uscire dal fango. Faccio nuovamente manovra ... Di nuovo, ancora un aiuto e riusciamo a ripartire. Accompagniamo Joaquim con la moglie e la figlia vicino alla loro casa (non vogliono rischiare di farci impantanare nuovamente) e ritorniamo a "Foggia". Prepariamo la cena; un piccolo incontro e poi subito a nanna. La giornata è stata faticosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 agosto, mattino&lt;br /&gt;Tra poco dobbiamo andare dalle suore per la Messa. Ampia scelta sulla lingua, alla fine optiamo per il portoghese. Colazione dalle suore e poi a casa “Foggia”. Don Ivo caccia (termine foggiano: “tira fuori”) un po’ di materiale dal container. Ci sono le tende da montare. Armati di trapano, cacciavite e matita installiamo le prime tende. Stranamente tutto bene, nessun intoppo. &lt;br /&gt;Ore 13. Fermiamo il nostro lavoro, le suore ci chiamano, è pronto. Le altre tende le istalleremo domani mattina, anche perché oggi pomeriggio iniziamo la scuola di criolo con Joaquim.&lt;br /&gt;Ore 16. Arriva Joaquim e incomincia la scuola di criolo. Noto con piacere che alcune parole sono già entrate nella mia mente l’anno scorso, ma naturalmente il lavoro non è finito, anzi inizia proprio adesso. Non solo occorre riprenderle, ma memorizzarle. Oltre ad avere la capacità di saperle riconoscere all’interno di un discorso, il massimo sarebbe essere in grado, non di ripetere una frase già preimpostata, ma di creare una frase propria. Come mai tutta questa importanza al criolo? Qui è fondamentale per poter in qualche modo comunicare con chi ti sta intorno, per poter intessere relazioni che vanno oltre la conoscenza di un nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 agosto&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-SrbDoYCulpk/Tq3B1BujHfI/AAAAAAAABCk/R8lLvZ_nNQk/s1600/casa.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="278" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-SrbDoYCulpk/Tq3B1BujHfI/AAAAAAAABCk/R8lLvZ_nNQk/s400/casa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La giornata scorre veloce come la pioggia. Proprio incessante in questi giorni. Ma la lasciamo scorrere, perché per ora le nostre giornate sono impegnate con qualche lavoro a casa (non fa mai male partecipare alla realizzazione di quella che è e che sarà una casa che ospita missionari) e dalla scuola di criolo che aumenta di giorno in giorno le sue difficoltà. &lt;br /&gt;Questa mattina, mentre montiamo le ultime tende, prima del pranzo con le suore, che sono state invitate da don Ivo, viene un catechista, Albino; motivo della sua visita, incontrare gli ospiti di don Ivo. Viene solo per noi, per poterci salutare e noi lo ricambieremo (pioggia permettendo) con una visita al suo villaggio. Sento sempre più di adattarmi troppo facilmente alla vita qui, anche se so che questo è un periodo di vacanza e calma. Mi piace poter riparare gli occhiali di Joaquim, che si erano rotti da tempo e che per lui sono essenziali. Manca una piccola vite. Che ci vuole? Mica facile trovare la vite della dimensione giusta. Provo tutte quelle che mi capitano innanzi, ed alla fine ecco quella giusta. Questo per capire che le più piccole difficoltà possono rendere la vita molto difficile in Guinea Bissau, ma se armati di un po’ di pazienza e tanta fantasia tutto si risolve.&lt;br /&gt;A sera recitiamo anche un rosario con i ragazzi della parrocchia in chiesa. &lt;br /&gt;Che dire, don Ivo si è preso la congiuntivite. Domani ci sarà la Messa e don Ivo ha chiesto a me di fare una breve omelia, che suor Rosa tradurrà in criolo. La Messa sarà quella dell’Assunta, che qui si festeggia di domenica. Sono particolarmente teso perché so che devo essere molto semplice per farmi capire e per non rendere impossibile la traduzione a suor Rosa, ma so che la gente mi aspetta. Ieri sera, mentre eravamo a cena, abbiamo sentito un annuncio dato per radio, una radio locale: parlava degli ospiti di don Ivo e dell’incontro alla Messa di domenica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Agosto&lt;br /&gt;Oggi è domenica. Un giorno molto particolare, la Messa riunisce molte persone in chiesa, a volte anche da altri villaggi. Don Ivo ha la congiuntivite, molto forte, tanto che dobbiamo organizzare bene la giornata. Dopo la Messa a Bigene dovremmo andare a Barro (villaggio distante meno di 12 km), ma don Ivo non credo possa guidare su queste strade in questa condizione: apre poco gli occhi, la luce gli dà fastidio. Proviamo a chiamare l’autista delle suore perché ci accompagni lui. Non c’è, è fuori. Non possiamo lasciare deluso il villaggio che ci aspetta, vorrà dire che guiderò io (ma andiamo piano piano).&lt;br /&gt;Ore 9.00. Messa nella parrocchia Sacro Cuore di Bigene. Don Ivo ci tiene che sia io a fare l’omelia. Non pensate sia cosa facile. Qui si festeggia l’Assunzione di Maria e mi è stato chiesto di essere molto semplice e di parlare di cose concrete. I canti della Messa sono come al solito molto coinvolgenti, tanto che si fa fatica a fermare il piede che batte a tempo. Traduce la mia omelia Suor Rosa. Parlo di Maria, del suo saper  ascoltare la Parola di Dio, del suo impegno nel metterla in pratica e di quanto Dio l’abbia benedetta. Non sono molto lungo, considerato che per ogni frase mia Suor Rosa fa la rispettiva traduzione. Non so sinceramente quanto mi hanno capito, quanto sono stato efficace nell’esprimere certi concetti, ma è il dubbio che mi rimane sempre dopo ogni omelia, figuratevi qui dove le differenze culturali e di lingua rendono il tutto ancor più complicato.&lt;br /&gt;ore 10.30. Dobbiamo partire per Barro, ma per fortuna Keba, l’autista delle suore, ha fatto in tempo a tornare. Beh, almeno posso godermi i panorami meravigliosi che incontriamo tra un villaggio e l’altro. Ancora più meravigliosi sono i bambini quando entriamo nei villaggi. Prima scrutano con curiosità, poi salutano e rincorrono il fuoristrada cantando la canzoncina che don Ivo ha insegnato loro (“oh alele…”). Che gioia, capace di riempire i nostri cuori ed i nostri visi con un gran sorriso.&lt;br /&gt;0re 11.30. Arriviamo a Barro, ma la gente del villaggio non ci aspetta nella sala (4 mura con un tetto) dove solitamente don Ivo fa la catechesi, sono tutti sotto un grandissimo albero. Alla sala degli incontri è caduta una parete, causa le forti piogge di questi giorni, eppure l’avevano costruita da poco meno di un anno. Per me non ci sono problemi, fuori si sta più freschi, ma se arriva la pioggia è un grande rischio. &lt;br /&gt;Alla Messa va tutto bene. I giovani intonano dei canti, e quando non conoscono un canto adatto per quella parte di celebrazione intonano canti in lingua “Balanta” (la loro etnia), che naturalmente noi non solo non conosciamo, ma anche non capiamo per niente, ma loro lo fanno con una delicatezza, che fa sembrare tutto normale. Alla fine della Messa don Ivo ci fa presentare e poi rivolge al villaggio una domanda: “Siete contenti della possibilità di poter vivere la catechesi?”. Dopo un po’ di consultazione, si alza un uomo che oltre a ringraziare per la presenza degli ospiti, sempre graditi, risponde con un netto sì alla domanda. Don Ivo indaga: “Perché siete contenti?” “Perché vogliamo camminare nel cammino del Signore che ci ama!”. Quale risposta più completa poteva dare quest’uomo? E non è frutto di quelle risposte preconfezionate che sentiamo solitamente noi. E’ una risposta frutto di una consapevolezza acquisita. &lt;br /&gt;Ci mettiamo in viaggio verso casa. Il fuoristrada è pieno di ragazzi che sono venuti dal villaggio vicino di Liman, proprio per la Messa. Visto il peso e la strada poco regolare, i ragazzi in un punto sono costretti a scendere per risalire 100 metri dopo. Li lasciamo con il loro capo villaggio a destinazione e proseguiamo verso Bigene, destinazione casa delle suore, dove ci aspetta il pranzo della domenica. Ad un certo punto sentiamo il rumore come di un palloncino che si sgonfia molto velocemente. Abbiamo bucato. Keba ripara la ruota molto velocemente, frutto probabilmente dell’esperienza. Con un leggerissimo ritardo siamo a casa delle suore, pronti per il pranzo.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio don Ivo con la forte congiuntivite riposa, mentre noi abbiamo in programma un giro con le suore presso alcune case di Bigene, ma mentre ci stiamo avviando un forte acquazzone ferma tutto. Arriviamo dalle suore, ma di andare in giro non se ne parla. Allora facciamo con loro una lunga chiacchierata in cui forte è il confronto sul senso della missione, su come si vive la missione proprio a Bigene, sui frutti e sulle esperienze (le suore sono qui da quasi 20 anni). La nostra chiacchierata è interrotta di tanto in tanto dalla visita di qualche persona che ha qualcosa da chiedere alle suore ed in modo particolare da un gruppo di cinque uomini. Sono i professori di Bigene che domani devono partire per la formazione che si fa nel periodo estivo a Farim, paese distante 40 Km. Senza accorgercene si è fatto tardi, chissà come starà don Ivo a casa. Ritorniamo e con piacere vediamo che ha riposato, ma ha ancora gli occhi gonfi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Agosto&lt;br /&gt;Al risveglio mi accorgo che anch’io ho preso la congiuntivite. Già durante la serata precedente mi bruciavano gli occhi, ma durante la notte mi sono svegliato alcune volte (cosa strana) ed allora ho approfittato per fare gli impacchi con acqua e bicarbonato che già don Ivo faceva per la sua congiuntivite. Per mia per fortuna è molto lieve a confronto di quella di don Ivo, che gli ha portato anche della febbre. Quindi la mattinata passa svolgendo piccoli lavoretti per la casa; fatti da soli sarebbero molto faticosi e sicuramente noiosi, ma insieme agli altri sono vissuti tranquillamente. Ripariamo lo stendino che il giorno prima proprio noi avevamo rotto, e inseriamo i piedini a degli scaffali che don Ivo aveva montato in precedenza, piedini che mi avevano dato in Italia prima della partenza. Piccole cose, ma la missione passa anche da queste piccole faccende di casa, per rendere più vivibile, accogliente e duratura la casa del Padre ed in futuro anche l’altra casa, che stanno costruendo proprio vicino a quella di don Ivo, dedicata ai volontari che in seguito vorranno venire a Bigene.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio ancora scuola di criolo con Joaquim, a cui don Ivo chiede di spiegarci anche alcune cose della cultura della Guinea Bissau. Ad un certo punto siamo interrotti da una telefonata: è il PAM. Chiedo a Joaquim chi sia. Beh, non è una persona, è una organizzazione mondiale che fornisce cibo per i paesi poveri. Sono al centro nutrizionale ed hanno da scaricare del materiale. Andiamo con Joaquim per dargli una mano e scarichiamo 139 sacchi da 25 kg di cereali, prodotti in Italia ma donati dal Giappone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Agosto&lt;br /&gt;Le condizioni di salute di entrambi sembrano migliorare, siamo pronti per una giornata importante. Oggi è anche l'onomastico di suor Rosa, per festeggiare portiamo a colazione alcuni biscotti. &lt;br /&gt;Ore 9.00. Siamo al centro nutrizionale. A dire il vero le donne che attendono sono poche, ma Joaquim ci spiega che oggi c'è il mercato ed alcune donne passano prima di lì. Al centro nutrizionale oggi è il giorno dei malnutriti e degli orfani. I bambini sono tutti bellissimi e c'è sempre la solita particolarità: qui è l'uomo bianco a far paura e non l'uomo nero. Ma alcuni, i più piccoli, giocano con noi senza problemi. Mentre diamo una mano al centro, si presentano dei ragazzini che portano un bambino piccolo (avrà meno di 6 anni) che ha la maglietta e la testa insanguinata. La ferita alla testa è molto più piccola di quello che potevo immaginare, per fortuna. Il piccolo rimane immobile dove lo piazza Joaquim, non dice una parola, non fa neanche un movimento con la testa, neanche quando Joaquim, per vedere meglio la ferita, con un rasoio “usa e getta” gli taglia un po’ di capelli, e soprattutto neanche quando per disinfettarlo gli mette l'alcool sulla ferita. Non posso neanche immaginare il dolore, ma il piccolo fa solo un gesto con le mani che stringe forte, ma solo per un istante. Continuiamo con i piccolissimi. Quasi tutti sotto i 12 mesi. Non ci sono casi molto gravi (può significare anche pericolo di vita), ma tutti sono non ben nutriti. Capitano anche 2 bambini che presentano una anomalia che fa arrabbiare molto Joaquim: rispetto all'ultima visita di qualche mese fa, questi 2 bambini sono dimagriti. Joaquim si informa sul motivo. Sono stati malati ed hanno avuto la diarrea, in questo caso avrebbero dovuto portarli al centro nutrizionale per farli visitare, ma non l'hanno fatto. Joaquim rimprovera le mamme, ma è un tono deciso solo perché vuole che le mamme capiscano fino in fondo la gravità della situazione. Certo non l'hanno fatto per poco interesse per i propri figli, bisognerebbe entrare nella cultura e capire che qui non è normale andare all'ospedale, e non solo perché non è vicino a casa. &lt;br /&gt;Ore 11.45. Andiamo a fare un giro per il mercato di Bigene. Qui si fa una volta a settimana. Vengono venditori dal Senegal, che non è molto distante da qui. Molte bancarelle sono a terra e si vendono tante cose: corde, pesce sotto sale, sapone, medicinali vari e di varia provenienza (da non prendere assolutamente), stoffe, vestiti tipici, ciabatte e scarpe in gomma, pentole ed utensili per cucinare, ecc. Siamo senza don Ivo e sappiamo bene che quando chiediamo un prezzo loro spareranno cifre assurde (assurde per loro, per noi sono anche buoni prezzi), bisogna un po’ sapersela cavare e contrattare un po'. Durante il giro al mercato  gruppetti di bambini ci seguono. Beh, non è da tutti i giorni vedere tre bianchi che vanno in giro per il mercato. Finite un po’ di compere, ci fermiamo ad una bancarella un po’ distante dalle altre, sulla strada principale. Non è una vera e propria bancarella, è un velo di plastica su cui sono disposti dei mucchietti di peperoncini. Chiediamo quanto ne costa uno. Una ragazzina sotto i 13 anni, anche un po’ imbarazzata, ci risponde, ma noi, poco esperti della lingua, non capiamo bene. Ci aiuta un ragazzo e ci dice 25 franchi a mucchietto. Fate un calcolo: 1 € = 655 franchi. Risultato? 3,85 centesimi di € a mucchietto. Considerando che ne ha una decina circa, con la giornata migliore il guadagno si aggira intorno a 38 centesimi di €. Non ci servono i peperoncini, ma ne compriamo 2 mucchietti ugualmente. Nel cammino di ritorno a casa ci saluta un amico di Bigene, e dei bambini facendosi coraggio si avvicinano. Una parola, chiedi come si chiamano, un sorriso e ad un tratto hai le mani piene di manine. Fanno un tratto di strada con noi, ma gli altri bambini, vedendo che questi ci stanno vicini, si avvicinano anche loro. Dobbiamo lasciare le loro manine perché don Ivo ci aspetta a casa per il pranzo.&lt;br /&gt;Ore 15.30. Ci chiama suor Rosa che ci chiede una mano per poter portare del materiale scolastico nella scuola. Sono ben contento, perché so da dove proviene quel materiale. Riconosco i pacchi, lo stile della chiusura, alcune scritture che indicano il contenuto. Portiamo quadernoni, quaderni tagliati (immagino ora sul volto degli "Amici di Bigene" e di chi ha collaborato a questa iniziativa un gran sorriso stampato), pennarelli, un pacco di 440 gomme in pacchi da 40, squadre, quaderni misti ed altro materiale. Poi di corsa a casa, ci aspetta il corso di criolo. Molto interessante il corso di criolo, perché Joaquim ci spiega alcune cose della cultura della Guinea Bissau che ancor di più ci danno la possibilità di entrare in stretto contatto con quello che è il modo di vivere e di pensare.&lt;br /&gt;Ore 20:00. Suor Rosa ci ha invitato per mangiare la pizza. Mangiare la pizza in Africa è molto strano, ma il fatto di poter vivere la fraternità con i missionari e le missionarie anche nel cibo è un qualcosa che mi fa sentire molto unito a questa realtà. Don Ivo però rimane a casa, sente un po’ di febbre, e la faticosa giornata di domani a cui sta pensando molto gli fa prendere la saggia e faticosa decisione di rinunciare alla pizza, ma soprattutto ad una bella serata in compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Agosto&lt;br /&gt;Partiamo presto al mattino e finalmente il tempo ci aiuta. Non c'è pioggia e siamo diretti a Barro. Qui carichiamo sul fuoristrada tre uomini e alcuni giovani e ci dirigiamo verso l'interno dove ci sono dei villaggi che neanche don Ivo conosce. Ci andiamo a presentare e vediamo come è lì la situazione: se ci sono scuole, se hanno mai ricevuto la catechesi, se conoscono il centro nutrizionale di Bigene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8uJh0WsXeEQ/Tq2-NprNqQI/AAAAAAAABCM/W-dLf7IHfe8/s1600/Saiam%2BBalanta.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="211" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-8uJh0WsXeEQ/Tq2-NprNqQI/AAAAAAAABCM/W-dLf7IHfe8/s400/Saiam%2BBalanta.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Arriviamo al primo villaggio: Saiam Balanta. Don Ivo chiede di parlare con il capo villaggio, e un uomo ci porta al centro del villaggio, sotto un grande albero dove appeso c'è un cerchione di una ruota tutto arrugginito. L'uomo lo batte con una mazza di ferro e in 5 minuti portano panche e seggiolini; molti di loro si vanno a cambiare perché erano a lavorare nei campi e ci ritroviamo tutti seduti in due cerchi concentrici. Gli uomini grandi, noi e gli amici di Barro al centro, le donne con i bambini piccoli in braccio ed i ragazzi nel secondo cerchio. Don Ivo si presenta e ci presenta, e poi scopriamo che in questo villaggio hanno già ricevuto una catechesi 8 anni fa, poi finita per mancanza di catechisti, che non hanno la scuola ed i ragazzi per andare a scuola devono fare 3 km a piedi, che sono felici di questa nostra visita inaspettata. Don Ivo allora chiede se vogliono fare una preghiera insieme con noi per ringraziare il Signore, e scopriamo che molti sanno fare il segno di Croce e alcuni ricordano perfino la preghiera del Padre Nostro. Don Ivo non chiede se vogliono iniziare nuovamente la catechesi, desidera che diventi, anche con un po’ di tempo, una loro richiesta. Chiediamo quindi di poter fare una foto tutti insieme. I bambini piccoli sono un po’ spaventati dalla nostra presenza, non capita spesso la visita di uomini bianchi in questo piccolo e ospitale villaggio, che non si trova neanche sulla strada principale. Allora, dopo la foto, parte don Ivo con la sua canzone travolgente, che qui non conoscono, per vivere un momento di allegria con i più piccoli. Dopo due minuti tutti hanno imparato la canzone, per i gesti basta seguire don Ivo che riesce a coinvolgere anche i grandi e le donne. Incontro fantastico, non solo per il presente, ma anche sicuramente per le possibili prospettive future. Prima di riprendere il cammino, un uomo ci chiede se possiamo dare una mano per avere la scuola nel villaggio. Don Ivo si assicura che sia una richiesta di tutto il villaggio e poi si informa sulla preparazione scolastica degli abitanti del villaggio. C'è un uomo che dice di aver fatto fino alla nona classe, quindi con la dovuta preparazione e con il tempo potrebbe formarsi una prima classe, almeno per iniziare. Carichi di questo incontro ci muoviamo verso il secondo villaggio. Passiamo zone in cui la natura è incredibilmente bella, purtroppo neanche una bella foto potrebbe mostrare quanto stupende possano essere certe sfumature di colore o la maestosità di certi alberi. Arriviamo. Qui purtroppo l'accoglienza è scarsa e la possibilità di parlare con gli abitanti poca, perché quasi tutti sono a lavorare o nella foresta o nei campi. Anche la struttura del villaggio e delle case è diversa, siamo vicini al confine e si sente l’influenza della cultura del confinante Senegal. Anche nel terzo villaggio sono tutti a lavorare. Completiamo il nostro giro passando per un villaggio dove sono tutti musulmani. Lasciamo i nostri accompagnatori a Barro e rientriamo a Bigene, è ormai ora di pranzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Ui4QPlyK9KM/Tq25xiNatuI/AAAAAAAABBc/FpAGJYVuI4g/s1600/Bambea.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="308" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-Ui4QPlyK9KM/Tq25xiNatuI/AAAAAAAABBc/FpAGJYVuI4g/s400/Bambea.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ore 15.30. Ci rimettiamo in viaggio per raggiungere il villaggio di Bambea, anche se il tempo è molto incerto. Passiamo a prendere suor Rosa e partiamo. A dire il vero il villaggio non è molto lontano. Appena incontriamo le prime case, incontriamo due ragazzi molto, ma molto bizzarri. Uno sta masticando qualcosa che ogni tanto prende da una borsetta appesa al collo, ha i capelli con un taglio tutto particolare, la faccia come sporca di farina, non ha la maglietta ed ha una specie di pantaloncino, ma portato veramente basso. Alle braccia ha tipo delle corde arrotolate e degli strani bracciali molto vistosi, alle gambe delle calze e sopra delle fasce di plastica come ornamento. L'altro ha in più un paio di occhiali di plastica per bambini, senza lenti, color viola, ed in mano ha un corno con un tubo in plastica come terminale per amplificare il suono. Ci vengono incontro ed iniziano a parlare con don Ivo, ma in modo molto strano. Fanno dei versi e ridono sempre. Dopo averli caricati sul fuoristrada don Ivo ci fa capire che li conosce, sono due ragazzi del villaggio in cui stiamo andando che stanno facendo una parte di un rito per passare all'età adulta. Loro devono fare gli “scemi”, magari anche parlare una lingua che non esiste e scherzare sempre. Arrivati al centro di questo piccolo villaggio, troviamo un altro ragazzo che sta facendo lo stesso rito. Scherzano veramente tanto e probabilmente, se non sapessi il motivo per cui fanno così, li crederei pazzi. Ma alla fine sono molto divertenti. Ci disponiamo ed inizia la catechesi con la preghiera guidata dalla suora. Nei villaggi non tutti parlano o capiscono il criolo, quindi c'è sempre uno del villaggio che fa la traduzione nella lingua del posto. Si legge un passo del Vangelo, la tempesta sedata, e don Ivo inizia a parlare e a fare qualche domanda. In questa maniera emerge anche la notizia, che noi già sapevamo, di alcuni banditi che al confine con il Senegal depredano chi incontrano. I tre ragazzi "pazzi" sono in prima fila attenti. Dopo la catechesi suor Rosa, parlando con i singoli, si informa anche su quanti hanno gli occhi rossi, causa virus congiuntivite, e spiega ad una ragazza in che quantità mischiare acqua e bicarbonato per poter disinfettare gli occhi. È la stessa cura che ho fatto io. Si ritorna a Bigene giusto in tempo, inizia un acquazzone. Cena dalle suore e poi tutti a dormire, è stata una giornata intensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 agosto, ore 9:00&lt;br /&gt;Arriviamo a Barro dove visitiamo l'ospedale (ambulatorio, secondo i nostri parametri, ma difficile chiamarlo anche così). Il funzionamento di queste strutture pubbliche dipende tutto da chi è stato mandato: se l'infermiere che viene mandato è un uomo di buona volontà, qualcosa si fa e non è poi così poco, ma se l'infermiere che viene mandato non vuol fare niente... Non c'è nessuno che lo controlla, lui è solo in tutta la struttura e non c'è neanche nessuno che lo aiuta. Lavora solo e senza i mezzi adatti. Qui a Barro le cose funzionano, anche tanto, l'infermiere fa anche una colletta nei villaggi dove opera per tener funzionante un’autoambulanza donata dal Senegal.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-LuuBai1CL80/Tq27_j11cMI/AAAAAAAABB0/ksXAGFARxC0/s1600/Barro%2BPorto.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="244" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-LuuBai1CL80/Tq27_j11cMI/AAAAAAAABB0/ksXAGFARxC0/s400/Barro%2BPorto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Dopo andiamo verso Barro Porto, un villaggio che dovrebbe affacciarsi sul fiume che è a sud della strada principale. Dopo 2 km siamo costretti a lasciare il fuoristrada per non rischiare di infossarlo. Entriamo in una zona con un panorama incredibile. Ci fermiamo ad osservare un passero cardinale, chiamato così per il suo colore rosso acceso. Poi proseguiamo su una specie di passerella tra le acque. In realtà l'acqua che ci sta intorno è salata, è il mare che dalla costa risale fino a qui. Lo si può intuire anche dalla scarsa vegetazione e dalla mancanza di terre coltivate. C'è una sorta di bassa marea e quindi appare quasi della sabbia, ma argillosa, molto bagnata. Come ci cammino sopra capisco che è tutto fango, sembrano quasi sabbie mobili. Proseguiamo il cammino per un po’ e ci ritroviamo accerchiati da mangrovie, delle piante che crescono proprio dove c'è l'acqua salata; ce ne sono veramente tante e le radici si ramificano al punto tale che non si vede cosa c'è oltre. Anche gli animaletti che si muovono nell'acqua sono particolari, delle lucertoline con solo le zampe davanti e con dietro una coda più muscolosa per nuotare. Troviamo anche dei granchi. Arrivati ad un certo punto la strada si fa sempre più bagnata e le piccole pozzanghere diventano sempre più grandi, tanto che non si possono più saltare, bisogna entrarci. Non sono profonde, ci bagneremmo solo le scarpe, ma sappiamo che nelle pozze di acqua a volte si annidano dei parassiti capaci di infilarsi sotto la pelle o sotto le unghie e fare la casa lì. È capitato anche ad una suora. La prospettiva non è rassicurante, ma decidiamo di superare le prime pozzanghere lo stesso. Effettivamente la domanda che viene ad alcuni di noi non è proprio sbagliata: "Ma dove si trova questo villaggio dove siamo diretti?" C'è davanti a noi un corridoio le cui pareti sono formate da queste piante ed oltre si vede solo acqua. Ma ora siamo troppo impegnati a guadare le pozzanghere che diventano sempre più lunghe e sempre più profonde. Arriviamo al limite di questo percorso. Davanti a noi tanta acqua e a 50 metri di distanza due ragazzi che sono fermi. Aspettano la canoa che li porterà al villaggio. Decidiamo che non possiamo andare oltre, non solo perché non sappiamo tra quanto tempo passerà la canoa, ma anche perché è abbastanza tardi e dobbiamo farne di cammino prima di ritornare al fuoristrada. Mentre percorriamo la via del ritorno raccolgo alcune conchiglie, vecchie case di paguri. Dopo un po’ di strada percorsa, vediamo apparire dietro di noi una motocicletta, segno che la canoa è arrivata ed ha scaricato questa moto. Siamo dispiaciuti, potevamo almeno vedere la canoa, ma le nuvole si fanno minacciose. Forse non è stato così male tornare indietro. &lt;br /&gt;Ore 16.00. Lezione di criolo. A don Ivo non pare il caso di andare avanti con le lezioni, perché il prossimo ciclo sono i tempi verbali, che non sono un argomento molto facile e che non avremo il tempo di finire. Quindi facciamo una bella ripassata di tutto quello fatto finora e poi ci lanciamo in qualche scheda per imparare termini. Ci fermiamo in maniera particolare su quella della frutta, e ci rendiamo conto che qui ci sono molte varietà di frutta che non solo non conosciamo noi, ma che neanche don Ivo conosce. Joaquim ha anche delle difficoltà a spiegarcene alcune. Ci farà preparare da Neia, la cuoca che cucina da don Ivo, alcuni piatti con alcuni tipi di frutta, gli altri ce li farà vedere al mercato.&lt;br /&gt;Ore 18.30. In parrocchia c'è la Messa seguita dall'adorazione eucaristica. Piove, anche molto e da molto tempo, a terra è tutto fango. Arrivati in chiesa vediamo dei secchi con delle pezze a terra. Penso: "Proprio oggi che piove hanno lavato!?". Invece, purtroppo, in chiesa piove. Nessuno ha mai fatto nessuna manutenzione al tetto, e non si sa se è problema di qualche buco nel tetto o di qualche lamiera che non combacia bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 agosto&lt;br /&gt;Ci alziamo molto presto. Oggi andiamo a Farim da padre Carlo e ci resteremo la notte. Prepariamo alcune cose da portare alla missione di Farim, tra cui anche il sapone partito da Foggia. Mettiamo il gasolio al fuoristrada, prepariamo una sorta di valigia e ci avviamo. Davanti al cancello esterno della casa di don Ivo troviamo suor Rosa, che verrà con il suo fuoristrada a Farim, a prendere gli insegnanti di Bigene mandati agli incontri per la formazione di portoghese. È una splendida giornata di sole che promette proprio bene. Ci aspettano 40 km di viaggio su queste strade. Ci fermiamo ad un villaggio a salutare il capovillaggio ed alcuni bambini. Usciamo dalla zona della parrocchia di Bigene ed entriamo nel territorio di Farim. Molto lontano da Bigene don Ivo si ferma in un villaggio dove tutti i bambini, al passare del fuoristrada, intonano la sua canzone. Ci spiega che qui una volta si è fermato, più di un anno fa, perché i bambini occupavano la strada, ed ha insegnato loro il canto. Beh, dopo tutto questo tempo i bambini si ricordavano ancora della canzone e di don Ivo. Arriviamo finalmente a Farim, consegniamo i pacchi a don Carlo e lui ci porta a vedere i nostri professori al corso di formazione. C'è un professore della Guinea, che ha vissuto molti anni in Portogallo e conosce bene la lingua. Nella scuole si insegna il portoghese ed in portoghese, che è la lingua ufficiale, ma molti professori non sanno bene il portoghese perché la lingua parlata e più usata è il criolo, nuova lingua venutasi a creare dall'incontro tra il portoghese, lingua dei colonizzatori, e le lingue locali. Vengono al corso perché, se loro non parlano il portoghese, come fanno ad insegnarlo ai bambini? &lt;br /&gt;Nel pomeriggio andiamo a trovare le suore di questa missione, che vengono dall'Angola. Una suora non c'è, sta tornando da Madrid dove ha accompagnato 25 giovani della Guinea Bissau alla Giornata Mondiale della Gioventù; un’altra è anziana ma possiede una grande saggezza: ai professori del corso ha parlato dicendo che è importante per loro frequentare questo corso, ma l'insegnamento non è solo questione di intelligenza, se non si dà con il cuore non sarà mai fatto bene. Tornando a casa di padre Carlo scoppia un grande acquazzone che ci costringe a casa. Alle 20 recitiamo il rosario nella chiesa di Farim e poi celebriamo Messa solo per noi, in criolo, con letture in italiano. Tornati a casa incontriamo Corinna e Laura (due ragazze che già avevamo incontrato a Bambaran), che son venute a passare il fine settimana a Farim.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 agosto&lt;br /&gt;Celebriamo le Lodi e la Messa nella chiesa di Farim, ci sono alcuni giovani e le suore. Poi a piedi, passando per il mercato, andiamo verso il porto dove ci aspetta una canoa per fare un giro sul fiume. Come il solito, il fiume non è proprio un fiume, ma il mare che risale fino a qui. Pensare che siamo distanti dalla costa almeno 100 km. La canoa è stata fatta tagliando un grande tronco di albero e scavandolo. Non è molto stabile, al minimo movimento di ognuno oscilla, l'acqua non è proprio limpida, ma solo per il fango che la pioggia di ieri ha alzato. Siamo con gli occhi aperti cercando i caimani che abitano da queste parti, ma non è così facile incontrarli. Finiamo il giro in canoa, molto particolare, e facciamo un giro per il mercato, dove acquistiamo alcune stoffe. Farim è più grande di Bigene e durante il periodo della colonizzazione era un’importante città coloniale. Dopo il pranzo ripartiamo subito per non rischiare di prendere la pioggia, e per arrivare a Bigene con ancora luce in modo da attivare i pannelli e caricare le batterie di casa. Don Ivo decide di farmi guidare. Sono 40 km ma sono tutte buche. Tempo di percorrenza circa 3 ore. Stato di stanchezza altissimo. Non puoi distrarti molto mentre guidi, non vedi il panorama, stai sempre in tensione: cambio, acceleratore, freno e sterzo sempre in movimento. Tra le altre cose, per fortuna c'è il sole che ci accompagna tutto il tempo, ma la sete si fa sentire. Risultato: all'arrivo ho bevuto 1 litro di acqua, che ho immediatamente eliminato con il sudore in pochi minuti. Doccia obbligatoria ed un po’ di relax prima di andare in chiesa per il rosario. Mentre andiamo in parrocchia a piedi assistiamo ad uno spettacolo incredibile. Siamo circondati da un temporale, bagliori di lampi e fulmini a perdita d'occhio… È quasi buio, qui non ci sono montagne, non c'è illuminazione per strada. Ogni tanto flash potentissimi illuminano a giorno il nostro cammino. Finito il rosario inizia un acquazzone, veramente violento. Mentre aspettiamo che spiova facciamo le prove dei canti della domenica, e i ragazzi preparano per noi dei balli che eseguiranno nella Messa. Niente di esagerato, le ragazze della parrocchia fanno dei passi a ritmo del canto per accompagnare l'ingresso, l'offertorio e la conclusione. In una pausa della pioggia ci incamminiamo verso casa, ma in poco tempo è caduta molta acqua e ci sono delle pozzanghere grandi. Noi siamo in quattro, muniti di una sola piccola torcia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 agosto&lt;br /&gt;Tutto bene a Messa: i balli, i canti, la chiesa piena di giovani e ragazzi. Alla fine don Ivo ci chiede di fare un saluto ufficiale visto che fra 3 giorni andiamo via. Non trovo le parole, non è questione di emozione per chi mi ascolta, sono felice di essere ancora qui, ma il pensiero di dover andar via, la consapevolezza del poco tempo che ci resta a Bigene ed in Guinea Bissau... sono affranto. Poi ci sono i ringraziamenti di Alfredo, catechista, a nome di tutta la parrocchia. Scappiamo a Barro. È tardi e lì ci aspettano per la Messa. Durante il viaggio carichiamo molti ragazzi di Liman. Arrivati, è già tutto pronto e tutti, seduti sotto l'albero, aspettano solo noi. I canti anche se mancano gli strumenti sono soavi, guidati da una ragazza che ha il pancione. Durante la Messa accade qualcosa di straordinario che don Ivo vuole richiamare all’attenzione di tutti. Si sente da lontano il pianto di una bambina, che man mano si fa sempre più vicino. Ad un tratto riusciamo a vedere questa bambina, avrà avuto 3 anni, che piangendo sta camminando da sola, come se tutto quello che sta attorno a lei non esistesse. Continua a camminare ed a piangere. Si capisce che ha una meta, ma non sappiamo quale. Passa davanti a tutti, sfila, ancora piangendo, anche davanti all’altare ed arriva alla sua meta. La mamma è la ragazza col pancione che intona i canti. Nel momento esatto in cui la mamma la prende in braccio, il pianto finisce. È così immediato l’effetto da colpire l’attenzione di tutti. Proprio così deve essere il nostro rapporto con Dio, un affidarsi ed un sentirsi protetti in un abbraccio che in meno di un attimo toglie ogni turbamento. Arrivano anche qui i ringraziamenti, ma la cosa che mi rasserena e mi lascia senza pensieri è il ringraziamento che fa uno del villaggio, l'infermiere di Barro, a nome di tutti: "Se dovete partire è per il vostro lavoro e sicuramente Dio vuole così, ma questo non esclude che Dio voglia che voi torniate e noi saremo sempre contenti di accogliervi". Nella semplicità c'è in alcune persone la capacità di saper esprimere la forza di una fede che affonda profondamente le sue radici nel rapporto con gli eventi della vita e la consapevolezza che presente passato e futuro sono nelle mani del Signore che saprà fare bene. Pranzo di domenica sempre dalle suore, dove acquistiamo anche le famose tovaglie che fanno qui. Pomeriggio a completare alcuni lavori in casa. Mentre Sergio e Francesco appendono le icone donate dal vescovo di Foggia-Bovino alla casa della missione di Bigene, io e Domingos montiamo una mensola e attacchiamo una scritta davanti la porta di casa. La scritta è il nome che don Ivo ha dato alla casa: "foggia". Poi attacchiamo alle pareti anche le foto dei vari gruppi che sono stati ospiti qui; non sono molti, ma ci si aspetta che adesso, con la nuova casa, ci possano essere molte più opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 agosto&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dV5hYH-gvOc/Tq29S_hlfwI/AAAAAAAABCA/OUmlv-eRTpE/s1600/Bucaur.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="261" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-dV5hYH-gvOc/Tq29S_hlfwI/AAAAAAAABCA/OUmlv-eRTpE/s400/Bucaur.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Partiamo alla volta di Bucaur, un villaggio che si trova vicino al confine con il Senegal ed ha vissuto in questo periodo una situazione molto particolare. Arrivati, abbiamo un po’ di tempo prima che le persone si radunino per incontrarci. È l'occasione buona per giocare con i bambini. Francesco propone anche dei bans in italiano, e tutti i bambini anche se non capiscono le parole ripetono tutto, gesti e parole. Poi ci incontriamo in quella che loro chiamano chiesa, qui non ancora completata. È una stanza vuota con le finestre. Quando viene il padre, loro portano le loro sedie ed i loro sgabelli e la sala si riempie. Qui parliamo in maniera approfondita del problema. Ci sono alcuni ribelli indipendentisti che chiedono la separazione del sud Senegal dal nord. Qui il confine dista veramente pochi metri. È successo che questi rivoluzionari siano entrati in alcuni villaggi e con la minaccia di uccidere abbiano preso soldi e cibo per loro, distruggendo persino molte cose. Alcuni di questi villaggi hanno abbandonato tutto e si sono spostati temporaneamente nei villaggi vicini della Guinea Bissau. Qui il confine non c'è, si passa dalla Guinea Bissau al Senegal senza accorgersene. La mattina questi rifugiati andavano a lavorare le proprie terre e la sera andavano a dormire nei villaggi vicini. Il tutto è tornato alla normalità proprio ieri. È anche capitato che alcuni di questo gruppo di guerriglieri si sia appostato nelle strade di confine e abbia rubato tutto, ma proprio tutto (alcuni sono rimasti anche senza vestiti) a chiunque passa. Sembrano proprio dei briganti senza scrupoli più che guerriglieri. &lt;br /&gt;Nel pomeriggio ci rechiamo in un villaggio dove ci hanno detto che avremmo trovato i seggiolini fatti di legno di mango, che loro usano e che noi cerchiamo da tempo. Li troviamo e sono veramente belli, anche se questi nuovi hanno ancora un colore chiaro, in quanto il legno è ancora fresco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 agosto&lt;br /&gt;Ultimo giorno qui a Bigene, domani si parte ed allora la giornata di oggi è dedicata a dei compiti che ho da fare per l'Italia. Mentre mi incammino verso la scuola armato di carta penna e metro, Francesco e Sergio raggiungono suor Rosa che li porterà a fare qualche giro per le case di Bigene. Sono da solo alla scuola e prendo le misure perché con il nuovo progetto, che è già iniziato, vogliamo portare la corrente elettrica prodotta dai pannelli solari, che sono stati donati alla missione e sono istallati e funzionanti sul tetto della casa, anche alla scuola, al centro nutrizionale e alla chiesa. Servono le misure per capire anche che tipo di impianto elettrico c'è e cosa invece in futuro possiamo portare per migliorarne l'efficienza. Le aule sono carine, niente di particolare, e i bagni mi ricordano quelli del Piccolo Seminario di Foggia, a misura di bambino. C'è anche la cucina, perché qui i ragazzi che vengono a scuola fanno un pasto. Passo poi al centro nutrizionale, dove Joaquim ha già finito il suo lavoro, perché in questi giorni finisce il ramadan e molti musulmani si stanno preparando alla festa. Il tempo di montare un appendiabiti a casa "foggia" ed è già tempo di pranzo. Le misure della chiesa le andiamo a prendere nel pomeriggio. Qui in futuro vorremmo far arrivare anche della pittura per ridare colore alle pareti; in questi giorni pioveva dentro, quindi forse dovremmo organizzarci anche per far aggiustare il tetto. Altra idea che c'è da tempo: rifare il recinto della chiesa che in certi punti non c'è più ed entrano gli animali. Francesco prende anche le misure della campana, che c'è con il suo campanile, ma è spaccata quindi dà un suono sordo. Vuole vedere se riesce a farne fare una nuova. Il pomeriggio passa con qualche chiacchierata con alcuni, riusciamo a capire e a farci capire in qualche modo. La cena è dalle suore, che hanno preparato la pizza per noi ed un dolce molto buono. Ultima notte a Bigene … un cielo stellato illumina il cielo e la notte tutta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 Agosto&lt;br /&gt;Sveglia, Messa e colazione dalle suore, poi a chiudere le valigie e si parte. Sono in molti che vengono a Bissau con noi. Viene anche suor Rosa ed io guido il fuoristrada delle suore. Il fuoristrada di don Ivo buca una gomma. Ci fermiamo ad Ingorè per lasciare il materiale scolastico dell'ultima spedizione e poi a Bissau. Salutiamo Joaquim con tutta la sua famiglia che hanno fatto il viaggio con noi ed andiamo in Curia per il pranzo. A cena con noi c’è il vescovo di Bissau. Gli rivolgiamo tante domande, anche perché oltre ad essere un uomo di cultura è anche molto saggio e ci sa spiegare alcuni passaggi storici e culturali che altri del posto hanno fatto fatica a spiegarci. Riposo e partenza di notte. &lt;br /&gt;Il viaggio è finito, ma l’esperienza continua. Non vedo l’ora di tornare a casa per poter raccontare a tanti questa mia esperienza. Non può essere un viaggio che finisce con la partenza del ritorno, non è una vacanza, non è una gita, è una esperienza di fede che mi ha lasciato segnato. Solo così si può parlare di gemellaggio tra le diocesi, solo così ha senso che un prete della diocesi di Foggia-Bovino venga “donato” temporaneamente ad un’altra diocesi, perché non sia solo la sua esperienza, ma l’esperienza di una intera diocesi. Io, che ho avuto la possibilità di visitare, vedere, toccare con mano e vivere di persona questa esperienza, ora ho il compito di portarla nella mia diocesi di Foggia-Bovino e di condividerla con chi non ha questa possibilità, perché ugualmente ci sia la possibilità di essere di aiuto gli uni per gli altri. Certo in Guinea-Bissau mancano molte cose materiali, ma quante altre culturali ci sarebbero da importare. Nessuno è migliore dell’altro, ma insieme possiamo migliorarci entrambi.&lt;br /&gt;Concludo, anche se tante altre cose avrei da raccontare. Chiunque desidera una mia testimonianza, può contattarmi al 3277076&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-1974445088068173784?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/1974445088068173784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/10/capitolo-16-comunione.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1974445088068173784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1974445088068173784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/10/capitolo-16-comunione.html' title='capitolo 16: Comunione'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-2HZL7iKh6QM/Tq2_sUNL5PI/AAAAAAAABCY/w7ctC5GFxYw/s72-c/viaggio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-6873144422364812976</id><published>2011-10-22T13:35:00.003+02:00</published><updated>2011-10-22T14:16:37.491+02:00</updated><title type='text'>Camminare con la Chiesa 10: Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2011</title><content type='html'>&lt;b&gt;«COME IL PADRE HA MANDATO ME, ANCH’IO MANDO VOI» (Gv 20,21)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-y8ji24X5K_4/TqKu1GVhPNI/AAAAAAAAA_w/SjJE8_Ywbv8/s1600/ratzinger.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="275" src="http://2.bp.blogspot.com/-y8ji24X5K_4/TqKu1GVhPNI/AAAAAAAAA_w/SjJE8_Ywbv8/s400/ratzinger.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In occasione del Giubileo del 2000, il Venerabile Giovanni Paolo II, all’inizio di un nuovo millennio dell’era cristiana, ha ribadito con forza la necessità di rinnovare l’impegno di portare a tutti l’annuncio del Vangelo «con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 58). È il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. Perciò quello stesso invito risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. L’incessante annuncio del Vangelo, infatti, vivifica anche la Chiesa, il suo fervore, il suo spirito apostolico, rinnova i suoi metodi pastorali perché siano sempre più appropriati alle nuove situazioni - anche quelle che richiedono una nuova evangelizzazione - e animati dallo slancio missionario: «La missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Andate e annunciate&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Areqyz66bis/TqKzAc6b8hI/AAAAAAAAA_8/uswHclUGNdg/s1600/350px-Caravaggio_-_Cena_in_Emmaus.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="292" width="350" src="http://1.bp.blogspot.com/-Areqyz66bis/TqKzAc6b8hI/AAAAAAAAA_8/uswHclUGNdg/s400/350px-Caravaggio_-_Cena_in_Emmaus.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Questo obiettivo viene continuamente ravvivato dalla celebrazione della liturgia, specialmente dell’Eucaristia, che si conclude sempre riecheggiando il mandato di Gesù risorto agli Apostoli: “Andate…” (Mt 28,19). La liturgia è sempre una chiamata ‘dal mondo’ e un nuovo invio ‘nel mondo’ per testimoniare ciò che si è sperimentato: la potenza salvifica della Parola di Dio, la potenza salvifica del Mistero Pasquale di Cristo. Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due discepoli di Emmaus. Essi, dopo aver riconosciuto il Signore nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici» e riferirono ciò che era accaduto loro lungo la strada (Lc 24,33-34). Il Papa Giovanni Paolo II esortava ad essere “vigili e pronti a riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annunzio: “Abbiamo visto il Signore!”» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A tutti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Destinatari dell’annuncio del Vangelo sono tutti i popoli. La Chiesa, «per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2). Questa è «la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). Di conseguenza, non può mai chiudersi in se stessa. Si radica in determinati luoghi per andare oltre. La sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l’influsso della sua grazia e della sua carità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per condurli alla fede in Cristo (cfr Ad gentes, 5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo compito non ha perso la sua urgenza. Anzi, «la missione di Cristo redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento … Uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio di salvezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e dall’imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei valori morali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Corresponsabilità di tutti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i quali sono «stirpe eletta, … gente santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), perché proclami le sue opere meravigliose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne sono coinvolte pure tutte le attività. L’attenzione e la cooperazione all’opera evangelizzatrice della Chiesa nel mondo non possono essere limitate ad alcuni momenti e occasioni particolari, e non possono neppure essere considerate come una delle tante attività pastorali: la dimensione missionaria della Chiesa è essenziale, e pertanto va tenuta sempre presente. E’ importante che sia i singoli battezzati e sia le comunità ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario alla missione, ma in modo costante, come forma della vita cristiana. La stessa Giornata Missionaria non è un momento isolato nel corso dell’anno, ma è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Evangelizzazione globale&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un’attenzione peculiare da parte dell’animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche uno degli obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, sollecita l’aiuto per lo svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di missione. Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa mediante i catechisti, i seminari, i sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita umana in senso pieno. Non è accettabile, ribadiva il Servo di Dio Paolo VI, che nell’evangelizzazione si trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giustizia, la liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto dell’autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell’umanità significherebbe «dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 31.34); non sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale “percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità” (Mt 9,35).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Le sfide che questa incontra, chiamano i cristiani a camminare insieme agli altri, e la missione è parte integrante di questo cammino con tutti. In essa noi portiamo, seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il tesoro inestimabile del Vangelo, la testimonianza viva di Gesù morto e risorto, incontrato e creduto nella Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di “andare” incontro all’umanità portando a tutti Cristo. Nel suo nome vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in particolare a quanti maggiormente faticano e soffrono per il Vangelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Vaticano, 6 gennaio 2011, Solennità dell’Epifania del Signore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-6873144422364812976?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/6873144422364812976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/10/camminare-con-la-chiesa-10-messaggio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/6873144422364812976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/6873144422364812976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/10/camminare-con-la-chiesa-10-messaggio.html' title='Camminare con la Chiesa 10: Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2011'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-y8ji24X5K_4/TqKu1GVhPNI/AAAAAAAAA_w/SjJE8_Ywbv8/s72-c/ratzinger.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-1997532310461537339</id><published>2011-10-18T13:51:00.003+02:00</published><updated>2011-10-20T10:35:05.232+02:00</updated><title type='text'>Testimonianza Missionaria 7: "Padre Fausto Tentorio, missionario PIME nelle Filippine"</title><content type='html'>&lt;b&gt;Ucciso Fausto, l’amico dei tribali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Av3MoSazMQk/Tp1qNWg7B6I/AAAAAAAAA-o/jOSqy91ykMc/s1600/padre-fausto-tentorio.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="288" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-Av3MoSazMQk/Tp1qNWg7B6I/AAAAAAAAA-o/jOSqy91ykMc/s400/padre-fausto-tentorio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ucciso davanti alla sua chiesa in una remota area dell’isola di Mindanao. Padre Fausto Tentorio è l’ultimo a cadere fra gli esponenti di una Chiesa e di una missione che continua nell’impegno al fianco degli ultimi. Uomini drammaticamente testimoni e vittime di una situazione di violenza e insicurezza endemica che nelle Filippine sembra sfuggire a ogni regola.&lt;br /&gt;Due uomini in motocicletta con il casco, uno scende con in mano una pistola e spara in rapida successione alcuni colpi. Il bersaglio cade colpito al capo e alla schiena. Questa, secondo le prime testimonianze, la ricostruzione dell’omicidio. Uno dei tanti nelle Filippine senza pace e spesso senza legge, ma a cadere sotto i colpi dell’assassino questa volta non è un imprenditore durante un tentativo di sequestro, oppure un oppositore politico, un attivista sociale o un giornalista. Questa volta è toccato a padre Fasto Tentorio, 59enne missionario del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (Pime), brianzolo di nascita ma da trent’anni nell’arcipelago asiatico.&lt;br /&gt;Ieri mattina, dopo la Messa nella sua parrocchia di Arakan, in un’area montana della provincia di North Cotabato, sull’isola di Mindanao, padre Tentorio stava per salire sulla sua auto per recarsi come ogni lunedì alla riunione del presbiterio di Kidapawan, quando è stato avvicinato dal killer che gli ha sparato con una pistola. I fedeli che si trovavano all’interno della struttura parrocchiale hanno sentito gli spari e sono usciti in tempo per vedere un uomo col casco scappare verso una moto che si è allontanata. Inutile la corsa di trenta chilometri di strada di montagna all’ospedale di Antipas dove il missionario è arrivato già cadavere.&lt;br /&gt;Contro il parere dello stesso vescovo di Kidapawan, la diocesi che include vaste aree di difficile accesso anche per gli operatori ecclesiali, tra cui Arakan, gli stessi parrocchiani di padre Tentorio ne hanno riportato indietro la salma per la veglia funebre. A sera pure i ribelli del Fronte islamico di liberazione del Moro hanno condannato l’agguato.&lt;br /&gt;Il missionario italiano era nelle Filippine dal 1978, dal 1985 nella «sua» missione dell’Arakan dove, ricorda il superiore del Pime nelle Filippine, padre Giulio Mariani, «da più di 30 anni faceva un lavoro magnifico, era amato da tutti». Non privo di rischi personali, però. Come specificato da padre Mariani, nel 2003 il missionario del Pime era sfuggito a un tentativo di sequestro: «Ha sempre lavorato nella zona abitata da emarginati, tribali filippini, musulmani. Era molto apprezzato. Forse ha pestato i piedi a qualcuno, ma non sappiamo ancora. La sua era una missione delicata perché quando hai a che fare con emarginazione e povertà sei destinato a dare fastidio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AVVENIRE, 17 OTTOBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La semplicità evangelica che arriva fino al martirio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo, lasciando ogni cosa per vivere in semplicità evangelica l’obbedienza, la povertà e la castità. Per fede tanti cristiani hanno promosso un’azione a favore della giustizia per rendere concreta la parola del Signore, venuto ad annunciare la liberazione dall’oppressione». In queste parole di “Porta fidei” – la Lettera apostolica di Benedetto XVI per l’indizione dell’Anno della Fede – c’è il ritratto di padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime ucciso domenica, nell’ormai tristemente famosa isola filippina di Mindanao.&lt;br /&gt;Qualcuno ci vedrà semplici coincidenze, ma a noi piace osservare che la sua morte è avvenuta a poche ore dalla pubblicazione del documento col quale il Papa rilancia con forza l’urgenza dell’evangelizzazione a 360 gradi e a una settimana esatta dalla Giornata missionaria mondiale, che si celebra domenica prossima.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-j90NL4eSbdQ/Tp1qe6P2_5I/AAAAAAAAA-0/cez6JdOy7Ok/s1600/MINDANAO%252520TENTORIO%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="315" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-j90NL4eSbdQ/Tp1qe6P2_5I/AAAAAAAAA-0/cez6JdOy7Ok/s400/MINDANAO%252520TENTORIO%255B1%255D.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Conoscevo padre Fausto Tentorio. L’ultima volta l’ho incontrato due anni fa a Kidapawan, presso la sede della diocesi cui apparteneva. Con quella faccia da eterno ragazzo, pur alle prese con un’inesorabile calvizie (che amava nascondere sotto coloratissime bandane), mi aveva raccontato della quotidianità della sua missione, dei lunghi e faticosi viaggi in moto e jeep su strade a dir poco precarie; mi aveva detto delle visite ai villaggi sperduti, del tentativo di organizzare i "suoi" tribali manobo per difenderne i diritti. Si appassionava, parlando di loro, lui che – per il resto – era piuttosto schivo nel raccontare di sé.&lt;br /&gt;Se c’è un tratto, infatti, che colpiva di padre Fausto è proprio la «semplicità evangelica» di cui parla Benedetto XVI. Da buon brianzolo, era un uomo concreto: non amava mettersi in mostra, per lui l’importante era mostrare, con le opere più che con le parole, che un’autentica liberazione dall’oppressione è possibile, per chi si mette alla scuola del Vangelo.&lt;br /&gt;Aveva trovato nell’Arakan Valley, una località sperduta di Mindanao, il luogo dove testimoniare la sua passione per Cristo e dove provare a costruire una risposta evangelicamente alternativa all’economia dello sfruttamento e dell’ingordigia.&lt;br /&gt;Dopo lunghi anni di servizio gomito a gomito con i tribali del luogo, era riuscito a formare e organizzare le piccole comunità manobo, disperse tra colline e montagne. Sapeva bene che tale impegno significava dare fastidio. Il suo anziano confratello Peter Geremia – che per anni si è dedicato alla causa dei tribali, sfidando anche autorità e tribunali – nel passargli il testimone l’aveva messo in guardia: perseguire la giustizia, in un contesto arroventato come quello, vuol dire fronteggiare interessi nemmeno troppo occulti, poteri davvero forti. E soprattutto passare, inevitabilmente, per guastafeste. Perché chi vorrebbe portar via le terre ancestrali ai loro legittimi possessori non va molto per il sottile, quando si tratta di raggiungere l’obiettivo.&lt;br /&gt;Padre Tentorio ne era ben consapevole: qualche anno fa era sfuggito alle minacce di un gruppo armato, nascondendosi. Così come sapeva che, nelle cattolicissime Filippine, numerosi missionari (confratelli del Pime e non solo) hanno pagato con la vita, negli ultimi anni, la loro testimonianza di fede autentica e carità disinteressata. Non era un eroe in cerca di gloria, ma nemmeno un ingenuo ignaro di quale angolo difficile del pianeta gli fosse stato assegnato.&lt;br /&gt;E tuttavia la vita di padre Fausto si è conclusa nel segno del martirio. Un martirio inutile, agli occhi di qualcuno. Chi ha fede, però, sa che quel sangue non è stato versato invano, ma ha suggellato, lì a Kidapawan come sempre altrove, l’amicizia esigente tra Cristo e il suo popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gerolamo Fazzini &lt;br /&gt;AVVENIRE, 18 OTTOBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Padre Benedetti: «Paghiamo questo prezzo per testimoniare il Vangelo»&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Con l’uccisione di padre Fausto, il Pime ancora una volta paga, a prezzo del sangue, la testimonianza dei suoi missionari nei diversi ambiti in cui è impegnato nelle Filippine. Oggi è la volta del lavoro in difesa dei tribali e dei loro diritti. In passato è stato il dialogo con l’islam (costato la vita a padre Salvatore Carzedda nel 1992), in precedenza il lavoro nelle comunità cristiane di base, colpito duramente con l’eliminazione di padre Tullio Favali nel 1985».&lt;br /&gt;Padre Luciano Benedetti, classe 1944, originario di Faenza, da pochi mesi rientrato in Italia, ha dedicato quasi totalmente il suo impegno missionario alle Filippine, anch’egli nelle file del Pime. Nel 1998 è stato rapito per 68 giorni da un «commando» di fondamentalisti musulmani.&lt;br /&gt;Conosceva bene padre Fausto?&lt;br /&gt;Sì, eravamo amici. In seminario avevamo dormito nella stessa camera. Poi nel 1978 la partenza insieme, alla volta delle Filippine, dove le nostre strade si sono divise. Padre Fausto, infatti, nel 1982 si è recato a Kidapawan, insieme ad altri del Pime, per aprire una nuova missione nell’Arakan Valley: una zona abitata da tribali, con alcune comunità cristiane molto isolate e, dal punto di vista naturalistico, incontaminata. &lt;br /&gt;Quello per i tribali e la loro «causa» è sempre stato l’impegno prioritario di padre Fausto?&lt;br /&gt;Sì. Quando era a Columbio nel 1984 per imparare la lingua, ha passato i primi sei mesi in un villaggio tribale e lì hanno sparato due proiettili contro casa sua. Perché? Quando cominci a interessarti dei bisogni dei tribali e ti prendi a cuore la loro situazione, crei problemi, diventi un troublemaker («rompiscatole»).&lt;br /&gt;Il Pime è arrivato nelle Filippine nel 1968. Fin dai primi anni si è rivelata una missione tutt’altro che facile. Negli ultimi anni, poi, s’è aggiunto l’estremismo islamico...&lt;br /&gt;Già nel 1977 tre missionari del Pime, attivi a Manila, sono stati espulsi a motivo del loro impegno sociale. Negli anni successivi molti confratelli hanno vissuto l’esperienza delle minacce di morte o di rapimento. Io stesso sono stato rapito e nel 2007 lo stesso è accaduto a padre Giancarlo Bossi. Padre Fausto, nel 2003 era già stato oggetto di un tentativo di rapimento (fortunatamente senza conseguenze). Forse proprio in quell’occasione è nato il progetto di eliminarlo. Due anni fa una lettera di minaccia lo aveva costretto a far ritorno per alcuni mesi in Italia per precauzione. Poi era ripartito, la situazione sembrava normalizzata: l’ho incontrato a un ritiro nell’agosto di quest’anno e in quell’occasione non ha mostrato preoccupazioni particolari. &lt;br /&gt;Padre Benedetti, scorrendo la lista degli uccisi o rapiti nelle Filippine qualcuno potrebbe pensare ai missionari come a sprovveduti che mettono a repentaglio la vita in zone che sanno essere pericolose oppure come «eroi» che vanno a caccia del martirio. È così?&lt;br /&gt;No, nessuno vuol fare l’eroe. Ci siamo posti ripetutamente il problema della sicurezza e adottiamo una serie di precauzioni. Certo, quando si finisce nel mirino queste potrebbero non bastare. In ogni caso, tutte le volte che qualcuno di noi capisce che si sta raggiungendo il «livello di guardia» cambiamo aria, ci spostiamo. Per tutelare la gente del posto, oltre che la missione nel suo complesso. Il problema è che il nostro lavoro ci costringe spesso ad operare da soli, in luoghi isolati. &lt;br /&gt;Perché il Pime è rimasto e rimarrà, nonostante tutto, nelle Filippine?&lt;br /&gt;Perché ce lo chiede la missione. Testimoniare il Vangelo comporta affrontare dei rischi. Abbiamo fatto una promessa anche alla nostra gente e dobbiamo essere fedeli al popolo che ci è stato affidato.&lt;br /&gt;Dove sarà sepolto padre Fausto?&lt;br /&gt;Non lo so. So dove lui vorrebbe essere tumulato: in una località suggestiva, a circa 6-700 metri d’altezza, nella «sua» Arakan Valley. L’aveva confidato ai suoi amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gerolamo Fazzini&lt;br /&gt;AVVENIRE, 18 OTTOBRE 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il bene non fa rumore ma merita di essere riconosciuto &lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Era del Nord Italia, esattamente della provincia di Lecco, il missionario padre Fausto Tentorio, ucciso nell’isola filippina di Mindanao. Là faceva tutto il bene che poteva. Un sicario (non il popolo, non la gente, che l’amava) gli ha fatto tutto il male che poteva. Lo citiamo per nome, perché in questo momento il suo nome sta su tutti i giornali, impossibile nasconderlo.&lt;br /&gt;Ma dal Nord Italia partono tanti missionari sconosciuti, che fanno notizia solo se muoiono, religiosi o laici: vanno per il mondo, dove il mondo ha più bisogno, fanno quel che possono fare, senza nulla in cambio, se non la soddisfazione di annunciare il Vangelo e spendere bene il tempo e la vita. Sto dicendo: il Nord Italia, e specialmente il Lombardo-Veneto, quello che va spesso sulle cronache per notizie di egoismo, razzismo, ostilità agli immigrati, indifferenza. Gli episodi sono tanti, conditi magari da dichiarazioni di amministratori che fanno accapponar la pelle, e la nazione finisce per conoscere solo questo aspetto del Nord, ignora tanti altri aspetti, più grandiosi, che passano inosservati perché questo è il loro modo di realizzarsi. Non roviniamo gli autori di questi episodi chiamandoli per nome e infliggendogli una pubblicità che non gradiscono, ma parliamo di quel che fanno, per ricordare a tutti che dal Nord Italia parte anche tanto bene, verso il Mondo. Diciamolo, una volta per tutte.&lt;br /&gt;Padre Tentorio è stato ucciso dopo aver celebrato una Messa. Come se la Messa fosse un furto o una rapina. Chi l’ha ucciso è giunto in motocicletta, nascosto dal casco. Dalla Sicilia al Terzo Mondo (e anche questo distrugge gli stereotipi) la criminalità adotta lo stesso stile, c’è una tecnica dell’omicidio per odio, che l’uomo impara senza studiarla, la scopre in sé. L’assassino è scappato da solo, in moto. La vittima è stata soccorsa da tutti, fino all’ospedale, a 30 chilometri. Il killer avrà un premio, se ha agito per compenso. E sparirà nel nulla. Il morto sarà ricordato per sempre.&lt;br /&gt;Dal Nord partono continuamente religiosi e laici, vanno in India, in Africa, in Asia, a fare gratis quel che possono fare. Insegnanti, medici, costruttori. Nella mia città, Padova, c’è un centro da cui centinaia di medici vanno in Africa a curare, vaccinare, assistere nei parti, portare antibiotici, operare chirurgicamente. Quando partono, nessuno ne dà notizia; quando tornano, nessuno se n’accorge. Con gli anni, sono migliaia. Ne ho conosciuto alcuni. Il ricordo più alto della loro vita sta nella parola "abo", padre, con cui le bambine malate del Centro Africa li chiamano quando li vedono apparire. Qui vicino a me c’è una casa che ospita i comboniani al ritorno dall’Africa, ne ho conosciuto uno rientrato a ottant’anni, non aveva niente, aveva passato 60 anni a insegnare e costruire scuole e ospedali dall’Egitto al Sudafrica. Qui vicino c’è un collegio dove rientravano a curarsi due missionari, catturati in una rivolta africana, stavano per essere uccisi, si erano già confessati l’un con l’altro, quando uno dei rapitori li riconobbe e li lasciò andare. Un viaggio alla morte, andata e ritorno.&lt;br /&gt;Nella città vicina, Vicenza, ho conosciuto un salesiano, che adesso ha superato gli ottant’anni, ha sempre vissuto in India, a insegnare gratis. Le madri facevano a gara perché i loro figli andassero nella sua classe. Malato più volte, più volte l’estrema unzione, ma è ancora lì, monumento vivente. Qui c’è un’associazione che manda i suoi in zone di guerra. Ne ho conosciuti che sono stati catturati, posti al muro, han sentito l’otturatore che spingeva la palla in canna, son vivi per miracolo. Ogni tanto càpitano in queste città missionari nel Terzo (e Quarto) Mondo, chiedono aiuti per ampliare un ospedale, alzare una scuola, salvare dalla malaria: restano qui una settimana, raccolgono quel che possono, e spariscono nel cuore delle tenebre. Parlate male del Nord, quando se lo merita. Anch’io lo faccio. Ma quando merita sguardi acuti e parole buone, non lesiniamoli. Per il Sud è la stessa cosa. Smettiamola con le caricature, guardiamo la realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferdinando Camon &lt;br /&gt;AVVENIRE, 19 ottobre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Missionario ucciso, la «tristezza» del Papa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La testimonianza di padre Fausto Tentorio è stata quella di un buon sacerdote, ardentemente credente, che per molti anni si è posto al servizio del popolo filippino in modo coraggioso e instancabile". È quanto si legge nel messaggio che il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inviato a nome di Papa Benedetto XVI all'arcivescovo Giuseppe Pinto, nunzio apostolico nelle Filippine, dopo l'uccisione del missionario italiano nell'isola di Mindanao. Il testo è riportato dall'Osservatore Romano. In un comunicato diffuso a Manila, monsignor Nereo Odchimar, vescovo di Tandag, in qualità di presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, ha espresso, a nome di tutti i presuli del Paese, "tristezza e costernazione per l'uccisione di padre Fausto Tentorio" e ha esortato le autorità "a svolgere rapide indagini per identificare e porre in arresto quanti hanno partecipato al crimine". Inoltre ha esortato gli organi competenti "a predisporre le necessarie misure di sicurezza per quanti operano nell'ambito della Chiesa e, in particolare, per quei sacerdoti missionari che hanno lasciato il loro Paese per mettersi al completo servizio della nostra gente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il 25 ottobre i funerali a Mindanao&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà un’unità speciale della polizia filippina a indagare sull’omicidio a colpi di pistola di padre Fausto Tentorio nella sua parrocchia di Arakan, sull’isola di Mindanao. Il responsabile, il sovrintendente Lester Camba, ha spiegato che gli investigatori stanno cercando soprattutto testimoni. Al momento, sulle ragioni che hanno guidato lunedì la mano del killer a sparare al 59enne missionario italiano del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (Pime) restano solo ipotesi.&lt;br /&gt;Ieri nella capitale Manila, alcuni membri del movimento di sinistra Bayan (Popolo) hanno manifestato davanti al dipartimento della Giustizia per chiedere alle autorità indagini immediate e concrete. Il leader del gruppo, Carol Araullo, ha detto di essere convinto che padre Fausto Tentorio sia stato ucciso perché era «un alleato fedele» dei contadini e delle popolazioni indigene.&lt;br /&gt;Era «un personaggio scomodo perché insegnava agli indigeni i loro diritti, accresceva la loro consapevolezza civile, li rendeva coscienti delle loro responsabilità e possibilità. Quest’opera aveva un riflesso soprattutto nelle dispute sulle terre che grandi compagnie minerarie o grandi latifondisti volevano espropriare agli indigeni», ha spiegato all’agenzia Fides il missionario spagnolo Angel Calvo, da 30 anni a Mindanao. A costare la vita al missionario italiano sarebbe stato quindi l’avere intralciato il controllo di «interessi di potenti e di lobby» sulle aree tribali. La Chiesa cattolica e i missionari a Mindanao, da sempre, appoggiano le rivendicazioni delle minoranze tribali della regione (lumad), richiamando al rispetto di leggi sovente inattuate, come quella sulla tutela delle aree protette nazionali e la legge sui diritti ancestrali dei popoli indigeni.&lt;br /&gt;A confermare questa attenzione è stato diffuso ieri un messaggio dell’arcivescovo di Manila, monsignor Broderick Pabillo: «Il governo del presidente Benigno Aquino deve assumersi parte della responsabilità per la tragica morte di padre Fausto Tentorio – ha scritto Pabillo nel sito della Conferenza episcopale filippina – perché ha fallito nel fermare la cultura di impunità che è alla base di questi omicidi».&lt;br /&gt;A portare la denuncia delle attività minerarie e altri progetti di industrializzazione, centrali a carbone o agricoltura su vasta scala nelle terre ancestrali, lo scorso aprile era stata una conferenza di oltre 100 leader tribali di Mindanao. Un raduno che aveva sottolineato come iniziative «di sviluppo» davano, in realtà, ampi profitti a imprese straniere, «distruggendo l’ambiente, la cultura e la vita dei lumad». Alla conferenza erano presenti anche i leader dei gruppi Ata-Manobo e Manobo, cui padre Tentorio aveva dedicato buona parte del suo apostolato a Mindanao. I funerali del sacerdote ucciso si svolgeranno il 25 ottobre, nella sede episcopale di Kidapawan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Vecchia &lt;br /&gt;Avvenire, 19 ottobre 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-1997532310461537339?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/1997532310461537339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/10/testimonianza-missionaria-7-padre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1997532310461537339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1997532310461537339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/10/testimonianza-missionaria-7-padre.html' title='Testimonianza Missionaria 7: &quot;Padre Fausto Tentorio, missionario PIME nelle Filippine&quot;'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Av3MoSazMQk/Tp1qNWg7B6I/AAAAAAAAA-o/jOSqy91ykMc/s72-c/padre-fausto-tentorio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-4471838199054439093</id><published>2011-09-30T18:45:00.004+02:00</published><updated>2011-09-30T19:29:19.049+02:00</updated><title type='text'>Capitolo 15 - Beato</title><content type='html'>proverbio locale: SOMBRA DI SIBI KA TA SOMBRIA BAS DEL, SON LÁ FORA&lt;br /&gt;traduzione letterale: L’ombra della palma non ombreggia sotto la palma, ma lontano&lt;br /&gt;interpretazione: Non pensare solo a te stesso, ma anche a chi è lontano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, familiari e conoscenti, questa volta sono più veloce nel redigere la puntata del mio diario. Il periodo estivo mi permette di avere più tempo per dedicarmi alla stesura di queste mie esperienze. Quando riprenderanno le evangelizzazioni, tra poco, avrò minore possibilità di fermarmi a scrivere. Non ho la pretesa di insegnare qualcosa a voi che leggete. Ho solo il desiderio di trasmettere quanto il Signore mi dona di vedere, di toccare con mano, di sentire in questa missione che vivo da tre anni, sapendo che alcuni di voi leggono con piacere le mie note. Alcune vostre conferme sono così sentite da lasciarmi stupito: possibile che le mie povere esperienze siano così importanti per qualcuno di voi?&lt;br /&gt;Luisa (Perugia): “Da quando ho fatto la mia piccolissima esperienza in Guinea Bissau, un grande dubbio mi turba e si alimenta ogni volta che leggo le tue parole e quelle di chi lavora nelle missioni: da dove viene questo forte sentimento che mi invade il cuore, la mente e l'anima e non mi abbandona mai, che mi farebbe lasciare la mia vita e le persone che amo e partire anche domani? Perché è così invadente che a volte devo fare finta di non sentirlo? Don Ivo il tuo diario mi mette sempre in crisi!!!”.&lt;br /&gt;N. N.: “Devi sapere che per un po’ avevo perso la fede in Dio. Un giorno ho iniziato a leggere il tuo diario e piano piano ho iniziato a riacquistare ciò che avevo perso... per questo ti chiedo di non smettere di scrivere!”.&lt;br /&gt;Maria Libera (Foggia): “Leggendo il tuo diario 14, ho pianto quando ho letto dell'evangelizzazione nel villaggio di Ponta Novo. Il bisogno di Dio che è dentro l'anima dell'essere umano, grazie a te, si risveglia negli abitanti di questi villaggi. Dio ha bisogno di te e ti aiuterà in questa bella ma difficile missione”.&lt;br /&gt;Clara (Foggia): “Ero lì mentre leggevo: i capitribù saggi e puntuali e desiderosi di conoscere la parola di Dio assieme alla loro gente, le brutte giornate dove anche tu protesti, la gioia della richiesta di catechesi e la tua saggezza nel saper ponderare le parole con il capovillaggio musulmano in pieno rispetto di chi non ha lo stesso Credo... Beh, mi hai emozionata e allo stesso tempo riempito il cuore di dolcezza e serenità! Un bellissimo regalo!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringraziando Dio per le vostre testimonianze, e non sono solo queste trascritte, riprendo il mio diario dall’inizio di aprile, da quando sono ritornato in missione dopo il veloce viaggio a Foggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 aprile 2011&lt;br /&gt;Rientro a Bissau, dall’Italia, con la febbre. Una brutta infiammazione alla gola. Forse tornare in Italia mi fa male, non è per me: ogni volta mi succede un guaio! Dovrò restare in Africa per il resto della mia vita???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 aprile&lt;br /&gt;Dopo alcuni giorni di forzato riposo a Bissau arrivo a Bigene, finalmente. Viaggio buono, che diventa bellissimo quando le persone dei miei villaggi mi rivedono. Commoventi: vogliono sapere del viaggio, dei miei familiari, del "Vescovo bianco", della mia gente della "terra dei bianchi". I bambini che scoppiano in sorrisi immensi sono come una benedizione del Signore. Non canto con loro, la mia gola è ancora in cura. Che bello tornare a casa, e sentirsi a casa, pur così lontano dalla mia terra!&lt;br /&gt;Le previsioni meteo della temperatura dicono domani 38°, dopodomani 39° e il giorno seguente 40°. Ragazzi, a Bigene arriva il caldino! Dopo il freddo di Foggia, ci voleva questo tepore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 aprile&lt;br /&gt;La scorsa notte mi sono addormentato al suono dei tamburi di una festa tradizionale vicino a casa. Una soddisfazione e una pace immensa.... Ho dormito alcune ore, non tutta la notte, ma sono in chiara ripresa dall’infiammazione. L’insonnia dei giorni passati sembra superata. Oggi i suoni dei tamburi continuano: forse proprio di questo avevo bisogno! Cari amici, l'Africa mi benedice con i suoi bambini, il suo sole e i suoi suoni… e benedica anche voi che mi leggete!&lt;br /&gt;In Italia invece, esattamente a Foggia, ci sono amici che oggi spostano centinaia di pacchi dal magazzino della parrocchia di Segezia al magazzino “Manocchio trasporti”, sulla tangenziale di Foggia, da dove dopodomani partirà il container per Bissau. Mi permetto di segnalare questo magazzino di trasporti: Manocchio è un vero “amico” della missione, poiché offre i suoi spazi e il suo lavoro per caricare il container che partirà a breve.&lt;br /&gt;Gli amici che hanno trasportato i pacchi devono essere tanto stanchi, ma anche tanto felici per l’opera missionaria che stanno compiendo nella loro terra. Sono i pacchi con quaderni, matite, colori e altro, raccolti in tutta Italia, frutto della raccolta organizzata dalla nuova onlus “Amici di Bissau” di Foggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 aprile&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-onwSNK70fGk/ToX2gg18SbI/AAAAAAAAA84/-Urzob1tD6c/s1600/43.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="299" width="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-onwSNK70fGk/ToX2gg18SbI/AAAAAAAAA84/-Urzob1tD6c/s400/43.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;A Foggia il container con il materiale scolastico per i bambini è pieno. Lascio a una delle persone che hanno svolto questo importantissimo (e faticoso) lavoro la condivisione di quello che accade:&lt;br /&gt;Rosa (Segezia, Foggia): “Oggi il container è stato caricato ed è partito per Napoli, da lì partirà per l'Africa ed entro un paio di mesi i nostri bimbi avranno quaderni, penne, matite, sapone e spero tanta gioia! Abbiamo tutti firmato il container con un pennarello indelebile, come sarà indelebile per me ogni singolo minuto di fatica per fare i pacchi, caricarli, scaricarli, ricaricarli, riscaricarli e ricaricarli.... Sono avanzate 4 pedane pronte per il prossimo container: le abbiamo già ricaricate e scaricate!!! Fatica ma gioia!!! Ci siamo fatti sentire anche nel magazzino e il grido di soddisfazione, quando siamo riusciti a riempire anche il più piccolo spazio e il container è stato chiuso, si è sentito fino a Bigene! Bimbi, non conosco i vostri nomi né i vostri volti, ma già immagino il sorriso che farete quando vi saranno consegnati questi doni! Spero di poter venire, un giorno, per conoscervi, per capire come, con poco, riuscite, a volte, a essere più felici di noi che abbiamo molto di più! Oggi, però, sono felice anch’io!!!”.&lt;br /&gt;Sergio (Foggia): “Carissimi benefattori, oggi 15 aprile 2011, il container carico di materiale didattico… e speranze è partito alla volta di Bigene (Guinea-Bissau). Mi sento in dovere, a nome della Onlus “Amici di Bissau” che rappresento e di cui sono presidente, di ringraziarvi per la collaborazione ed il sostegno che, in vari modi, avete espresso nei confronti della scuola della missione di Bigene e villaggi limitrofi, dove opera la Diocesi di Foggia-Bovino, attraverso padre Ivo Cavraro, missionario fidei-donum, e le Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù. Bigene si trova nel centro-nord della Guinea Bissau, stato dell’Africa Occidentale tra i più poveri al mondo con una persistente precarietà politica-amministrativa, al confine con il Senegal, in una zona senza energia elettrica, con strade percorribili solo con il fuoristrada, all’interno della foresta sub-sahariana, in cui l’unica attività di sostentamento è la pesca nei fiumi e la coltivazione di riso. L’azione formativa intrapresa nella missione cattolica, accanto all’azione sanitaria, all’educazione agricola e all’evangelizzazione, è di primaria importanza per un possibile futuro sviluppo di questa popolazione. Un grazie di cuore da parte di padre Ivo Cavraro e dei tanti bambini della Diocesi di Bissau che troveranno grande aiuto da questa raccolta. Il presidente di “Amici di Bissau” onlus, Sergio Triglione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 aprile&lt;br /&gt;Nella Cattedrale di Bissau partecipo alla Messa Crismale, con il rinnovo delle promesse sacerdotali, assieme a tutti i sacerdoti e i missionari della diocesi di Bissau. Ho rinnovato! Non mi servono gli auguri, ma una preghiera perché sia sempre fedele.&lt;br /&gt;Daniela (Foggia): “Considerando che le preghiere non devi chiederle, perché già le hai, chiedi pure gli auguri.... AUGURI!!!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-joYLlCY6R34/ToX3M7FMUjI/AAAAAAAAA9A/la65RbG8iac/s1600/IMG_0365%2B%25281080%2Bx%2B663%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="246" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-joYLlCY6R34/ToX3M7FMUjI/AAAAAAAAA9A/la65RbG8iac/s400/IMG_0365%2B%25281080%2Bx%2B663%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;379! Sono i pacchi di quaderni, matite, colori, gomme, temperini, sapone che sono stati confezionati a Segezia, per essere spediti alle scuole dei villaggi del nord Guinea-Bissau. Gli “Amici di Bissau” hanno compilato anche una lista dettagliata: 79 pacchi di sapone, 24 di matite, 16 di penne, 8 di gessi, 20 di colori, 11 di gomme, 15 di album e righelli, 6 di temperini, 8 di astucci, zaini e palloni, 58 di quaderni a righe, 26 di quaderni a quadretti, 78 di quaderni tagliati, 17 di quadernoni a righe, 13 di quadernoni a quadretti. Un grazie particolare va a Mara Tomaiuolo per la precisa opera di catalogazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 aprile&lt;br /&gt;GIOVEDÌ SANTO: i miei auguri a tutti gli amici sacerdoti che oggi rinnovano le promesse sacerdotali e celebrano la Cena del Signore. Il nostro sacerdozio è il sacerdozio di Cristo in questo mondo: lo Spirito ci renda fedeli e forti.&lt;br /&gt;Oggi ho anche una bellissima notizia bella e una brutta notizia brutta. &lt;br /&gt;La bellissima notizia bella è che ad agosto verranno a trovarmi due seminaristi di Foggia (non so ancora da chi accompagnati, ma vi lascio immaginare...). È una gioia grande! La brutta notizia brutta è che segezia (la mia macchina) oggi si è distratta, e invece di camminare per la sua strada, è andata a "baciare" un albero!!!! I danni sono rilevanti. Non ero io a guidare, ma suor Merione, che non si è fatta niente, grazie a Dio. Come si dice, visto che anche le suore (quelle di Bigene) appartengono al genere umano femminile, “donna al volante....”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 aprile&lt;br /&gt;PASQUA DEL SIGNORE. Celebrare la Pasqua con la maggioranza di non battezzati presenti in chiesa (più di 9 su 10 non sono battezzati), e poi uscire dalla chiesa e incontrare il capo-villaggio di Bigene, uomo-anziano e musulmano, che mi aspetta per farmi gli auguri di Pasqua… è proprio una bella Pasqua, cari amici! La Pasqua a Bigene!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 aprile: &lt;b&gt;ventisette anni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;27 anni oggi. Sono 27 anni di offerta della mia vita nelle mani di Gesù, il Signore. Ringrazio profondamente mio papà Angelo e mia mamma Michelina: sono stati loro a trasmettermi la fede dentro le mura di casa. Ringrazio le famiglie di Cervarese S. Croce (Padova) che mi hanno alimentato dei valori cristiani, sotto la guida sapiente dei parroci don Angelo e don Dino. Ringrazio gli educatori salesiani del Don Bosco di Verona, in particolare don Giovanni, per la formazione umana e cristiana che hanno trasmesso alla mia gioventù. Ringrazio gli educatori del Seminario di Padova e i miei compagni di Seminario: anni intensi d’insegnamenti, di preghiera, di condivisione. Ringrazio mons. Giuseppe Casale e don Francesco che hanno completato, con la loro amicizia e il loro esempio, la mia ultima preparazione. Il 25 aprile 1984, a Cervarese S. Croce, in un clima di grande fede e gioia, sono diventato sacerdote. Sono 27 anni vissuti a Vallo della Lucania (Salerno), a Foggia e ora a Bigene (Guinea-Bissau). Che il Signore benedica le comunità dove mi ha collocato come pastore: S. Maria delle Vittorie (Massa della Lucania), Immacolata di Fatima (Segezia), S. Ciro (Foggia), ancora Immacolata di Fatima, e adesso Sacro Cuore a Bigene. Che il Signore possa continuare a benedire il mio sacerdozio in questa missione africana. Che il Signore benedica te che stai leggendo. Il Signore è fedele: aiutami a rispondere con fedeltà al suo amore.&lt;br /&gt;Mario (Foggia): “Ringraziamo Iddio per l'ispirazione che ha messo nel tuo cuore. Grazie ai tuoi genitori per la fede che ti hanno inculcato e grazie a te che hai seguito la vocazione scaturita nel tuo animo”.&lt;br /&gt;Felicia (Barlassina, Milano): “Ringraziamo Gesù, che ti ha chiamato a condividere il suo sacerdozio. Ringraziamo te, che rispondi di sì. La tua vita continui, sicura e forte, a spendersi per il Vangelo, per il bene di tutti noi”.&lt;br /&gt;Emanuela (Segezia, Foggia): “Tanti auguri perché il tuo cuore continui a rispondere sì alla Persona più grande alla quale l'hai detto 27 anni fa. Un abbraccio ai "bambini del sorriso"”.&lt;br /&gt;Rita (Segezia, Foggia): “Auguri don Ivo, il Signore ti ha fatto missionario dall'inizio e continua a benedire il tuo sacerdozio forse oggi più che mai”.&lt;br /&gt;Sandra (Foggia): “Tu hai ringraziato tante persone che ti hanno portato a essere sacerdote. Noi ringraziamo il Signore per il dono che ci ha fatto di averti avuto come nostro pastore e per tutto quello che ci hai insegnato che noi custodiamo nel nostro cuore. Il Signore ti doni la forza e ti sostenga col suo immenso amore di Padre per rispondere sempre con fedeltà alle sue chiamate. Che il Signore benedica te e la tua missione africana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 maggio: &lt;b&gt;GIOVANNI PAOLO II BEATO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-CDrXIJIVwJw/ToX0PcbQfqI/AAAAAAAAA8o/PxAT_aSfjZs/s1600/5%2B%2528766%2Bx%2B1152%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-CDrXIJIVwJw/ToX0PcbQfqI/AAAAAAAAA8o/PxAT_aSfjZs/s400/5%2B%2528766%2Bx%2B1152%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Questo è un giorno speciale per tutta la Chiesa. Speciale per tutta l’umanità. Oggi è un giorno speciale anche per me, uno dei giorni più belli della mia vita. Giovanni Paolo II è proclamato Beato. Il Papa della mia maturità cristiana: ero da poco entrato nel Seminario Teologico di Padova quando è stato eletto Papa. Ha segnato la mia vita come pochi altri. Posso affermare con assoluta certezza che le sue parole, oltre al suo esempio di vita, mi hanno guidato con precisione nel cammino cristiano e sacerdotale, e se adesso sono missionario in Africa, è anche per la precisione delle sue esortazioni, come quella sulla “permanente validità del mandato missionario” della Chiesa: “La missione è un problema di fede, è l'indice esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi” (Redemptor missio, 11).&lt;br /&gt;Devo rinunciare a vedere qualsiasi immagine della grande celebrazione in piazza San Pietro: la mancanza di collegamento televisivo, e la linea internet debole, non mi permettono di contemplare quanto sta accadendo. Forse oggi posso dire, per la prima volta, che la televisione mi manca (sarà solo per oggi!). Ma ho tanti amici che sono lì, in San Pietro, e che certamente, in qualche modo, mi rendono presente davanti a questo evento mondiale. Grazie amici. E grazie soprattutto a Giovanni Paolo II. Il Signore l’ha mandato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 maggio&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-xxYapULzA5k/ToX4eYzqD8I/AAAAAAAAA9I/5JdOgLBLpbM/s1600/bea_01_672-458_resize.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="266" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-xxYapULzA5k/ToX4eYzqD8I/AAAAAAAAA9I/5JdOgLBLpbM/s400/bea_01_672-458_resize.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Chiedo agli amici ritornati da Roma, dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II: “Come ti senti?”. Le risposte mi donano tanta gioia e pace.&lt;br /&gt;N. N.: “Non mi crederai, ma ho pianto come un bambino e sono tornato ancora più consapevole che non c'è salvezza alcuna fuori della Chiesa di Cristo!”.&lt;br /&gt;Pino (Foggia): “Anch’io ho pianto quando è stato scoperto il quadro. Come se una persona tanto amata fosse di nuovo in mezzo a noi... come se si fosse manifestato a tutti per ringraziarci di essere li, per dire ai giovani: “Forza, perché siete il futuro del mondo!”. Come se Cristo, attraverso il suo volto, in quel quadro, avesse voluto dirci quanto ci ama”.&lt;br /&gt;Monica (Foggia): “Non ho visto quasi niente perché le bandiere polacche hanno invaso Roma. Non ho sentito quasi niente perché in piazza Risorgimento l'amplificazione ha lasciato molto a desiderare. Ma è stata un’emozione senza pari, indescrivibile. Ho percepito tutto l'amore, la gratitudine, la letizia, la passione, la fede di cui era pieno Giovanni Paolo II. Ho visto il popolo che lui ha generato mettendosi completamente nelle mani della Madonna. Questa è la cosa che mi sono portata a casa. Tanti tanti tanti, una città come Roma invasa da gente di tutte le età che, in maniera sorprendentemente composta, era lì per rendere testimonianza di ciò che la passione a Cristo può generare. Giovanni Paolo II è proprio l'esempio di un uomo che non è stato impotente di fronte al potere, ma, rivestito, ricolmo di Cristo, ha cambiato il mondo. Questo ho visto a Roma ieri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 maggio&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6BVqXGLn4_w/ToX5pbbZq2I/AAAAAAAAA9Q/RI8wSB-bUmc/s1600/IMG_0260%2B%2528542%2Bx%2B596%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="364" src="http://2.bp.blogspot.com/-6BVqXGLn4_w/ToX5pbbZq2I/AAAAAAAAA9Q/RI8wSB-bUmc/s400/IMG_0260%2B%2528542%2Bx%2B596%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel villaggio di Barro sono nati Ivo (9) e Ivo (10). Immaginate la mia gioia.... sono già 10!!!!&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--O0uPRw98Bg/ToX6FxEkfGI/AAAAAAAAA9Y/rPDU7XOHDS8/s1600/IMG_0063%2B%2528656%2Bx%2B726%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="361" src="http://3.bp.blogspot.com/--O0uPRw98Bg/ToX6FxEkfGI/AAAAAAAAA9Y/rPDU7XOHDS8/s400/IMG_0063%2B%2528656%2Bx%2B726%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ho chiesto al papà di Ivo 10 perché ha scelto questo nome, visto che da poco è nato Ivo 9 e che nei villaggi non si usa mettere un nome che un’altra persona già porta. Sapete che cosa mi ha risposto il papà?&lt;br /&gt;Clara (Foggia): “Per colpa di don Ivo... stanno cambiando le tradizioni”.&lt;br /&gt;Nina (Foggia): “E vabbè, ma mò basta! Scusa, ma se poi uno chiama al figlio, va a finire che rispondono 10 bambini!... No, non è vero, sono invidiosa!”.&lt;br /&gt;Don Ivo: “Il papà ha risposto: "Mio figlio è nato il giorno anniversario che tu sei diventato Padre: deve chiamarsi Ivo per forza!!!!". Bella risposta, vero?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 maggio&lt;br /&gt;Il primo temporale africano è previsto fra tre giorni (in ritardo di due giorni): lo aspetto come si attende un carissimo amico che viene a ristorare con la sua presenza...&lt;br /&gt;Questi temporali africani creano notevoli problemi alla praticabilità delle strade (alcuni dei miei villaggi rimangono totalmente isolati per tutta l'estate), ma l'acqua che arriva (non piove da ottobre) è una reale benedizione: il riso, cibo fondamentale in Guinea-Bissau, ha bisogno di tanta acqua, e tutta la natura, e gli animali, hanno bisogno di quest’acqua. E poi, dovresti vederlo: quando sta per arrivare, lo senti sulla pelle! Cominci a sudare forte, per l’umidità che diventa altissima, e capisci che lui sta arrivando… e quando arriva, tutto riprende vita. È una meraviglia della natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 maggio&lt;br /&gt;Alle 4.20 di questa notte arriva la prima pioggia.... bella, fresca, amorevole.... Arriva con sette giorni di ritardo, ma arriva finalmente!!! Ringrazio tutti gli amici che hanno dimostrato la loro condivisione con i loro riti propiziatori, in modo particolare Francesca e Mario. Se stanno ancora facendo le piroette, ditegli di fermarsi!&lt;br /&gt;Oggi termino di compilare le schede di adozione dei bambini della scuola della missione di Bigene e delle scuole dei villaggi di Farea e Suar. In tutto sono 120 adozioni !!!! Un grande grazie a tutti gli amici che hanno aderito. Non è un lavoro semplice: fotografare i bambini, compilare le schede con le foto e i dati personali, spedire in email ai benefattori che hanno chiesto l’adozione richiede molto tempo. Però, è una bella soddisfazione!!!&lt;br /&gt;Maria (Foggia): “La mia piccola amica si chiama Maisa, è una bella brunetta, occhi vispi e sorriso disarmante... inutile dirvi l'emozione che ho provato nel vedere la sua foto... già le voglio un gran bene”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 maggio&lt;br /&gt;Il container con il materiale raccolto per i bambini arriverà a Bissau il 4 giugno! Oggi distribuisco a più di 100 bambini della scuola di Ponta Nobo (dove ho iniziato da poco l’evangelizzazione) matite, temperini e gomme (i quaderni li ho finiti): sono stupefatti nel vedere i colori variopinti di questi semplici strumenti scolastici. Anche i loro genitori! Vorrei farvi vedere la loro gioia...&lt;br /&gt;Nicola (Potenza): “Immagino. Le persone semplici si stupiscono con poco, e quel poco è grande cosa per loro. Noi non apprezziamo abbastanza ciò che abbiamo!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 giugno&lt;br /&gt;Dopo la S. Messa nella cappellina delle suore, mi gira la testa e sento che perdo le forze. Immediatamente mi butto su di un letto. Malaria. Malaria 3. Non forte come le prime due, ma sempre una brutta bestia!&lt;br /&gt;Questa volta non vado in ospedale, rimango a Bigene. Non ho né la forza né la voglia di farmi portare in macchina fino a Bissau. I sintomi sono chiari: è proprio malaria, non occorrono le analisi. Inizio subito la cura Rosa, niente dottori!!!! In realtà, suor Rosa si mette subito in contatto con suor Romana di Ingoré, grande esperta di cure contro la malaria. Senza offesa per tutti i miei amici dottori d’Italia, ma ne sanno più loro di malaria! La febbre mi sale altissima in pochi minuti, le suore mi ricoprono con cinque-sei coperte perché ho freddo (non ci crederete, ma ho proprio freddo, nonostante il caldo africano di questi giorni!), iniziano altri segnali malarici che vi risparmio…. Insomma, dopo più di due anni, è tornata a trovarmi questa brutta bestia. Ma questa volta sono più preparato: passerà più velocemente! Ho troppe cose importanti a cui pensare in questo mese, prima della pausa estiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 giugno&lt;br /&gt;Questa mattina vado meglio. Sono anche riuscito a dormire un poco, durante la notte. La febbre è diminuita. Ci vorrà tempo ..... Grazie a tutti per la vostra "variegata" partecipazione alla mia terza malaria!&lt;br /&gt;Giuseppe (Segezia, Foggia): “Ma come devo fare con te! Hai combattuto contro i cobra e ti sei fatto fregare dalle “zambane”! Ti facevo un eroe! Vieni a Segezia, ti curo io: ho una terapia a base di verdure e ortaggi: fa miracoli! Scherzi a parte don, questa malattia è per la salvezza, per l'amore gratuito, per quel bimbo che hai in braccio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuo a recuperare. La medicina antimalarica che prendo è il "Coartem 20/120". Ma la cura completa si chiama "cura Rosa": l'esperienza di suor Rosa, assieme alle altre suore Oblate di Bigene, si dimostra una cura potente assai!!!!!&lt;br /&gt;Mara (Foggia): “Suor Rosa santa subito!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 giugno&lt;br /&gt;La cura prosegue e continuano anche i miglioramenti.&lt;br /&gt;Il vero dramma della malaria è che ci sono persone che muoiono a causa di questa infezione. E tante! Dove arriviamo con l’evangelizzazione, spieghiamo continuamente che bisogna usare la zanzariera, soprattutto per proteggere i bambini e le partorienti. Quanti bambini nascono morti.... E se arriva la febbre, subito urge arrivare alla missione, o ai centri autorizzati, dove si distribuiscono quasi gratis (grazie alla Caritas Internazionale) le medicine che provengono dalla Svizzera, come quelle che sto prendendo io. Ma nei villaggi dove non arrivano questi messaggi, si affronta la malaria con le cure tradizionali, che a volte sono efficaci, altre volte no. E dopo settimane di febbre, le persone muoiono. Io ho avuto la febbre solo per due giorni, e pericolosa solo il primo giorno. Quanto sarebbe importante spingere tutti verso la ricerca del vaccino antimalarico. Sappiamo anche che la malaria esiste soprattutto nei paesi poveri...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 giugno&lt;br /&gt;La ripresa continua: riesco anche a celebrare la S. Messa nella festa dell'Ascensione. Alla fine sono stanchissimo, e senza voce, ma va bene così. La malaria mi ha lasciato un senso di nausea nel corpo: è come se avessi bevuto un secchio di caffè!&lt;br /&gt;Inter (Roma): “Com'è l'effetto d’aver bevuto un secchio di caffè? Io, una quindicina al giorno, me li bevo. Quasi quasi mi faccio pungere anch'io da qualche zanzara malarica!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 giugno&lt;br /&gt;La malaria 3 sembra quasi superata. Il recupero procede più veloce del previsto, e domani, se le forze tengono, andrò al villaggio di Bambea (è vicino) per l’evangelizzazione. Devo incontrare i catecumeni che non vedo da mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 giugno&lt;br /&gt;Niente uscita: la batteria di segezia ha detto che è stanca, e si vuole riposare. Domani uscirò con l'asino!&lt;br /&gt;Arriva una notizia importantissima: “La Guinea-Bissau proibisce la mutilazione genitale femminile”. È il Parlamento che ha approvato questa legge: ora si tratta di vedere come applicarla, dato che questa mutilazione è normalmente praticata nei riti di iniziazione che quasi tutte le donne compiono.&lt;br /&gt;Pensate che in questo Parlamento vi sono parlamentari analfabeti (compreso quello di Bigene). Questo è un passo grandissimo. Forzato dalle indicazioni degli organismi internazionali (ogni tanto si fanno sentire sui diritti dell'umanità) che minacciavano di tagliare alcuni aiuti. L’applicazione? Impossibile! Chi andrà mai a pagare la polizia per far applicare questa nuova legge? Nessuno! (È il caso di Bigene: la polizia si muove se è pagata dal privato. Dallo Stato non riceve nulla: e quindi, immaginate la corruzione...) La mutilazione avviene all'interno dei riti del “fanado”: nessun estraneo può parteciparvi, e non cambierà nulla. Solo l’evangelizzazione e la comunicazione dei valori della vita potranno cambiare qualcosa, in tanti anni.... Comunque sono molto felice di questa legge. È un punto di partenza reale!&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la scelta dei valori della vita, non dimentichiamo che noi Europei, in un passato che non è lontanissimo (e il Portogallo di allora fa parte dell’Europa di adesso), non siamo stati maestri!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 giugno&lt;br /&gt;Sono arrivate le cicale!!!! Hanno iniziato il loro concerto: simpatici i primi 5 minuti, poi capisco che mi devo preparare ad una notte in bianco! Vivranno alcuni giorni, finché gli altri animali le stermineranno.... Io amo gli animali, ma fino ad un certo limite: queste sono migliaia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 giugno&lt;br /&gt;Il container con il materiale per le scuole, arrivato al porto di Bissau il 4 giugno, è finalmente sdoganato e trasportato nella Curia di Bissau! Dio sia lodato! Ora devo organizzare il trasporto da Bissau a Bigene: non è cosa da poco!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 giugno: &lt;b&gt;il piccolo Amidu e il Paradiso&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Amidu gioca dietro casa, con altri bambini del villaggio di Facam. È un bravo bambino di tre anni, con il papà e la mamma partecipa sempre alla catechesi dei catecumeni e alla S. Messa del villaggio. Riceverà anche lui il battesimo, tra qualche mese, quando anche i suoi genitori riceveranno il sacramento.&lt;br /&gt;Vede che qualcosa si muove dentro il tronco di un albero secco. Curioso, come sono curiosi tutti i bambini del mondo, infila la mano…. &lt;br /&gt;Il cobra lo morde su due punti del braccio. Amidu corre a casa gridando: “Adesso muoio! adesso muoio!”. I genitori, nell’agitazione del momento, si lasciano prendere dalle parole di un conoscente che consiglia con forza di trasportare il bambino da un “curandero” del villaggio vicino. Questi “curanderi”, molto diffusi in Guinea-Bissau, mischiano medicine tradizionali con tanta superstizione. A volte le medicine tradizionali funzionano. Ma per il veleno che un cobra inietta nel sangue, ci vuole solo la medicina che si trova nei centri di salute, dopo aver bene applicato la pietra nera sulla ferita (una pietra ricavata da un osso di bue bruciato, che ha particolari capacità di assorbire il veleno dal sangue). La cura tradizionale non dà alcun effetto, Amidu perde conoscenza e dopo poche ore lascia questa terra.&lt;br /&gt;Informato, mi reco a Facam per portare la mia parola di conforto. Hanno già compiuto la cerimonia del funerale (quando muore un bambino, il funerale si fa subito, senza aspettare). Il papà mi accompagna sul luogo dove il suo bambino è stato sepolto, per una preghiera. Poi mi fa vedere il tronco dove era nascosto il cobra, e anche il cobra, che è stato preso e ucciso dagli uomini del villaggio.&lt;br /&gt;Ritorno alla loro casa, e chiedo di parlare a tutti. La mamma esce di casa: si vede che ha pianto a lungo, nascosta agli occhi degli altri (non si piange in pubblico, per la mia gente sarebbe segno di grande debolezza). Mi viene la voglia di alzare la voce e di accusare tutti gli adulti di mancato soccorso verso Amidu. Sarebbe bastata una telefonata a Bigene, e sarei corso con l’antidoto. Sarebbe bastato mettere il bambino su una bicicletta, dopo aver stretto forte il braccio con un laccio, e arrivare a Bigene. Sarebbe bastato ricordare tutti gli avvisi che tante volte lasciamo ai cristiani: “I “curanderi” non possono curare tutto, dovete praticare le cure con le medicine distribuite dalla missione…”.&lt;br /&gt;La mamma di Amidu tiene la testa bassa, con i suoi occhi non vuole incrociare lo sguardo di nessuno. È il suo atteggiamento sofferente che mi fa misurare le parole. A che serve, adesso, arrabbiarmi? Chiedo ai presenti di pregare con me, chiedo ai musulmani di ascoltare le parole della mia preghiera e di pregare nel loro cuore. Così, quasi sottovoce, inizio una preghiera in cui chiedo a Dio di confortare i genitori di Amidu, e i suoi due piccoli fratelli. Arrivano persone anche dalle altre case, tutti ascoltano in un profondo silenzio. Il catechista Uié è sconfortato: lui non era presente quando è successo. Se fosse stato al villaggio, il bambino sarebbe arrivato di sicuro a Bigene. Gli dico di aspettare domenica, prima di parlare. Noto che si è formato un clima di profonda comunione tra le persone, unite nel conforto ai genitori e nel dispiacere per la scomparsa del bambino. Noto anche che vi è una grande rassegnazione, come una offerta dolorosa, ma sentita, a Dio, della vita di Amidu. Adesso è nelle mani di Dio. Non ha più dolori.&lt;br /&gt;Invito i cristiani alla prossima celebrazione della S. Messa domenicale, nel villaggio: faremo una preghiera speciale per tutti i bambini, chiederemo assieme che tutti i bambini siano protetti dal Signore! Sono tutti d’accordo, anche i musulmani affermano che è una cosa buona.&lt;br /&gt;La domenica seguente la piccola chiesetta del villaggio è piena di fedeli: hanno portato tutti i loro bambini! Durante l’omelia cerco di spiegare come la vita sia ininterrottamente nelle mani di Dio. Mi sento sempre inadeguato a predicare durante i funerali, avverto che le mie parole non trasmettono sufficientemente quella fiducia piena che dobbiamo avere in Dio che ci è Padre.&lt;br /&gt;Dopo la Comunione, chiedo ai genitori di Amidu di avvicinarsi all’altare assieme agli altri due piccoli figli. Prego sui due bambini, chiedendo la protezione di Dio sulla loro vita, e che Dio li possa allontanare da ogni pericolo e da ogni male. Lo faccio con parole molto semplici, affinché tutti possano comprendere, usando alcune espressioni del “Padre Nostro”. Poi invito gli altri genitori ad avvicinarsi, presentando i loro figli per la stessa preghiera. Si forma una specie di processione dentro la chiesetta: con ordine, senza fretta, tutti i genitori si avvicinano con profonda partecipazione alla preghiera che tutti assieme ripetiamo su ogni bambino.&lt;br /&gt;Quando tutti i genitori hanno presentato i loro figli, mi accorgo che ci sono anche altri bambini che non hanno ricevuto questa particolare benedizione. Il catechista mi fa capire che i loro genitori non sono in chiesa perché non sono cristiani, ma hanno ugualmente mandato i loro bambini a ricevere la preghiera del sacerdote. Mi viene da pensare che alcuni di questi bambini, forse, sono figli di musulmani. Ma che importa? Dio è Padre di tutti, e una preghiera per loro la faccio volentieri. Se loro sono qui, sarà pure per un desiderio buono verso Dio!&lt;br /&gt;Terminata la celebrazione, chiedo a tutti i presenti di fermarsi in chiesa: con me è venuto Joaquim, che lavora nel Centro di Recupero Nutrizionale della missione di Bigene. Alcune mamme stanno per scappare fuori, ma trattengo tutti gli adulti, solo i bambini possono uscire. Tutti devono ascoltare con grande attenzione le parole di Joaquim su come ci si deve comportare quando una persona è morsa da un cobra. Dovrebbero già conoscere queste informazioni, ma è meglio ripeterle con maggiore forza, proprio adesso che è accaduto il grave fatto al piccolo Amidu. Le parole di Joaquim trovano tutti i presenti molto attenti e partecipi. I consigli dati, con l’esperienza di Joaquim, sono certamente più efficaci delle mie raccomandazioni.&lt;br /&gt;Terminata quest’attenta informazione, quelle mamme che stavano uscendo in fretta al termine della S. Messa scappano di corsa. Immagino che abbiano fretta per andare a cucinare il riso, la celebrazione è stata più lunga del solito. Invece, con mio grande stupore, dopo pochi istanti rivedo le stesse mamme ritornare in chiesa, ma con in braccio altri bambini piccoli. Sono andate a prenderli di corsa nelle proprie abitazioni, dove li avevano lasciati a dormire. Non vogliono perdersi la benedizione!&lt;br /&gt;Quando finalmente esco dalla chiesetta del villaggio, una luce forte e intensa mi riempie. È normale, siamo in Africa! Ma in questo momento è come se ci fosse una luce diversa: vedo tantissimi bambini felici, anche i genitori di Amidu sono più sereni, e nessuno scappa verso casa per cucinare il riso, mi vogliono salutare e ringraziare. Mi sembra quasi di vedere una nuova luce nel villaggio. Forse è la luce di Amidu, che dal Paradiso vuole anche lui, in qualche modo, proteggere i suoi piccoli amici di Facam!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici che leggete: avrei voluto raccontarvi questa storia quando è accaduta, a giugno, e trascriverla su facebook. Non ci sono riuscito allora: era troppo forte il mio coinvolgimento in questi fatti. Ci sono riuscito adesso, ma a fatica. Anch’io ho un cuore di carne. Che gioisce quando c’è da gioire, che soffre quando c’è da soffrire. &lt;br /&gt;Amidu! Tu stai di sicuro in Paradiso, perché sempre venivi alle catechesi e alla S. Messa, anche se, a soli tre anni, non potevi capire. Adesso che comprendi tutto, cerca di far qualcosa, anche tu, per proteggere non solo i tuoi piccoli amici di Facam, ma anche tutti i bambini di Bigene, e della Guinea-Bissau. Anche i bambini che sono nelle case di chi sta leggendo la tua storia in questo momento!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 giugno&lt;br /&gt;Ho terminato adesso l'ultima catechesi di quest’anno ai giovani di Bigene. Dovrei essere felice di aver terminato un lungo anno di annuncio, ma mi rimane una vena di tristezza: sono qui per annunciare Cristo Salvatore delle genti, e rimanere fino ad ottobre senza evangelizzare non mi lascia contento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 giugno&lt;br /&gt;Buone notizie! Sono riuscito a organizzare il trasporto del container da Bissau a Bigene per lunedì prossimo, 4 luglio. Non è stato semplice, ma ci sono riuscito (leggi: bisognava oliare qualcuno, pratica mondiale...). Adesso viene il difficile: sarebbe cosa buona che le piogge si fermassero. Ma chiedere questa grazia al buon Dio, in tempo di grandi piogge africane..... Mi sa che non ascolta....&lt;br /&gt;Altra buona notizia: dopo la visita del Primo Ministro a Bigene (!?!), sono iniziati i lavori per livellare la strada da Ingoré a Bigene!!! Mi sembra quasi un miracolo. La prossima volta inviterò a pranzo il Primo Ministro..... spaghetti al pesto, pesce al forno con olio del Tavoliere e insalata di mango in succo di pesca. Mi sto specializzando per gli amici che ospito a foggia (il nome della mia casa...)!&lt;br /&gt;Francesca (Foggia): “Dovresti mandare questa notizia al Consiglio Comunale di Foggia... magari si vergogneranno per come tengono le nostre strade!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 luglio&lt;br /&gt;Oggi è la festa del Sacro Cuore di Gesù: festa della missione di Bigene. Arrivano i cristiani da tutti i villaggi che ricevono l’evangelizzazione, e dalle missioni vicine di Samine e Temento (Senegal). È la festa anche delle Suore Oblate presenti a Bigene. Fateci gli auguri!&lt;br /&gt;Viviamo una bellissima celebrazione, con sette sacerdoti, presieduta da Padre Domingos Cá, Vicario Generale della diocesi di Bissau. Ed è una gioia profonda vedere i nuovi fedeli provenienti dai villaggi che ho iniziato a evangelizzare quest’anno! I giovani di Bigene offrono il pranzo agli altri giovani, e i nuovi amici cristiani vengono a casa mia, in cerca di una Croce da portare sul loro petto. Sono cristiani, e lo vogliono far vedere!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 luglio&lt;br /&gt;Alcuni amici mi chiedono come funzionano i container per Bigene. Per prima cosa occorrono i soldi per l’acquisto del container e la spedizione (Foggia-porto italiano-Bissau-Bigene: circa 6.000 euro). Il container viaggia pieno di materiale: nel secondo container arrivato a Bissau, oltre ai mobili per la casa dei volontari, sono entrati anche molti pacchi di materiale personale (cibo, indumenti), e soprattutto materiale per le scuole dei bambini. Nel prossimo container potrà entrare ancora materiale utile alla missione: cibo per i bambini delle scuole, lavagne, biciclette e altro. A tutt’oggi non posso dire quando sarà realizzato il prossimo container: speravo di poter progettare la spedizione per la fine dell’anno 2011, ma mi mancano, come dire…. gli euri necessari!!! Non perdiamo le speranze: in tante occasioni, quando mi servivano degli aiuti per il mio prossimo, il Signore mi ha fatto trovare quello che mi serviva. Sono certo che anche per il prossimo container troverò il necessario. Se qualche amico ha qualche idea….&lt;br /&gt;Giovanni (Torino): “Ma i 6000 euro del container in dirittura d'arrivo come sono stati pagati?”.&lt;br /&gt;Don Ivo: “Bella domanda di Giovanni: sono stati pagati con le offerte ricevute dagli amici.... e così è stato anche per la casa, il suo arredo, la macchina e altro. Le offerte ricevute sono state usate per tutto questo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri il buon Dio non ha ascoltato le mie preghiere (vado a prendere il container a Bissau; chiedevo che non piovesse…), ma le preghiere della mia gente: è scesa una pioggia così forte che si sono allagate tutte le strade. Non posso più andare a celebrare nei villaggi. Dove non arriva segezia, per l’acqua, potrò ritornare solo a fine ottobre. Mi dispiace non incontrare queste persone per tanto tempo. Così è la vita a Bigene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 luglio&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oYfh-fOt9Ig/ToX1bXQGTOI/AAAAAAAAA8w/RDjWIKWIAco/s1600/IMG_0338%2B%2528701%2Bx%2B581%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="332" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-oYfh-fOt9Ig/ToX1bXQGTOI/AAAAAAAAA8w/RDjWIKWIAco/s400/IMG_0338%2B%2528701%2Bx%2B581%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Finalmente, dopo tanti tentativi per trovare chi fosse disponibile a trasportare il container da Bissau a Bigene, posso arrivare a Bigene con il container! Il viaggio va bene fino all’ultimo chilometro: il camion con il container riesce a superare tutti gli ostacoli, incluse alcune buche con tantissimo fango. Poi, sulla discesa dell’ultimo villaggio, il percorso accidentato crea un movimento scomposto che rompe i ganci che bloccano il container al camion. Il container fuoriesce di una ventina di centimetri dal camion, che si è bloccato in pendenza e in discesa. Il conduttore non vuole proseguire: ha troppa paura. Figuratevi io… La soluzione potrebbe essere quella di svuotare il container in mezzo al bosco, e poi spostare il container con la piccola gru del camion. Ma non può essere una soluzione: sotto l’acqua, perderei tutti i quaderni per i bambini, e rovinerei tutto il resto. E come recuperare, poi, il materiale e il container stesso?&lt;br /&gt;Fingo di essere un esperto camionista spiegando al conduttore che si deve “imbragare” il container al camion, e procedere molto lentamente. Mi crede! Signore perdonami…. mi devo pure confessare mò! Chiamo i ragazzi del villaggio che mi danno una mano a spalare la terra e il fango e a legare il container al camion. Poi, piano piano, ripartiamo. Ho il cuore in gola e gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore: l’imbragatura tiene!&lt;br /&gt;Arrivati a Bigene, attraversiamo il paese molto lentamente: ho il terrore che un piccolo sobbalzo possa provocare un disastro, con le tante persone che vivono normalmente sulla strada. Sembra una processione da funerale: io davanti, che non ho certo una faccia sorridente, e tutta la gente che guarda seriamente il container legato al camion. È vero che qui se ne vedono di tutti i colori… ma questa, è una strana novità.&lt;br /&gt;Quando entriamo nel terreno della missione, mi viene da scoppiare a piangere per la contentezza. Il pensiero che tanto lavoro, compiuto da tanti amici, potesse andare tutto disperso in un attimo, mi aveva creato una tale preoccupazione che mi sentivo di esplodere per la tensione. Non esplodo io (che diamine! sono un missionario: devo contenermi!!!) ma esplode l’autista del camion: scende dal posto di guida e mi vuole abbracciare (proprio a me, che sono “allergico” a queste cose!) dicendomi: “Dio ti ha illuminato, Dio ti ha illuminato!”. Se sapesse la verità…. Però mi lascia un dubbio: vuoi vedere che il buon Dio sa usare anche gli asini come me???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 luglio&lt;br /&gt;Quando ti arriva un container in casa, le vacanze sono già finite....&lt;br /&gt;Le ventoline per raffreddare il computer funzionano!!! E la pasta biologica? Chi mi ha spedito questa novità? Per non parlare dei biscotti foggiani: freschi e abbondanti! Ne darò anche alle suore e ad altri missionari. E che dite della crema di mele con cannella e brandy della ROLUEMA? (pubblicità poco occulta....). Incredibile, ma vero..... c'è anche una scatola intera di asparagi.... cosa ne devo fare?&lt;br /&gt;Lo devo dire che lo devo dire! Come confeziona i pacchi zia Giovannina, non esiste nessuno! L’amore si trova lì dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 luglio&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-lYs52V23K2Q/ToX7apAGsoI/AAAAAAAAA9o/L6Y1ktKBq5Y/s1600/IMG_0374%2B%25281062%2Bx%2B1083%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="392" src="http://4.bp.blogspot.com/-lYs52V23K2Q/ToX7apAGsoI/AAAAAAAAA9o/L6Y1ktKBq5Y/s400/IMG_0374%2B%25281062%2Bx%2B1083%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Come faccio a dirvelo? Mi sento quasi in imbarazzo. Io ci provo! Dunque: nel villaggio di Bambea è nato IVO UNDICI ........ (la squadra è fatta!!!!!)&lt;br /&gt;Secondo giorno di apertura di scatole... Ma quante me ne avete mandate? un container?&lt;br /&gt;Che carini..... Sapete cosa mi hanno spedito per le lunghe e fredde (diciamo fredde....) serate invernali? L'Amaro Lucano! Per chi viene a Natale: ce lo beviamo assieme....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 luglio&lt;br /&gt;Terzo giorno da apriscatole: mi aspetto sorprese..... Cominciamo con un bellissimo Crocifisso astile, per la chiesa di Bigene: ci voleva! Poi apro la terza scatola di zia Giovannina: che vi posso dire? Nessuna come lei!&lt;br /&gt;Mara (Foggia): “Ma le scatole mie non le apri mai??? Sono tutte di Giovannina????”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 luglio&lt;br /&gt;I bambini della scuola del villaggio di Farea sono preoccupati e dispiaciuti. Avevano ricevuto una bellissima lavagna, proveniente da Foggia, e ne erano orgogliosi: la prima lavagna della loro vita! La scorsa notte una mucca è entrata nell'aula (la porta non si chiude), e quando ha capito che la scuola non era la sua casa, si è girata malamente ed ha tirato giù la lavagna, rompendola completamente. Questi sono i problemi delle nostre scuole!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 luglio&lt;br /&gt;Quarto giorno di apriscatole: comincio ad annoiarmi, ho scatole in tutta la casa....&lt;br /&gt;Bar Gabbiano (Capri): “Mi raccomando, fatemi avere informazioni per altre raccolte: siamo felicissimi di collaborare!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 luglio&lt;br /&gt;Termino di montare le scansie nel magazzino della cucina e nel vano batterie: l'esperienza del "campo" di Segezia è servita!&lt;br /&gt;Non ci crederete: c'è anche una scatola con le migliori mostarde d'Italia.... inizio a fare il menù per Natale! E poi, senza aspettarmelo, da una scatola mi salta fuori una bottiglia di Prosecco di Conegliano! Continua il menù per Natale: chi viene???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 luglio&lt;br /&gt;Un temporale violentissimo si è abbattuto su Bigene la scorsa notte: due ore terribili. Tanti amici hanno avuto danni sui poveri tetti delle loro case. L’acqua è entrata anche nel salone della scuola della missione, dove sono depositati i pacchi del container: non vi dico che sconforto.... Con i ragazzi rimuovo i pacchi rimasti asciutti. Tanti pacchi di quaderni sono bagnati. Che desolazione! Non vorrei scrivere questa notizia, pensando a quanto lavoro c'è stato dietro questi pacchi di quaderni... mi dispiace tantissimo.&lt;br /&gt;Spostiamo le scatole bagnate sotto il sole: l'acqua ha bagnato la parte a terra di una ventina di pacchi. Voglio provare a recuperare il loro contenuto. Non penso che tutto sia andato rovinato. Per le scatole con i saponi non mi preoccupo: il sapone liquido dovrebbe essere tutto in contenitori di plastica. Contiamo 35 scatole rovinate dall'acqua, ma non tutto è andato perso! Una scatola con 16 confezioni di 100 colori, ad esempio, non ha perso niente del suo contenuto. Discorso diverso per le scatole dei quaderni.... domani comincio ad aprire e selezionare. Questi pacchi di materiale scolastico saranno i primi da consegnare già alla scuola della missione di Bigene. Vi terrò aggiornati sulla distribuzione dei vari pacchi, statene certi.&lt;br /&gt;Daniela (Foggia): “Piove sul bagnato! Ne faremo altri di container, forza e coraggio! L’importante è che stiate tutti bene!”.&lt;br /&gt;‎&lt;br /&gt;26 luglio 2011&lt;br /&gt;Oggi sono già tre anni di Guinea-Bissau. Il mio bilancio dopo tre anni? Sono all'inizio!&lt;br /&gt;Fra altri tre anni, spero di potervi dire che ho fatto qualche passo….&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-4471838199054439093?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/4471838199054439093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/09/capitolo-15-beato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/4471838199054439093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/4471838199054439093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/09/capitolo-15-beato.html' title='Capitolo 15 - Beato'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-onwSNK70fGk/ToX2gg18SbI/AAAAAAAAA84/-Urzob1tD6c/s72-c/43.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-529959370818957643</id><published>2011-09-06T19:18:00.005+02:00</published><updated>2011-09-06T20:47:52.129+02:00</updated><title type='text'>storie di Bigene 4:  miracoli a Bigene</title><content type='html'>Domenica 4 settembre 2011. Uno dei giorni più belli della mia missione. Dopo la Messa nel villaggio di Barro, incontro una delegazione del villaggio di Saiam Balanta, guidata dal suo capovillaggio. &lt;br /&gt;Aspettavo questo incontro. Ho fatto visita per la prima volta al loro villaggio solo pochi giorni fa, in compagnia di don Marco, Sergio e Francesco. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-YVVWvHxbZVE/TmZqMEtnHuI/AAAAAAAAA7w/XXsGwGFooF0/s1600/SDC10366%2B%2528912%2Bx%2B474%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="208" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-YVVWvHxbZVE/TmZqMEtnHuI/AAAAAAAAA7w/XXsGwGFooF0/s400/SDC10366%2B%2528912%2Bx%2B474%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il villaggio si trova a nord di Barro, su una delle tante stradine che portano verso la frontiera con il Senegal. È stato un incontro meraviglioso: tutti gli abitanti che erano in quel momento nel villaggio si erano riuniti sotto il grande mango. Un cerchio interno per noi ospiti, i nostri accompagnatori di Barro e gli uomini anziani del villaggio; un cerchio esterno, più grande, con i giovani, le donne, i bambini. È stato un incontro di prima conoscenza, nel quale mi sono presentato, ho spiegato che vengo ogni settimana a Barro per l’evangelizzazione; ho chiesto qualcosa su di loro, in particolare sui bambini: se si curano all’ospedale di Barro (qui, lo chiamano ospedale! Vi lavora un bravo infermiere che fa di tutto, con pochissimi attrezzi e qualche medicina), e dove vanno a scuola. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6gcPRJ8Rrhg/TmZqnFpSj6I/AAAAAAAAA74/jPrPGRviGNw/s1600/SDC10387%2B%2528881%2Bx%2B607%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="276" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-6gcPRJ8Rrhg/TmZqnFpSj6I/AAAAAAAAA74/jPrPGRviGNw/s400/SDC10387%2B%2528881%2Bx%2B607%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Mi hanno raccontato che avevano ricevuto una evangelizzazione iniziale, dieci anni fa, aiutati dalla missione di Ingoré. Ma è durata poco, non è continuata per mancanza di catechisti. Abbiamo terminato l’incontro con una preghiera: alcuni di loro ricordavano il segno della Croce e alcune parole del Padre Nostro. Prima di salutarci, un uomo anziano mi ha chiesto se la missione può aiutare il villaggio a costruire la scuola e organizzare le lezioni. I loro bambini vanno a scuola a Barro, facendo ogni giorno sette chilometri a piedi, oppure vanno a Sano 4, in Senegal, che è ancora più lontano. Ho assicurato che la missione risponderà a questa esigenza, si farà presente per offrire tutto l‘aiuto necessario. Ho chiesto che questa richiesta fosse discussa tra di loro in assemblea, per una verifica con tutti gli abitanti del villaggio, e poi avrei aspettato una loro visita a Barro, dove vado per la Messa domenicale. Nel mio cuore sentivo che non finirà così: se iniziamo la scuola, poi mi chiederanno anche l’evangelizzazione. Non sono mai io che mi offro di iniziare un’evangelizzazione, devono essere loro a chiedermelo, deve partire dal loro cuore!&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TddEZUEj1s8/TmZWx5o4T_I/AAAAAAAAA7o/1TZuk5-Qnuw/s1600/IMG_0473%2B%2528892%2Bx%2B470%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="211" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-TddEZUEj1s8/TmZWx5o4T_I/AAAAAAAAA7o/1TZuk5-Qnuw/s400/IMG_0473%2B%2528892%2Bx%2B470%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Bene. Terminata la celebrazione, facciamo un piccolo cerchio, proprio attorno all’altare. Sono presenti anche alcuni responsabili della comunità di Barro. Da queste parti, tutte le cose importanti si fanno assieme, in cerchio, ascoltandosi vicendevolmente con calma e interesse. Il capovillaggio di Saiam Balanta prende la parola: “Ci siamo riuniti nel villaggio, e abbiamo tutti concordato che desideriamo riprendere le catechesi della Chiesa Cattolica. Se Padre Ivo e la missione di Bigene ci possono aiutare, noi vorremmo diventare cristiani”.&lt;br /&gt;A sentire queste parole, il cuore mi scoppia di gioia! Per questo sono qui, per annunciare Cristo Signore! Concordo con loro che è necessaria un’altra mia visita nel loro villaggio, assieme alle suore e a qualche catechista. La loro domanda è enorme, e merita una risposta adeguata, in comunione con tutta la missione. Non mi dicono niente della scuola (che faremo comunque!), ma spostano il loro interesse verso la fede e la conoscenza di Dio.&lt;br /&gt;Ma non finisce qui! All’incontro è presente anche un uomo che non conosco, del villaggio di Indjaf (tra Liman e Barro). Mi chiede di diventare cattolico (ha partecipato ad alcuni incontri della “Chiesa Nuova Apostolica”, una setta di origine brasiliana che ha qualche adepto in zona, ma è rimasto deluso dalle loro promesse non mantenute) e mi chiede anche di andare a incontrare la gente del suo villaggio, perché è sicuro che altre persone la pensano come lui. Indjaf è a un solo chilometro da Barro, potrebbe facilmente partecipare agli incontri di Barro. Domenica prossima mi fermerò a casa sua e ne riparleremo.&lt;br /&gt;Ma ancora non finisce qui, cari amici! Nel pomeriggio vado a Liman: il villaggio ha organizzato una bella festa per inaugurare le nuove divise di calcio che sono arrivate per i suoi giovani da Foggia. Sono presenti tanti giovani dei villaggi vicini che mi salutano con tanta allegria. Li capisco: prima o poi, mi chiederanno di procurare le divise di calcio anche per loro!!!! Durante la partita (Liman contro una selezione dei villaggi confinanti), mentre i giovani di Liman fanno mostra orgogliosi delle nuove maglie color blu e bianco, con calzettoni rossi, si avvicina il capovillaggio di Sano 2. Avevamo visitato questo villaggio con gli amici di Foggia nello stesso giorno della visita a Saiam Balanta. Ma le persone presenti erano poche: il giorno prima erano avvenuti dei furti al villaggio di Sano 4, e i giovani avevano accompagnato gli uomini a visitare e consolare quelle persone che avevano subito i danni. Il capovillaggio si scusa per la sua assenza di quel giorno, e poi subito mi chiede di ritornare nel suo villaggio perché vogliono anche loro diventare cristiani!&lt;br /&gt;Ma cosa sta succedendo a Bigene? Per me è un miracolo!!!! Questa gente vuole conoscere Gesù Cristo, ed io non ho ancora fatto niente per loro... Cari amici: questi sono veri miracoli. Non conoscono Gesù Cristo ma vogliono diventare cristiani. Non conoscono la Chiesa Cattolica e chiedono di fare il cammino della Chiesa Cattolica (espressione tipica della lingua criola). Non conoscono me, e mi chiedono di andare a trovarli. Questi sono miracoli. Questa gente ha un cuore puro, sereno, libero, nonostante le tante povertà che vive da sempre. E chiede di conoscere quel Dio che non comprende, ma che è già dentro il suo cuore. Penso che lo Spirito Santo stia compiendo la sua opera: non mi spiego come possa accadere questa santa epidemia tra i villaggi che chiedono di conoscere Cristo. Ho iniziato la catechesi a Barro lo scorso dicembre (erano seguiti da Ingoré, e poi per due anni sono rimasti privi dell’incontro settimanale). Poi il villaggio di Ponta Novo mi ha chiesto aiuto ed ho iniziato, da zero, la prima evangelizzazione da loro. Poi sono venuti a chiedermi la catechesi anche i villaggi di Sindjan, Massasu, Djebacunda e Liberté, e da marzo evangelizzo anche da loro, tutti assieme (i 4 villaggi sono abbastanza vicini). Adesso si aprono anche queste nuove prospettive di evangelizzazione. Che devo dire? “Grazie, Signore!”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-529959370818957643?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/529959370818957643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/09/storie-di-bigene-4-miracoli-bigene.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/529959370818957643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/529959370818957643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/09/storie-di-bigene-4-miracoli-bigene.html' title='storie di Bigene 4:  miracoli a Bigene'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-YVVWvHxbZVE/TmZqMEtnHuI/AAAAAAAAA7w/XXsGwGFooF0/s72-c/SDC10366%2B%2528912%2Bx%2B474%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-8252421141639745692</id><published>2011-08-07T00:03:00.004+02:00</published><updated>2011-08-07T01:01:24.667+02:00</updated><title type='text'>Capitolo 14 - Nuove evangelizzazioni</title><content type='html'>proverbio locale: DEUS FALA: “PUI MON, ‘NJUDAU”&lt;br /&gt;traduzione letterale: Dio dice: “Mettici la mano, Io ti aiuterò”&lt;br /&gt;interpretazione: “Aiuta te stesso, e Dio ti aiuterà”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici e conoscenti, sarebbe ora di ricevere il diario, che ne dite?&lt;br /&gt;Sono stati mesi pieni di missione: l’evangelizzazione nei villaggi prende la maggior parte del mio tempo, e sono contento che questo accada. Sono in missione per annunciare il Vangelo! Ho trovato anche il tempo per un veloce viaggio a Foggia, ho completato l’anno pastorale della missione di Bigene con la festa del Sacro Cuore, mi sono preso la terza malaria e mi sono poi “ripreso”, sono riuscito a organizzare il trasporto del secondo container da Bissau a Bigene, e a iniziare a predisporre tutto il suo contenuto (un container pieno pieno non è cosa da poco).&lt;br /&gt;Ed eccomi all’inizio di agosto: termino questa puntata mentre molti di voi sono in vacanza, troverete le mie note al rientro. La cosa importante è che io ci sono: non penserete che sia scomparso, vero? Molti di voi mi seguono su facebook, e hanno mie continue notizie. Ma è giunto il momento di rimettere mano al diario! &lt;br /&gt;Dove eravamo rimasti? A Natale! Forse ricorderete la novità del precedente capitolo del diario: l’aggiunta di alcune vostre brevi condivisioni a quanto ho già scritto su facebook, che riporto poi su queste pagine. Mi piace l’idea che il mio diario possa trovare una condivisione più allargata. Vi chiedevo cosa ne pensavate di questa novità…&lt;br /&gt;Sergio (Foggia): “Leggere il diario è sempre emozionante e mi fa tornare in quella parte di mondo almeno col pensiero, per ora… Sarà ancora più emozionante tornarvi di persona per continuare il nostro progetto comune! Padre noi siamo lì con te, come tu sei qui con noi, ogni giorno”.&lt;br /&gt;Sonia (Segezia, Foggia): “Mi è sembrato di aver vissuto con te tutto ciò che ci hai detto!”.&lt;br /&gt;Giovanni (Torino): “Insomma, don Ivo, alla fine hai ucciso un lombrico o giù di lì? Ahahahah! Bello rileggere tante cose che sono successe in questi mesi. Don Ivo, sappi che sei missionario non solo in Africa ma anche in Italia. La tua missione va ben oltre, probabilmente, le intenzioni iniziali tue e del tuo Vescovo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la conferma di questi amici, e di altri che non trascrivo, continuiamo il mio diario. In parte, anche il “nostro” diario. Aggiungo una novità: alcuni eventi portano un titolo. Sono come delle piccole storie all’interno del mio diario. Fatti che accadono nella mia vita di missionario e che, a volte, riesco a trascrivere (non sempre riesco a narrare tutto quello che mi accade di importante). Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 gennaio&lt;br /&gt;Sono agitato: il viaggio di Enzo e Ilde verso Bigene non mi ha fatto dormire. Non mi sembra vero… Ma veramente sono partiti da Foggia per venire in missione a Bigene per due mesi?&lt;br /&gt;Enzo e Ilde La Pietra sono amici di Segezia (Foggia) con i quali ho condiviso tante esperienze pastorali nella mia ex-parrocchia dell’Immacolata di Fatima. Ci conosciamo da vent’anni. La loro venuta a Bigene, per condividere la vita di missione, mi sembra un dono grande mandato dal Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 gennaio&lt;br /&gt;Enzo e Ilde sono arrivati bene: solo leggermente impressionati dal caldo (in maniche corte in piena notte di gennaio). Oggi visitiamo la clinica di Cumura (l’ospedale per la cura della lebbra e altre gravi malattie) e di Bor (cure per i bambini).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DoBYOCyx914/Tj3D5cDB0zI/AAAAAAAAA6w/5b-SRuubk-w/s1600/P1040688%2B%25281360%2Bx%2B741%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="218" width="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-DoBYOCyx914/Tj3D5cDB0zI/AAAAAAAAA6w/5b-SRuubk-w/s400/P1040688%2B%25281360%2Bx%2B741%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;5 gennaio&lt;br /&gt;Arriviamo a Bigene: gli amici sono stanchi del viaggio (hanno capito bene come sono le mie strade) e felici di scoprire con i loro occhi la realtà di questa missione. Sono felici. Io non sono felice. Sono strafelice: si dice così?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 gennaio&lt;br /&gt;Giornata triste: suor Teresa lascia Bigene e ritorna in Brasile. Dopo vari anni di missione in India e in Guinea-Bissau rientra nella sua terra. Ringraziamo assieme il buon Dio per tutto il bene che ha potuto compiere nella comunità di Bigene, e offriamo al Signore anche la tristezza di questo distacco.&lt;br /&gt;Nella comunità delle Suore Oblate a Bigene sono ora presenti: suor Rosa (Deliceto, Foggia), suor Merione (Brasile) e suor Benna (India).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-HfIcGPPhHrA/Tj3EphvGx5I/AAAAAAAAA64/eE2QQ3HpVNI/s1600/P1040701%2B%2528844%2Bx%2B567%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="269" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-HfIcGPPhHrA/Tj3EphvGx5I/AAAAAAAAA64/eE2QQ3HpVNI/s400/P1040701%2B%2528844%2Bx%2B567%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;10 gennaio&lt;br /&gt;Accompagno i miei ospiti in una visita alla "nuova" scuola di Mambuloto. Questo è un villaggio molto povero, collocato fuori della strada principale, e quindi con minori possibilità di piccolo commercio dei prodotti agricoli. La scuola è nuova nel senso che è stata costruita, dagli abitanti del villaggio, da poche settimane, utilizzando il materiale del bosco: bastoni di legno e foglie di palma. È la prima scuola costruita a Mambuloto, e questo fatto conferma la precarietà della vita di questo villaggio poverissimo, disperso nella foresta. Enzo e Ilde consegnano la lavagna arrivata da Foggia, tra lo stupore dei bambini che hanno iniziato la prima elementare. Poi distribuiscono anche dei maglioncini, arrivati da Foggia nel primo container. Io sono particolarmente felice che questi amici possano loro stessi vedere e toccare la realtà a cui sono destinate queste donazioni e le necessità che la mia gente vive. Una scuola che in Italia si potrebbe definire una baracca di legno, ma che qui è già un segno di crescita per questa popolazione. Tanti villaggi non hanno nemmeno questa baracca!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 gennaio: &lt;b&gt;una giornata da non ripetere&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una giornata che spero di non ripetere mai più: questa mattina incontro al villaggio di Suar una bambina di quattro anni in stato di grave denutrizione, anemica, con i vermi nella pancia… chiusa nel suo silenzio, senza alcuna parola, senza alcun sorriso. Nel suo turbamento fisico e mentale, pensa di poter uccidere i vermi mangiando sabbia!&lt;br /&gt;Nel pomeriggio mi chiede aiuto una mamma di Bigene, che ha evidenti lacerazioni agli arti dovute alla lebbra: non ce la fa più a rimanere nascosta con la sua malattia devastante e umiliante, i dolori sono diventati troppo forti.&lt;br /&gt;Signore, dammi sempre il coraggio e la forza di aiutare le persone che mi affidi…&lt;br /&gt;Mara (Foggia): “Un bambino senza sorriso è come un corpo senza anima, è quanto di peggio ti possa capitare di vedere, parola di maestra!”.&lt;br /&gt;Giovanni (Torino): “La mia vita è veramente piccola, i suoi problemi e i suoi successi sono insignificanti. Questa bimba e questa donna, assieme a tutte le persone che ci stai facendo conoscere, sono un urlo che ci chiede di svegliarci dal nostro torpore. La vita è una cosa seria che non va sprecata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio: &lt;b&gt;i miei capitribù sono persone serie&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggo un commento sui fatti e i problemi politici in Italia, che riporta queste espressioni: “Siamo lo zimbello di tutti. Ci considerano dei primitivi della democrazia perché la reputazione di XXX è uguale a quella di un capotribù, un re della repubblica delle banane”.&lt;br /&gt;Questo commento contiene un errore gravissimo! Ora che li ho conosciuti, vi posso assicurare che i capitribù sono persone di grande onore, di grande esempio per tutta la tribù, di sicuro riferimento per tutte le persone. I capitribù sono persone che meritano il più grande rispetto anche da chi non appartiene alla tribù, e vi posso testimoniare che è una grande gioia poter comunicare con alcuni di loro: ascoltano ogni mia parola, e le loro parole sono tutte colme di saggezza. Se i politici italiani (tutti!) fossero come i capitribù della Guinea-Bissau, ci sarebbe una politica sana e costruttiva! Chi non ci crede, venga a vedere...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio: &lt;b&gt;il capovillaggio musulmano vuole mettere la prima pietra della nuova chiesa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delegazione dei partecipanti alla catechesi a Jambam è venuta ieri a incontrarmi: chiedono sostegno per costruire un nuovo pozzo per l’acqua ed esprimono il desiderio di costruire la chiesa per pregare e riunirsi nella catechesi settimanale. Queste richieste mi trovano sempre molto disponibile: sono assai felice di poter sostenere queste opere. La comunità cristiana del villaggio segue con buona partecipazione l’incontro settimanale; ci vorranno ancora diversi anni perché alcuni di loro possano arrivare al battesimo, ma intanto si guarda avanti. Per costruire il pozzo dispongo di un fondo lasciatomi da un sacerdote che ha devoluto una eredità familiare per questo tipo di opere. Per aiutare a costruire la chiesa del villaggio posso utilizzare le offerte che normalmente ricevo dagli amici in Europa. Gli abitanti stessi del posto costruiscono, con l’argilla del terreno, i mattoni necessari per l’edificazione; io partecipo con l’acquisto del tetto in lamiera, della porta e delle finestre. Poi serviranno anche i sacchi di cemento per le pareti e per il pavimento, il colore, le panche di legno. Tutto questo lo potrò fare con calma, nel tempo. Prima di ogni decisione, però, occorre che ci sia la disponibilità degli abitanti del villaggio a collaborare in queste opere, e che tutti siano contenti. &lt;br /&gt;Ho appena terminato l’incontro nel villaggio: vi hanno partecipato anche i musulmani, guidati dal capovillaggio, pure lui musulmano. Ho guidato l’incontro spiegando che l’acqua è un dono di Dio, ed è un dono per tutti. Se costruiamo un nuovo pozzo (quello esistente è insufficiente: si crea sempre una fila di donne per “tirare” l’acqua), tutti gli abitanti del villaggio ne devono poter usufruire. Questa realizzazione sarà sicuramente accolta con favore da tutti. Ma riguardo alla costruzione della chiesa, cosa diranno i musulmani? &lt;br /&gt;Motivo il desiderio di una chiesa con la possibilità di pregare con più attenzione per tutte le necessità del villaggio, e i cristiani che si riuniranno pregheranno anche per i fratelli musulmani che qui abitano. Poi sottolineo che le opere della missione sono per tutti: la scuola, il centro di recupero per bambini denutriti, l’infermeria sono a disposizione di tutti, non solo dei cristiani, ma anche di coloro che seguono altre religioni. Però, per costruire la chiesa del villaggio, io posso procedere se i musulmani del villaggio sono contenti. Non uso mezze parole (la diplomazia non è il mio forte…) e vado diritto alla domanda precisa. Se i musulmani sono sereni, si fa, altrimenti non si fa.&lt;br /&gt;Prende la parola il capovillaggio musulmano. Sono curioso di ascoltare le sue parole. Parla a lungo: ringrazia Dio per il dono del nuovo pozzo e afferma con sicurezza che tutti sono contenti per quest’opera, non vi può essere qualcuno che non sia contento di avere un nuovo pozzo. Dopo le sue parole rimango sempre con il dubbio: non ha detto nulla riguardo alla costruzione della chiesa! Gli chiedo direttamente che cosa lui pensi non solo del pozzo, ma anche della chiesa. E la sua risposta è di una bellezza unica: “Padre, ma è ovvio che noi tutti siamo felici di costruire anche la chiesa, e per farti vedere che io sono felice, voglio costruire con le mie stesse mani il primo mattone da collocare nella chiesa!”. Mentre parla, compie il gesto con le mani per indicare che vuole raccogliere la terra, costruire il mattone, e collocarlo all’inizio della costruzione. Scatta l’applauso di tutti i presenti. &lt;br /&gt;Dopo vari interventi, che ripetono la stessa gioia, desidero terminare con una semplice preghiera. Chiedo al capovillaggio se posso guidare la preghiera per tutti; lui mi ascolta con molta attenzione mentre chiedo a Dio il dono della pace e della comunione tra tutti noi. Poi recitiamo il Padre Nostro, solo noi cattolici, ovviamente. Terminiamo con un segno di Croce. Anche lui, trasportato dalla partecipazione alla preghiera, alza la mano destra sulla fronte. Poi, forse, capisce che quel gesto non gli appartiene, e fa finta di grattarsi il naso… Però, era partito per farsi il segno di Croce! I miei musulmani sono così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 gennaio&lt;br /&gt;Domani notte arriveranno a Bissau don Saverio da Foggia, Michele e due tecnici da Lucera (Foggia), per montare l'impianto fotovoltaico, donato dalla ditta Piacquadio (Lucera), sulla casa dei missionari. Beh, don Saverio viene solo a benedire! Sono felice e... comincio ad agitarmi!!!! Ma perché un missionario si deve agitare tanto???? Ormai, alla mia età, dovrei essere pronto per l'uso!&lt;br /&gt;Rosanna (Foggia): “Ti agiti? Beh! non sei cambiato! Mi ricordo come eri emozionato per la diretta da Segezia su Radio Maria! Che il Signore benedica questo nuovo lavoro!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yXjWaYhv3H0/Tj3CuGLFYXI/AAAAAAAAA6o/icGOb9dicvs/s1600/1.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="209" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-yXjWaYhv3H0/Tj3CuGLFYXI/AAAAAAAAA6o/icGOb9dicvs/s400/1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;22 gennaio&lt;br /&gt;La nostra “foggia” (la casa dei missionari) è piena di foggiani! Oltre ad Enzo e Ilde, ci sono don Saverio Trotta (parroco di S. Pietro in Foggia), Michele Piacquadio, Giuseppe Di Gioia e Arnaldo Lombardi (di Lucera). Finalmente suor Rosa (di Deliceto) può sfogarsi in foggiano!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-9RghhAeyBm0/Tj3Bo8Zcc7I/AAAAAAAAA6g/kg3n3pmcv2c/s1600/2.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="190" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-9RghhAeyBm0/Tj3Bo8Zcc7I/AAAAAAAAA6g/kg3n3pmcv2c/s400/2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;23 gennaio&lt;br /&gt;Don Saverio visita la scuola del villaggio di Farea. Il suo desiderio è di fare l'adozione di tutta la scuola attraverso i suoi parrocchiani (San Pietro, Foggia) e i suoi amici. Attualmente la scuola è sostenuta dalla missione di Bigene, ed un aiuto potrebbe essere molto utile per realizzare una pavimentazione (i bambini respirano polvere durante le lezioni) e intonacare i muri dell'edificio (costruito dai genitori dei 40 alunni). Un ottimo desiderio che don Saverio sicuramente riuscirà a portare avanti, e un reale esempio per le altre parrocchie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 gennaio&lt;br /&gt;Che sensazione! Vado a dormire senza spegnere il generatore, e la luce in camera rimane..... l'impianto fotovoltaico funziona davvero!!!!!&lt;br /&gt;Maria (Massa della Lucania, Salerno): “Soprattutto, se non si esce di notte, non si fanno più incontri pericolosi!”.&lt;br /&gt;Mara (Foggia): “Penso che i tuoi amici abbiano realizzato qualcosa di davvero molto grande, è meraviglioso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 gennaio&lt;br /&gt;Continua la sensazione straordinaria! Suona la sveglia alle 6.00, premi l'interruttore in camera e... la luce si accende!!! Grazie, Michele!!! “4P di Michele Piacquadio”, Lucera: questa è pubblicità sana e necessaria! Hanno regalato tutto e sono venuti a montare a Bigene tutto l'impianto fotovoltaico. Cosa vuoi di più dalla vita? Come? L'Amaro Lucano? Hanno portato anche quello!&lt;br /&gt;Don Remigio (Vaticano!): “Invece in Vaticano, stamattina, è saltato l'impianto elettrico”.&lt;br /&gt;Marianna (Lucera, Foggia): “Grazie anche a te, don Ivo, che hai dato la possibilità a questi ragazzi di fare questa bellissima esperienza. Sono sicura che ritorneranno molto più carichi!”.&lt;br /&gt;Anna Maria (Cagliari): “Che bella sorpresa... Che grandi amici hai don Ivo!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 gennaio&lt;br /&gt;Svegliarti alle 6 del mattino, premere l’interruttore della lampada e osservare che la lampadina si accende, entrare in bagno, in cucina, nella sala, e tutto si accende al solo premere gli interruttori … è una grande soddisfazione: l’impianto fotovoltaico funziona!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 gennaio&lt;br /&gt;Gli amici di Lucera, con don Saverio, sono ripartiti la notte scorsa. Un viaggio missionario importante: l’energia elettrica prodotta dai pannelli potrà alimentare non solo la casa dei missionari e dei volontari (in costruzione), ma anche la scuola della missione e altro. Ancora un sentito GRAZIE alla ditta Piacquadio di Lucera (Foggia) che ha offerto e montato tutto l’impianto.&lt;br /&gt;‎Michelangelo (da Foggia): “Però, almeno don Saverio, potevi tenertelo un altro po' ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 gennaio: &lt;b&gt;giornata da missionari&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la catechesi a Barro, mi ferma un insegnante che desidera parlarmi del suo villaggio, Ponta Novo. Anche loro desiderano la catechesi. Allora decido di andarci per una breve visita. 8,7 km dopo Barro, sulla sinistra: un paesaggio meraviglioso! Il villaggio è circondato da centinaia di palme che si alzano ai bordi del fiume Cacheo e sulla grande risaia, ancora piena di fiori bianchi che assomigliano a ninfee. Gli abitanti del villaggio sono molto accoglienti; seguono la religione tradizionale dell’Africa Occidentale (noi li chiamiamo animisti) ma desiderano conoscere la religione cristiana. Chiedo loro di ritrovarsi con il capovillaggio e con gli altri anziani per valutare assieme se desiderano veramente iniziare un’evangelizzazione. Poi mi faranno sapere se sono convinti di compiere questo passo, e in quanti desiderano iniziare a conoscere Cristo. Mi sembra già di capire che hanno questo desiderio, ma è ugualmente importante avere altre conferme. Il villaggio è grande, forse 300-400 persone. E sulla strada, che percorro per la prima volta, vedo altri sentieri che conducono a nuovi villaggi che non conosco ma che appartengono alla parrocchia di Bigene: Sarba, Langhe e Kubutul. Il numero globale dei villaggi di cui sono parroco sale a 54: ma ce ne sono altri, attorno a Barro, che ancora non conosco. Cari amici: la missione aumenta, questa è una grande notizia! Non vi pare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 gennaio: &lt;b&gt;mamma Maria&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una mamma del villaggio di Mambuloto non riesce a partorire: il marito corre a Talicò, per cercare aiuto. Qui, uno degli uomini che partecipa alla catechesi mi telefona: “Vieni Padre, vieni subito”. Lascio tutto e di corsa mi dirigo al villaggio: sono solo dieci chilometri, ma ci vuole quasi un’ora di macchina. Al villaggio tutti sanno che sto arrivando, e fanno spazio tra gli arbusti per farmi arrivare con segezia vicino alla casa dove aspetta la mamma, e tante donne con lei. Poi ripartiamo piano piano: il papà accanto a me, la mamma stesa sul sedile posteriore, con la testa sulle ginocchia di sua sorella e i piedi fuori dal finestrino. Altre donne si siedono nel vano scoperto riservato ai bagagli. Un viaggio in totale silenzio, rotto solo dalle grida della mamma. Vorrei fare qualcosa, ma non so proprio cosa fare, oltre a cercare di guidare con molta calma a ogni buca, per non aumentare il dolore fisico della povera donna. In questi momenti (non è la prima volta) non riesco a essere sereno: penso a quante persone si lamentano di tutto e di tutti… Vorrei che ascoltassero cosa è il dolore, cosa è la vita che ti scappa dalle mani e non puoi fare niente di niente.&lt;br /&gt;Arriviamo a Bigene in questo silenzio: anche i bambini, che sempre mi salutano festanti al passaggio della macchina, intuiscono la gravità del momento vedendo quei piedi che fuoriescono, e rimangono con il loro canto strozzato in gola. All’ospedale (lo chiamano così, ma c’è solo la sedia per partorire e poco altro) la mamma trova accoglienza. Saluto il papà. Non gli ho nemmeno chiesto se è cristiano, non mi ricordo bene di lui. Mi dice che sua moglie si chiama Maria, gli rispondo che il Signore li aiuterà!&lt;br /&gt;Ritorno a casa, sperando che il bambino possa finalmente nascere: lo affido a Maria, la madre di Gesù. Dopo pochi minuti, rivedo lo sposo di Maria fuori della porta di casa mia. Serio. Capisco cosa è accaduto, ma gli chiedo ugualmente la notizia. Il bambino è nato morto! È venuto per chiedermi se posso riportare a casa la sua sposa. Riprendo segezia e ci rechiamo assieme all’ospedale: tra poco scenderà la notte, e viaggiare su queste strade al buio non è consigliabile. Aspetto che Maria si prepari: ha coraggio, vuole andare a casa. Non si regge in piedi, perde sangue lungo le gambe, trema dal freddo (o dal dolore?) e cerco di ricoprirla con alcuni panni mentre si distende sul sedile. Piange, batte i denti, e mi guarda fisso negli occhi. Forse Dio si è dimenticato di lei? Mi rimane dentro questa domanda, e si fa più pressante quando vedo la nonna con il fagottino tra le mani che nasconde il corpicino del bambino. Vorrei tirare un calcio alla macchina, ma riesco a controllarmi. Non servirebbe a nulla! &lt;br /&gt;Ci rimettiamo in viaggio, con il bambino morto e la mamma, che si rilassa e dà inizio a una specie di canto molto leggero, quasi impercettibile. Mi sembra quasi che sia una preghiera. Dopo alcuni chilometri non la sento più: mi preoccupo, non so quanto sangue ha perso. Invece sta dormendo. Mi fermo a chiedere alla sorella se va tutto bene, e lei mi risponde che possiamo continuare. La domanda che mi era rimasta in gola trova ora una risposta: Dio ha mandato me per salvare Maria. Se non ci fossi stato, se non fossi andato a prenderla, se non fossi potuto andare, forse sarebbe morta per il parto. Dio non si è dimenticato di lei. Arriviamo al villaggio, illuminato solo dai fuochi accesi con la legna del bosco. Sono tutti in piedi: solo i bambini sono rinchiusi nelle capanne, loro non devono vedere il male, loro non devono vedere il funerale di un bambino. Ma gli altri, i giovani e gli adulti, gli uomini, le donne, gli anziani, sono tutti lì, ad aspettare. Se la macchina è ritornata indietro, capiscono che qualcuno è morto. Quando vedono che Maria è ancora viva, tutti si rianimano, e Maria è sollevata da forti braccia fino alla porta della sua casa. La nonna porta il bambino, da sola: è compito suo. Non mi fermo per il funerale: anche se sarà rapido, sono preoccupato per il viaggio di ritorno. Ma Dio non si è dimenticato di Maria: tutto il villaggio è in piedi per lei.&lt;br /&gt;Francesca (Foggia): “Dio non si è dimenticato di Maria, e neanche del suo bimbo che certamente, ora, è fra le Sue braccia amorevoli. Immagino il tuo dolore impotente, ma è come tu hai detto: sei stato uno strumento nelle mani del Signore, attraverso di te Lui ha salvato Maria! Dio ti ama!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 febbraio&lt;br /&gt;Anche Enzo e Ilde sono in viaggio per rientrare a Foggia....&lt;br /&gt;Gaetano (Foggia): “Conosco la tua tristezza in questo momento, ma sono certo che l'esperienza di Ilde ed Enzo non rimarrà isolata, anche perché ha un significato diverso rispetto al nostro viaggio. Hanno dimostrato che non c'è un limite di età per mettersi in gioco e che vivere questa bella avventura, alla fin dei conti, è alla portata di tutti. Sicuramente ci saranno altri amici che verranno a trovarti, ma nei momenti in cui sentirai un po’ di solitudine, scoprirai sempre più l'affetto di questa nuova e meravigliosa famiglia che sono gli amici di Bigene”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 febbraio&lt;br /&gt;Sono a Bula, dai Padri Giuseppini, per programmare lo scavo di quattro pozzi nei villaggi della missione. Il primo dovrebbe iniziare la prossima settimana, a Bucaur. È una grande cosa portare acqua dove la gente ha questa necessità. Vorrei che fosse qui con me, in questi giorni, chi ha donato l’aiuto per la realizzazione di questi pozzi nei villaggi: ma sono certo che verrà quando saranno completati!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 febbraio&lt;br /&gt;Gli orari del mio venerdì (e non siamo ancora in Quaresima…): 5.50 sveglia; 6.45 S. Messa dalle suore; 7.30 colazione; 8.30 catechesi al villaggio di Liman; 11.00 catechesi al villaggio di Barro; 13.30 incontro di preparazione alla catechesi nel villaggio di Ponta Novo; 15.30: verifica del cammino di catechesi al villaggio di Bucaur; 18.30: a casa. In totale: 12 ore no-stop con 52 km. 19.00: veloce pranzo-cena; 19.30: 4 righe su facebook. &lt;br /&gt;Spero di poter ripetere i miei venerdì con la stessa gioia e intensità di oggi: centinaia di persone che mi aspettano… In Quaresima? Aggiungo la Via Crucis in chiesa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 febbraio&lt;br /&gt;Ho rotto la barra di sospensione di segezia. È la quinta volta che accade! Segezia è un’ottima macchina, su queste strade è indispensabile. Un po’ le buche, un po’ io che carico troppe persone, e la barra fa crack!&lt;br /&gt;Nina (Foggia): “Te l'avevo detto io che dovevi dimagrire, Padre! La sospensione non ce la fa a reggerti... è inutile... non ce la fa!!!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 febbraio: &lt;b&gt;prima evangelizzazione a Ponta Novo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo due settimane ritorno al villaggio di Ponta Novo, a più di venti chilometri da Bigene. Nel primo veloce incontro organizzato da Inasio, il giovane professore del villaggio che viene alle catechesi di Barro, avevo detto che era necessario compiere una verifica alla sua domanda di iniziare una evangelizzazione nel suo villaggio. Mi ha telefonato, avvisandomi che l'incontro di verifica è già avvenuto: il capovillaggio e gli anziani confermano il desiderio dell'insegnamento della Chiesa Cattolica. Dopo la catechesi di Barro, accompagnato da 6-7 catecumeni (i catecumeni sono coloro che hanno già ricevuto la catechesi iniziale, e che si preparano a ricevere il battesimo), mi avvicino felice a Ponta Novo.&lt;br /&gt;Amici: uno spettacolo!!! Non solo per la bellezza della natura che qui ha distribuito centinaia di palme, baobab e manghi, ma per le persone che mi aspettano. Nonostante l’orario poco piacevole, l’una del pomeriggio, sono tutti in attesa al centro del villaggio. I bambini cominciano a cantare la mia canzone (oh, alelé…) prima ancora che io riesca a vederli, e tutto un movimento di persone mi fa capire che c’è un grande fermento. Ci vogliono alcuni minuti per organizzarci nell’incontro: intanto io faccio sfogare il centinaio di bambini con alcune variazioni del canto. Poi riesco anche a far cantare gli uomini, e poi anche le donne. I bambini rimangono stupiti nel vedere i loro genitori cantare: non se lo aspettavano! Poi inizio un gioco del silenzio… e fanno silenzio! Incredibile! Provate voi a mettere in silenzio cento bambini che stanno assieme… Ed è solo la seconda volta che ci incontriamo.&lt;br /&gt;Prendo la parola rivolgendomi a tutti i presenti, e confermando la bellezza di quello che può accadere dentro il villaggio con l’annuncio di Cristo Signore. Racconto qualcosa della mia vita: perché sono sacerdote della Chiesa Cattolica, perché sono missionario in Guinea-Bissau, come mai sono parroco a Bigene. Mi ascoltano tutti con grande attenzione. Io stesso sono stupito: i bambini sono tutti zitti (non gli ho spiegato che il gioco del silenzio era finito…), e gli adulti, anche loro un centinaio, non si perdono una parola. Poi faccio la domanda diretta: “Io vengo in mezzo a voi solo se voi lo desiderate, se voi lo volete. Vengo in mezzo a voi se il villaggio lo chiede e se la mia presenza non crea difficoltà a qualcuno del villaggio. Desidero ascoltare da voi stessi la risposta alle mie domande”.&lt;br /&gt;Prende la parola il capovillaggio: dice che non voleva perdersi questo incontro, nonostante la febbre della malaria che obbliga a rimanere in casa. Afferma con sicurezza: “Padre, noi abbiamo bisogno di conoscere Dio. Noi abbiamo bisogno dell’insegnamento della Chiesa Cattolica. Ci siamo già riuniti, e tutti siamo d’accordo di iniziare il cammino di Dio nella Chiesa”. Una risposta più chiara e grande non ci può essere! Chiedo di intervenire anche ad altre persone, che rispondono nello stesso modo, con poche parole ma chiare. Sono due uomini anziani, i due professori della scuola, anche una donna. Con loro posso verificare che non vi sono difficoltà poste da altre persone non presenti all’incontro: tutti seguono la religione tradizionale africana, e sono aperti alla novità della catechesi cristiana. Riscontro che in passato hanno avuto qualche piccolissimo contatto con gli evangelici di Ingoré e con la “Chiesa Nuova Apostolica”, che ha qualche aderente in Guinea-Bissau (è una setta di origine brasiliana, che conosco poco). Ma questi brevi contatti non hanno avuto alcun seguito: forse perché è scomodo arrivare in questo bellissimo villaggio, o forse perché una catechesi organizzata è un impegno serio, che altri non riescono ad affrontare.&lt;br /&gt;Non mi pare vero quello che accade: sto per iniziare una prima evangelizzazione in un villaggio che aspetta con grande disponibilità, direi anche con gioia, certo con tanta curiosità, l’annuncio di Cristo Salvatore. Ci vorranno dei passi precisi per una successiva verifica del loro desiderio: dovrò convocare una loro rappresentanza nel Consiglio Pastorale della parrocchia di Bigene. Inoltre, è un’esperienza completamente nuova per me, e dovrò farmi spiegare bene, da altri missionari, come si deve iniziare. Tutte le catechesi che sto svolgendo (a Bigene, e nei villaggi di Talicò, Farea, Liman, Barro) erano già state avviate prima della mia venuta a Bigene. È una cosa totalmente nuova nella mia vita di sacerdote, e vi devo confessare che mi affascina!&lt;br /&gt;Non faccio nemmeno il segno della Croce, forse non lo conoscono, di sicuro non ne sanno il significato. Ma proprio da questo segno voglio iniziare, al prossimo incontro. Nel segno della Croce, che indica la nostra appartenenza a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo: da questo segno voglio iniziare questa evangelizzazione a Ponta Novo.&lt;br /&gt;Sono così felice che vorrei essere qui con voi, e farvi toccare con mano cosa il Signore può compiere….&lt;br /&gt;Penso che segezia si mangerà tante volte, e con soddisfazione del suo autista, questi venti chilometri che mi separano da Bigene. Magari mi aiutate anche voi: una preghierina perché lo Spirito illumini queste persone e illumini anche le mie parole verso di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 marzo&lt;br /&gt;Sono iniziati gli scavi per quattro pozzi nei villaggi di Bucaur (2 pozzi), Jambam e Senker Ba. La realizzazione di questi pozzi è finanziata dalla missione, tramite un benefattore che ha questo grande desiderio di donare acqua a chi ne ha poca. Vi assicuro che è un’esperienza bellissima: questi tre villaggi sono in grande festa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 marzo&lt;br /&gt;Distrutto! Presiedo il Consiglio Pastorale nel pomeriggio. Due giovani sono venuti a piedi da Ponta Nobo (21 km) per presentare la richiesta del loro villaggio di iniziare l’evangelizzazione. L’incontro è ben partecipato. Al Consiglio, oltre a me e alle Suore Oblate, partecipano i catechisti e altri rappresentanti della piccola comunità cristiana di Bigene. Vi sono anche i rappresentanti dei villaggi di Barro e dei villaggi vicini a Barro: anche loro chiedono la catechesi, iniziata molti anni fa con la comunità di Ingoré, e poi interrotta. Siamo tutti gioiosi che si possa iniziare una nuova evangelizzazione. Terminato l’incontro, accompagno al loro villaggio i due giovani di Ponta Novo. Rientro a casa alle 21.30 (80 chilometri in tutto, per oggi), e il Vescovo mi chiama: domani mi vuole vedere alle 9 a Bissau... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 marzo&lt;br /&gt;Cinque catechesi in 12 ore no-stop: Liman, Barro, Ponta Novo, Djebacunda e Sindjàn. Iniziare a insegnare il “Padre Nostro” a Ponta Nobo, dove nessuno conosce la preghiera cristiana, e incontrare per la prima volta le persone di Djebacunda, con l’anziano capovillaggio che arriva di corsa, è una gioia così grande da far superare ogni stanchezza. &lt;br /&gt;Devo spendere una parola per quest’uomo. È la prima volta che mi reco a Djebacunda, e sono curioso di vedere com’è il villaggio, come sono le persone che ancora non conosco. Sotto un grande mango hanno preparato il luogo per l’incontro: gli sgabelli ben allineati, un tavolino con una tovaglietta pulita, una sedia più grande per me. Inizio l’incontro con i saluti rituali e poi mi presento, spiegando i motivi della mia presenza in mezzo a loro. Il villaggio è piccolo, gli abitanti sono alcune decine: la mia impressione è che siano quasi tutti lì, davanti a me. Chiedo chi è il capovillaggio e un giovane mi risponde, in tono sicuro, che adesso viene. Continuiamo a conversare: chiedo dove i bambini vanno a scuola e se hanno avuto altre catechesi in passato. Mentre sto parlando, vedo che una persona, lontana, sta arrivando di corsa verso il villaggio. La persona è ben visibile: indossa un bel vestito africano, una tunica di colore azzurro cielo. Ma la cosa che mi preoccupa è vederla correre in quel modo, così veloce! Non è normale veder correre una persona, da queste parti. Per tanti motivi, il principale dei quali penso sia la malaria. La malaria ti toglie le forze, e ci vogliono diversi giorni per riprendere a camminare normalmente. E se una persona prende la malaria tante volte, come succede per tanti africani, farà una grande fatica a correre! &lt;br /&gt;Mi preoccupo e chiedo chi è che corre in quel modo, e perché! I presenti sorridono tutti: “Ma Padre! È il nostro capovillaggio che arriva dal bosco!”. Rimango senza parole, e continuo a guardare quest’uomo che seguita a correre. Arriva per la stradina vicino al villaggio e poi viene, sempre di corsa, accanto a me, per presentarsi. Non riesce a parlare: è senza fiato! Riesce solo a balbettare qualche vocabolo: gli faccio il segno di sedersi sulla mia sedia, ma lui rifiuta. Ci penserà un giovane a trovargli una comoda sedia accanto a me. Lo fisso con ammirazione: anziano, il volto segnato dalle rughe di un lavoro duro di tutta una vita, magro come un chiodo, respira con affanno. Poi, ripreso fiato, si presenta e chiede scusa del suo ritardo.&lt;br /&gt;Capite come sono i capivillaggio della mia Africa? Sono persone esemplari! Dopo un primo incontro così, tutto il villaggio di Djebacunda mi è entrato nel cuore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 marzo&lt;br /&gt;Rientro in Italia per pochi giorni, fino all’8 di aprile. Il motivo principale è dato dall’ordinazione sacerdotale di don Marco Camilletti. Sono giorni intensi, in cui posso salutare molti amici di Foggia. Sono impressionato dall’accoglienza veramente positiva dei sacerdoti di Foggia, che mi cercano per celebrazioni comunitarie e incontri formativi sulla missione nelle loro parrocchie: la Cattedrale, S. Pietro, il SS. Salvatore, la Madonna del Rosario, S. Ciro, la Madre di Dio, l’Immacolata di Fatima. In altre comunità non sono proprio riuscito ad arrivare. Questo segno di comunione con i sacerdoti e le loro comunità mi dona una grande gioia e mi permette di guardare al futuro della mia missione con più speranze. Mi sembra di poter dire che la Chiesa di Foggia-Bovino è attenta alla missione diocesana nella diocesi di Bissau.&lt;br /&gt;Con i giovani sacerdoti che incontro mi permetto anche di scherzare (ma non troppo!) invitandoli a venire in missione. Qualcuno mi dice subito di no, che non si sente “fatto” per la missione, e qualcun altro non mi dice di no…. &lt;br /&gt;Affidiamo tutto al Signore e al discernimento del Vescovo e della diocesi di Foggia-Bovino. Certo, la missione di Bigene richiede la presenza di almeno due sacerdoti: le persone che dimorano nel territorio della missione (esteso per circa 300 Km quadrati) sono più di 20.000, sparse in 54 villaggi oltre a Bigene. Ci sono villaggi che non ho ancora visitato. Attendiamo buone notizie…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-t8jrbjNgRhk/Tj3GVtCeBhI/AAAAAAAAA7A/CTi3IyLUhnk/s1600/191761_199132440114853_100000542963496_649215_8165018_o%2B%2528477%2Bx%2B675%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="283" src="http://4.bp.blogspot.com/-t8jrbjNgRhk/Tj3GVtCeBhI/AAAAAAAAA7A/CTi3IyLUhnk/s400/191761_199132440114853_100000542963496_649215_8165018_o%2B%2528477%2Bx%2B675%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;26 marzo&lt;br /&gt;Partecipo alla “Veglia di preghiera” in memoria dei missionari martiri, organizzata dal Centro Missionario Diocesano. La preghiera si tiene nella chiesa di San Pietro, con buona partecipazione di fedeli e amici. Terminata la preghiera, ben organizzata da don Pasquale e da Gaetano con i suoi giovani amici, mi viene chiesta una condivisione con i presenti, dal titolo: “Bigene, una grande comunità… La mia nuova famiglia”. Il mio grazie a tutti gli amici che hanno partecipato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-jpOuqZ5rsSw/Tj3HgoPcaNI/AAAAAAAAA7I/r3tm3--j844/s1600/32.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-jpOuqZ5rsSw/Tj3HgoPcaNI/AAAAAAAAA7I/r3tm3--j844/s400/32.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;30 marzo&lt;br /&gt;Giorni di grande lavoro per gli “Amici di Bissau” che, assieme ad altri volontari, hanno organizzato la raccolta di materiale scolastico per le scuole di Bigene e delle missioni del nord Guinea-Bissau (settore Oio). Tanti amici, da tanti luoghi dell’Italia (è una lunga lista, non riesco a trascriverla) e soprattutto dalla città e dalla provincia di Foggia, hanno raccolto e inviato tantissimo materiale, selezionato e inscatolato nei locali della parrocchia di Segezia. Una grande azione di carità per aiutare i miei bambini e tanti altri bambini. Vi potrò dare maggiori spiegazioni nella prossima puntata del diario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 aprile&lt;br /&gt;FOGGIA, GRAZIE !!!! Ma perdonami se ti dico che non vedo l'ora di tornare a Bigene. Mi aspettano in tanti... Non hanno niente da offrirmi, ma mi aspettano in tanti.... Ciao Foggia: ti voglio bene!&lt;br /&gt;Petronilla (Foggia): “Foggia ti vuole bene DON, la dimostrazione sono i tanti pacchi di materiale didattico giunti a destinazione nelle varie sedi. Chi semina bene, sempre raccoglie”.&lt;br /&gt;Sonia (Segezia, Foggia): “Perdonato! Abbiamo visto, anche noi, che non vedevi l'ora... Ma proprio niente da offrirti? I loro meravigliosi sorrisi, ti stanno aspettando impazienti. Va’ con Dio: vi vogliamo bene!”.&lt;br /&gt;Nicola (Palazzo San Gervasio, Potenza): “Ti conosco da poco, ma per quel poco che ti conosco sono certo che la tua ("non hanno niente da offrirmi") è solo una provocazione: sai bene che qui in Italia potremmo riempire le tue stanze di pacchi regalo, ma non avrebbero mai il valore dei mille sorrisi e dell'affetto di quella povera gente che ti aspetta (ti aspettano in tanti!). Buon apostolato in Guinea Bissau”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pe. Ivo Cavraro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curia Diocesana – Missão de Begene, Av. 14 de Novembro, apartado 20 1001 Bissau Codex, GUINÉ-BISSAU&lt;br /&gt;email: ivocav@yahoo.it tel: 00245.6544756;&lt;br /&gt;varie foto e altre comunicazioni: http://www.facebook.com/donivone&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-8252421141639745692?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/8252421141639745692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/08/capitolo-14-nuove-evangelizzazioni.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8252421141639745692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8252421141639745692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/08/capitolo-14-nuove-evangelizzazioni.html' title='Capitolo 14 - Nuove evangelizzazioni'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DoBYOCyx914/Tj3D5cDB0zI/AAAAAAAAA6w/5b-SRuubk-w/s72-c/P1040688%2B%25281360%2Bx%2B741%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-189057096513687200</id><published>2011-08-04T13:41:00.000+02:00</published><updated>2011-08-04T13:41:30.829+02:00</updated><title type='text'>Dicono di noi 8: Una vacanza alternativa</title><content type='html'>Dopo un anno di frenesia, studio e lavoro, l'estate rappresenta il momento delle tante attese e meritate vacanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maree di turisti con valigie a seguito, cariche di confort e precauzioni, partono alla volta di viaggi organizzati dove con la formula “all inclusive” il turista rimane bloccato nei villaggi subendo la riproposta di un mondo artificiale, a portata di mano. Raggiungere mete, staccare la spina, non “fare niente” è l'obiettivo finale. Ed ecco il business dei tour operator che mostra una intera vetrina ben accessoriata: donne in costume, spiagge bellissime, posti dove si fa festa fino al mattino. Solo in pochi decidono di trascorrere la loro vacanza in modo alternativo, di essere “turisti responsabili”. Partire per tornare con la propria valigia pesante di esperienza, confronto e conoscenza, in questo consiste la responsabilità del viaggiatore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Ek9vXew4tt8/TjqEDchBLPI/AAAAAAAAA6A/WnFVRFBl0sQ/s1600/P1040393%2B%2528858%2Bx%2B580%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="270" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-Ek9vXew4tt8/TjqEDchBLPI/AAAAAAAAA6A/WnFVRFBl0sQ/s400/P1040393%2B%2528858%2Bx%2B580%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Pensare una vacanza come un'opportunità per caricarsi piuttosto che scaricare pensieri e stress, come una possibilità di viaggiare per incontrare persone diverse, relazionarsi alle comunità locali, scoprire nuove culture e condividere esperienze; preferire al consumo sfrenato delle risorse la scoperta della natura, la salvaguardia del territorio e dell’ambiente; meno impatto possibile per entrare in sintonia con la madre terra, assaporare nuovi gusti, sentire nuovi odori, essere curiosi del mondo. Per chi non ha paura della diversità, c’è un mondo intero da scoprire attraverso le diverse culture, i colori, i sapori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-IsiEgmZdYtY/TjqC4sSKyAI/AAAAAAAAA54/6zO5NI_eIUk/s1600/38.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="230" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-IsiEgmZdYtY/TjqC4sSKyAI/AAAAAAAAA54/6zO5NI_eIUk/s400/38.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Molte sono le realtà impegnate nel sociale, oggi, quali associazioni culturali, sociali, ambientali, ong, che propongono percorsi sostenibili e viaggi di turismo responsabile e solidale in cui è possibile vivere un’esperienza umana significativa e mettersi in gioco attraverso l’impegno concreto. Tra le proposte: viaggi di conoscenza tra le comunità più vulnerabili del mondo, come in Africa o in America del sud, campi di lavoro nell’ambito di progetti di cooperazione, nelle periferie delle città, esperienze di convivenza in comunità di emarginati quali migranti, tossicodipendenti, percorsi naturali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’importante è essere disponibili ad incontrare l’Altro e a guardare dal suo punto di vista. E tu come scegli di viaggiare? Hai mai pensato di viaggiare senza frontiere, alla scoperta di un mondo sgombro da apparenze e pregiudizi per guardare il mondo da un'altra prospettiva? Non è importante la meta ma il modo di viaggiare e come ci insegna Proust “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tOgAYtCIxG0/TjqFPJ31X9I/AAAAAAAAA6Q/x-FT2GavqrI/s1600/P1040804%2B%2528912%2Bx%2B684%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="300" width="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-tOgAYtCIxG0/TjqFPJ31X9I/AAAAAAAAA6Q/x-FT2GavqrI/s400/P1040804%2B%2528912%2Bx%2B684%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Un viaggio responsabile è un viaggio che faccia prendere coscienza del mondo reale, dei suoi aspetti più disumani e di quelli più belli e armoniosi, che permetta di far riflettere sulla sostenibilità del proprio stile di vita per diventare cittadini del mondo sempre più attivi e responsabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ne dite di un viaggio a Bigene? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per informazioni: Contatta Don Ivo su questo Link https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1078119969354.10130.1716918628&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(R.I.R.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da ASSONEWS, 3 agosto 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.assonews.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-189057096513687200?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/189057096513687200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/08/dicono-di-noi-8-una-vacanza-alternativa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/189057096513687200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/189057096513687200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/08/dicono-di-noi-8-una-vacanza-alternativa.html' title='Dicono di noi 8: Una vacanza alternativa'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Ek9vXew4tt8/TjqEDchBLPI/AAAAAAAAA6A/WnFVRFBl0sQ/s72-c/P1040393%2B%2528858%2Bx%2B580%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-4182147182258915485</id><published>2011-07-07T11:41:00.001+02:00</published><updated>2011-07-08T11:28:27.516+02:00</updated><title type='text'>storie di Bigene 3:  il container è arrivato a Bigene</title><content type='html'>Sono arrivato a Bigene con il container. Il viaggio è andato bene fino all’ultimo chilometro: il camion con il container è riuscito a superare tutti gli ostacoli, incluse alcune buche con tantissimo fango. Poi, sulla discesa dell’ultimo villaggio, il percorso accidentato ha creato un movimento scomposto che ha rotto i ganci che bloccavano il container al camion. Il container fuoriusciva di una ventina di centimetri dal camion, che si era bloccato in pendenza e in discesa. Il conduttore non voleva proseguire: aveva troppa paura. Figuratevi io… La soluzione poteva essere quella di svuotare il container in mezzo al bosco, e poi spostare il container con la piccola gru del camion. Ma non poteva essere una soluzione: sotto l’acqua, avrei perso tutti i quaderni per i bambini, e rovinato tutto il resto. E come recuperavo, poi, il materiale e il container stesso??? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7AZFKvAcmJs/ThV-3qY-tPI/AAAAAAAAA4g/f2mmxX6bzfw/s1600/IMG_0338%2B%2528701%2Bx%2B581%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="332" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-7AZFKvAcmJs/ThV-3qY-tPI/AAAAAAAAA4g/f2mmxX6bzfw/s400/IMG_0338%2B%2528701%2Bx%2B581%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho fatto finta di essere un esperto camionista spiegando al conduttore che si doveva “imbragare” il container al camion, e procedere molto lentamente. Mi ha creduto! Signore perdonami…. mi devo pure confessare mò! Ho chiamato i ragazzi del villaggio che mi hanno dato una mano a spalare la terra e il fango e a legare il container al camion. Poi, piano piano, siamo ripartiti. Avevo il cuore in gola e gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore: l’imbragatura teneva! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-f72q_OP2TYQ/ThbMPXmH51I/AAAAAAAAA4o/dTO3cjIjL4U/s1600/IMG_0340%2B%2528765%2Bx%2B565%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="295" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-f72q_OP2TYQ/ThbMPXmH51I/AAAAAAAAA4o/dTO3cjIjL4U/s400/IMG_0340%2B%2528765%2Bx%2B565%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivati a Bigene, abbiamo attraversato il paese molto lentamente: avevo il terrore che un piccolo sobbalzo potesse provocare un disastro, con le tante persone che vivono normalmente sulla strada. Sembrava una processione da funerale: io davanti, che non avevo certo una faccia sorridente, e tutta la gente che guardava seriamente il container legato al camion. È vero che qui se ne vedono di tutti i colori… ma questa, era una strana novità. &lt;br /&gt;Quando siamo entrati nel terreno della missione, mi veniva da scoppiare a piangere per la contentezza. Il pensiero che tanto lavoro, compiuto da tanti amici, potesse andare tutto disperso in un attimo, mi aveva creato una tale preoccupazione che mi sentivo di esplodere. Non sono esploso io (che diamine! sono un missionario: devo contenermi!!!) ma è esploso l’autista del camion: è sceso dal posto di guida che mi voleva abbracciare (proprio a me, che sono “allergico” a queste cose!) dicendomi: “Dio ti ha illuminato, Dio ti ha illuminato!”. Se sapesse la verità…. Però mi ha lasciato un dubbio: vuoi vedere che il buon Dio sa usare anche gli asini come me???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kG8GROd3GyI/ThbMjnyi1uI/AAAAAAAAA4w/xRu8jh478hs/s1600/IMG_0342%2B%2528810%2Bx%2B850%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="381" src="http://1.bp.blogspot.com/-kG8GROd3GyI/ThbMjnyi1uI/AAAAAAAAA4w/xRu8jh478hs/s400/IMG_0342%2B%2528810%2Bx%2B850%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dSKuWpsn0AU/ThbNMHeacHI/AAAAAAAAA44/yKpoF-My418/s1600/IMG_0349%2B%2528976%2Bx%2B696%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="285" width="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-dSKuWpsn0AU/ThbNMHeacHI/AAAAAAAAA44/yKpoF-My418/s400/IMG_0349%2B%2528976%2Bx%2B696%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-4182147182258915485?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/4182147182258915485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/07/storie-di-bigene-3-il-container-e.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/4182147182258915485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/4182147182258915485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/07/storie-di-bigene-3-il-container-e.html' title='storie di Bigene 3:  il container è arrivato a Bigene'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-7AZFKvAcmJs/ThV-3qY-tPI/AAAAAAAAA4g/f2mmxX6bzfw/s72-c/IMG_0338%2B%2528701%2Bx%2B581%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-8002741478461434945</id><published>2011-06-09T19:05:00.001+02:00</published><updated>2011-06-09T19:15:58.987+02:00</updated><title type='text'>Testimonianza Missionaria 6: "E’ bello fare il prete"</title><content type='html'>&lt;b&gt;Testimonianza Missionaria 6: "E’ bello fare il prete" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sulla testimonianza del missionario Padre Clemente Vismara, che sarà proclamato Beato il prossimo 26 giugno 2011.&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Piero Gheddo, in ARMAGHEDDO: http://gheddo.missionline.org/&lt;br /&gt;8 giugno 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sacerdoti anziani sono sempre più numerosi e sono una riserva di santità, di umanità e di esperienza e anche una preziosa risorsa per la nuova evangelizzazione della nostra Italia. In questo senso, il prete ha una longevità sconosciuta ad altre professioni, è “sacerdos in aeternum” e anche da anziano, a volte purtroppo non più autosufficiente, può sempre dimostrare con la sua vita, le sue preghiere, parole, scritti, la grandezza e bellezza della fede e della vocazione sacerdotale. Quando scrivo e parlo del prete, il mio cuore si riempie di gioia e ringrazio sempre il Signore di avermi chiamato. Noi preti (e lo stesso vale per le suore e i fratelli laici consacrati) viviamo in una situazione fortunata. Siamo nella posizione migliore per innamorarci di Gesù e per testimoniarlo. Lo scopo della nostra vita è solo questo: conoscere il Signore, pregarlo, amarlo, imitarlo pur nella debolezza della nostra umanità. Siamo liberi dalle preoccupazioni che hanno tutti gli uomini: il nostro futuro, i soldi, la carriera, la vecchiaia. Non abbiamo altre ambizioni, siamo veramente liberi di orientare la nostra vita al Signore Gesù e preparare, anche qui sulla terra, il Regno di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Paolo era un innamorato di Gesù: “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me. Per me vivere è Cristo” (Filippesi 3, 12); “Quello che per me era un vantaggio, per amore di Cristo l’ho ritenuto una perdita. Considero ogni cosa come un nulla, in confronto alla suprema conoscenza di Cristo Gesù mio Signore, per il quale mi sono privato di tutto e tutto ritengo come spazzatura pur di guadagnare Cristo” ( Filippesi, 3, 8-12) “La carità di Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14); “Chi potrà separarci dalla carità di Cristo?” (Rom 8, 35).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esegeti hanno contato nelle lettere di San Paolo 164 volte l’espressione “in Christo”, cioè la vita in Cristo! Ho seguito Giovanni Paolo II in diversi viaggi missionari. A Puebla in Messico nel 1979 gridava ai preti: “Lasciatevi possedere totalmente da Cristo, siate tutti di Cristo e questo vi renderà anche totalmente disponibili all’uomo. Siate uomini che avete fatto del Vangelo la professione della vostra vita. Il prete deve sempre fare il prete!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-e_UPL6OoPcw/TfD8iqRb8LI/AAAAAAAAA3A/BlUJfE2EbjQ/s1600/Clemente_Vismara_1983_alternate_portrait.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="284" width="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-e_UPL6OoPcw/TfD8iqRb8LI/AAAAAAAAA3A/BlUJfE2EbjQ/s400/Clemente_Vismara_1983_alternate_portrait.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Questa la nostra affascinante avventura e il modo migliore di prepararci alla nostra vecchiaia. Quanti sacerdoti anziani ho conosciuto, in Italia e nelle missioni, che hanno testimoniato la gioia del loro sacerdozio! Nel febbraio 1983 ho visitato in Birmania padre Clemente Vismara, che sarà beatificato in Piazza Duomo a Milano la domenica 26 giugno. E’morto nel 1988 a 91 anni, dopo 65 anni di vita in una regione conosciuta come ”Il triangolo dell’oppio”, ai confini con Cina, Laos e Thailandia, fra contrabbandieri, briganti, guerriglieri, tribali bellicosi e poverissimi. Padre Vismara viveva con 250 orfani e orfane, aiutato dalle suore di Maria Bambina e aveva 86 anni, il medico più vicino a 120 chilometri (con quelle strade!). Aveva fondato partendo da zero cinque parrocchie e un centinaio di villaggi cattolici, dai suoi cristiani, lui vivente, erano venuti fuori cinque sacerdoti e 14 suore. Ero andato per intervistarlo sulle sue avventure e lui mi dice: “Ho già scritto tutto più volte. Lascia perdere il mio passato, parliamo del mio futuro”. E mi raccontava dei villaggi da visitare, delle conversioni, delle scuole e cappelle da costruire. Pensai: questo il prete che anch’io vorrei essere: non si è lasciato indurire dalle difficoltà dai pericoli, dalle persecuzioni. “E’ morto a 91 anni – dicevano i confratelli - senza mai essere invecchiato”. Sacerdote per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-abI2ak61rmw/TfD-qgmG9SI/AAAAAAAAA3I/8VCMiBJ_yvE/s1600/GHEDDO.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="267" src="http://3.bp.blogspot.com/-abI2ak61rmw/TfD-qgmG9SI/AAAAAAAAA3I/8VCMiBJ_yvE/s400/GHEDDO.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Piero Gheddo è nato nel 1929 in un paese del Piemonte (Tronzano, Vercelli). Nel 1945 è entrato nel Pime e nel 1953 è ordinato sacerdote. Avrebbe dovuto partire per l’India, invece i superiori l’hanno tenuto nella stampa, all’inizio in modo provvisorio, poi la sua opera nei mass media è diventata importante per l’Istituto e la Chiesa italiana: ha finito per restare in Italia. Nel 2003 ha celebrato i 50 anni di sacerdozio e di apostolato nel campo dei media. È stato fra i fondatori dell’Editrice Missionaria Italiana (EMI, 1955) e di “Mani Tese” nel 1963.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ha visitato un’ottantina di Paesi (alcuni più volte) e molte Chiese nel mondo missionario, in ogni continente. Direttore della rivista “Mondo e Missione” per 35 anni (1959-1994), fondatore e direttore dell’agenzia d’informazione “Asia News” nel 1987, ha pure diretto la rivista per i giovani “Italia Missionaria” (1953-1958, 1975-1991). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padre Gheddo ha collaborato con numerosi giornali italiani (Avvenire, Osservatore Romano, Il Giornale, Gente, Epoca, Famiglia Cristiana…). Le sue corrispondenze dai paesi del sud del mondo sono apprezzate anche nel mondo laico, perchè padre Gheddo riporta in Italia la vita dei popoli, il loro modo di vivere il cristianesimo e le altre religioni: non intervista primi ministri o personalità della politica, ma va a vivere nei villaggi, con il popolo e con le Chiese locali. Questo gli ha permesso di prendere posizioni contro corrente anche in campo politico, come durante la guerra del Vietnam e i Khmer rossi in Cambogia: in Italia è stato il primo che ha denunziato che i “liberatori” erano in realtà nuovi oppressori del popolo. Così ha molto scritto sulla fame nel mondo e sviluppo-sottosviluppo dei popoli, che attribuisce anzitutto a fattori educativo-culturali-religiosi, prima che economico-tecnici.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Padre Gheddo ha scritto settanta volumi, con una ventina di traduzioni all’estero e collabora con vari giornali e radio-televisioni. Ha presentato il Vangelo della domenica alla televisione di Rai-Uno tutti i sabati sera per due anni di seguito (1993-1995). Ha ricevuto tre prestigiosi premi giornalistici italiani, fra i quali il “Premio Campione d’Italia” nel 1972.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dal 1994 è direttore dell’Ufficio storico del Pontificio istituto missioni estere a Roma, ma ha anche una sede e la segretaria a Milano (suor Franca Nava) per le collaborazioni giornalistiche e le conferenze serali a cui è spesso invitato. È postulatore di quattro cause di canonizzazione: il dottor Marcello Candia (laico missionario in Amazzonia, 1816-1983), padre Clemente Vismara (missionario del Pime per 65 anni in Birmania, 1897-1988), fratel Felice Tantardini (fratello missionario del Pime per 70 anni in Birmania, 1898-1991) e padre Carlo Salerio (1827-1870), missionario in Oceania e fondatore delle suore della Riparazione a Milano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-8002741478461434945?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/8002741478461434945/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/06/testimonianza-missionaria-6-e-bello.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8002741478461434945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8002741478461434945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/06/testimonianza-missionaria-6-e-bello.html' title='Testimonianza Missionaria 6: &quot;E’ bello fare il prete&quot;'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-e_UPL6OoPcw/TfD8iqRb8LI/AAAAAAAAA3A/BlUJfE2EbjQ/s72-c/Clemente_Vismara_1983_alternate_portrait.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-8019562202540061826</id><published>2011-05-21T12:15:00.003+02:00</published><updated>2011-06-09T18:06:29.000+02:00</updated><title type='text'>Chiariamoci le idee 8: Chiesa e pedofilia, quelle spirali cieche e velenose</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Chiesa e pedofilia, quelle spirali cieche e velenose &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso fosco, terribile e pietoso del prete Riccardo Seppia il quale conduceva una doppia vita – apparendo sacerdote ed esercitando satanismo e altre pratiche orrende, secondo le accuse che stanno emergendo – invita tutti a comprendere quale potenza di dissimulazione c’è in noi uomini. Non mancano nella storia e nella cronaca casi del genere: tranquilli pensionati che custodivano in casa vittime segregate o fatte a pezzi, professionisti dalla doppia o tripla vita, madri snaturate, uomini della legge ingannatori. Anche in uomini e donne saliti alle più alte ed esposte cariche del potere o della fama non sono mancati casi del genere. Già, è a sua volta un potere enorme, la dissimulazione. Lo conosciamo in qualche misura tutti noi, eccetto i santi. Ma i guasti che tale potere produce sono a volte altrettanto enormi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio per questo colpisce di più quando a esercitare tale potere nefasto è un uomo che, per l’abito che veste, dovrebbe essere tutto il contrario, uno strumento della luce e del bene. Come è stato possibile, ora molti si chiedono – e così è sempre in casi del genere, diversi eppure sempre uguali tra loro – che non ci si sia accorti in tempo? E come è stata possibile questa micidiale determinazione, questa feroce arguzia del male? Ce lo siamo chiesti in molte occasioni. L’ultimo caso, noto ai più, è quello della coppia appena condannata in via definitiva per la strage di Erba.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ecco perché di fronte a prove di malvagità che sgomentano e producono ferite e guai seri, attivare la macchina del fango come ha fatto ieri scrivendo da Parigi una firma di Repubblica, è da maramaldi e da furbastri. Da maramaldi, perché si intende lucrare sulle disgrazie altrui per ricavare argomenti pretestuosi per attaccare chi viene considerato avversario, nella circostanza la Chiesa in generale. Da furbastri, perché l’argomentare è grossolano: la deviazione ferina di don Seppia sarebbe addirittura una malattia causata dalla posizione della Chiesa sul sesso. Ma si sa, la smania – qualunque smania e soprattutto quella di spargere fango – fa perdere lucidità e fa perdere la capacità di comprendere i contorni reali delle vicende. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ansia di menar fendenti contro la Chiesa, fa mettere in fila al noto commentatore tante e tali banalità da indurci a dubitare che conosca non solo la predicazione e le regole della Chiesa sul sesso, ma anche la semplice logica dei fatti. Imputare la tremenda e spavalda doppia personalità di don Seppia alla sua educazione cattolica – la medesima che ha formato santi e gente normalissima – sarebbe come imputare la doppia personalità dei coniugi di Erba alle scuole da loro frequentate nel Comasco o addossare la responsabilità delle cose orrende che hanno compiuto alla linea educativa dello Stato italiano che si è occupato della loro formazione da ragazzi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una malignità, ma soprattutto una corbelleria. Nel tentativo di usare una vicenda pietosa per i suoi attacchi fangosi, la firma famosa di Repubblica osa tirare in ballo il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, osa evocare il suo ruolo di padre e di maestro in quella città e in quella Chiesa capovolgendolo ignominiosamente in quello di istruttore alla dissimulazione e all’ombra complice e omertosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lo fa, la firma famosa e parigina, che tutto mostra di sapere degli uomini e del mondo, proprio nel giorno in cui il pastore di Genova è in visita sotto al sole e tra le sofferenze di Lampedusa, proprio mentre torna a farsi segno dell’ascolto e della vicinanza della Chiesa ai generosi, agli sgomenti, agli ultimi. E sostiene, la famosa firma parigina che tutto sa e tutto giudica dell’Italia e del mondo, che 'tutti sapevano' a Genova del satanista vestito da prete, dell’orco insinuato nel gregge, ma la Chiesa e suoi vescovi facevano finta di non sapere. Ma se 'tutti' sapevano perché non hanno denunciato? Tutti omertosi? O, invece, tutti – fedeli e pastori, cittadini e giornalisti – raggirati dal maligno dissimulatore? Tutti attoniti, ancora una volta, come già a Erba e in altri casi, per la potente dissimulazione di una vita divenuta orrenda? Tutti, più che mai, pensosi di come nella nostra vita, nella vita di ognuno, divampi sempre la lotta tra l’ombra e la luce? Già, ma l’importante era accendere la macchina del fango. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi giova? È davvero povera una battaglia culturale, magari legittima, che ricorre a questi mezzi, a questo disprezzo dei fatti e delle persone coinvolte, per spostare l’attenzione sull’obiettivo che si è in animo – sempre e comunque – di colpire. Ma non potrà certo lamentarsi chi si comporta così se poi – naturalmente per colpa d’altri, dirà, dissimulando – il livello del dibattito nel Paese si imbarbarisce e si attorciglia. In spirali cieche e velenose.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Davide Rondoni &lt;br /&gt;Avvenire, 19 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-n7gSPJDu1ls/TdeUOowcfdI/AAAAAAAAA1s/GlHiC4WLd50/s1600/4009042445_2eb787b14c.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 339px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-n7gSPJDu1ls/TdeUOowcfdI/AAAAAAAAA1s/GlHiC4WLd50/s400/4009042445_2eb787b14c.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609114840092933586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Davide Rondoni (Forlì, 1964) è un poeta e scrittore italiano.&lt;br /&gt;Si è laureato in letteratura italiana all'Università di Bologna. Ha fondato e dirige il Centro di Poesia Contemporanea in seno all'Università felsinea. Ha scritto diverse raccolte di poesia, pubblicate in Italia, nei principali Paesi europei, nonché negli Stati Uniti. Ha tenuto e tiene corsi di poesia e di letteratura negli atenei di Bologna, Milano Cattolica, Genova, allo Iulm, e negli Stati Uniti (all'Università di Yale e alla Columbia University). È direttore artistico del festival Dante 09 a Ravenna.&lt;br /&gt;Svolge un'intensa attività pubblicista: ha fondato e dirge la rivista clanDestino; è opinionista di Avvenire e critico letterario nel supplemento domenicale de Il Sole 24 Ore.&lt;br /&gt;Dal 2006 conduce sull'emittente televisiva TV2000 Antivirus, un programma di poesia. Ogni puntata è dedicata a un autore; Rondoni ne spiega la poetica, ne svela i maestri, ne legge pubblicamente alcuni versi.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-8019562202540061826?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/8019562202540061826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/05/chiariamoci-le-idee-8-chiesa-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8019562202540061826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/8019562202540061826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/05/chiariamoci-le-idee-8-chiesa-e.html' title='Chiariamoci le idee 8: Chiesa e pedofilia, quelle spirali cieche e velenose'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-n7gSPJDu1ls/TdeUOowcfdI/AAAAAAAAA1s/GlHiC4WLd50/s72-c/4009042445_2eb787b14c.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-655173944334734024</id><published>2011-05-01T19:48:00.010+02:00</published><updated>2011-05-21T12:14:05.539+02:00</updated><title type='text'>Camminare con la Chiesa 9: Omelia di Benedetto XVI per la Beatificazione di Giovanni Paolo II, 1 maggio 2011</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-OVlau9MqPCc/Tb2drmhu_cI/AAAAAAAAAzU/y0uGE5sFqJ4/s1600/fun1_0000363144.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-OVlau9MqPCc/Tb2drmhu_cI/AAAAAAAAAzU/y0uGE5sFqJ4/s400/fun1_0000363144.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601806883920739778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-ObM7WmmTUOU/Tb2eBEvoBxI/AAAAAAAAAzc/L7mRtddXIqs/s1600/subito2_0000363283.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-ObM7WmmTUOU/Tb2eBEvoBxI/AAAAAAAAAzc/L7mRtddXIqs/s400/subito2_0000363283.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601807252809320210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi che, per questa felice circostanza, siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo, Signori Cardinali, Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Delegazioni Ufficiali, Ambasciatori e Autorità, persone consacrate e fedeli laici, e lo estendo a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa Domenica è la Seconda di Pasqua, che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia. Perciò è stata scelta questa data per l’odierna Celebrazione, perché, per un disegno provvidenziale, il mio Predecessore rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza. Oggi, inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi! Eppure, uno solo è Dio, e uno è Cristo Signore, che come un ponte congiunge la terra e il Cielo, e noi in questo momento ci sentiamo più che mai vicini, quasi partecipi della Liturgia celeste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29). Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell’altra beatitudine: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa “Pietro”, la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: “Beato sei tu, Simone” e “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l’edificazione della Chiesa di Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il nostro pensiero va ad un’altra beatitudine, che nel Vangelo precede tutte le altre. E’ quella della Vergine Maria, la Madre del Redentore. A Lei, che ha appena concepito Gesù nel suo grembo, santa Elisabetta dice: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,45). La beatitudine della fede ha il suo modello in Maria, e tutti siamo lieti che la beatificazione di Giovanni Paolo II avvenga nel primo giorno del mese mariano, sotto lo sguardo materno di Colei che, con la sua fede, sostenne la fede degli Apostoli, e continuamente sostiene la fede dei loro successori, specialmente di quelli che sono chiamati a sedere sulla cattedra di Pietro. Maria non compare nei racconti della risurrezione di Cristo, ma la sua presenza è come nascosta ovunque: lei è la Madre, a cui Gesù ha affidato ciascuno dei discepoli e l’intera comunità. In particolare, notiamo che la presenza effettiva e materna di Maria viene registrata da san Giovanni e da san Luca nei contesti che precedono quelli del Vangelo odierno e della prima Lettura: nel racconto della morte di Gesù, dove Maria compare ai piedi della croce (cfr Gv 19,25); e all’inizio degli Atti degli Apostoli, che la presentano in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera nel cenacolo (cfr At 1,14).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la seconda Lettura odierna ci parla della fede, ed è proprio san Pietro che scrive, pieno di entusiasmo spirituale, indicando ai neo-battezzati le ragioni della loro speranza e della loro gioia. Mi piace osservare che in questo passo, all’inizio della sua Prima Lettera, Pietro non si esprime in modo esortativo, ma indicativo; scrive, infatti: “Siete ricolmi di gioia” – e aggiunge: “Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede: la salvezza delle anime” (1Pt 1,6.8-9). Tutto è all’indicativo, perché c’è una nuova realtà, generata dalla risurrezione di Cristo, una realtà accessibile alla fede. “Questo è stato fatto dal Signore - dice il Salmo (118,23) - una meraviglia ai nostri occhi”, gli occhi della fede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-caZEiBGkBiA/Tb2e06PLJXI/AAAAAAAAAzk/TiPlRSksyt8/s1600/bea_01_672-458_resize.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-caZEiBGkBiA/Tb2e06PLJXI/AAAAAAAAAzk/TiPlRSksyt8/s400/bea_01_672-458_resize.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601808143342052722" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle, oggi risplende ai nostri occhi, nella piena luce spirituale del Cristo risorto, la figura amata e venerata di Giovanni Paolo II. Oggi il suo nome si aggiunge alla schiera di Santi e Beati che egli ha proclamato durante i quasi 27 anni di pontificato, ricordando con forza la vocazione universale alla misura alta della vita cristiana, alla santità, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium sulla Chiesa. Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria, associata in modo singolare e perfetto al mistero di Cristo e della Chiesa. Karol Wojtyła, prima come Vescovo Ausiliare e poi come Arcivescovo di Cracovia, ha partecipato al Concilio Vaticano II e sapeva bene che dedicare a Maria l’ultimo capitolo del Documento sulla Chiesa significava porre la Madre del Redentore quale immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera. Questa visione teologica è quella che il beato Giovanni Paolo II ha scoperto da giovane e ha poi conservato e approfondito per tutta la vita. Una visione che si riassume nell’icona biblica di Cristo sulla croce con accanto Maria, sua madre. Un’icona che si trova nel Vangelo di Giovanni (19,25-27) ed è riassunta nello stemma episcopale e poi papale di Karol Wojtyła: una croce d’oro, una “emme” in basso a destra, e il motto “Totus tuus”, che corrisponde alla celebre espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella quale Karol Wojtyła ha trovato un principio fondamentale per la sua vita: “Totus tutus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria – Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo cuore, o Maria” (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 266).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: “Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia card. Stefan Wyszyński mi disse: «Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio»”. E aggiungeva: “Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato”. E qual è questa “causa”? E’ la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-W5FDWTkDVcs/Tb2la3Om2mI/AAAAAAAAA0E/Ymi2Sm5J-5k/s1600/Muropianto_0000571008.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 274px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-W5FDWTkDVcs/Tb2la3Om2mI/AAAAAAAAA0E/Ymi2Sm5J-5k/s400/Muropianto_0000571008.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601815392439163490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Swoim świadectwem wiary, miłości i odwagi apostolskiej, pełnym ludzkiej wrażliwości, ten znakomity syn Narodu polskiego pomógł chrześcijanom na całym świecie, by nie lękali się być chrześcijanami, należeć do Kościoła, głosić Ewangelię. Jednym słowem: pomógł nam nie lękać się prawdy, gdyż prawda jest gwarancją wolności.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-qb8fVxCZbRs/Tb2f7Nl08PI/AAAAAAAAAzs/uK4PKi0Ipxk/s1600/1%2B%2528606%2Bx%2B919%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 264px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-qb8fVxCZbRs/Tb2f7Nl08PI/AAAAAAAAAzs/uK4PKi0Ipxk/s400/1%2B%2528606%2Bx%2B919%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601809351128183026" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Karol Wojtyła salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo “timoniere” il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare “soglia della speranza”. Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di “avvento”, in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona. Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni. L’esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell’incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una “roccia”, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nella Chiesa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-GQY8IP2SU8g/Tb2gV0fOS-I/AAAAAAAAAz0/JPu58kx-wSc/s1600/5%2B%2528766%2Bx%2B1152%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 266px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-GQY8IP2SU8g/Tb2gV0fOS-I/AAAAAAAAAz0/JPu58kx-wSc/s400/5%2B%2528766%2Bx%2B1152%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601809808246066146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa Piazza dal Palazzo! Oggi, ti preghiamo: Santo Padre ci benedica! Amen. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-655173944334734024?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/655173944334734024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/05/camminare-con-la-chiesa-9-omelia-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/655173944334734024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/655173944334734024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/05/camminare-con-la-chiesa-9-omelia-di.html' title='Camminare con la Chiesa 9: Omelia di Benedetto XVI per la Beatificazione di Giovanni Paolo II, 1 maggio 2011'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-OVlau9MqPCc/Tb2drmhu_cI/AAAAAAAAAzU/y0uGE5sFqJ4/s72-c/fun1_0000363144.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-1727860392729039453</id><published>2011-04-21T09:41:00.004+02:00</published><updated>2011-05-01T19:29:32.424+02:00</updated><title type='text'>Dicono di noi 7: Foggia incontra l’Africa</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;strong&gt;Foggia incontra l’Africa&lt;/strong&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il titolo del ciclo di incontri, nato da una proposta di “Medici con l’Africa CUAMM” e organizzato dalla Onlus di Capitanata “Solidaunia” e dall’Università degli Studi di Foggia. L’evento è stato realizzato nei giorni scorsi (7 e 8 aprile) presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia di Foggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’occasione è stata propizia per presentare la nuova campagna del CUAMM per la tutela della salute materno-infantile e neonatale in Africa Sub-Sahariana. Sono state due giornate di confronto tra il mondo del volontariato, l’università, le istituzioni e la società civile sui temi della solidarietà, del bene comune e delle gravi emergenze della meravigliosa terra africana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, nella mattinata di venerdì scorso, ha preso parte al pubblico dibattito il nostro Arcivescovo Metropolita, mons. Francesco Pio Tamburrino, che ha illustrato ai presenti il grande impegno e la tenace dedizione della nostra Diocesi in terra d’Africa. Il Presule ha raccontato, con profondità di analisi, la preoccupante situazione delle popolazioni della Guinea Bissau, dove è attiva, ormai già da qualche anno, una missione diocesana a Bigene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Pme3yTTuwTM/Ta_gOFRLvAI/AAAAAAAAAx8/stTeEeR14Bs/s1600/19.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 400px; height: 213px; float: right; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5597939394381855746" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-Pme3yTTuwTM/Ta_gOFRLvAI/AAAAAAAAAx8/stTeEeR14Bs/s400/19.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’Arcivescovo ha spiegato che “l’evangelizzazione e la promozione umana” rappresentano due momenti importanti per chi opera nella missione. Tuttavia, mons. Tamburrino ha puntualizzato che “l’evangelizzazione è offerta quando è richiesta”. A questo proposito, il Vescovo ha ricordato che ben trenta capi-villaggio hanno richiesto la presenza della chiesa nei propri villaggi. A questa domanda si è risposto, opportunamente, con l’offerta di una catechesi attenta alle loro esigenze e necessità. Ad oggi, 33 villaggi ricevono questo tipo di formazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dato che ha soggiornato in Guinea Bissau, mons. Tamburrino è riuscito descrivere le abitudini e la vita delle popolazioni con amorevoli parole paterne e con colori vivaci, in grado di ricreare, anche nell’Aula Magna della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Foggia, gli ambienti e il calore umano della terra d’Africa. Il Presule, infatti, ha descritto nel dettaglio come avvengono le catechesi: all’aperto, riparati sotto un albero. L’immagine, oltre che bellissima, è decisamente poetica. A diretto contatto con la natura si disserta su Dio e su temi importanti nella vita di ogni uomo: il rispetto della persona, la tutela della vita, la parità tra uomo e donna. Tutto ciò, ha precisato il Vescovo rappresenta azione di “promozione umana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La missione diocesana, tra le altre cose, ha consolidato le attività e i progetti già avviati da “Solidaunia”. Tra le opere realizzate, l’Arcivescovo ha menzionato i pozzi per l’acqua, fondamentali non solo per dissetare le popolazioni, ma anche per coltivare i campi e soddisfare, in tal modo, i fabbisogni nutrizionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ciò si aggiunga, l’“orto comunitario”, che prevede che i 2/3 del raccolto siano destinati alla popolazione e 1/3 sia utilizzato dagli operatori per creare altri orti. Il Vescovo, inoltre, ha sottolineato il grande lavoro svolto da tutti i volontari. A questo proposito, ha raccontato, con grande commozione, l’esperienza di una suora oblata della nostra Arcidiocesi, che, grazie alla sua tenacia, è riuscita a salvare donne e bambini da una fine tragica. Veniamo ai fatti. In quei territori, è usanza comune andare a partorire nei boschi senza l’ausilio né di strumenti sanitari né di personale sanitario specializzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È facile immaginare quanto questa abitudine sia pericolosa quando insorgono delle complicazioni durante il parto e non solo, visto che un bosco non è un ambiento asettico. Insomma, nel migliore dei casi si rischia qualche infezione, nel peggiore, è a repentaglio la vita di madre e figlio. Ecco perché un’azione di informazione in questo settore è vitale, oltre che necessario. Quindi, tra gli obiettivi della missione c’è anche quello di diffondere un’importante abitudine: recarsi in ospedale nei momenti cruciali della propria esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-tPU8zf2NnuM/Ta_gtFEfLhI/AAAAAAAAAyE/Ia0CSntB47g/s1600/P1060141%2B%25281077%2Bx%2B807%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 400px; height: 300px; float: right; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5597939926904548882" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-tPU8zf2NnuM/Ta_gtFEfLhI/AAAAAAAAAyE/Ia0CSntB47g/s400/P1060141%2B%25281077%2Bx%2B807%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In quest’ottica è fondamentale trasmettere l’idea che l’ospedale è il luogo deputato alla cura e alla tutela della vita. Inoltre, mons. Tamburrino ha messo in evidenza l’elevato livello di denutrizione dei bambini, cui si cerca di risponde con programmi mirati rivolti alla madre e alla prole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Presule ha spiegato che la missione diocesana è l’iniziativa di una comunità che ne aiuta un’altra. Il rapporto, quindi, è fraterno, teso al raggiungimento del bene comune. In questo senso, le azioni solidali oltrepassano le diversità e rendono il dialogo tra le culture costruttivo e proficuo. In quest’ottica è indispensabile attivare azioni specifiche di cooperazione tra tutte le istituzioni e la società civile, per sviluppare e migliorare i programmi e i progetti di aiuto in questi paesi. “Si cresce aiutando gli altri e quello che si fa per gli altri resta anche per noi”, ha concluso, in modo significativo, l’Arcivescovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal sito della Diocesi di Foggia-Bovino (www.diocesifoggiabovino.it),&lt;br /&gt;18 aprile 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-1727860392729039453?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/1727860392729039453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/04/dicono-di-noi-7-foggia-incontra-lafrica_21.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1727860392729039453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1727860392729039453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/04/dicono-di-noi-7-foggia-incontra-lafrica_21.html' title='Dicono di noi 7: Foggia incontra l’Africa'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Pme3yTTuwTM/Ta_gOFRLvAI/AAAAAAAAAx8/stTeEeR14Bs/s72-c/19.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-4198171138033426091</id><published>2011-03-03T16:15:00.008+01:00</published><updated>2011-03-03T22:31:29.361+01:00</updated><title type='text'>Capitolo 13 - Le gioie e le speranze...</title><content type='html'>Diario di una missione 13: Le gioie e le speranze…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, riprendo il mio diario dalla missione di Bigene. Lo riprendo in una forma un po’ nuova. Molti di voi seguono i miei interventi su facebook, dove si possono ricevere mie brevi notizie aggiornate. Alcuni commentano queste notizie con simpatiche affermazioni o con serie condivisioni. Penso che alcune di queste condivisioni sia bene tenerle ancora vive e trascriverle nel mio diario. Non sono considerazioni private, perché su facebook tutti i miei amici (oltre seicento) possono leggere tutte le cose scritte nel mio profilo da ognuno di loro. Vediamo se questa impostazione funziona: sarete voi stessi a dirmi se vi piace questo nuovo modo di comunicare e condividere. Chiamiamolo un “diario aperto”: tutti possono partecipare con utili interventi da aggiungere alle mie piccole note su facebook. Inserisco nel diario anche alcune storie, scritte da me o trasmesse da qualche amico, sempre su facebook, e anche una mia lettera importante. Vedrete leggendo… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 settembre&lt;br /&gt;Ritorno a Bigene da Bissau, dove ho accompagnato i giovani amici foggiani ripartiti per l’Italia, con una vena di tristezza. Con Marco, Sergio, Giuseppe, Gaetano e Antonio questa casa era piena di movimento! Grazie ancora, cari amici. Avete fatto un gran dono a tutta Bigene ed anche a me. Arrivederci...&lt;br /&gt;Gaetano (Foggia): “Grazie a te, per essere riuscito a farci conoscere tanto di questa terra. La casa è bella e abitata da una persona troppo ospitale per non riempirsi nuovamente in poco tempo! Sono certo che non ci vorrà molto per trovare altra compagnia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 settembre&lt;br /&gt;Non potete immaginare la soddisfazione che provo quando vengono le persone dei villaggi per chiedermi di aiutare a progettare la scuola con l'acquisto di banchi e lavagne, ed io posso dire: “Non ti preoccupare, lo posso fare, io ho tanti amici! L’importante è organizzare la scuola, gli aiuti ci sono!”.&lt;br /&gt;Francesca (Firenze): “E noi che a scuola i banchi li scrivevamo e li graffiavamo! Spesso avere tutto (e troppo) è un male! Se ce li avessero fatti costruire da noi, di certo li avremmo apprezzati di più! Deve essere davvero emozionante gioire delle piccole cose, soprattutto quando non si hanno!”.&lt;br /&gt;Don Ivo: “Vi ringrazio tutti (molti amici mi hanno chiesto come poter aiutare nella realizzazione delle scuole nei villaggi). Non si tratta di fare qualcosa, o di raccogliere. Penso di far costruire sul posto i banchi di legno, nella falegnameria dei giovani guidati dai padri Giuseppini di Bula. I soldi per comprare i banchi li ho già (ho ricevuto varie offerte durante la mia permanenza estiva in Italia). Vi volevo solo aggiornare! Nel villaggio di Bambea e in quello di Bucaur potremo fare i banchi, e dico potremo, io e voi, perché se gli amici mi hanno già dato un’offerta per la missione, significa che siamo noi, e non io, a realizzare tutto questo. Già sono arrivate le lavagne da Foggia, devo solo verificare in quali scuole collocarle. Grazie a tutti per il vostro interesse: quando avrò qualcosa di preciso da chiedere a tutti, sarete informati con precisione!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 settembre&lt;br /&gt;Ciao Bernardo. Mi lasci la gioia di averti incontrato, anche se per poco tempo. Avevi tanta fede in Dio: sarà il Padre a consolarti. Avevi anche tanta fiducia in me: non ho fatto niente, solo ti ho accompagnato a Cumura. Ti volevo riportare a casa oggi ma … niente, non ho fatto in tempo. Mi rimane tanta tristezza: morire a 37 anni perché in tutta la Guinea-Bissau non esiste un solo farmaco per la cura dei tumori, e un solo dottore pneumologo che ne sappia usare! Bernardo era un insegnante al villaggio di Bambea. Voleva vivere.&lt;br /&gt;Patrizia (Limena, Padova): “In una società cosiddetta evoluta, dove è in atto anche l'umanizzazione degli animali, spesso dimentichiamo l'uomo. Siamo diventati miopi e non riusciamo a vedere al di là dei confini del nostro piccolo mondo quotidiano, e crediamo di amare amando quello che già ci appartiene. Dovremmo avere il coraggio di aprire cuore e occhi e amare in grande, anche se questo può voler dire soffrire. Attraverso le parole di don Ivo di nuovo ho provato una stretta al cuore. La morte pareggia i conti… ma che ingiustizia, quando si pensa che ancora non tutti possono essere curati. Che privilegio essere nati in questa parte del mondo, dove i diritti fondamentali dell’uomo sono rispettati. Possiamo discutere sulle inefficienze sanitarie, ma possiamo accedere agli ospedali; possiamo discutere sui problemi della scuola, ma tutti possono accedervi, e così via… Non dimentichiamo chi non possiede nulla, e ringraziamo quelle persone che, con grande cuore, cercano di condividere la propria vita con loro. Grazie don Ivo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 ottobre&lt;br /&gt;Ciao Carlo! Nati e cresciuti assieme, vicini di casa. Poi io sono entrato in Seminario e tu hai fatto un grave incidente. Il coma, il risveglio, la dura realtà della paralisi. Il tuo corpo non rispondeva, ma il tuo cuore è sempre rimasto colmo di serenità, distribuita a tutti. In Paradiso puoi finalmente ritornare a correre. Se ti stanchi di correre, fa’ una preghiera per la tua brava mamma, e una piccola anche per me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-meC0B5woMTE/TW-3E4wxbiI/AAAAAAAAAus/p3CmCrYBAvk/s1600/P1040515%2B%2528731%2Bx%2B736%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 397px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-meC0B5woMTE/TW-3E4wxbiI/AAAAAAAAAus/p3CmCrYBAvk/s400/P1040515%2B%2528731%2Bx%2B736%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579879757919645218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;7 ottobre: condivisione fatta con Giovanni (Torino)&lt;br /&gt;“Incontro Maio, di 6-7 anni, nella scuola della missione. È tra i primi ad arrivare a scuola: un motivo c’è, ed è la situazione disastrosa che vive in casa. Suor Rosa mi fa vedere che il bambino ha sempre l’occhio sinistro che si chiude e lacrima, probabilmente per un’infezione in atto. Una delle tante infezioni che subiscono i bambini: sulla pelle, negli occhi, nello stomaco. Quando accadono, succedono danni irreparabili. A volte i bambini muoiono per infezione intestinale, altre volte perdono la vista, oppure sulla loro pelle si creano le “piaghe africane”. Di questi drammi siamo partecipi tutti i giorni. Il mio rischio, forse di tutti noi missionari di questa terra poverissima, è quello di abituarci a queste persone che non possono trovare una cura. Quante mamme muoiono nel momento del parto: non esiste il taglio cesareo… e quanti bambini muoiono…. Ed è come se ti fai l’abitudine a questi drammi. Muore un piccolino: tutti i bambini sono allontanati nel momento del seppellimento, e poi riappaiono a giocare immediatamente. Non hanno niente per giocare: usano i sassolini, le lattine vuote, un ferro arrugginito… La vita continua, con tutti i suoi pericoli. Le suore fanno anche l’impossibile per curare gli ammalati (la malaria è normalmente curata da loro) e i bambini denutriti. Ma davanti ad altre situazioni, spesso non sappiamo cosa e come fare. Nel territorio della mia missione ci sono 25-30 mila persone: la maggior parte di loro non ha mai conosciuto un medico e usa le medicine tradizionali (a volte sono utili, ma nella maggior parte dei casi sono dannose). Non è questione di medicine, che possono anche arrivare dall’Italia, ma di dottori che le possano usare”.&lt;br /&gt;Diventerò amico di Maio. Ha rischiato di perdere completamente l’occhio sinistro, ma le cure di suor Rosa si sono dimostrate provvidenziali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 ottobre&lt;br /&gt;Ciao Germana. Anche tu te ne sei andata così, senza dirmi nulla. Questi sono i momenti in cui la lontananza è pesante: vorrei tanto essere lì, accanto a te, per darti l'ultima benedizione. Il bene che hai fatto per la mia missione lo sa il Signore. E il Signore ti donerà centuplicato quel bene che tu hai realizzato per i miei bambini di Bigene. Ne sono sicuro. Ciao, con tutto il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 ottobre&lt;br /&gt;Cari amici, trasmetto anche a voi la lettera che ho spedito al mio Vescovo di Foggia-Bovino, Mons. Francesco Pio Tamburrino. Il testo vuole essere una lettura veloce dei miei primi due anni di missione a Bigene e una richiesta di "comunione" per futuri missionari. Il Vescovo ha reso pubblica la lettera, spedendola a tutti i parroci: quindi è diventata come una lettera "aperta", che condivido volentieri nel mio diario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Giornata Missionaria Mondiale che stiamo per celebrare è l’occasione opportuna per esprimere a Lei, e attraverso di Lei alla Chiesa di Foggia-Bovino, alcune riflessioni che sono maturate nel mio animo.&lt;br /&gt;Da due anni sono missionario fidei-donum nella Diocesi di Bissau (Guinea-Bissau), in servizio presso la parrocchia di Bigene. Benedico il Signore e ringrazio Lei che mi ha mandato dalla Diocesi di Foggia-Bovino a svolgere questo servizio missionario in questa terra. Poter annunciare Cristo Signore e Salvatore a centinaia di persone che chiedono di diventare cristiani, è la continua esperienza che sto vivendo e che rallegra la mia vita di sacerdote. A volte le mie giornate sono faticose: le dure condizioni climatiche, le strade impraticabili, le difficoltà quotidiane nell’affrontare situazioni che altrove sono facilmente risolvibili richiedono una continua verifica delle mie deboli virtù umane. Anche la mia salute fisica è stata messa a dura prova: nel primo anno ho superato due malarie, due polmoniti, un’insolazione, un’otite che ha infiammato il nervo trigemino causando dolori fortissimi. Ma tutto questo è ben poca cosa se paragonato al bene che posso compiere, con l’aiuto di Dio, per queste migliaia di persone che risiedono in Bigene e nei suoi quarantatré villaggi. Sento di essere pienamente dentro, con tutta la mia vita, a quel “grande mandato” che Gesù Cristo ha lasciato ai suoi discepoli prima di salire al cielo: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Marco 16,15).&lt;br /&gt;Avverto di doverLa ringraziare anche per la visita alla missione di Bigene che ha potuto compiere nello scorso mese di aprile, in occasione dell’erezione a parrocchia della missione di Bigene, e del mio inizio pastorale come primo parroco di questa piccola comunità cristiana. Questa popolazione, in maggioranza appartenente all’etnia Balanta-Mané, esprime i saluti con una serie di domande tipiche di questa cultura: “Come va la tua salute?”, “Come hai dormito?”, “Come sta la tua famiglia?”. Possono sembrare domande banali, ma non è così: se una persona non ha dormito bene, significa che soffre di una malattia. E ammalarsi, in questa terra, è un fatto assai grave. Dunque: sono domande vere, legate alla vita. Dal mese di aprile, girando nei villaggi, spesso devo rispondere a una nuova e bella domanda: “Come sta il Vescovo della terra dei bianchi?”. Il mio ringraziamento più profondo, per la visita che Lei ha compiuto, è evidenziato da questa domanda che tante persone, non ancora battezzate, mi rivolgono con tanta semplicità e verità. La presenza del Vescovo della “terra dei bianchi” è stata una grande benedizione del Signore, oltre che un motivo di grande onore per queste persone poverissime. Lei ricorda certo bene che gli abitanti dei villaggi vivono in assoluta povertà, in semplici capanne costruite con argilla e paglia, alimentandosi di riso e, qualche volta, aggiungendo del pesce. Le hanno offerto nei vari villaggi che ha visitato, in segno di riconoscenza, delle piccole e magre gallinelle che potrebbero sembrare quasi un’irriverenza di fronte al successore degli Apostoli. Ma è tutto quello che potevano donare, e le assicuro che l’hanno fatto con tutto il cuore, così come Lei ha accolto con gioia e semplicità i loro poveri doni. Grazie, Monsignore, di tutto questo.&lt;br /&gt;Devo inoltre ringraziare le numerose persone della Diocesi di Foggia-Bovino che hanno espresso la loro attenzione e la loro generosità verso la missione di Bigene e anche verso alcune necessità della Diocesi di Bissau. In due anni ho potuto realizzare la nuova casa per i missionari, l’impianto di acqua con il generatore di energia elettrica, l’acquisto di una macchina adeguata per le nostre strade. Tutto questo grazie all’aiuto che mi è pervenuto dalla Chiesa di Foggia-Bovino: con il diretto sostegno del Vescovo e di confratelli sacerdoti, e con tante offerte pervenutemi da amici e conoscenti, a volte anche da persone che non conosco direttamente. Rimango stupito di come questa condivisione, alle necessità di questa missione, sia avvenuta con tanta generosità e con tanta partecipazione.&lt;br /&gt;E ora passo a chiedere “il pane quotidiano”: non è necessario che io Le domandi di pregare per me e per questa missione. Sono sicuro che nelle preghiere del Vescovo ci sia questa chiara intenzione. Desidero solo confermare, a Lei e ai tanti amici che mi seguono, che la carità più grande che potete esprimere, verso la mia persona e verso i fratelli e le sorelle che mi circondano, è proprio quella della preghiera. Invocate lo Spirito del Signore su di noi: che il Signore mandi nuovi doni e nuovi carismi per rafforzare quanto Egli sta compiendo, a gloria del Suo Nome.&lt;br /&gt;Il “secondo pane quotidiano” che mi sento di esprimere è una situazione nuova che sto affrontando: la solitudine. Da quando sono venuto ad abitare, da solo, nella casa dei missionari, mi trovo a offrire al Signore una solitudine che non avevo mai incontrato prima. Un sacerdote che vive da solo, a Foggia, trova mille modi per superare i disagi di una solitudine personale. Io stesso, in passato, non ho avuto alcuna difficoltà nel vivere da solo nella canonica di Segezia. Qui è diverso. Al calar del sole tutte le persone si ritirano nelle loro abitazioni, e le zanzare della malaria sconsigliano ogni tipo di attività esterna. Le ore serali vissute da solo, e anche il riposo notturno, mi pesano più di quanto riuscissi a prevedere. Non è nulla d’insopportabile, ma avverto seriamente questa difficoltà. Normalmente i missionari non vivono da soli, anche per la quotidiana necessità di confrontarsi nelle opere pastorali e di sostenersi reciprocamente nelle necessità spirituali. Le suore Oblate, che vivono a Bigene, sono di grande conforto e sostegno: tutti i giorni celebriamo assieme l’Eucaristia e abbiamo molte occasioni di condivisione sugli aspetti della vita missionaria. Accade anche di sentirmi spesso, al telefono, con la signora Giusi Di Girolamo, missionaria laica fidei-donum di Foggia che vive a Bissau, o con altri missionari locali. Sempre più i fedeli di Bigene e dei suoi villaggi si avvicinano a me per parlare e condividere le loro situazioni. Ma la maggior parte delle ventiquattro ore del giorno le vivo da solo, ed essere soli, in questo luogo, non è facile. Ci sarà il giorno in cui, dalla Diocesi di Foggia-Bovino, potrà arrivare un altro sacerdote missionario a condividere questa meravigliosa missione di Bigene: sarà un giorno di grande benedizione! Non solo per me, ma per tutta la popolazione che vive in questa terra! In attesa di quel giorno, ho pensato che si potrebbe unire la mia difficoltà alla possibilità di donare un’esperienza missionaria ad alcuni fedeli laici della Chiesa di Foggia-Bovino. Ho potuto verificare che le persone che sono venute a Bigene sono rientrate a Foggia con una grande gioia e con una rinnovata passione per la missione. La casa dei sacerdoti è comoda e ampia, adatta ad accogliere per periodi più prolungati quanti volessero venire a condividere la mia vita di missionario. Ho in mente questa possibilità, da offrire alla Chiesa di Foggia-Bovino: alcune coppie di sposi che vengano ad abitare con me per due-tre mesi. Per condividere la vita del missionario: la Santa Messa e le preghiere quotidiane, l’evangelizzazione nei villaggi, l’aiuto alle persone che hanno bisogno di assistenza. Se venisse una coppia di sposi nel prossimo periodo invernale (è il tempo meno impegnativo per le condizioni climatiche), e un’altra coppia tra un anno, ad esempio, sarebbe per me un grandissimo conforto, e una possibilità per loro di vivere una vera missione, pur limitata nel tempo. Non per fare delle cose di cui c’è bisogno (potrebbe accadere anche questo), ma per accompagnare la vita del sacerdote missionario nelle sue normali attività che la missione richiede. Una coppia di sposi, che potesse vivere questo, dovrà essere chiaramente motivata da una fede forte e generosa. Non è semplice la vita del missionario o di chi vive con il missionario. Ma so che a Foggia vi sono persone con fede forte e generosa, ne ho avuta testimonianza diretta. Durante l’estate potrò accogliere, per periodi brevi, piccoli gruppi di giovani che desiderano conoscere cosa è la missione, e così permettere a loro di aprire gli occhi e il cuore verso l’Africa e la sua gente. Vivere con dei giovani d’estate, e con una coppia sposata di fedeli maturi d’inverno, già sarebbe una grande “compagnia” nella mia vita di missionario a Bigene.&lt;br /&gt;Lascio tutto questo nelle Vostre mani e nel sapiente discernimento che Lei sempre sa compiere, e sono certo che la Sua benedizione continuerà a operare il bene per la missione che la nostra Diocesi di Foggia-Bovino compie in questa Chiesa di Bissau”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 ottobre&lt;br /&gt;Non potete immaginare come si sente un missionario quando riceve una delegazione di un villaggio che chiede la catechesi di evangelizzazione, e scopre che le persone che chiedono di conoscere Gesù il Cristo sono duecento!!! Sono venuti dal villaggio di Barro, il villaggio più popolato del settore di Bigene. Amici: oggi sono in PARADISO.... non disturbatemi.... oggi sono in PARADISO!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-T8zgfj5igMQ/TW-y4RT7KsI/AAAAAAAAAuc/sFwayaRw21M/s1600/manifesto%2Bpiccolo.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 283px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-T8zgfj5igMQ/TW-y4RT7KsI/AAAAAAAAAuc/sFwayaRw21M/s400/manifesto%2Bpiccolo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579875143124724418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;22 ottobre&lt;br /&gt;A Foggia, presso la parrocchia di Gesù e Maria, si svolge la veglia di preghiera per la Giornata Missionaria Mondiale. “Spezzare pane per tutti i popoli” è l’invito che riunisce molti amici nella preghiera. Passo la serata in condivisione spirituale: la preghiera è veramente l’aiuto più grande che ricevo da tanti di voi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ottobre-novembre&lt;br /&gt;A inizio ottobre riapre la scuola della missione, a pochi metri dalla casa dei missionari. Gli oltre duecento alunni sono guidati da suor Rosa e da un bel gruppo d’insegnanti. È un servizio molto importante che le suore Oblate curano con passione da molti anni. &lt;br /&gt;Oltre alla scuola della missione di Bigene, la nostra attenzione si dirige anche verso le scuole dei villaggi, che cerchiamo di sostenere in tanti modi. Sono giorni di incontri, di organizzazione, di verifiche nei villaggi. Non è sempre facile: lo Stato arriva in pochissimi villaggi, ed è la missione a farsi carico delle spese necessarie per pagare mensilmente gli insegnanti. Inoltre, cerchiamo di procurare il minimo del materiale necessario per le lezioni ai bambini: lavagne, gessi, quaderni, matite, gomme e temperini. La gran parte di questo materiale è arrivata in container da Foggia. Non potete immaginare quanto sia importante consegnare anche un solo quaderno ad un bambino: molti di questi bambini non riuscirebbero ad usare nemmeno un quaderno, se non fosse stato donato dalla generosità degli amici italiani!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-y-dw92iR9uU/TW-4ZjkAhpI/AAAAAAAAAu0/iZ4ZkM_oesw/s1600/P1040272%2B%2528902%2Bx%2B631%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 280px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-y-dw92iR9uU/TW-4ZjkAhpI/AAAAAAAAAu0/iZ4ZkM_oesw/s400/P1040272%2B%2528902%2Bx%2B631%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579881212517844626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le suore Oblate seguono anche i corsi di alfabetizzazione a Bigene e in alcuni villaggi: molte sono le persone analfabete in questa terra di Guinea-Bissau. E sono ancora pochi gli adulti analfabeti che si lasciano coinvolgere in questi corsi serali: c’è forse vergogna da parte loro, di sicuro vi è la stanchezza che si accumula alla sera dopo una giornata di lavoro. Penso anche che queste scuole di alfabetizzazione siano ancora una novità per la cultura africana occidentale, una novità che entra con fatica nel modo di vivere di queste persone, soprattutto nei villaggi. I corsi si svolgono normalmente di sera, con la mancanza di luce: dopo la fatica di un lavoro quotidiano che produce ben poco, riunirsi nella scuola dei bambini con la sola luce di una candela…. Bisogna dire che sono bravi! Speriamo che aumentino: anche questo è un servizio prezioso che la missione offre alla popolazione di Bigene.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-h39M-Haiork/TW_YUi4JtpI/AAAAAAAAAu8/1vVuzViEFRc/s1600/P1040426%2B%2528714%2Bx%2B606%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 339px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-h39M-Haiork/TW_YUi4JtpI/AAAAAAAAAu8/1vVuzViEFRc/s400/P1040426%2B%2528714%2Bx%2B606%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579916310806640274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oltre alla scuola vi è l’evangelizzazione: è il motivo per cui sono qui! Per annunciare Cristo Signore a chi non lo conosce! Alcuni villaggi sono raggiungibili con la macchina solo quando la stagione delle piogge è terminata. Per questo motivo tutta la evangelizzazione riprende nel mese di novembre. Con le suore e i catechisti arriviamo nei villaggi di Tambajan, Talicò, Mambuloto, Facam, Farea, Udas, Semker Ba, Bambea, Jambam, Bucaur, Suar e Liman. In tutti questi villaggi, oltre a Bigene, cerchiamo di incontrare settimanalmente le persone che ricevono la catechesi e percorrere con loro un cammino che è già iniziato da molti anni, e che continuerà ancora a lungo, per arrivare al battesimo. Non è facile: la poligamia diffusa, la novità di una religione rivelata, la presenza dei fedeli musulmani, la religiosità tradizionale africana che permane in fondo all’animo nel modo di percepire il mistero della vita sono tutti elementi di grande impatto in queste popolazioni. &lt;br /&gt;Con i musulmani, lo devo dire con chiarezza, non ci sono difficoltà, di alcun genere. La convivenza con loro è veramente serena e pacifica. Da quando, poi, ho consegnato ai capi della moschea di Bigene un mio cospicuo contributo per riparare il tetto della loro moschea, mi guardano con un’espressione di simpatia che quasi m’imbarazza! Ma avranno capito che, se ho dato loro un aiutino, è proprio perché sono cattolico??? Sono comprensibili le difficoltà dei figli dei musulmani che vengono alla mia catechesi: quando ritornano nelle loro case, il confronto con l’altra religione causa normali incomprensioni.&lt;br /&gt;Devo anche affermare, con eguale chiarezza, che le persone che chiedono la catechesi dimostrano una grande accoglienza e disponibilità verso una novità che sconvolge l’esistenza. Diventare cristiani non è una scelta né semplice né facile, in nessuna parte del mondo. Spesso rimango sorpreso, vorrei dire con stupore, dalla loro scelta: desiderano diventare cristiani senza conoscere Cristo. &lt;br /&gt;Qui il discorso potrebbe allargarsi a tante considerazioni, ma un aspetto della loro disponibilità mi commuove: è come se si fidassero senza conoscere. È come se si fidassero di Cristo, della Chiesa, dei missionari, prima ancora di conoscere quale possa essere il contenuto della fede. Penso che qualcosa di simile debba essere accaduto ai primi discepoli di Gesù. Lo hanno seguito, e basta! Penso che qualcosa di simile, fatte le giuste proporzioni, sia accaduto anche a me, da giovane, quando mi sono fidato di due grandi maestri come don Giovanni Busato, o don Giovanni Fedrigotti (due bravissimi salesiani del “Don Bosco” di Verona). Mi sento pieno di responsabilità: sempre più la gente di Bigene si fida di me. Mi sento anche pieno di tanta riconoscenza: nella mia vita ho avuto tanti bravi maestri da seguire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 novembre&lt;br /&gt;Esco di casa la sera tardi per spegnere il generatore. Lo incontro davanti a me: subito grido alle guardie di venire in mio soccorso. Non c’è tempo da perdere: impugno un grosso bastone e gliene do tante, ma tante, da ammazzarlo di botte. Mi fermo solo quando gli ho staccato la testa! Non so come vi sareste comportati voi, ma io faccio così quando incontro un cobra!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 novembre&lt;br /&gt;Tantissimi amici mi rispondono, su facebook, che ho avuto un grande coraggio… Ma quale coraggio e coraggio! Gli operai che lavorano per la costruzione della casa dei volontari mi dicono che mamma cobra è qui attorno alla casa, nella ricerca disperata del figlio che non trova.... Ho deciso di uscire di casa solo a Natale! (non la notte: il giorno di Natale!).&lt;br /&gt;Per mia fortuna, mentre tutti pensano che io sia un grande coraggioso, nessuno mi ha chiesto quanto era grande il cobra che ho ammazzato di bastonate… Insomma: non sono mai stato bravo a raccontare bugie (sono convinto che le mie bugie non siano bugie, perché quando le dico tutti capiscono che sono bugie… e se non capite, non preoccupatevi, non è importante!). E poi, la verità bisogna sempre dirla, vero amici??? (L’esperienza di confessore mi ha insegnato a classificare le bugie per tipologie: ci sono le bugie dei genitori verso i figli, e quelle dei figli verso i genitori, le bugie del marito verso la moglie e quelle della moglie verso il marito…. e potremmo continuare a lungo, poveri noi.) Per farla breve: il cobra non era proprio un signor cobra. Era un cobretto… Meglio: un cobrino, di dieci-dodici centimetri! Sempre cobra era, ma non un bestione di due metri con la bocca spalancata. Ecco, l’ho detto. Adesso ditela anche voi tutta la verità: il mio amico Giovanni desidera sempre conoscere “la vera verità!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 novembre&lt;br /&gt;Riprendo la celebrazione della S. Messa nei villaggi, al termine della stagione delle piogge. Un’ora di macchina per fare solo i 13 km fino al villaggio di Farea. Assurdo. Le piogge dell'estate hanno lasciato una strada che non esiste. E poi un'altra ora per tornare. Mi gira ancora la testa. Però: ritrovarli tutti lì, che mi aspettano per la celebrazione, tutti felici che finalmente ritorno in mezzo a loro... non ha prezzo!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 novembre&lt;br /&gt;Evangelizzazione al villaggio di Senker Ba: gli uomini mi dicono che sono stanchi di vivere la catechesi nella sala dei giovani, da tutti chiamata “discoteca”. Vogliono costruire la chiesa, con l’aiuto della missione, e incontrarsi in chiesa per pregare e ascoltare la Parola di Dio! Sono tutti d’accordo. Non mi sembra vero! Ecco le gioie dei missionari….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 novembre &lt;br /&gt;Ieri i genitori e i nonni mi chiedevano di costruire la chiesa nel loro villaggio di Senker Ba, oggi i loro bambini sono venuti alla Messa a Bigene, da soli. Hanno percorso senza problemi i tre chilometri e mezzo di strada a piedi, hanno seguito con attenzione i canti e anche la predica (ho parlato di loro…). Erano in 26: capite perché un missionario è felice????&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-c4HG15RJUgg/TXAGnYcegdI/AAAAAAAAAvc/m9XNDnNg1dU/s1600/P1040413%2B%2528912%2Bx%2B474%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 208px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-c4HG15RJUgg/TXAGnYcegdI/AAAAAAAAAvc/m9XNDnNg1dU/s400/P1040413%2B%2528912%2Bx%2B474%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579967211958600146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio ho un incontro importante a Barro, il villaggio più grande del settore di Bigene, sulla strada verso Ingoré. Una giornata di grande luce per tutti quelli che si riuniscono nel villaggio, che ha superato un evento negativo. La comunità cristiana di Barro era assistita da un catechista che proveniva dalla parrocchia di Ingoré. Una comunità vivace e numerosa, che comprende anche alcuni battezzati. Nell’estate del 2008 si è inserito in mezzo a loro un giovane senegalese, che affermava di essere un monaco e di avere tutti i permessi per aiutare la comunità cristiana nel suo procedere. In realtà si è trattato di un “birbante” che ha raccolto denaro promettendo di ottenere dei finanziamenti per costruire la scuola e altre opere, e poi se n’è scappato con il maltolto. L’errore della giovane comunità cristiana è stato quello di porre piena fiducia in questo giovane, che riusciva anche a presentarsi bene, come timorato di Dio e fervente nelle preghiere. Non hanno ascoltato l’invito delle suore di Ingoré ad aprire gli occhi, perché nessuno conosceva questo ragazzo, e nessuno lo aveva mandato in mezzo a loro. Sono sorte incomprensioni e chiusure dei cuori. Adesso i tempi sono maturati per riprendere il cammino della fede, e alcuni membri della comunità hanno chiesto di essere aiutati dalla nuova parrocchia di Bigene. &lt;br /&gt;Dopo aver valutato con il Vescovo il modo migliore di procedere, dopo aver presentato questa situazione sia alle suore di Ingoré sia al Consiglio Pastorale di Bigene, è arrivato il tempo opportuno per procedere a questo passaggio della comunità di Barro dalla parrocchia di Ingoré a quella di Bigene, cui appartiene territorialmente. Sono presenti a Barro una delegazione di Ingoré e una di Bigene, molte persone di Barro (penso più di cento) e altri fratelli dei villaggi vicini. L’incontro è presieduto dal Vicario Generale della diocesi di Bissau, Pe. Domingos Cá. Il passaggio della responsabilità a Bigene avviene in un clima di grande comunione e amicizia, nel quale tutti i presenti si sentono coinvolti. Penso che a questo incontro potranno seguire nuovi passi di evangelizzazione anche nei villaggi vicini: vedo tanta partecipazione e gioia. Unico punto debole della giornata è la mia segezia. Per la precisione, il punto debole è la barra di sospensione di segezia: si rompe per la quarta volta…. I 18 uomini che sono saliti sulla mia macchina per venire a Barro erano davvero troppi, e a volte non riesco a dire di no! Però, che bella giornata, ragazzi!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yt4SaBOC1g0/TXACjiQMlUI/AAAAAAAAAvM/_fvb79uCSyE/s1600/P1040287%2B-%2BCopia%2B%2528794%2Bx%2B701%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 353px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-yt4SaBOC1g0/TXACjiQMlUI/AAAAAAAAAvM/_fvb79uCSyE/s400/P1040287%2B-%2BCopia%2B%2528794%2Bx%2B701%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579962747825460546" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;27 novembre&lt;br /&gt;Il chirurgo Giovanni Morandi dell’ospedale Poliambulanza di Brescia: baciargli le mani! È arrivato questa notte da Brescia per una settimana di volontariato alla clinica per i bambini di Bor, assistito dalla sua equipe. Gli porto il piccolo Elson, 12 anni: tanta voglia di studiare nella scuola della missione, ma anche tanto dolore a camminare. In un solo minuto emette una diagnosi precisa e terribile: osteomielite. Grave. L’infezione è già passata da un piede all’altro, ed ha infiammato varie ghiandole a livello del bacino. Ordina l’immediato ricovero di Elson, con una massiccia cura di antibiotici e altri medicamenti esterni sulle due gambe. Sperando che non sia necessario un intervento chirurgico di pulizia dell’infezione: c’è il pericolo di una eventuale amputazione degli arti. Sono fiducioso. Nelson è un bambino coraggioso, ma non è mai uscito da Bigene, ha paura. Il papà rimane con lui per assisterlo. Se non veniva questo bravo chirurgo, che fine avrebbe fatto???&lt;br /&gt;Mi ha impressionato questo chirurgo: un mostro di bravura. Senza chiedere niente a nessuno, ha ispezionato l'altro piede, quello che sembrava non avere niente, poi ha controllato il bacino ed ha capito quali sono le ghiandole infiammate. Poi c'è stata una scena disarmante, incredibile: alla sua domanda se si poteva trovare un tipo particolare di antibiotico, il dottore di Bor rispondeva sempre di no. Ha elencato almeno 6-7 medicine, e sentendosi sempre rispondere di no, alla fine gli ha chiesto: “Ma che cosa avete in farmacia?”. La risposta: “Solo la penicillina”. Allora ha misurato le quantità di penicillina adatte al bambino. Gli occorreva inoltre una medicazione esterna..... ma sul posto non esiste niente! Eppure ne arrivano di medicine dall’Italia. &lt;br /&gt;Io adesso non capisco più cosa si dicono, parlano di cose che non conosco, decidono di eseguire degli impacchi sulle due gambe con delle sostanze che non ricordo. Sento discutere di amuchina, da usare per gli impacchi, prima freddi e poi caldi…&lt;br /&gt;Sono presente accanto al lettino dove è sdraiato Elson, che ha preso paura per l’animata discussione tra i dottori, oltre a sentire i dolori così forti da non permettergli di appoggiare il piede destro a terra. Ma Elson è coraggioso, come tutti i bambini della Guinea-Bissau: lo lascio nel letto dell’ospedale. Anche se non riesce a sorridermi, e chissà quante domande vorrebbe farmi prima della mia partenza, gli dico solo che deve avere fiducia, e fare esattamente tutto quello che i miei amici dottori gli diranno di fare. Le mie parole lo tranquillizzano. &lt;br /&gt;La penicillina farà il suo effetto salutare, e dopo alcune settimane Elson ritornerà a Bigene.&lt;br /&gt;Amici: se conoscete il chirurgo Giovanni Morandi di Brescia, baciategli le mani da parte mia. Ha evitato l’amputazione della gamba destra del mio piccolo amico Elson!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 dicembre: storia di un bambino senza nome&lt;br /&gt;Una tristezza grande. La mamma era presente alla catechesi nel villaggio di Bambea, ieri pomeriggio. Si vedeva che mancava poco. Poi è arrivato il momento, questa notte, per far nascere il suo bambino. Ha dovuto aspettare l’alba per farsi accompagnare fino a Bigene, in quello che è chiamato dalla gente del posto “ospedale”. In realtà vi sono solo un infermiere e un’ostetrica.&lt;br /&gt;Non riesco a dire con precisione che cosa sia accaduto: forse ha aspettato troppo, forse il viaggio fatto su una carretta fino a Bigene, forse la mancanza degli strumenti adatti al parto. Il bambino è nato morto. Mi vengono a chiamare di fretta, per riportare a casa la mamma che ha avuto una grave emorragia e che non riesce a stare in piedi. Insieme alla mamma accompagno anche la nonna, con quel piccolo fagottino che contiene il bambino. Per strada le donne vedono, capiscono, piangono. Arriviamo alla casa della mamma: il suo sposo la aspetta. Serio, senza dire una parola. L’unica cosa che dice è di ringraziamento per la mia presenza. &lt;br /&gt;Poi inizia a scavare la piccola fossa, accanto alla casa, per seppellire il suo bambino. Preparata la fossa, riunisco i cristiani del villaggio e offriamo a Dio Padre il nostro piccolo fratello senza nome. Terminata la preghiera, la donna anziana del villaggio prende il bambino da dentro la piccola casa, lo porta accanto alla fossa per deporlo sul fondo. Quando il bambino è adagiato sul fondo ricoperto di grandi foglie, toglie il telo insanguinato che ricopre il piccolo corpicino. In questo momento, quando vedo il bambino, ho un gesto di reazione. Non riesco a rimanere immobile, e mi allontano. Anche un missionario che annuncia Cristo Risorto e Signore può rimanere sconvolto quando vede il volto di un bambino morto, il sangue sulla pelle, il contatto con la nuda terra. Dal grembo della madre, questo bambino è passato in pochi minuti al grembo della terra. &lt;br /&gt;Ciao bambino caro, senza nome: il Signore ti conosce e ti chiama, anche se noi uomini non siamo riusciti a darti un nome. Sono felice di averti portato in macchina con me, fino alla casa dei tuoi genitori. Non è servito a nulla, ma l’ho fatto volentieri, almeno questo ho potuto farlo. Che le lacrime di questa sera purifichino il mio cuore. Ciao bello. Nessuno ha visto il tuo volto, nessuno te lo può dire. Io ti ho visto e lo posso dire: sei bello!&lt;br /&gt;Sergio (Foggia): “Padre, resta sempre quello che sei e credi in quello che fai... Non riesco a scrivere altro”.&lt;br /&gt;Anna Rita (Foggia): “In silenzio... la dignità di queste persone... continua a essere forte per loro... e non aggiungo altro!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 dicembre&lt;br /&gt;Sono ancora in stato di confusione, ma tra poco incontrerò i bambini di Liman, che mi aspettano. Loro cominciano a cantare quando sentono la mia macchina da lontano.... Mi passerà il triste ricordo di ieri, la lotta per la vita continua. Perché qui è una lotta, per sopravvivere. È una lotta, ogni giorno.&lt;br /&gt;Davide (Cervarese S. Croce, Padova): “La tua emozione è la mia emozione, le tue lacrime sono le mie lacrime, la tua preghiera è la mia preghiera. Un immenso e caloroso abbraccio, e una supplica a Dio, che dona e toglie, perché accolga il NOSTRO figlio e apra i NOSTRI occhi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 dicembre&lt;br /&gt;Mi capita spesso, quando mi sveglio al mattino, di pensare più o meno così: “Cosa mi succederà di nuovo oggi?”. A volte accadono cose tristi e faticose, dolorose. Altre volte accadono cose che riempiono l’animo di gioia e di stupore. Nel mio diario cerco di descrivere qualcosa di quello che mi accade. Ma oggi…&lt;br /&gt;Oggi, dopo la catechesi di Barro, parlando con le persone presenti, scopro che ci sono villaggi che non conosco, di cui non ho mai sentito parlare, e che appartengono alla parrocchia di Bigene. Quando sono arrivato, a luglio del 2008, avevo saputo che i villaggi appartenenti a Bigene erano 36. In seguito, cercando di conoscere meglio il territorio, soprattutto quei villaggi che non sono normalmente incontrati dagli agenti della pastorale, ho verificato che i villaggi sono 43. &lt;br /&gt;E oggi, come se niente fosse, scopro che attorno a Barro i villaggi sono assai più di quanti io ne avessi calcolati: in un attimo (dentro i miei calcoli, ovviamente) i villaggi di Bigene diventano 54! Il territorio di Bigene è vasto; dovrebbero essere 350 kilometri quadrati che si estendono al nord della Guinea-Bissau, a ridosso del confine con il Senegal. Ma la cosa ancor più interessante è sentir dire che alcuni di questi “nuovi” villaggi desiderano l’evangelizzazione!&lt;br /&gt;Amici: qui c’è bisogno urgente di altri missionari !!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 dicembre&lt;br /&gt;Grande novità nella missione: è arrivata dall’India suor Bina, che si aggiunge a suor Merione (del Brasile) e a suor Rosa (di Deliceto, Foggia). Suor Teresa, anche lei del Brasile, si prepara a ritornare nella sua terra. Proprio una bella comunità a Bigene: pochi, ma variopinti! Africani, Europei, Asiatici, Sudamericani… c’è quasi tutto il mondo a Bigene!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 dicembre&lt;br /&gt;Carissimi, ancora è Natale!&lt;br /&gt;Non mi sento pronto: mi sembra di non aver disposto nel modo migliore il mio tempo, la mia mente, il mio cuore all’avvento di Colui che mi salva.&lt;br /&gt;Anche la mia gente, queste persone semplici e povere, che circondano la mia vita nella missione di Bigene, forse non sono pronte: sono ancora all’inizio di un’evangelizzazione che non ha ancora posto radici profonde.&lt;br /&gt;Forse anche tu stai aspettando un evento, un sostegno, una grazia: ti accorgi che senza di Lui siamo tutti non finiti, non terminati, incompleti.&lt;br /&gt;Ma per questo, per la mia gente e per me, e se vuoi anche per te, il Signore viene: non perché siamo pronti, ma perché Lui viene a completare in noi la sua opera.&lt;br /&gt;Dio si fa uomo: la nostra povera umanità è amata, liberata, santificata.&lt;br /&gt;Buon Natale, amici cari, da questo villaggio disperso nella foresta subsahariana: anche qui viene Gesù. Nonostante la nostra pochezza e fragilità, ma con l’aiuto della Chiesa che mi ha mandato missionario, anche qui viene Gesù.&lt;br /&gt;Luisa (Perugia): “Lasciamo rendere meno incompleta la nostra umanità... lasciamo aperto e vigile il nostro cuore... Buone feste a te e a tutta la gente d'Africa... a voi che siete più vicini di noi alla verità del Natale!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 dicembre&lt;br /&gt;Ho terminato solo oggi di rispondere alle decine di messaggi privati che mi avete spedito su facebook. Perdonatemi se le mie risposte sono state frettolose: mi aspettano ancora una settantina di email nella posta personale… non riesco a fare di meglio. È vero che mi capite???&lt;br /&gt;Mentore (Pisa): “Certo che ti capiamo. Io ti capisco talmente tanto che nemmeno te ne ho mandato uno, per facilitarti le cose. Son buono, vero?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 dicembre&lt;br /&gt;Gli auguri più sentiti? Con don Janan Shamil, amico sacerdote in Iraq. Non lo sentivo da due anni. Adesso si trova nel nord del paese, in Seminario. È molto addolorato per l’uccisione di due sacerdoti amici, nel massacro della Cattedrale di Bagdad, accaduto ad ottobre. Un eroe. Un vero eroe!!! Tanti auguri, caro don Janan, e che il prossimo anno possa trovarti sempre vivo a testimoniare Cristo.&lt;br /&gt;Gli auguri più simpatici? Nina (Foggia): “Signore, fa’ che questo nuovo amico prete non dimagrisca mai, poiché i bambini si trovano molto comodi in braccio a lui”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, mi fermo qui. Vi sembrerà fuori tempo leggere questo diario con gli auguri di Natale quando siamo ormai prossimi all’inizio della Quaresima. Ma tra le cose che sto imparando sulla mia pelle, in questa missione africana, è che devo avere pazienza. Tanta. Avrete anche voi un poco di pazienza nel leggere solo ora il mio diario? Lo spero, e vi lascio i miei più cari saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bigene, 3 marzo 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pe. Ivo Cavraro, Curia Diocesana – Missão de Begene, Av. 14 de Novembro, apartado 20 1001 Bissau Codex, GUINÉ-BISSAU&lt;br /&gt;email: ivocav@yahoo.it tel: 00245.6544756 ;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-4198171138033426091?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/4198171138033426091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/03/capitolo-13-le-gioie-e-le-speranze.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/4198171138033426091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/4198171138033426091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/03/capitolo-13-le-gioie-e-le-speranze.html' title='Capitolo 13 - Le gioie e le speranze...'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-meC0B5woMTE/TW-3E4wxbiI/AAAAAAAAAus/p3CmCrYBAvk/s72-c/P1040515%2B%2528731%2Bx%2B736%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-2030970507537730832</id><published>2011-02-28T17:13:00.006+01:00</published><updated>2011-02-28T17:40:28.750+01:00</updated><title type='text'>Testimonianza Missionaria 5: io, superstite dei monaci di Tibhirine</title><content type='html'>INTERVISTA ESCLUSIVA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Io, superstite dei monaci di Tibhirine &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-zYnSxXp3uK0/TWvLAaGJikI/AAAAAAAAAt0/taJmQInnLoY/s1600/Image_0.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 285px; height: 355px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-zYnSxXp3uK0/TWvLAaGJikI/AAAAAAAAAt0/taJmQInnLoY/s400/Image_0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578775771294042690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scampato alla strage del 1996, non aveva mai parlato dopo la morte dei monaci di Tibhirine. Abbiamo ritrovato frère Jean-Pierre in un monastero del Marocco, dove ha accettato di confidarsi in esclusiva per "Le Figaro Magazine". Parla dei confratelli scomparsi, dei tragici eventi che hanno vissuto, del film di Xavier Beauvois, "Uomini di Dio" ("Des hommes et des dieux"). Ma anche della sua fede e della sua speranza. Un colloquio luminoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le è piaciuto il film "Uomini di Dio"?&lt;br /&gt;Mi ha profondamente colpito. Mi ha commosso rivedere le cose che abbiamo vissuto insieme. Ma soprattutto ho provato una sorta di pienezza, non tristezza. Ho trovato il film bellissimo perché il suo messaggio è vero, anche se la regia non sempre corrisponde con esattezza a ciò che è avvenuto. Ma non importa, l’essenziale è il messaggio. E il film è un’icona. Un’icona dice molto di più di quanto si vede… È un po’ come un canto gregoriano. Quando è ben composto, l’autore vi ha messo un messaggio e chi lo canta vi trova ancora di più, perché lo Spirito lavora in lui. In questo senso il film è un’icona. È davvero riuscito, un capolavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ha nessuna critica da fare?&lt;br /&gt;Ho sentito che qualcuno ha criticato il ruolo del priore, Christian de Chergé. Alcuni lo trovano un po’ spento, ma secondo me va bene. Altri lo trovano austero, perché non si vede mai sorridere. Ma rientra perfettamente nel personaggio che si confà alla grave situazione che abbiamo attraversato. Ammiro, in quel ruolo, il suo modo di porsi in ascolto dei confratelli, in particolare nei momenti difficili. Non vuole imporre. Sta in ascolto. Lo si sente pieno di rispetto per i confratelli. Si vede il pastore e la sua attenzione nell’aprirsi a Dio, per lasciarsi lavorare da Dio e avere la giusta reazione davanti ai confratelli. In tutto il film si vede quest’apertura a Dio, lo si interroga, ci si lascia influenzare da Lui. È monastico!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una lacuna rispetto alla storia reale?&lt;br /&gt;Non l’ho avvertita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lei, da monaco, come vive il successo del film?&lt;br /&gt;Siamo contenti e meravigliati di vedere un tale successo, ma noi non c’entriamo per nulla! Il fatto di essere conosciuto mi disturba un po’… Un monaco è fatto per stare nascosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché all’inizio della realizzazione del film era contrario?&lt;br /&gt;Non abbiamo voluto accettare il film né che fosse girato in Marocco, per il rischio di essere sospettati di proselitismo. Allora alcuni non ricevevano più da tempo il permesso di soggiorno. Dovevamo essere molto prudenti, ma eravamo abbandonati alla volontà del Signore. Perciò non siamo stati consultati. La troupe sapeva della nostra contrarietà e conosceva i motivi della nostra prudenza. Sono stati molto rispettosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando è arrivato a Tibhirine?&lt;br /&gt;Non dimenticherò mai quel 19 settembre 1964, quando siamo arrivati vicino al monastero sulla due cavalli. Vedrò sempre quel bambino in groppa a un asino venirci incontro ad accoglierci. Ero felicissimo. Dalla mia piccola cella vedevo il chiostro, il giardino e il villaggio in lontananza. Mi sono detto: ecco il paesaggio che vedrò fino alla fine della vita. Perché nel mio cuore era per la vita. Senza ritorno. Sono rimasto trentadue anni, dal 1964 al rapimento nel 1996.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-29mdA_nMkx0/TWvMT4Ow9NI/AAAAAAAAAt8/VxMAjoYtkVY/s1600/i_monaci_di_tibhirine.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 261px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-29mdA_nMkx0/TWvMT4Ow9NI/AAAAAAAAAt8/VxMAjoYtkVY/s400/i_monaci_di_tibhirine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578777205312386258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Com’era la vita laggiù?&lt;br /&gt;I primi tempi furono difficili. Alla comunità mancava stabilità e fu un periodo molto duro. Del resto, la nuova Algeria si stava assestando. I rapporti con la gente dei dintorni non erano scontati. C’erano ripercussioni del rifiuto dei francesi. Si avvertiva questo fossato in occasione delle feste, cristiane o musulmane. Non si aveva nulla da spartire gli uni con gli altri. Abbiamo lottato e cercato di ammansirci reciprocamente. In questo il dispensario, gestito da frère Luc, è stato molto importante. Accoglieva fino a ottanta persone al giorno! Poi Christian de Chergé è stato eletto priore, nel 1984. Avevamo bisogno di qualcuno come lui che parlasse arabo e conoscesse bene la cultura musulmana. Da allora siamo diventati una vera comunità, più stabile. Chi s’impegnava lo faceva sul serio. Eravamo quasi autonomi. Fu un vantaggio, perché ci permise di intraprendere molte iniziative nei rapporti islamo-cristiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ruolo ha svolto Christian de Chergé?&lt;br /&gt;Con lui c’è stata un’evoluzione verso l’islamologia. Lui ha studiato molto il Corano. La mattina teneva la lectio divina con una Bibbia in arabo. Talvolta faceva la meditazione con il Corano. Cercava di farci crescere. Avevamo rapporti con l’islam, ma non a livello intellettuale. Lui conosceva molto bene l’ambiente musulmano e la spiritualità sufi. Alcuni monaci ritenevano che la comunità dovesse restare in equilibrio e che non tutto dovesse essere orientato dall’islam. Questo causò delle frizioni. Le tensioni finirono per essere superate grazie alla creazione di un gruppo di scambio e di condivisione con musulmani sufi, che avevamo chiamato "ribat", con termine arabo. Avevamo capito che la discussione sui dogmi divideva, poiché era impossibile. Allora si parlava del cammino verso Dio. Si pregava in silenzio, ciascuno secondo la propria preghiera. Quegli incontri biennali si sono interrotti nel 1993, quando cominciò a diventare pericoloso. Ma la conoscenza reciproca ha fatto di noi dei veri fratelli, nel profondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che segno ha lasciato in lei père Christian de Chergé?&lt;br /&gt;Quello che mi ha colpito in lui è la sua passione interiore per la scoperta dell’anima musulmana e per vivere questa comunione con loro e con Dio, sempre restando vero monaco e vero cristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi si sentiva più vicino?&lt;br /&gt;A frère Luc! Eravamo molto vicini. Non era sacerdote, era monaco. Ci si poteva confidare con lui. Era molto saggio. In una piccola comunità dove non ci sono molti sacerdoti non è facile trovare un direttore spirituale. Se uno aveva un problema o una difficoltà di relazione con un confratello andava subito da frère Luc, ben sapendo che ci sarebbe stata una risposta. Era un modello… Al capitolo, anche durante il periodo di tensione e di paura, riusciva sempre a strappare una risata. Era prezioso per la vita in comune. Anche se, come medico, aveva un regime speciale, perché stava tutto il giorno al dispensario e in più si occupava della cucina! Cominciava le sue giornate all’una del mattino per essere pronto alle sette nel dispensario. Soffriva d’asma e non riusciva a dormire. Dormiva in piedi! Ero molto vicino anche a frère Amédée, l’altro scampato, che è morto qui, a Midelt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prega con i confratelli scomparsi?&lt;br /&gt;Cerco di avere un momento, ogni mattina. Non sono dimenticati. Restano presenti. Tutti. Si cerca di andare avanti. Il film, da questo punto di vista, ci stimola nella nostra vocazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I suoi confratelli le parlano nella preghiera?&lt;br /&gt;No, non ancora… Ho la certezza che siano vicino al Signore. L’ho avuta sin dall’inizio in ragione del loro martirio. Questo dà gioia, non tristezza. È ciò che provo guardando il film: gioia, non nostalgia! (risa) Sperando che il Signore ci mandi altri monaci che vogliano vivere questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non prova mai nostalgia per la vita a Tibhirine?&lt;br /&gt;Un po’, sì… Abbiamo vissuto cose molto belle insieme. E poi, la vita in comune per rappresentare il Signore e la Chiesa. È una vocazione molto bella. Può andare lontano. Cristo è più grande della Chiesa. I sufi utilizzavano un’immagine per parlare del nostro rapporto con i musulmani. È una scala doppia. Poggia a terra e la parte alta tocca il cielo. Noi saliamo da un lato, loro dall’altro, con il loro metodo. Più si è vicini a Dio, più si è vicini gli uni agli altri. E viceversa, più si è vicini gli uni agli altri, più si è vicini a Dio. C’è tutta la teologia qui dentro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure l’appuntamento era con la morte…&lt;br /&gt;Quello che abbiamo vissuto là, insieme e fin dall’inizio, è stata un’azione di grazia. Ci eravamo preparati insieme. Per fedeltà alla nostra vocazione avevamo scelto di resistere, sapendo benissimo cosa poteva succedere. Il Signore ci manda, non si danno le dimissioni anche se, attorno a noi, i violenti cercano di farci partire, e persino le autorità. Ma abbiamo il Nostro Maestro ed eravamo impegnati con Lui. Poi è sopraggiunta anche la volontà di essere fedeli alle persone che stavano attorno a noi e di non abbandonarle. Erano minacciate quanto noi. Erano prese tra due fuochi, l’esercito e i terroristi. La decisione di non separarsi era stata presa nel 1993. E anche se fossimo stati dispersi con la forza, dovevamo ritrovarci a Fez, in Marocco, per ripartire e stabilirsi in un altro Paese musulmano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come vive quello che è successo: come un fallimento o un compimento?&lt;br /&gt;Dopo il rapimento, io e père Amédée siamo stati costretti ad andare ad Algeri con la polizia. Pregavamo per i confratelli. Perché Dio desse loro la forza e la grazia di andare fino in fondo. Ci si aspettava un intervento della Francia o un intervento ecclesiastico che ottenesse la liberazione. Abbiamo appreso la loro morte il 21 maggio 1996. Stavamo recitando i vespri. All’improvviso è arrivato in cappella un giovane confratello che si è gettato per terra davanti a tutti, gridando la sua disperazione: "I fratelli sono stati tutti uccisi!". La sera, mentre eravamo fianco a fianco a lavare i piatti, gli ho detto: "Bisogna viverlo come qualcosa di molto bello, di molto grande. Bisogna esserne degni. E la messa che celebreremo per loro non sarà in nero. Sarà in rosso". Li abbiamo visti subito come martiri, veramente. Il martirio era il compimento di tutto quello che avevamo preparato da molto tempo nella nostra vita. Quegli anni che avevamo vissuto insieme nel pericolo. Eravamo pronti, tutti. Ma questo non ha escluso la paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando è cominciata la paura?&lt;br /&gt;A partire dal 1993, quando è venuto il Gia, la sera di Natale. La comunità da allora si è molto rafforzata in unione e profondità. Ormai il pericolo era ovunque, ogni istante, notte e giorno. Ci ha molto scossi. Abbiamo davvero visto l’abisso in quel momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dpLmTUVoh14/TWvPMkfMWcI/AAAAAAAAAuM/95YLXn_Uaq4/s1600/monaci-di-tibhirine-originale.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 224px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-dpLmTUVoh14/TWvPMkfMWcI/AAAAAAAAAuM/95YLXn_Uaq4/s400/monaci-di-tibhirine-originale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578780378288380354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Che cos’è avvenuto esattamente?&lt;br /&gt;La sera di Natale del 1993 hanno scalato il muro. Eravamo in sagrestia con Célestin, che preparava i foglietti dei canti per la messa di Natale. Uomini armati fino ai denti ci hanno circondato. Erano appena stati uccisi i croati, abbiamo pensato che toccasse a noi. Ci hanno rassicurato. Poiché eravamo dei religiosi, non ci avrebbero fatto niente. Ma hanno cominciato a parlare male del governo. Poi il capo ha detto: "Voglio vedere il papa del posto". Siamo andati a cercare Christian, che ha detto subito: "No, qui non si entra armati. Se volete entrare, lasciate fuori le armi. Nessuno è mai venuto armato, questa è una casa di pace!". Alla fine hanno discusso e hanno chiesto tre cose: che il dottore andasse a curare i feriti in montagna, medicinali, soldi. Con tatto, Christian ha risposto di no a tutte le richieste. Tranne per i feriti, che potevano venire, come tutti, al dispensario. Poi ha detto in arabo che stavamo preparando "la festa della nascita del principe della pace". Non lo sapevano e si sono scusati, ma hanno detto: "Torneremo". Dando una parola d’ordine: avrebbero chiesto del "signor Christian". Quella sera la messa di mezzanotte aveva un sapore speciale. L’indomani, al capitolo, abbiamo cominciato a discutere del futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa avete deciso?&lt;br /&gt;Che se chiedevano soldi, gliene avremmo dati un po’ per evitare la violenza, ma pensavamo comunque di andarcene, perché non volevamo collaborare con loro. Poi il vescovo di Algeri è venuto a dirci che se decidevamo di partire, non dovevamo andare via tutti insieme, per non spaventare la Chiesa d’Algeria. Abbiamo deciso che sarebbero partiti due. Célestin, che era stato traumatizzato da quel Natale e che doveva subire l’intervento di sei bypass al cuore, e frère Paul, che aveva bisogno di riposo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era unanimità tra voi?&lt;br /&gt;Dopo quel Natale c’è stato un altro capitolo. Alcuni pensavano che si dovesse restare, altri che fosse meglio partire. Tanto più che a quel punto, per sicurezza, eravamo costretti a chiudere il monastero da fine pomeriggio sino al mattino. Avevamo anche detto a chi faceva da noi il ritiro spirituale di non venire più. Eravamo isolati. Questo ha cambiato l’economia del monastero, bisognava trovare altri modi per vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono state divergenze?&lt;br /&gt;Le cose sono maturate. Père Armand Veilleux, venuto a predicare uno degli ultimi ritiri, ci aveva detto che eravamo arrivati "al culmine" della nostra vita in comune. Infatti eravamo giunti all’unanimità alla decisione di restare. I rapporti fraterni si erano saldati ancora di più. Nel capitolo non si potevano prendere alla leggera decisioni tanto gravi. Sul Gia, su un’eventuale partenza, sul nostro comportamento nel caso che fossimo stati rapiti o dispersi… Eravamo tutti decisi a restare, ma la paura di quello che sarebbe successo era presente, più o meno, negli uni e negli altri. Eppure bisognava continuare a vivere. C’erano attentati a destra e a sinistra. Persone vicine al monastero erano state arrestate o minacciate. Ecco in che clima vivevamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’era serenità, neanche dopo aver fatto la scelta di restare?&lt;br /&gt;No, mai. La sera, quando si cantava la compieta, c’era come una cappa di pericolo, di piombo, che scendeva sul monastero. Di notte poteva succedere qualunque cosa. Ci dicevamo: che cosa succederà stanotte? Non ci si aspettava di essere uccisi, ma si sapeva che poteva capitare in qualsiasi momento. Avevamo la fortuna di essere una comunità. E la vita andava avanti: uno era cuoco, un altro giardiniere, un altro si occupava dell’amministrazione. Questo permetteva di dimenticare, ma la sera, la notte, ci si chiedeva cosa potesse succedere. Non lo dicevamo, ma ciascuno lo pensava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che cos’è successo la sera del rapimento?&lt;br /&gt;La sera del rapimento ero nella stanza del custode. Mi sono svegliato intorno all’una, al rumore di voci davanti al portone. Erano già dentro, in giardino. Sicuramente volevano vedere il dottore. Aspettavo che bussassero alla porta prima di farmi vedere. Sono andato a guardare dalla finestra. Ho visto uno di loro andare direttamente verso la camera di frère Luc. Non era normale, perché quando si cerca il dottore si bussa al portone e il custode si presenta. E ho sentito una voce che diceva: "Chi è il capo?". E ho riconosciuto Christian. Mi sono detto: "Li ha sentiti prima di me, ha aperto e gli darà quello che vogliono". Nel giro di un quarto d’ora ho sentito chiudersi la porta che dà sulla strada e ho pensato che se ne fossero andati. Dopo un po’ père Amédée ha bussato e mi ha detto: "I fratelli sono stati rapiti!". Dovevano essere usciti dal retro, altrimenti li avrei sentiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cos’ha provato in quel momento?&lt;br /&gt;La domanda che mi sono immediatamente posto era sapere: se li avessi sentiti e visti uscire, che cos’avrei fatto? Sarei rimasto o gli sarei corso dietro per andare con loro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la sua risposta?&lt;br /&gt;Non ho ancora risposto. Se fosse successo, non sarebbe stato facile, ma ho la sensazione che gli sarei corso dietro. Amédée mi ha detto subito: "Non li uccideranno, perché se avessero voluto l’avrebbero fatto subito". Era difficilissimo muoversi di notte in montagna, perché c’era un posto di blocco non lontano, sulla collina. Inoltre frère Luc aveva 82 anni e un altro era appena uscito dall’ospedale, con sei bypass. Camminare con persone così non era facile. Pensavamo che si sarebbero serviti di loro per qualcosa. Nell’attesa ci sentivamo completamente soli, privi dei confratelli. La comunità era distrutta. Speravamo sopra ogni cosa che li avrebbero liberati presto, perché se non fossero tornati la vita al monastero era finita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché i rapitori non sono entrati come le altre volte?&lt;br /&gt;Quando venivano, scalavano il muro. Poi dall’interno aprivano la porta che dava sulla strada. C’era un semplice chiavistello. Quella porta non veniva mai chiusa a chiave. Volevamo che i nostri rapporti fossero fondati sulla reciproca fiducia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I rapitori erano del Gia o no?&lt;br /&gt;Il guardiano del monastero mi ha raccontato che erano prima andati da lui dicendo che volevano vedere il dottore, con la scusa che avevano due feriti gravi. Gli aveva risposto che i padri gli avevano proibito di proseguire di notte il servizio di guardia al monastero. Era vero, gliel’avevamo proibito perché non ci fossero problemi per la sua famiglia e per lui nel caso di una disgrazia, se ci fosse stata un’aggressione… Hanno insistito. Allora il guardiano è uscito di casa dal cortile anteriore per recarsi al monastero. Là si è imbattuto in un gruppo che era già in cortile. Condotto davanti al portone che dava sulla stanza del custode, si era trovato in mezzo a un altro gruppo che aveva già fermato père Christian. Questi allora chiese: "Chi è il capo?". Uno dei rapitori rispose indicando chi li guidava: "È lui il capo, bisogna obbedirgli". Poi uno, rivolgendosi al guardiano, chiese: "Sono sette, vero?". Il guardiano rispose: "Dici giusto". Ma eravamo nove… Probabilmente è per questo che io e père Amédée non siamo stati prelevati; perché quando ebbero preso sette monaci se ne andarono senza frugare in tutta la casa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lei cosa pensa: chi li rapì? Il Gia o l’esercito?&lt;br /&gt;Sappiamo solo quello che è successo al monastero. Sul resto ci interroghiamo come tutti. L’indagine prosegue. Quanto al Gia, il guardiano mi ha raccontato che mentre scendevano uno di quelli che l’accompagnavano disse a un altro: "Vai a cercare una corda, vedrà chi è il Gia", perché lo volevano sgozzare, ma riuscì ad allontanarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A distanza di parecchi anni, non riesce a vederci più chiaro sui motivi del rapimento?&lt;br /&gt;Non ci si vede chiaro. In uno dei comunicati su radio Medi 1, il Gia dà un motivo della loro esecuzione: "La gente si convertiva a contatto con loro, perché avevano dei rapporti e uscivano dal monastero, cosa che i monaci non dovrebbero fare. Meritano la morte. Abbiamo il diritto di giustiziarli". Ecco dunque uno dei motivi. A darlo sono gli stessi estremisti islamici. In seguito altri motivi sono stati dati, più che altro ipotesi, aspettando il verdetto del giudice istruttorio che conduce un’indagine sulle circostanze del rapimento e dell’esecuzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei come vive questo enigma?&lt;br /&gt;Ci piacerebbe sapere chi li ha uccisi e dove sono sepolti i loro corpi. Ci piacerebbe saperlo, ma tutto qua, non c’è inquietudine. Non cambia nulla alla morte dei confratelli. Sono morti per le ragioni per le quali avevano scelto di restare. È per questo che sono martiri. Hanno dato la vita. Erano pronti a dare la vita per questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può sperare nel martirio?&lt;br /&gt;Alcuni l’hanno fatto, ma non era il nostro stato d’animo. Non lo auspicavamo, non eravamo lì per quello. Ma bisognava essere pronti. Eravamo nelle mani di Dio. Ed è per questo che, vivendo in quello stato d’animo, i miei confratelli sono morti. Devo riconoscere e dire che non siamo stati eccessivamente scioccati. Certo, ti segna, fa soffrire, dà pena… Ma si sapeva "perché", eravamo tutti pronti a questo! La vita è solo un passaggio, in un modo o nell’altro finisce. Dopo si raggiunge il Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film di Xavier Beauvois, ispirato al loro sacrificio, può essere un lievito di riconciliazione tra cristiani e musulmani?&lt;br /&gt;Certamente! L’esempio dei confratelli, nel loro rapporto con la gente, con i musulmani, mostra che si può diventare veri fratelli, nella comunione, insieme, in profondità e non solo in superficie. In profondità, davanti a Dio. Alcuni l’hanno vissuto. Non è raro. Quando i cristiani lo vedono, si rendono conto che i musulmani sono persone come le altre. Alcuni sono molto buoni: i valori di accoglienza, di gentilezza, di compiacenza, si vedono. Così come i valori di unione con Dio, di preghiera quotidiana. Hanno rapporti con Dio che sono talvolta estremamente sorprendenti e che sono veri esempi per noi cristiani. Un amico di Christian, che ha dato la vita per lui, gli diceva: i cristiani non sanno pregare… Sono molto caritatevoli, molto servizievoli, ma non li vedi mai pregare! Molti cristiani lo potrebbero capire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ha mai provato odio durante e dopo il dramma?&lt;br /&gt;È strano, ma non provo quel sentimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E amarezza?&lt;br /&gt;Neanche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come interpreta l’attuale inasprimento di alcuni musulmani contro i cristiani, di cui i recenti attentati sono un segno?&lt;br /&gt;Viene dagli estremisti. I veri musulmani dicono: questi non siamo noi. Si vergognano di quello che è successo ai confratelli. Non è la "religione". D’altra parte, non ci si conosce abbastanza. Ci si percepisce attraverso i violenti e questo crea una tendenza a raggrupparsi tra simili e ad avere paura dei contatti. La soluzione è coltivare l’amicizia, anche a rischio di farsi ingannare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Farsi ingannare?&lt;br /&gt;Sì, c’è chi parla di reciprocità, si vede poco o nulla: ai musulmani è permesso costruire moschee da noi, ma prima che si possa costruire chiese da loro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo pensa davvero? In realtà i cristiani sono spesso accusati di ingenuità con l’islam…&lt;br /&gt;Non è questo il punto. Per la fede, rischiamo! Sta scritto nel Vangelo: "Amate come io vi ho amato". Spesso si è perdenti, bisogna saperlo. Ma capita che ci sia una reazione. Allora ecco la reciprocità, e un riconoscimento reciproco può andare molto lontano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è la sua speranza per il 2011?&lt;br /&gt;Bisogna sperare che l’amore sia sempre il più forte. Che l’amore di Dio avrà l’ultima parola. Fondata in Dio, la speranza deve dimorare. E non siamo noi a poter risolvere le cose. La speranza invincibile, come diceva Christian de Chergé. Non deve essere vinta, deve sempre restare viva, fondata su Dio, sulla Sua grazia. Anche quando si muore sotto i colpi. Come diceva, la speranza deve restare viva…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(traduzione di Anna Maria Brogi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Jean-Marie Guénois&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avvenire, 27 febbraio 2011.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-2030970507537730832?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/2030970507537730832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/02/testimonianza-missionaria-5-io.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/2030970507537730832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/2030970507537730832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/02/testimonianza-missionaria-5-io.html' title='Testimonianza Missionaria 5: io, superstite dei monaci di Tibhirine'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-zYnSxXp3uK0/TWvLAaGJikI/AAAAAAAAAt0/taJmQInnLoY/s72-c/Image_0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-1899586443699053496</id><published>2011-02-19T13:52:00.002+01:00</published><updated>2011-02-19T14:20:39.511+01:00</updated><title type='text'>storie di Bigene 2: Prima evangelizzazione a Ponta Novo</title><content type='html'>Dopo due settimane ritorno al villaggio di Ponta Novo, a più di venti chilometri da Bigene. Nel primo veloce incontro organizzato da Inasio, il giovane professore del villaggio che viene alle catechesi di Barro, avevo detto che era necessario compiere una verifica alla sua domanda di iniziare una evangelizzazione nel suo villaggio. Mi ha telefonato, avvisandomi che ha già compiuto l’incontro con il capo-villaggio e con gli anziani, e che desiderano l’insegnamento della Chiesa Cattolica. Dopo la catechesi di Barro mi avvicino felice a Ponta Novo, accompagnato da 6-7 catecumeni (i catecumeni sono coloro che hanno già ricevuto la catechesi iniziale, e che si preparano a ricevere il battesimo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wmbTq_bYaD0/TV_Ag3jVU2I/AAAAAAAAAtE/Z2AyNiNkyYI/s1600/Ponta%2BNobo%2B1%2B%25281182%2Bx%2B577%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 195px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-wmbTq_bYaD0/TV_Ag3jVU2I/AAAAAAAAAtE/Z2AyNiNkyYI/s400/Ponta%2BNobo%2B1%2B%25281182%2Bx%2B577%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575386534608458594" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amici: uno spettacolo!!! Non solo per la bellezza della natura che qui ha distribuito centinaia di palme, baobab e manghi, ma per le persone che mi aspettano. Nonostante l’orario poco piacevole, all’una del pomeriggio, sono tutti in attesa al centro del villaggio. I bambini cominciano a cantare la mia canzone (oh, alelé…) prima ancora che io riesca a vederli, e tutto un movimento di persone mi fa capire che c’è un grande fermento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-1JeYs8pKAWI/TV_CElCV_sI/AAAAAAAAAtM/UpUfihXlNnA/s1600/Ponta%2BNovo%2B2%2B%25281330%2Bx%2B611%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 184px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-1JeYs8pKAWI/TV_CElCV_sI/AAAAAAAAAtM/UpUfihXlNnA/s400/Ponta%2BNovo%2B2%2B%25281330%2Bx%2B611%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575388247625170626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vogliono alcuni minuti prima di organizzarci nell’incontro: intanto io faccio sfogare il centinaio di bambini con alcune variazioni del canto. Poi riesco anche a far cantare gli uomini, e poi anche le donne. I bambini rimangono stupiti nel vedere i loro genitori cantare: non se lo aspettavano! Poi inizio un gioco del silenzio… e fanno silenzio! Incredibile! Provate voi a mettere in silenzio cento bambini che stanno assieme… ed è solo la seconda volta che ci incontriamo. &lt;br /&gt;Poi prendo la parola, rivolgendomi a tutti i presenti, e confermando la bellezza di quello che può accadere dentro il villaggio con l’annuncio di Cristo Signore. Racconto qualcosa della mia vita: perché sono sacerdote della Chiesa Cattolica, perché sono missionario in Guinea-Bissau, come mai sono parroco a Bigene. Mi ascoltano tutti con grande attenzione. Io stesso sono stupito: i bambini sono tutti zitti (non gli ho spiegato che il gioco del silenzio era finito…), e gli adulti, anche loro un centinaio, non si perdono una parola. Poi faccio la domanda diretta: “Io vengo in mezzo a voi solo se voi lo desiderate, se voi lo volete. Vengo in mezzo a voi se il villaggio lo chiede e se la mia presenza non crea difficoltà a qualcuno del villaggio. Desidero ascoltare da voi stessi la risposta alle mie domande”.&lt;br /&gt;Prende la parola il capo-villaggio: dice che non voleva perdersi questo incontro, nonostante la febbre della malaria che obbliga a rimanere in casa. Afferma con sicurezza: “Padre, noi abbiamo bisogno di conoscere Dio. Noi abbiamo bisogno dell’insegnamento della Chiesa Cattolica. Ci siamo già riuniti, e tutti siamo d’accordo di iniziare il cammino di Dio nella Chiesa”. Una risposta più chiara e grande non ci può essere! Chiedo anche ad altre persone di intervenire, e rispondono nello stesso modo, con poche parole ma chiare: due uomini anziani, i due professori della scuola, anche una donna.&lt;br /&gt;Con loro posso verificare che non vi sono difficoltà poste da altre persone non presenti all’incontro: tutti seguono la religione tradizionale africana, e sono aperti alla novità della catechesi cristiana. Riscontro che in passato hanno avuto qualche piccolissimo contatto con gli evangelici di Ingoré e con la “Chiesa Nuova Apostolica” che ha qualche aderente in Guinea-Bissau (è una setta di origine brasiliana, che conosco poco). Ma questi brevi contatti non hanno avuto alcun proseguimento: forse perché è scomodo arrivare in questo bellissimo villaggio, o forse perché una catechesi organizzata è un impegno serio, che altri non riescono ad affrontare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wX7ceVdpz28/TV_DaacyXYI/AAAAAAAAAtU/pUdVGNo6WYE/s1600/Ponta%2BNovo%2B3%2B%25281203%2Bx%2B588%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 196px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-wX7ceVdpz28/TV_DaacyXYI/AAAAAAAAAtU/pUdVGNo6WYE/s400/Ponta%2BNovo%2B3%2B%25281203%2Bx%2B588%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575389722252041602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi pare vero quello che accade: sto per iniziare una prima evangelizzazione in un villaggio che aspetta con grande disponibilità, direi anche con gioia, certo con tanta curiosità, l’annuncio di Cristo Salvatore. Ci vorranno dei passi precisi per un’ulteriore verifica del loro desiderio: dovrò convocare una loro rappresentanza nel Consiglio Pastorale della parrocchia di Bigene. Inoltre, è un’esperienza completamente nuova per me, e dovrò farmi spiegare bene, da altri missionari, come si deve iniziare. Tutte le catechesi che sto compiendo (a Bigene, e nei villaggi di Talicò, Farea, Liman, Barro) erano già avviate prima della mia venuta a Bigene. È una cosa totalmente nuova nella mia vita di sacerdote, e vi devo confessare che mi affascina!&lt;br /&gt;Non faccio nemmeno il segno della Croce, forse non lo conoscono, di sicuro non ne sanno il significato. Ma proprio da questo segno voglio iniziare, al prossimo incontro. Nel segno della Croce, che indica la nostra appartenenza a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo: da questo segno voglio iniziare questa evangelizzazione a Ponta Novo. &lt;br /&gt;Sono così felice che vorrei essere qui con voi, e farvi toccare con mano cosa il Signore può compiere….&lt;br /&gt;Penso che segezia si mangerà tante volte, e con soddisfazione del suo autista, questi venti chilometri che mi separano da Bigene. Magari mi aiutate anche voi: una preghierina perché lo Spirito illumini queste persone e illumini anche le mie parole verso di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 febbraio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-1899586443699053496?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/1899586443699053496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/02/storie-di-bigene-2-prima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1899586443699053496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1899586443699053496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/02/storie-di-bigene-2-prima.html' title='storie di Bigene 2: Prima evangelizzazione a Ponta Novo'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-wmbTq_bYaD0/TV_Ag3jVU2I/AAAAAAAAAtE/Z2AyNiNkyYI/s72-c/Ponta%2BNobo%2B1%2B%25281182%2Bx%2B577%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-2112443871305996346</id><published>2011-02-14T17:33:00.009+01:00</published><updated>2011-02-14T22:13:10.186+01:00</updated><title type='text'>Dicono di noi 6: Fiat lux</title><content type='html'>&lt;strong&gt;FIAT LUX&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Donati due impianti fotovoltaici alla missione in Guinea-Bissau&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a Michele Piacquadio, socio della P4Energy di Lucera&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Damiano Bordasco, Voce di Popolo, 11 febbraio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il mondo dell’impresa si mette al servizio della solidarietà, nascono sempre esperienze considerevoli. Uno degli esempi più lampanti è quello testimoniato da una società di Lucera, che si occupa di energie alternative, a favore della missione dell’Arcidiocesi di Foggia – Bovino in Guinea Bissau.&lt;br /&gt;Stiamo parlando della P4 Energy che il mese scorso ha istallato a Bigene, presso la struttura dove risiede l’amato don Ivone Cavraro, due impianti fotovoltaici per sfruttare la luce del sole e fornire di energia elettrica gli abitanti dei villaggi vicini alla missione.&lt;br /&gt;Ad accoglierci presso lo studio della P4 Energy c’è Michele Piacquadio, uno dei soci dell’impresa, che assieme ad alcuni tecnici della società di via Valente, Giuseppe Di Gioia e Arnaldo Lombardi, ha voluto prender parte personalmente alla “spedizione” per istallare l’impianto.&lt;br /&gt;Un giovane e intraprendente ingegnere che nella sua vita aveva avuto delusioni forti dal mondo del volontariato e del terzo settore. Una considerazione che, però, è radicalmente cambiata proprio grazie all’incontro con don Cavraro. Cambiata a tal punto che, come già detto, anche lui ha voluto partecipare alla “missione”, andando in Guinea Bissau insieme ai suoi dipendenti per lavorare all’istallazione dell’impianto. Il tramite di questa meravigliosa esperienza di solidarietà è stato don Saverio Trotta, parroco della Chiesa di San Pietro a Foggia. Quest’ultimo, un paio di anni fa, aveva coinvolto la società lucerina nell’istallazione di pannelli fotovoltaici sul tetto della sua parrocchia. Ed anche don Trotta non ha voluto mancare a questa mirabile iniziativa in Guinea Bissau.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-YOfP1X6y8Ck/TVldgOVvWHI/AAAAAAAAAsk/0Or3UpilOf4/s1600/1.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 209px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-YOfP1X6y8Ck/TVldgOVvWHI/AAAAAAAAAsk/0Or3UpilOf4/s400/1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573588822034176114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dopo aver conosciuto don Saverio Trotta per la realizzazione di alcuni impianti fotovoltaici nella sua parrocchia – ci spiega Piaquadio - durante la fase di realizzazione incontrai don Ivone Cavraro. Ci chiese delle informazioni, a proposito della tipologia d’impianto, ai costi, anche perché aveva in mente di istallarli in Guinea Bissau. Parlando mi confidai con lui e gli raccontai di una mia brutta esperienza passata con faccende di adozioni a distanza. Poi, tra una chiacchiera e l’altra, gli dissi che se in futuro fossi tornato a svolgere attività benefiche, l’avrei fatto solo partecipando direttamente, vedendo con i miei occhi le cose fatte e da fare. E lui mi rispose aprendomi il cuore: ‘Casa mia a Bigene è casa tua. Quando vuoi puoi venire e vedere’. Mi si accese una luce e gli dissi che se le condizioni fossero queste, l’impianto l’avrei regalato e anche montato personalmente giù in Africa”.&lt;br /&gt;Di lì è stato un susseguirsi di eventi: l’acquisto dell’impianto fotovoltaico, dell’inverter, delle batterie, ovvero, di tutta la componentistica necessaria. Poi la spedizione del materiale e finalmente la partenza, prevista per aprile dello scorso anno. Poi, alcuni problemi legati alla situazione politica del paese africano e il rinvio del viaggio al mese scorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-i0xG36vOki8/TVlfD-2AhZI/AAAAAAAAAss/yiapnJ3rNvk/s1600/3.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 232px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-i0xG36vOki8/TVlfD-2AhZI/AAAAAAAAAss/yiapnJ3rNvk/s400/3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573590535861470610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impianto è stato montato in tre giorni e, per verificare il corretto funzionamento, ne sono serviti altri due. “Tecnicamente l’impianto è di circa sei kilowatt di potenza – ha continuato Piacquadio – ed è stato suddiviso in due impianti da tre, anche perché don Ivo ci ha detto che accanto all’attuale casa nascerà un nuovo plesso. E quindi lo abbiamo pensato per alimentare due stabili distinti. Tuttavia questa energia potrà anche alimentare la scuola e il centro nutrizionale. L’impianto consentirà anche di illuminare tutta la zona nelle ore notturne e sarà al servizio dei poveri della zona per qualsiasi necessità”.&lt;br /&gt;Nello studio di Lucera con Michele Piacquadio c’è anche suo fratello Luigi. Entusiasta per ciò che hanno realizzato, ci spiega che nel futuro vorrebbero rendere partecipi altre società in queste azioni di solidarietà concrete. “Abbiamo già pensato di poter coinvolgere delle aziende e chiesto se è possibile ricevere dei moduli fotovoltaici danneggiati. Questi impianti, che sono lesionati solo esternamente e di solito non sono utilizzati, producono tanto, forse appena il 10% in meno di quelli non lesionati, e quindi sono molto funzionali. Alcune società hanno già dato la loro disponibilità e quindi adesso troveremo una soluzione per ricevere la fornitura di questa tipologia d’impianto che, come tutti sanno, hanno un costo elevatissimo. Basti pensare che quello da sei kilowatt ha un volare di mercato di 24mila euro. Quest’anno siamo partiti così, anche per dare l’esempio, poi l’obiettivo è di tornare per vedere cosa manca. Di notte i villaggi sono bui, e se in futuro ci fosse la possibilità di istallare questi pali fotovoltaici nei vari villaggi, significherebbe dare un servizio, un aiuto a queste persone”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3iJZp15mhn0/TVlhGCKobsI/AAAAAAAAAs0/3DSONiuFVdo/s1600/5.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 347px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-3iJZp15mhn0/TVlhGCKobsI/AAAAAAAAAs0/3DSONiuFVdo/s400/5.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573592770136272578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, un messaggio forte che ci giunge dal mondo dell’impresa a favore del volontariato e che, di fatto, rappresenta anche un appello a tutti quelli che possono contribuire a rendere meno amara la vita di questi nostri fratelli lontani.&lt;br /&gt;“Siamo stati l’apripista nel territorio e ora speriamo di coinvolgere il mondo dell’economia. Quello che abbiamo fatto – ha concluso Michele Piacquadio – vuole essere da stimolo ad altri imprenditori. Già in questi giorni molti ci hanno contattato, anche grandi colossi dell’energia, perché vogliono contribuire a queste attività benefiche serie e concrete.&lt;br /&gt;Lo slogan della nostra società è: ‘Dare luce’. Con questa iniziativa speriamo di aver fornito un servizio alla vita di tante persone, nostri fratelli, che vivono in situazioni di povertà, disagio ed emarginazione”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-2112443871305996346?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/2112443871305996346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/02/dicono-di-noi-6-fiat-lux.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/2112443871305996346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/2112443871305996346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/02/dicono-di-noi-6-fiat-lux.html' title='Dicono di noi 6: Fiat lux'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YOfP1X6y8Ck/TVldgOVvWHI/AAAAAAAAAsk/0Or3UpilOf4/s72-c/1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-3639404990080435049</id><published>2011-01-31T12:13:00.002+01:00</published><updated>2011-02-06T15:51:38.821+01:00</updated><title type='text'>storie da Bigene 1: mamma Maria</title><content type='html'>Cari familiari, amici e conoscenti che seguite il mio blog dalla missione di Bigene (Guinea-Bissau): oggi inizio un modo nuovo di comunicare la mia missione. Su facebook sto per essere bloccato (sono regole interne a questo sistema di comunicazione molto buono, ma anche molto riduttivo: a qualcuno non piace tutto quello che scrivo, e allora segnala il mio nome come persona che scrive cose immorali (!) e facebook blocca il mio account). &lt;br /&gt;Come posso continuare a comunicare la bellezza di questa missione? Ecco la risposta: il blog già esiste, e nessuno lo può bloccare! Inserisco brevi condivisioni in tempo reale (per quanto mi è possibile) su singoli episodi che vivo nelle mie giornate. Poi potrei riunire i singoli episodi in un unico capitolo del mio diario, in modo da conservarli con più ordine.&lt;br /&gt;Su facebook la condivisione è facile da inserire, ma anche nel blog si possono inserire le condivisioni dei singoli lettori, e continuare ad arricchirci reciprocamente. &lt;br /&gt;Affido questa nuovo modo di comunicazione alla protezione di San Giovanni Bosco: un uomo così completo nella sua missione da far paura! Educatore dei giovani, missionario verso terre lontane, anche giornalista e scrittore! Affido proprio a lui, di cui oggi facciamo memoria nella Chiesa, questo mio piccolo desiderio di continuare a comunicare con voi, e sono certo che don Bosco ci aiuterà!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il titolo delle mie brevi comunicazioni è “storie da Bigene”. Non sono un giornalista, e non so nemmeno scrivere bene, quindi sono ben consapevole che tutto quello che scrivo ha tantissimi limiti, errori, mancanze, omissioni… Quello che scrivo è quello che vedo, che sento, che intuisco. Piccole storie di gioia, di dolore, di speranze, di vita. Storie vere che tocco con le mie mani, che vedo con i miei occhi, che sento con il mio cuore.&lt;br /&gt;Buona lettura&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bigene, 31 gennaio 2011, San Giovanni Bosco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mamma Maria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma del villaggio di Mambuloto non riesce a partorire: il marito corre a Talicò, per cercare aiuto. Uno degli uomini che partecipa alla catechesi mi telefona: “Vieni Padre, vieni subito”. Lascio tutto e di corsa mi avvio al villaggio: sono solo dieci chilometri, ma ci vuole quasi un’ora di macchina. Al villaggio tutti sanno che sto arrivando, e hanno fatto spazio tra gli arbusti per arrivare con segezia vicino alla casa dove aspetta la mamma, e tante donne con lei. Poi ripartiamo piano piano: il papà accanto a me, la mamma stesa sul sedile posteriore con la testa sulle ginocchia di sua sorella e i piedi fuori dal finestrino. Altre donne si sono sedute nel vano aperto per i bagagli. Un viaggio in totale silenzio, rotto solo dalle grida della mamma. Vorrei fare qualcosa, ma non so proprio cosa fare, oltre a cercare di guidare con molta calma a ogni buca, per non aumentare il dolore fisico della povera donna. In questi momenti (non è la prima volta) non riesco a essere sereno: penso a quante persone si lamentano di tutto e di tutti… vorrei che ascoltassero cosa è il dolore, cosa è la vita che ti scappa dalle mani e non puoi fare niente di niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo a Bigene in questo silenzio: anche i bambini, che sempre mi salutano festanti al passaggio della macchina, vedendo quei piedi che fuoriescono, intuiscono la gravità del momento, e rimangono con il loro canto strozzato in gola. All’ospedale (lo chiamano così: ma c’è solo la sedia per partorire, e poco altro) la mamma trova accoglienza; saluto il papà. Non gli ho nemmeno chiesto se è cristiano, non mi ricordo bene di lui. Mi dice che sua moglie si chiama Maria. Gli rispondo che il Signore li aiuterà!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorno a casa, sperando che il bambino possa finalmente nascere: lo affido a Maria, la madre di Gesù. Dopo pochi minuti, rivedo lo sposo di Maria fuori della porta di casa. Serio. Capisco cosa è accaduto, ma gli chiedo ugualmente la notizia. Il bambino è nato morto! È venuto per chiedermi se posso riportare a casa la sua sposa. Riprendo segezia e ci rechiamo assieme all’ospedale: tra poco scende la notte, e viaggiare su queste strade al buio non è consigliabile. Aspetto che Maria si prepari: ha coraggio, vuole andare a casa. Non si regge in piedi, perde sangue lungo le gambe, trema dal freddo (o dal dolore?) e cerco di ricoprirla con alcuni panni, mentre si distende sul sedile. Piange, batte i denti, e mi guarda fisso negli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse Dio si è dimenticato di lei? Mi rimane dentro questa domanda, e aumenta quando vedo la nonna con il fagottino tra le mani che nasconde il corpicino del bambino. Vorrei tirare un calcio alla macchina, ma riesco a controllarmi. Non servirebbe a nulla! Ci rimettiamo in viaggio, con il bambino morto e la mamma che si rilassa: inizia una specie di canto molto leggero, quasi impercettibile. Mi sembra quasi che sia una preghiera. Dopo alcuni chilometri non la sento più: mi preoccupo, non so quanto sangue ha perso. Invece sta dormendo. Mi fermo a chiedere alla sorella se va tutto bene, e mi risponde che possiamo continuare. La domanda che mi era rimasta in gola trova ora una risposta: Dio ha mandato me per salvare Maria. Se non ci fossi stato, se non ci fossi andato a prenderla, se non fossi potuto andare, forse sarebbe morta per il parto. Dio non si è dimenticato di lei. Arriviamo al villaggio, illuminato solo dai fuochi accesi con la legna del bosco. Sono tutti in piedi. Solo i bambini sono rinchiusi nelle capanne: loro non devono vedere il male, loro non devono vedere il funerale di un bambino. Ma gli altri, i giovani e gli adulti, gli uomini, le donne, gli anziani, sono tutti lì, ad aspettare. Se la macchina è ritornata indietro, capiscono che qualcuno è morto. Quando vedono che Maria è ancora viva, tutti si rianimano, e Maria è sollevata da forti braccia fino alla porta della sua casa. La nonna porta il bambino, da sola: è compito suo. Non mi fermo per il funerale: anche se sarà rapido, sono preoccupato per il viaggio di ritorno. Ma Dio non si è dimenticato di Maria: tutto il villaggio è in piedi per lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 gennaio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-3639404990080435049?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/3639404990080435049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/01/storie-da-bigene-1-mamma-maria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/3639404990080435049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/3639404990080435049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/01/storie-da-bigene-1-mamma-maria.html' title='storie da Bigene 1: mamma Maria'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-1621920653536572603</id><published>2011-01-08T14:19:00.024+01:00</published><updated>2011-01-08T17:28:51.744+01:00</updated><title type='text'>Testimonianza Missionaria 4: operatori pastorali uccisi nel 2010</title><content type='html'>&lt;strong&gt;ELENCO DEGLI OPERATORI PASTORALI VESCOVI, SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI, UCCISI NELL’ANNO 2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“Il nostro mondo continua ad essere segnato dalla violenza, specialmente contro i discepoli di Cristo”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Papa Benedetto XVI, 26 dicembre 2010)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NELL’ANNO 2010&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Come è consuetudine, l’Agenzia Fides pubblica alla fine dell’anno l’elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento nel corso degli ultimi 12 mesi. Secondo le informazioni in nostro possesso, nell’anno 2010 sono stati uccisi 23 operatori pastorali: 1 Vescovo, 15 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 2 seminaristi, 3 laici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analizzando l’elenco per continente, anche quest’anno figura al primo posto, con un numero estremamente elevato, l’AMERICA, bagnata dal sangue di 15 operatori pastorali: 10 sacerdoti, 1 religioso, 1 seminarista, 3 laici. Segue l’ASIA, con 1 Vescovo, 4 sacerdoti e 1 religiosa uccisi. Infine l’AFRICA, dove hanno perso la vita in modo violento un sacerdote ed un seminarista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il conteggio di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non usiamo di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimone”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che, nella maggior parte dei casi, si riescono a raccogliere sulla loro vita e perfino sulle circostanze della loro morte. A tale proposito registriamo, nell’anno che si conclude, l’apertura del processo di beatificazione del sacerdote Fidei donum don Daniele Badiali, originario della diocesi di Faenza (Italia), ucciso in Perù nel 1997, e la beatificazione del polacco p. Jerzy Popieluszko, martire, ucciso in odio alla fede il 20 ottobre 1984 nei pressi di Wroclawek, in Polonia.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il martirio è “una forma di amore totale a Dio”, si fonda “sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla croce affinchè noi potessimo avere la vita”, e la forza per affrontarlo viene “dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo” (Benedetto XVI, udienza generale 11 agosto 2010). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le scarne note biografiche di questi fratelli e sorelle uccisi ci fanno comprendere come abbiano offerto tutta la loro vita, quasi sempre nel silenzio e nell’umiltà del lavoro quotidiano, “per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo”. Il loro impegno radicale e totale era l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, fatto non solo a parole ma con la testimonianza della propria vita, in situazioni di sofferenza, di povertà, di tensione, di violenza… senza discriminazioni di alcun tipo, ma con l’unico obiettivo di rendere concreto l’amore del Padre e promuovere l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni sono stati vittime di quella violenza che combattevano o della disponibilità ad aiutare gli altri nelle piccole difficoltà quotidiane, mettendo in secondo piano la propria sicurezza. Anche quest’anno molti sono stati uccisi in tentativi di rapina o di sequestro finiti male, sorpresi nelle loro abitazioni da banditi alla ricerca di tesori immaginari. Altri ancora sono stati eliminati solo perché nel nome di Cristo opponevano l’amore all’odio, la speranza alla disperazione, il dialogo alla contrapposizione violenta, il diritto al sopruso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il nostro mondo continua ad essere segnato dalla violenza, specialmente contro i discepoli di Cristo” ha detto Papa Benedetto XVI (Angelus del 26 dicembre 2010), ricordando come “la terra si è macchiata di sangue” in diverse parti del mondo, colpendo persino le comunità cattoliche riunite in preghiera nei luoghi di culto. A questo elenco provvisorio stilato annualmente dall’Agenzia Fides, deve quindi essere sempre aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in Cristo. Si tratta di quella “nube di militi ignoti della grande causa di Dio” - secondo l’espressione di Papa Giovanni Paolo II - a cui guardiamo con gratitudine e venerazione, pur senza conoscerne i volti, senza i quali la Chiesa e il mondo sarebbero enormemente più poveri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PANORAMA DEI CONTINENTI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;AMERICA &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In America sono stati uccisi 15 operatori pastorali: 10 sacerdoti, 1 religioso, 1 seminarista, 3 laici. Sono stati uccisi in Brasile (5), Colombia (3), Messico (2), Perù (2), Venezuela, Haiti, Ecuador.&lt;br /&gt;In Brasile, che anche quest’anno conta il maggior numero di operatori pastorali uccisi, hanno trovato la morte Don Dejair Gonçalves de Almeida e il laico Epaminondas Marques da Silva, aggrediti nella canonica da banditi in cerca di denaro; Don Rubens Almeida Gonçalves, assassinato nella sua parrocchia probabilmente per un diverbio con una persona a cui avrebbe negato l’affitto della sala parrocchiale; il seminarista Mario Dayvit Pinheiro Reis, ucciso da rapinatori che volevano impossessarsi della sua automobile; Don Bernardo Muniz Rabelo Amaral, aggredito da un uomo a cui aveva dato un passaggio. &lt;br /&gt;In Colombia hanno trovato la morte Don Román de Jesús Zapata, ucciso durante la notte nella canonica della sua parrocchia; Don Herminio Calero Alumia, morto durante una discussione ad un posto di blocco della polizia; Luis Enrique Pineda, coadiutore salesiano, che è stato derubato e poi accoltellato.&lt;br /&gt;In Messico sono morti Don José Luis Parra Puerto, assassinato dopo essere stato derubato del furgoncino su cui viaggiava; Don Carlos Salvador Wotto, trovato nella sua parrocchia imbavagliato e legato, con bruciature di sigaretta sulle braccia e segni di tagli in diverse parti del corpo. &lt;br /&gt;In Perù sono stati vittime di malviventi entrati nel convento per rubare Fra Linán Ruiz Morales, OFM, ed il suo collaboratore, Ananias Aguila: il corpo del primo è stato rinvenuto nella sua camera da letto, messa a soqquadro, il secondo nella cucina a fianco della chiesa, dove c'è la mensa per i poveri. &lt;br /&gt;In Venezuela ha trovato la morte Don Esteban Robert Wood: l'omicidio è stato attribuito ad una rapina perpetrata da sconosciuti e finita con l'assassinio. In Ecuador il corpo del missionario polacco P. Miroslaw Karczewski è stato rinvenuto nella canonica della sua parrocchia, con ferite sul collo e su altre parti del corpo. Dopo averlo ucciso, colpendolo con un grande crocifisso, i malviventi hanno rubato cellulare e computer. Ad Haiti l’operatore della Caritas Julien Kénord, è stato ucciso in seguito ad un tentativo di rapina. Aveva infatti appena riscosso un assegno in una banca locale, quando è stato aggredito a colpi di arma da fuoco da sconosciuti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ASIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2010 si registrano in Asia 6 operatori pastorali uccisi: 1 Vescovo, 4 sacerdoti, 1 religiosa. Hanno trovato la morte in Iraq (2), Cina (2), India, Turchia.&lt;br /&gt;In Turchia è stato assassinato a coltellate dal suo autista, mentre era nella sua abitazione a Iskenderun, Sua Ecc. Mons. Luigi Padovese, Vicario apostolico dell'Anatolia e Presidente della Conferenza Episcopale Turca. In Iraq Don Wasim Sabieh e Don Thaier Saad Abdal sono rimasti uccisi durante l’ attentato nella Cattedrale siro-cattolica di Bagdad, che ha causato decine di morti e feriti fra i fedeli che erano riuniti per la Santa Messa domenicale. &lt;br /&gt;In Cina Don Joseph Zhang Shulai, vicario generale della diocesi di Ningxia, e Suor Maria Wei Yanhui, della stessa diocesi, sono stati uccisi nella Casa per anziani a Wuhai, distretto di Wuda, nella Mongolia interna, da un laico che si era voluto vendicare in quanto era stato licenziato. &lt;br /&gt;In India Don Peter Bombacha  è stato assassinato da sconosciuti nell’ashram da lui fondato a Baboola, a circa un chilometro dalla residenza del Vescovo di Vasai, antico centro abitato vicino a Mumbai (India). Il suo corpo era in un lago di sangue, aveva una corda al collo e un paio di forbici infilzate nella gola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;AFRICA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sacerdote ed un seminarista sono rimasti uccisi in Africa, entrambi nella Repubblica Democratica del Congo. Don Christian Bakulene stava tornando, insieme ad un amico, nella sua parrocchia nel nord Kivu quando due uomini armati, in uniforme militare, lo hanno bloccato e ucciso dopo aver sottratto il denaro al suo amico. Il seminarista gesuita di nazionalità togolese, Nicolas Eklou Komla, è stato ucciso alla periferia della capitale, Kinshasa, mentre stava rientrando allo scolasticato con alcuni amici. Un uomo armato e mascherato li ha fermati, probabilmente per rapinarli, e nella discussione che ne è nata il bandito ha sparato alcuni colpi di arma da fuoco che hanno colpito a morte il seminarista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CENNI BIOGRAFICI E CIRCOSTANZE DELLA MORTE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiBRgBAyhI/AAAAAAAAAqQ/nH7HLozy1vs/s1600/ppfotoaci190210.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 198px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiBRgBAyhI/AAAAAAAAAqQ/nH7HLozy1vs/s400/ppfotoaci190210.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559835877640817170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Don José Luis Parra Puerto&lt;/strong&gt;, 50 anni, è stato assassinato in Messico il 17 febbraio 2010, mercoledì delle ceneri, dopo essere stato derubato del furgoncino su cui viaggiava. Padre José Luis Parra e un suo accompagnatore sono stati costretti da alcuni sconosciuti a uscire da un negozio dove si trovavano. Durante l’aggressione il sacerdote è stato ferito alla testa, subito dopo i malviventi hanno portato via il furgoncino con il sacerdote ferito, mentre l'accompagnatore è stato fatto scendere, così ha chiesto aiuto alle forze di sicurezza. Il cadavere di don Parra Puerto è stato rinvenuto all'interno del furgoncino in località Netzahualcóyotl. Originario di Merida, era vicario della Chiesa del Sagrario Metropolitano di Città del Messico e Cappellano dei Cavalieri di Colombo. Mons. Antonio Ortega Franco, Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Mexico, durante l'omelia ai funerali ha ricordato don José Luis Parra come un sacerdote esemplare e un buon samaritano, che per tutta la sua vita si è dedicato a costruire con gli altri sacerdoti un progetto vivo di pastorale sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TShsU15I62I/AAAAAAAAApQ/yk_VqU42odw/s1600/MORRE-%257E1.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 310px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TShsU15I62I/AAAAAAAAApQ/yk_VqU42odw/s400/MORRE-%257E1.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559812845308799842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Don Dejair Gonçalves de Almeida&lt;/strong&gt;, 32 anni, è morto martedì 16 marzo 2010 alle ore 7 del mattino presso l'Ospedale San Giovanni Battista a Volta Redonda, circa 80 km da Rio de Janeiro (Brasile), per le conseguenze di una aggressione. Domenica 14 marzo, il sacerdote era stato aggredito mentre tornava a Volta Redonda dalla Comunità ecclesiale “Signore Buon Gesù”, nel quartiere Agua Limpa. Insieme a lui era l'ex-seminarista &lt;strong&gt;Epaminondas Marques da Silva&lt;/strong&gt;, 26 anni, che è morto colpito alla testa. Secondo le informazioni della Diocesi di Barra do Pirai a Volta Redonda, padre Dejair e Epaminondas erano stati rapiti e portati in canonica nelle prime ore di domenica 14 marzo. I rapitori volevano soldi e, poiché non hanno trovato nulla, hanno colpito alla testa i due. L'ex seminarista è morto all'istante e il sacerdote ha subito un intervento chirurgico, cui però non è sopravvissuto. L'ex seminarista era stato coordinatore della Comunità Ecclesiale di Santa Cruz. Padre Dejair Gonçalves de Almeida era nato ad Arantina (MG), era Cancelliere della Diocesi e assessore dell'Apostolato Diocesano della Preghiera. Aveva svolto il ministero sacerdotale nella zona Nostra Signora delle Grazie, aveva servito otto Comunità Ecclesiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiC7aMfYDI/AAAAAAAAAqY/SWCDhhkY-NU/s1600/GbKhet145709-02.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiC7aMfYDI/AAAAAAAAAqY/SWCDhhkY-NU/s400/GbKhet145709-02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559837697144479794" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sabato 20 marzo 2010, &lt;strong&gt;Luis Enrique Pineda&lt;/strong&gt;, coadiutore salesiano dell’Ispettoria “San Pietro Claver” di Colombia-Bogotá (COB), è stato assassinato nella capitale, Bogotà, alle 8 di sera. Mentre si recava a far visita ai suoi familiari è stato aggredito da tre malfattori che lo hanno derubato e poi accoltellato, lasciandolo a terra. Nonostante le ferite, è riuscito a fermare un taxi e a chiedere di essere portato al pronto soccorso dove poi è deceduto. Luis Enrique Pineda era nato il 24 maggio 1953 ad Otanche–Boyacá, ed aveva emesso la prima professione religiosa a Rionegro, Antioquia, il 24 gennaio 1977. Per essere professionalmente competente e mettersi al servizio dei giovani, si era laureato in Psicologia. E’ stato autore di varie ricerche e di studi da lui realizzati per aiutare i ragazzi ad elaborare un progetto di vita coerente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corpo senza vita di &lt;strong&gt;don Román de Jesús Zapata&lt;/strong&gt;, colombiano, è stato trovato il 24 marzo 2010 nella canonica della parrocchia della giurisdizione di Currulao, a Turbo, a circa 500 km dalla capitale, Bogotà, dove era parroco. Il sacerdote diocesano, 51 anni, è stato trovato nel bagno, con le mani legate e con metà del corpo coperta da un lenzuolo, il che fa presumere alle autorità che sia morto per asfissia. Secondo i familiari, il religioso non aveva ricevuto minacce di morte. Il corpo senza vita del sacerdote è stato trovato dalla donna incaricata di suonare le campane, che non lo aveva visto arrivare per la Messa del mattino ed era andata a cercarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiE7gEY_jI/AAAAAAAAAqg/ikhHBsCydCc/s1600/1272707837_extra_big.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 317px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiE7gEY_jI/AAAAAAAAAqg/ikhHBsCydCc/s400/1272707837_extra_big.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559839897744375346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il sacerdote di origine statunitense &lt;strong&gt;p. Esteban Robert Wood&lt;/strong&gt;, 68 anni, parroco della Parrocchia “Sagrada Familia” a Puerto Ordaz, è stato assassinato la sera di mercoledì 28 aprile 2010 presso la casa parrocchiale nel quartiere Unare, a Puerto Ordaz, nello stato di Bolivar, in Venezuela. Il sacerdote era originario di Vancouver, nello stato di Washington (Stati Uniti d'America) ed ha vissuto più di 23 anni in Venezuela. Uno degli operai che lavorano in parrocchia ha trovato il sacerdote morto, con delle ferite provocate da un coltello. Sia il Vescovo che la stampa locale attribuiscono l'omicidio a una rapina perpetrata da sconosciuti e finita con l'assassinio del sacerdote. Chi lo ha conosciuto ricorda p. Wood come “una persona eccellente e molto umile”, “impegnato per la comunità e lavorava molto, anche per i progetti di Ciudad Guayana”. Poche settimane prima dell’atto criminiale aveva iniziato una “Campagna per la difesa della Vita e della Pace”, contro quella violenza di cui è stato vittima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiHLfBTjPI/AAAAAAAAAqo/QJS0VBJVYmo/s1600/saceedote_asesinado_india_bombacha.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 198px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiHLfBTjPI/AAAAAAAAAqo/QJS0VBJVYmo/s400/saceedote_asesinado_india_bombacha.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559842371364162802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;P. Peter Bombacha&lt;/strong&gt;, 74 anni, è stato assassinato da sconosciuti nella notte del 28 aprile 2010 nell’ashram da lui fondato a Baboola, a circa un chilometro dalla residenza del Vescovo di Vasai, antico centro abitato vicino a Mumbai (India). Il corpo di p. Peter era in un lago di sangue, aveva una corda al collo e forbici infilzate nella gola. Secondo il Vescovo, Mons. Felix Machado, “P. Peter aveva creato e gestiva, grazie alla collaborazione di alcuni laici, una casa di recupero per alcolisti. Era originario di Vasai e veniva da una comunità di pescatori: per questo il suo nome era ‘Pietro’. Era ben voluto e stimato da tutti. Non abbiamo idea dei motivi dell’assassinio: forse un furto o forse qualcuno ce l’aveva con lui” dice il Vescovo, escludendo la pista delle violenze dei fondamentalisti indù: “Non pensiamo a gruppi estremisti indù. Prima di tutto perché in questa zona non ve ne sono. Anzi, le relazioni con la comunità indù sul territorio sono ottime. Molti fedeli indù sono venuti oggi a manifestare sconcerto e solidarietà”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TShwlEA8m-I/AAAAAAAAApY/JqlaWsYrbKU/s1600/OgAAAJyoLLh5y_06f5OdBtxQUoSzIh5u_DitR9N-6UgcnsfPhRxbM_y_6F9Dh82LpC6YRIWksO0MBEY4c8dOp7SzuNYAm1T1UADwbN-t5qLkKorpU_1wyMI97VzY.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TShwlEA8m-I/AAAAAAAAApY/JqlaWsYrbKU/s400/OgAAAJyoLLh5y_06f5OdBtxQUoSzIh5u_DitR9N-6UgcnsfPhRxbM_y_6F9Dh82LpC6YRIWksO0MBEY4c8dOp7SzuNYAm1T1UADwbN-t5qLkKorpU_1wyMI97VzY.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559817522024061922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Padre Rubens Almeida Gonçalves&lt;/strong&gt;, 35 anni, è stato assassinato mentre si trovava nella sua parrocchia di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione, nella città di Campo Belos (GO), diocesi brasiliana di Porto Nacional. Secondo la ricostruzione, padre Rubens de Almeida Gonçalves è stato colpito a morte con un colpo di pistola sparato alla testa il 20 maggio ed è spirato il giorno dopo a Brasilia, dove era stato ricoverato. Sercondo alcuni testimoni all’origine del delitto ci sarebbe la richiesta di affitto della sala parrocchiale che il sacerdote avrebbe negato all’uomo che poi gli ha sparato uccidendolo. Noto per il suo impegno tra i poveri e gli emarginati “p. Rubens è morto nel pieno esercizio del suo ministero sacerdotale, che è sempre stato segnato dallo zelo missionario e dalla fede nel Cristo risorto. Tutte le comunità per le quali egli ha lavorato, hanno offerto la loro testimonianza sull'impegno appassionato con cui ha esercitato la sua missione di evangelizzazione” afferma la nota firmata da P. Paulo Sérgio Maya Barbosa, Cancelliere della Curia Diocesana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TShpWhh4_OI/AAAAAAAAApI/uiPEqxhYW2E/s1600/MSGR_PADOVESE.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 276px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TShpWhh4_OI/AAAAAAAAApI/uiPEqxhYW2E/s400/MSGR_PADOVESE.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559809575667432674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sua Ecc. Mons. Luigi Padovese&lt;/strong&gt;, Vicario apostolico dell'Anatolia e Presidente della Conferenza Episcopale Turca, è stato assassinato a coltellate dal suo autista nella sua abitazione a Iskenderun (Turchia), il 3 giugno 2010. Nato a Milano il 31 marzo del 1947, Padovese era entrato nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini il 3 ottobre 1964. Ordinato sacerdote il 16 giugno 1973, era stato professore titolare della cattedra di Patristica alla Pontificia Università dell'Antonianum e per sedici anni direttore dell'Istituto di Spiritualità nella medesima università. Ha ricoperto una cattedra anche alla Pontificia Università Gregoriana e alla Pontificia Accademia Alfonsiana. Per 10 anni è stato poi visitatore del Collegio Orientale di Roma per la Congregazione delle Chiese Orientali. L’11 agosto 2004 era stato nominato Vicario apostolico dell'Anatolia e consacrato Vescovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiJ2zllTtI/AAAAAAAAAqw/bGXysnngaFU/s1600/Nova_Imagem%2B%2528669%2Bx%2B600%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 359px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiJ2zllTtI/AAAAAAAAAqw/bGXysnngaFU/s400/Nova_Imagem%2B%2528669%2Bx%2B600%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559845314642661074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il Seminarista &lt;strong&gt;Mario Dayvit Pinheiro Reis&lt;/strong&gt;, 31 anni, dell’Arcidiocesi di Sao Luis (Brasile), è stato ucciso nella capitale la sera del 4 luglio 2010, colpito da un proiettile che lo ha raggiunto all’addome. Intorno alle ore 20,30 si trovava di fronte alla abitazione della  famiglia, in macchina con sua nonna, quando è stato avvicinato da due rapinatori, che li hanno costretti ad uscire fuori dalla macchina. Dopo aver consegnato le chiavi, all’improvviso è stato raggiunto dal colpo di arma da fuoco sparato da uno dei malviventi che gli ha reciso l’aorta e raggiunto un polmone. Trasportato in ospedale, è morto intorno alle 21,30. Studente del quarto anno di teologia, sarebbe stato ordinato diacono l’anno prossimo ed avrebbe dovuto recarsi in Francia per gli studi biblici. Durante la messa funebre, l’Arcivescovo José da Silva Belisario, nella sua omelia ha sottolineato che pur essendo ancora piuttosto giovane, Mario ha dato una vera testimonianza di fede e di impegno per il sacerdozio, e attendeva con grande trepidazione l’ordinazione diaconale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiL6EKHrmI/AAAAAAAAAq4/Eb4Sb0mwY34/s1600/1279250459_nv.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 234px; height: 178px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiL6EKHrmI/AAAAAAAAAq4/Eb4Sb0mwY34/s400/1279250459_nv.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559847569653739106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Don Joseph Zhang Shulai&lt;/strong&gt;, 55 anni, vicario generale della diocesi di Ningxia, e &lt;strong&gt;suor Maria Wei Yanhui&lt;/strong&gt;, 32 anni, della stessa diocesi, sono stati uccisi nella Casa per anziani a Wuhai, distretto di Wuda, nella Mongolia interna. I loro corpi sono stati trovati la mattina del 6 luglio 2010 dal personale della casa: non avendoli visti arrivare per la Santa Messa, sono andati a cercarli nelle loro stanze e li hanno trovati in un lago di sangue. Il corpo del sacerdote, trovato nella sua stanza al piano terreno, presentava numerose ferite da arma da taglio e c’erano evidenti i segni di una lotta, mentre la suora è stata uccisa nella sua camera al piano superiore, con un solo fendente, al petto. La religiosa era la direttrice della Casa per anziani, che accoglie una sessantina di persone, uomini e donne. La polizia ha arrestato nei giorni seguenti l’assassino: un laico che era stato licenziato dalla Casa per anziani e per questo si era voluto vendicare.       &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiNusYgNlI/AAAAAAAAArA/PbHAe9vjMeA/s1600/4_.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 366px; height: 244px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiNusYgNlI/AAAAAAAAArA/PbHAe9vjMeA/s400/4_.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559849573316310610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Don Carlos Salvador Wotto&lt;/strong&gt;, 83 anni, parroco della chiesa di Nuestra Señora de las Nieves, nello stato di Oaxaca al sud del Messico, è stato trovato morto nella sua parrocchia la sera del 28 luglio 2010. Il sacerdote era stato imbavagliato e legato, aveva bruciature di sigaretta sulle braccia e segni di tagli su diversi parte del corpo, ma la morte è avvenuta per soffocamento perché aveva una busta di plastica sul viso. Il sagrestano della parrocchia, scoperto il corpo, ha chiamato un’ambulanza, ma i soccorsi sono stati inutili perché il parroco era già morto. La città di Oaxaca è spesso scenario di scontri delle diverse bande tra i cartelli del narcotraffico e le autorità statali del Messico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh1orsnKEI/AAAAAAAAApg/J_maw_yHDpc/s1600/DSC03878.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 262px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh1orsnKEI/AAAAAAAAApg/J_maw_yHDpc/s400/DSC03878.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559823081773934658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In una situazione molto confusa è morto il sacerdote &lt;strong&gt;Herminio Calero Alumia&lt;/strong&gt;, 36 anni, nativo di Buenaventura, parroco della chiesa di Santiago de la Atalaya, nella città di Bosa (Colombia). L'incidente è avvenuto intorno alle 03.00 di venerdì 20 agosto 2010 sulla strada tra Bogotà e Soacha, nella zona chiamata Quintanares. Ci sono diverse versioni del fatto, secondo alcune fonti il sacerdote viaggiava in un taxi con altre persone, quando il veicolo è stato fermato ad un posto di blocco della polizia ed è nato un diverbio tra una delle persone e un agente di polizia, l'agente ha tirato fuori la pistola ed è partito un colpo accidentalmente, che ha ucciso il sacerdote all'istante. Secondo altre versioni, gli uomini che viaggiavano con il sacerdote erano ubriachi, e nel tafferuglio seguito al controllo della polizia hanno cercato di aggredire l'agente e rubargli la pistola quando è accaduto il tragico evento. Padre Reynaldo Vargas, Cancelliere della diocesi di Soacha, ha ricordato che padre Calero era “un uomo molto tranquillo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh3c3JBB3I/AAAAAAAAApo/aHBkKgAKtqg/s1600/PADRE_%257E1.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 250px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh3c3JBB3I/AAAAAAAAApo/aHBkKgAKtqg/s400/PADRE_%257E1.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559825077710686066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fra Linán Ruiz Morales&lt;/strong&gt;, OFM, 80 anni, è stato trovato morto la mattina di venerdì 27 agosto 2010 nella sua camera da letto, situata al primo piano del convento di San Francisco, ubicato nel centro della capitale peruviana, con una serie di tagli sul collo. Il corpo del suo collaboratore, &lt;strong&gt;Ananias Aguila&lt;/strong&gt;, 26 anni, è stato trovato nella cucina a fianco della chiesa, dove c'è una mensa per le persone bisognose, anch’egli colpito da numerose coltellate. Secondo il rapporto della polizia, quando i delinquenti sono entrati nella casa parrocchiale molto probabilmente il sacerdote si è accorto della loro presenza, la stanza del sacerdote infatti era a soqquadro e la cassaforte aperta e vuota. Padre Ruiz, di nazionalità portoricana, nel 1978 giunse in Perù a proporre il Movimento "Encuentros de Promoción Juvenil" ai giovani, un tipo di pastorale giovanile che lo fece conoscere ed amare da molti giovani dell'Arcidiocesi di Lima. Negli ultimi anni si era dedicato in particolare ai più poveri: la mensa della quale era incaricato dava da mangiare a 1.200 fra bambini e anziani molto bisognosi che venivano da diverse parti della città. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiPKnIUrOI/AAAAAAAAArI/HrNtpb8v5yg/s1600/caritashaiti3_260x174.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 260px; height: 174px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiPKnIUrOI/AAAAAAAAArI/HrNtpb8v5yg/s400/caritashaiti3_260x174.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559851152454233314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Julien Kénord&lt;/strong&gt;, 27 anni, operatore della Caritas svizzera, è stato ucciso a Port-au-Prince, la capitale di Haiti, l’8 ottobre 2010, in seguito ad un tentativo di rapina. Aveva infatti appena riscosso un assegno di 2.000 dollari in una banca locale, quando è stato aggredito a colpi di arma da fuoco da sconosciuti mentre era nella sua macchina. Trasportato in ospedale, è morto poco dopo a causa delle ferite riportate. La Segretaria generale di Caritas Internationalis, Lesley-Anne Knight, ha affermato che era “un  collaboratore molto leale e dedito al suo lavoro. Aveva aiutato le vittime del terremoto a ricostruire la loro vita”. La Caritas lavora ad Haiti da molto tempo, e subito dopo la tragedia del terremoto del 12 gennaio 2010 ha fornito viveri, acqua, medicine, assistenza sanitaria e sostegno alla popolazione disastrata. Julien aveva perso la sorella nel terremoto del 12 gennaio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh6PodWPnI/AAAAAAAAApw/w0cQ4YCDVKg/s1600/250-101108-Fr_Waseem_Fr_Thair_CNA_World_Catholic_News_11_03_10.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 158px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh6PodWPnI/AAAAAAAAApw/w0cQ4YCDVKg/s400/250-101108-Fr_Waseem_Fr_Thair_CNA_World_Catholic_News_11_03_10.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559828148966014578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;D. Wasim Sabieh e d. Thaier Saad Abdal&lt;/strong&gt;, sono rimasti uccisi la sera del 31 ottobre 2010 durante il gravissimo attentato compiuto nella Cattedrale siro-cattolica di Bagdad, che ha causato decine di morti e feriti fra i fedeli che erano riuniti per la Santa Messa domenicale. Un terzo sacerdote è rimasto gravemente ferito. Secondo il racconto dei testimoni, p. Thaier ha detto ai terroristi che hanno fatto irruzione in chiesa: “uccidete me, non questa famiglia con bambini” facendo loro scudo col suo corpo. I due sacerdoti morti, nemmeno trentenni, erano molto attivi nell’apostolato biblico, nel dialogo interreligioso e nella carità. P. Thaier era responsabile di un Centro di Studi Islamici, mentre p. Wasim era molto impegnato nell’aiuto alle famiglie povere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiQfvvN9_I/AAAAAAAAArQ/nAPL2EocZIw/s1600/Abbe.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 174px; height: 165px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiQfvvN9_I/AAAAAAAAArQ/nAPL2EocZIw/s400/Abbe.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559852615053735922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Don Christian Bakulene&lt;/strong&gt;, parroco di Saint Jean-Baptiste de Kanyabayonga a sud di Butembo, nel territorio di Lubero, nel nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, è stato assassinato l’8 novembre 2010. Il sacerdote stava tornando in motocicletta, insieme ad un amico, nella sua parrocchia quando, all’altezza del villaggio di Mapere, due uomini armati, in uniforme militare, lo hanno bloccato. Il malfattore in uniforme ha domandato: “Chi di voi è il parroco”. Don Bakulene ha risposto “Sono io”. Dopo aver sottratto del denaro all’accompagnatore del sacerdote, il bandito ha ucciso con diversi colpi don Bakulene. Prima della moto di don Bakulene, l’assassinio aveva fermato altre motociclette, e agli occupanti era stata rivolta la stessa domanda: “sei tu il prete?”. Si tratterebbe dunque di un omicidio mirato, mascherato da rapina di strada degenerata in assassinio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh9EKFypjI/AAAAAAAAAp4/L2IxSiTq1k4/s1600/padre-bernardo-muniz-rabelo-amaral.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh9EKFypjI/AAAAAAAAAp4/L2IxSiTq1k4/s400/padre-bernardo-muniz-rabelo-amaral.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559831250370471474" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Don Bernardo Muniz Rabelo Amaral&lt;/strong&gt;, 28 anni, viceparroco nella città di Humberto de Campos (Brasile), è morto verso le 21 di sabato 20 novembre 2010 nell’ospedale della città, dove era stato trasportato in seguito all’aggressione di un uomo a cui aveva dato un passaggio sulla sua automobile. Il sacerdote è stato raggiunto al collo e al torace da alcuni colpi di arma da fuoco sparati dal malvivente che si è poi impossessato del veicolo, di più di 400 dollari brasiliani e del telefono cellulare del sacerdote. Quando è stato soccorso, il sacerdote era ancora cosciente. Portato all'ospedale, non ha resistito alla gravità delle ferite. Quinto di sei fratelli, era stato ordinato sacerdote il 5 settembre di quest'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh92kUHITI/AAAAAAAAAqA/ljgP9XvXE_E/s1600/Nicolas_Eklou_Komla%252C_S_J_.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh92kUHITI/AAAAAAAAAqA/ljgP9XvXE_E/s400/Nicolas_Eklou_Komla%252C_S_J_.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559832116403314994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il seminarista gesuita di nazionalità togolese, &lt;strong&gt;Nicolas Eklou Komla&lt;/strong&gt;, è stato ucciso domenica 5 dicembre 2010 sulla strada Belair di Mont Ngafula, alla periferia di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, il seminarista stava rientrando a piedi con alcuni colleghi allo scolasticato gesuita “St Pierre Canisius” di Kimwenza, quando un uomo armato e mascherato ha bloccato il loro cammino, probabilmente per rapinarli. Ne è una nata una discussione che è presto degenerata: il bandito ha sparato alcuni colpi di arma da fuoco che hanno colpito il seminarista, che è deceduto alcune ore dopo. Nicolas Eklou Komla era nato il 4 giugno 1985 in Togo, ed era entrato nella Compagnia di Gesù il 7 ottobre 2008. Aveva emesso i primi voti il 2 ottobre 2010. Nicolas Eklou Komla era giunto nella RDC due mesi fa per studiare filosofia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh_PA6U8FI/AAAAAAAAAqI/2SNbsxe0l0U/s1600/MIROSLAW.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 306px; height: 234px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSh_PA6U8FI/AAAAAAAAAqI/2SNbsxe0l0U/s400/MIROSLAW.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559833635908284498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;P. Miroslaw Karczewski&lt;/strong&gt;, 45 anni, polacco, sacerdote dei Frati Minori Conventuali (OFM conv), è stato ucciso nel pomeriggio di lunedì 6 dicembre 2010 nella canonica della parrocchia di Sant'Antonio da Padova a Santo Domingo de Los Colorados (Ecuador), nella parte nord del paese, a circa 300 km da Quito. Il sacerdote, che da cinque anni svolgeva il suo ministero presso questa parrocchia, doveva celebrare la Messa alle ore 19, ma non si è presentato, così i parrocchiani sono andati a cercarlo a casa, e lo hanno trovato morto, con ferite sul collo e su altre parti del corpo. Dopo averlo ucciso, colpendolo con un grande crocifisso, i malviventi hanno rubato cellulare e computer del sacerdote. La polizia ha riferito che il sacerdote era già stato aggredito un anno fa, in casa sua, e aveva visto in faccia i criminali che avevano minacciato di ucciderlo se li avesse denunciati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 dicembre 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-1621920653536572603?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/1621920653536572603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/01/testimonianza-missionaria-4-operatori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1621920653536572603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/1621920653536572603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/01/testimonianza-missionaria-4-operatori.html' title='Testimonianza Missionaria 4: operatori pastorali uccisi nel 2010'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TSiBRgBAyhI/AAAAAAAAAqQ/nH7HLozy1vs/s72-c/ppfotoaci190210.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-3326840289840654074</id><published>2011-01-01T18:12:00.004+01:00</published><updated>2011-01-01T19:08:09.099+01:00</updated><title type='text'>Camminare con la Chiesa 8: Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2011, del Papa Benedetto XVI</title><content type='html'>&lt;strong&gt;LIBERTÀ RELIGIOSA, VIA PER LA PACE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. All’inizio di un Nuovo Anno il mio augurio vuole giungere a tutti e a ciascuno; è un augurio di serenità e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace. Anche l’anno che chiude le porte è stato segnato, purtroppo, dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TR9quPj50dI/AAAAAAAAAoo/Gd7xTSHrRvw/s1600/CattedraleBagdad.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 274px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TR9quPj50dI/AAAAAAAAAoo/Gd7xTSHrRvw/s400/CattedraleBagdad.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557277807882129874" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il mio pensiero si rivolge in particolare alla cara terra dell'Iraq, che nel suo cammino verso l’auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario di violenze e attentati. Vengono alla memoria le recenti sofferenze della comunità cristiana, e, in modo speciale, il vile attacco contro la Cattedrale siro-cattolica “Nostra Signora del Perpetuo Soccorso” a Baghdad, dove, il 31 ottobre scorso, sono stati uccisi due sacerdoti e più di cinquanta fedeli, mentre erano riuniti per la celebrazione della Santa Messa. Ad esso hanno fatto seguito, nei giorni successivi, altri attacchi, anche a case private, suscitando paura nella comunità cristiana ed il desiderio, da parte di molti dei suoi membri, di emigrare alla ricerca di migliori condizioni di vita. A loro manifesto la mia vicinanza e quella di tutta la Chiesa, sentimento che ha visto una concreta espressione nella recente Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Da tale Assise è giunto un incoraggiamento alle comunità cattoliche in Iraq e in tutto il Medio Oriente a vivere la comunione e a continuare ad offrire una coraggiosa testimonianza di fede in quelle terre.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ringrazio vivamente i Governi che si adoperano per alleviare le sofferenze di questi fratelli in umanità e invito i Cattolici a pregare per i loro fratelli nella fede che soffrono violenze e intolleranze e ad essere solidali con loro. In tale contesto, ho sentito particolarmente viva l’opportunità di condividere con tutti voi alcune riflessioni sulla libertà religiosa, via per la pace. Infatti, risulta doloroso constatare che in alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione, se non a rischio della vita e della libertà personale. In altre regioni vi sono forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi. I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità, della loro fede in Gesù Cristo e del loro sincero appello perché sia riconosciuta la libertà religiosa. Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un’offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale.[1]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella libertà religiosa, infatti, trova espressione la specificità della persona umana, che per essa può ordinare la propria vita personale e sociale a Dio, alla cui luce si comprendono pienamente l’identità, il senso e il fine della persona. Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa coltivare una visione riduttiva della persona umana; oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta, poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana; ciò &lt;em&gt;significa rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura di tutta la famiglia umana.&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esorto, dunque, gli uomini e le donne di buona volontà a rinnovare l’impegno per la costruzione di un mondo dove tutti siano liberi di professare la propria religione o la propria fede, e di vivere il proprio amore per Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente (cfr Mt 22,37). Questo è il sentimento che ispira e guida il Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale della Pace, dedicato al tema: Libertà religiosa, via per la pace. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sacro diritto alla vita e ad una vita spirituale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. &lt;strong&gt;Il diritto alla libertà religiosa è radicato nella stessa dignità della persona umana&lt;/strong&gt;,[2] la cui natura trascendente non deve essere ignorata o trascurata. Dio ha creato l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza (cfr Gen 1,27). Per questo ogni persona è titolare del sacro diritto ad una vita integra anche dal punto di vista spirituale. Senza il riconoscimento del proprio essere spirituale, senza l’apertura al trascendente, la persona umana si ripiega su se stessa, non riesce a trovare risposte agli interrogativi del suo cuore circa il senso della vita e a conquistare valori e principi etici duraturi, e non riesce nemmeno a sperimentare un’autentica libertà e a sviluppare una società giusta.[3]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Sacra Scrittura, in sintonia con la nostra stessa esperienza, rivela il valore profondo della dignità umana: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8, 4-7). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dinanzi alla sublime realtà della natura umana, possiamo sperimentare lo stesso stupore espresso dal salmista. Essa si manifesta come apertura al Mistero, come capacità di interrogarsi a fondo su se stessi e sull’origine dell’universo, come intima risonanza dell’Amore supremo di Dio, principio e fine di tutte le cose, di ogni persona e dei popoli.[4] La dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza giudaico-cristiana, ma, grazie alla ragione, può essere riconosciuta da tutti. Questa dignità, intesa come capacità di trascendere la propria materialità e di ricercare la verità, va riconosciuta come un bene universale, indispensabile per la costruzione di una società orientata alla realizzazione e alla pienezza dell’uomo. Il rispetto di elementi essenziali della dignità dell’uomo, quali il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa, è una condizione della legittimità morale di ogni norma sociale e giuridica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Libertà religiosa e rispetto reciproco &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. &lt;em&gt;La libertà religiosa è all’origine della libertà morale&lt;/em&gt;. In effetti, l’apertura alla verità e al bene, l’apertura a Dio, radicata nella natura umana, conferisce piena dignità a ciascun uomo ed è garante del pieno rispetto reciproco tra le persone. Pertanto, la libertà religiosa va intesa non solo come immunità dalla coercizione, ma prima ancora come capacità di ordinare le proprie scelte secondo la verità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un legame inscindibile tra libertà e rispetto; infatti, “nell’esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali, in virtù della legge morale, sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui, quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune”.[5]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una libertà nemica o indifferente verso Dio finisce col negare se stessa e non garantisce il pieno rispetto dell’altro. Una volontà che si crede radicalmente incapace di ricercare la verità e il bene non ha ragioni oggettive né motivi per agire, se non quelli imposti dai suoi interessi momentanei e contingenti, non ha una “identità” da custodire e costruire attraverso scelte veramente libere e consapevoli. Non può dunque reclamare il rispetto da parte di altre “volontà”, anch’esse sganciate dal proprio essere più profondo, che quindi possono far valere altre “ragioni” o addirittura nessuna “ragione”. L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica convivenza, è in realtà l’origine della divisione e della negazione della dignità degli esseri umani. Si comprende quindi la necessità di riconoscere una duplice dimensione nell’unità della persona umana: quella religiosa e quella sociale. Al riguardo, è inconcepibile che i credenti “debbano sopprimere una parte di se stessi - la loro fede - per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti”.[6]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La famiglia, scuola di libertà e di pace&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Se la libertà religiosa è via per la pace, l’educazione religiosa è strada privilegiata per abilitare le nuove generazioni a riconoscere nell’altro il proprio fratello e la propria sorella, con i quali camminare insieme e collaborare perché tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana, dalla quale nessuno deve essere escluso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La famiglia fondata sul matrimonio, espressione di unione intima e di complementarietà tra un uomo e una donna, si inserisce in questo contesto come la prima scuola di formazione e di crescita sociale, culturale, morale e spirituale dei figli, che dovrebbero sempre trovare nel padre e nella madre i primi testimoni di una vita orientata alla ricerca della verità e all’amore di Dio. Gli stessi genitori dovrebbero essere sempre liberi di trasmettere senza costrizioni e con responsabilità il proprio patrimonio di fede, di valori e di cultura ai figli. La famiglia, prima cellula della società umana, rimane l’ambito primario di formazione per relazioni armoniose a tutti i livelli di convivenza umana, nazionale e internazionale. Questa è la strada da percorrere sapientemente per la costruzione di un tessuto sociale solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita, in una società libera, in uno spirito di comprensione e di pace. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un patrimonio comune&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Si potrebbe dire che, &lt;em&gt;tra i diritti e le libertà fondamentali radicati nella dignità della persona, la libertà religiosa gode di uno statuto speciale&lt;/em&gt;. Quando la libertà religiosa è riconosciuta, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice, e si rafforzano l’ethos e le istituzioni dei popoli. Viceversa, quando la libertà religiosa è negata, quando si tenta di impedire di professare la propria religione o la propria fede e di vivere conformemente ad esse, si offende la dignità umana e, insieme, si minacciano la giustizia e la pace, le quali si fondano su quel retto ordine sociale costruito alla luce del Sommo Vero e Sommo Bene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La libertà religiosa è, in questo senso, anche un’acquisizione di civiltà politica e giuridica&lt;/em&gt;. Essa è un bene essenziale: ogni persona deve poter esercitare liberamente il diritto di professare e di manifestare, individualmente o comunitariamente, la propria religione o la propria fede, sia in pubblico che in privato, nell’insegnamento, nelle pratiche, nelle pubblicazioni, nel culto e nell’osservanza dei riti. Non dovrebbe incontrare ostacoli se volesse, eventualmente, aderire ad un’altra religione o non professarne alcuna. In questo ambito, l’ordinamento internazionale risulta emblematico ed è un riferimento essenziale per gli Stati, in quanto non consente alcuna deroga alla libertà religiosa, salvo la legittima esigenza dell’ordine pubblico informato a giustizia.[7] L’ordinamento internazionale riconosce così ai diritti di natura religiosa lo stesso status del diritto alla vita e alla libertà personale, a riprova della loro appartenenza al nucleo essenziale dei diritti dell’uomo, a quei diritti universali e naturali che la legge umana non può mai negare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;em&gt;La libertà religiosa non è patrimonio esclusivo dei credenti, ma dell’intera famiglia dei popoli della terra&lt;/em&gt;. È elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si può negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le libertà fondamentali, essendone sintesi e vertice. Essa è “la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani”.[8] Mentre favorisce l’esercizio delle facoltà più specificamente umane, crea le premesse necessarie per la realizzazione di uno sviluppo integrale, che riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione.[9]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La dimensione pubblica della religione &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. &lt;em&gt;La libertà religiosa, come ogni libertà, pur muovendo dalla sfera personale, si realizza nella relazione con gli altri. Una libertà senza relazione non è libertà compiuta&lt;/em&gt;. Anche la libertà religiosa non si esaurisce nella sola dimensione individuale, ma si attua nella propria comunità e nella società, coerentemente con l’essere relazionale della persona e con la natura pubblica della religione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazionalità è una componente decisiva della libertà religiosa, che spinge le comunità dei credenti a praticare la solidarietà per il bene comune. In questa dimensione comunitaria ciascuna persona resta unica e irripetibile e, al tempo stesso, si completa e si realizza pienamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ innegabile il contributo che le comunità religiose apportano alla società. Sono numerose le istituzioni caritative e culturali che attestano il ruolo costruttivo dei credenti per la vita sociale. Più importante ancora è il contributo etico della religione nell’ambito politico. Esso non dovrebbe essere marginalizzato o vietato, ma compreso come valido apporto alla promozione del bene comune. In questa prospettiva bisogna menzionare la dimensione religiosa della cultura, tessuta attraverso i secoli grazie ai contributi sociali e soprattutto etici della religione. Tale dimensione non costituisce in nessun modo una discriminazione di coloro che non ne condividono la credenza, ma rafforza, piuttosto, la coesione sociale, l’integrazione e la solidarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Libertà religiosa, forza di libertà e di civiltà: &lt;br /&gt;i pericoli della sua strumentalizzazione &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. &lt;em&gt;La strumentalizzazione della libertà religiosa per mascherare interessi occulti, come ad esempio il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo, può provocare danni ingentissimi alle società&lt;/em&gt;. Il fanatismo, il fondamentalismo, le pratiche contrarie alla dignità umana, non possono essere mai giustificati e lo possono essere ancora di meno se compiuti in nome della religione. La professione di una religione non può essere strumentalizzata, né imposta con la forza. Bisogna, allora, che gli Stati e le varie comunità umane non dimentichino mai che &lt;em&gt;la libertà religiosa è condizione per la ricerca della verità e la verità non si impone con la violenza ma con “la forza della verità stessa”&lt;/em&gt;.[10] In questo senso, la religione è una forza positiva e propulsiva per la costruzione della società civile e politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà? La sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto della dignità dell’uomo. Le comunità cristiane, con il loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla conquista di istituzioni democratiche e all’affermazione dei diritti dell’uomo e dei suoi corrispettivi doveri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche oggi i cristiani, in una società sempre più globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche con la testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane. L’esclusione della religione dalla vita pubblica sottrae a questa uno spazio vitale che apre alla trascendenza. Senza quest’esperienza primaria risulta arduo orientare le società verso principi etici universali e diventa difficile stabilire ordinamenti nazionali e internazionali in cui i diritti e le libertà fondamentali possano essere pienamente riconosciuti e realizzati, come si propongono gli obiettivi - purtroppo ancora disattesi o contraddetti - della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una questione di giustizia e di civiltà: &lt;br /&gt;il fondamentalismo e l’ostilità contro i credenti pregiudicano &lt;br /&gt;la laicità positiva degli Stati&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. La stessa determinazione con la quale sono condannate tutte le forme di fanatismo e di fondamentalismo religioso, deve animare anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione, che limitano il ruolo pubblico dei credenti nella vita civile e politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si può dimenticare che &lt;em&gt;il fondamentalismo religioso e il laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità&lt;/em&gt;. Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e parziale della persona umana, favorendo, nel primo caso, forme di integralismo religioso e, nel secondo, di razionalismo. &lt;em&gt;La società che vuole imporre o, al contrario, negare la religione con la violenza, è ingiusta nei confronti della persona e di Dio, ma anche di se stessa. Dio chiama a sé l’umanità con un disegno di amore che, mentre coinvolge tutta la persona nella sua dimensione naturale e spirituale, richiede di corrispondervi in termini di libertà e di responsabilità, con tutto il cuore e con tutto il proprio essere, individuale e comunitario&lt;/em&gt;. Anche la società, dunque, in quanto espressione della persona e dell’insieme delle sue dimensioni costitutive, deve vivere ed organizzarsi in modo da favorirne l’apertura alla trascendenza. Proprio per questo, le leggi e le istituzioni di una società non possono essere configurate ignorando la dimensione religiosa dei cittadini o in modo da prescinderne del tutto. Esse devono commisurarsi - attraverso l’opera democratica di cittadini coscienti della propria alta vocazione - all’essere della persona, per poterlo assecondare nella sua dimensione religiosa. Non essendo questa una creazione dello Stato, non può esserne manipolata, dovendo piuttosto riceverne riconoscimento e rispetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale e internazionale, quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso, viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno. Tali realtà non possono essere poste in balia dell’arbitrio del legislatore o della maggioranza, perché, come insegnava già Cicerone, la giustizia consiste in qualcosa di più di un mero atto produttivo della legge e della sua applicazione. Essa implica il riconoscere a ciascuno la sua dignità,[11] la quale, senza libertà religiosa, garantita e vissuta nella sua essenza, risulta mutilata e offesa, esposta al rischio di cadere nel predominio degli idoli, di beni relativi trasformati in assoluti. Tutto ciò espone la società al rischio di totalitarismi politici e ideologici, che enfatizzano il potere pubblico, mentre sono mortificate o coartate, quasi fossero concorrenziali, le libertà di coscienza, di pensiero e di religione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dialogo tra istituzioni civili e religiose&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Il patrimonio di principi e di valori espressi da una religiosità autentica è una ricchezza per i popoli e i loro ethos. Esso parla direttamente alla coscienza e alla ragione degli uomini e delle donne, rammenta l’imperativo della conversione morale, motiva a coltivare la pratica delle virtù e ad avvicinarsi l’un l’altro con amore, nel segno della fraternità, come membri della grande famiglia umana.[12] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel rispetto della laicità positiva delle istituzioni statali, la dimensione pubblica della religione deve essere sempre riconosciuta. A tal fine è fondamentale un sano dialogo tra le istituzioni civili e quelle religiose per lo sviluppo integrale della persona umana e dell'armonia della società. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vivere nell’amore e nella verità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Nel mondo globalizzato, caratterizzato da società sempre più multi-etniche e multi-confessionali, le grandi religioni possono costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana. Sulla base delle proprie convinzioni religiose e della ricerca razionale del bene comune, i loro seguaci sono chiamati a vivere con responsabilità il proprio impegno in un contesto di libertà religiosa. Nelle svariate culture religiose, mentre dev’essere rigettato tutto quello che è contro la dignità dell’uomo e della donna, occorre invece fare tesoro di ciò che risulta positivo per la convivenza civile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spazio pubblico, che la comunità internazionale rende disponibile per le religioni e per la loro proposta di “vita buona”, favorisce l’emergere di una misura condivisibile di verità e di bene, come anche un consenso morale, fondamentali per una convivenza giusta e pacifica. I leader delle grandi religioni, per il loro ruolo, la loro influenza e la loro autorità nelle proprie comunità, sono i primi ad essere chiamati al rispetto reciproco e al dialogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I cristiani, da parte loro, sono sollecitati dalla stessa fede in Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, a vivere come fratelli che si incontrano nella Chiesa e collaborano all’edificazione di un mondo &lt;/em&gt;dove le persone e i popoli “non agiranno più iniquamente né saccheggeranno […], perché la conoscenza del Signore riempirà la terracome le acque ricoprono il mare” (Is 11, 9).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dialogo come ricerca in comune&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Per la Chiesa il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno strumento importante per collaborare con tutte le comunità religiose al bene comune. La Chiesa stessa nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle varie religioni. “Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”.[13] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quella indicata non è la strada del relativismo, o del sincretismo religioso&lt;/em&gt;. La Chiesa, infatti, “annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose”.[14] Ciò non esclude tuttavia il dialogo e la ricerca comune della verità in diversi ambiti vitali, poiché, come recita un’espressione usata spesso da san Tommaso d’Aquino, “ogni verità, da chiunque sia detta, proviene dallo Spirito Santo”.[15] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TR9tR62uhLI/AAAAAAAAAow/088rLJZ28Jk/s1600/assisi_-_preghiera_1986.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 247px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TR9tR62uhLI/AAAAAAAAAow/088rLJZ28Jk/s400/assisi_-_preghiera_1986.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557280619822482610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel 2011 ricorre il 25° anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace, convocata ad Assisi nel 1986 dal Venerabile Giovanni Paolo II. In quell’occasione i leader delle grandi religioni del mondo hanno testimoniato come la religione sia un fattore di unione e di pace, e non di divisione e di conflitto. Il ricordo di quell’esperienza è un motivo di speranza per un futuro in cui tutti i credenti si sentano e si rendano autenticamente operatori di giustizia e di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Verità morale nella politica e nella diplomazia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. La politica e la diplomazia dovrebbero guardare al patrimonio morale e spirituale offerto dalle grandi religioni del mondo per riconoscere e affermare verità, principi e valori universali che non possono essere negati senza negare con essi la dignità della persona umana. Ma che cosa significa, in termini pratici, promuovere la verità morale nel mondo della politica e della diplomazia? Vuol dire agire in maniera responsabile sulla base della conoscenza oggettiva e integrale dei fatti; vuol dire destrutturare ideologie politiche che finiscono per soppiantare la verità e la dignità umana e intendono promuovere pseudo-valori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani; vuol dire favorire un impegno costante per fondare la legge positiva sui principi della legge naturale.[16] Tutto ciò è necessario e coerente con il rispetto della dignità e del valore della persona umana, sancito dai Popoli della terra nella Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite del 1945, che presenta valori e principi morali universali di riferimento per le norme, le istituzioni, i sistemi di convivenza a livello nazionale e internazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oltre l’odio e il pregiudizio &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Nonostante gli insegnamenti della storia e l’impegno degli Stati, delle Organizzazioni internazionali a livello mondiale e locale, delle Organizzazioni non governative e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ogni giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di intolleranza basati sulla religione. In particolare, in Asia e in Africa le principali vittime sono i membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare liberamente la propria religione o di cambiarla, attraverso l’intimidazione e la violazione dei diritti, delle libertà fondamentali e dei beni essenziali, giungendo fino alla privazione della libertà personale o della stessa vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sono poi - come ho già affermato - forme più sofisticate di ostilità contro la religione, che nei Paesi occidentali si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini. Esse fomentano spesso l’odio e il pregiudizio e non sono coerenti con una visione serena ed equilibrata del pluralismo e della laicità delle istituzioni, senza contare che le nuove generazioni rischiano di non entrare in contatto con il prezioso patrimonio spirituale dei loro Paesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La difesa della religione passa attraverso la difesa dei diritti e delle libertà delle comunità religiose. I leader delle grandi religioni del mondo e i responsabili delle Nazioni rinnovino, allora, l’impegno per la promozione e la tutela della libertà religiosa, in particolare per la difesa delle minoranze religiose, le quali non costituiscono una minaccia contro l’identità della maggioranza, ma sono al contrario un’opportunità per il dialogo e per il reciproco arricchimento culturale. La loro difesa rappresenta la maniera ideale per consolidare lo spirito di benevolenza, di apertura e di reciprocità con cui tutelare i diritti e le libertà fondamentali in tutte le aree e le regioni del mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Libertà religiosa nel mondo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Mi rivolgo, infine, alle comunità cristiane che soffrono persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e intolleranza, in particolare in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente nella Terra Santa, luogo prescelto e benedetto da Dio. Mentre rinnovo ad esse il mio affetto paterno e assicuro la mia preghiera, chiedo a tutti i responsabili di agire prontamente per porre fine ad ogni sopruso contro i cristiani, che abitano in quelle regioni. Possano i discepoli di Cristo, dinanzi alle presenti avversità, non perdersi d’animo, perché la testimonianza del Vangelo è e sarà sempre segno di contraddizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meditiamo nel nostro cuore le parole del Signore Gesù: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati […]. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati [...]. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,4-12). Rinnoviamo allora “l’impegno da noi assunto all’indulgenza e al perdono, che invochiamo nel Pater noster da Dio, per aver noi stessi posta la condizione e la misura della desiderata misericordia. Infatti, preghiamo così: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12)”.[17] La violenza non si supera con la violenza. Il nostro grido di dolore sia sempre accompagnato dalla fede, dalla speranza e dalla testimonianza dell’amore di Dio. Esprimo anche il mio auspicio affinché in Occidente, specie in Europa, cessino l’ostilità e i pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai principi espressi nel Vangelo. L’Europa, piuttosto, sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così, sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivando un sincero dialogo con tutti i popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Libertà religiosa, via per la pace&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Il mondo ha bisogno di Dio. Ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale giusto e pacifico, a livello nazionale e internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto&lt;/em&gt;. Una società riconciliata con Dio è più vicina alla pace, che non è semplice assenza di guerra, non è mero frutto del predominio militare o economico, né tantomeno di astuzie ingannatrici o di abili manipolazioni. La pace invece è risultato di un processo di purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo, nel quale la dignità umana è pienamente rispettata. Invito tutti coloro che desiderano farsi operatori di pace, e soprattutto i giovani, a mettersi in ascolto della propria voce interiore, per trovare in Dio il riferimento stabile per la conquista di un’autentica libertà, la forza inesauribile per orientare il mondo con uno spirito nuovo, capace di non ripetere gli errori del passato. Come insegna il Servo di Dio Paolo VI, alla cui saggezza e lungimiranza si deve l’istituzione della Giornata Mondiale della Pace: “Occorre innanzi tutto dare alla Pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a sterminare l'umanità. Occorrono sopra tutto le armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale; quelle, per prime, dell’osservanza dei patti”.[18] La libertà religiosa è un’autentica arma della pace, con una missione storica e profetica. Essa infatti valorizza e mette a frutto le più profonde qualità e potenzialità della persona umana, capaci di cambiare e rendere migliore il mondo. Essa consente di nutrire la speranza verso un futuro di giustizia e di pace, anche dinanzi alle gravi ingiustizie e alle miserie materiali e morali. Che tutti gli uomini e le società ad ogni livello ed in ogni angolo della Terra possano presto sperimentare la libertà religiosa, via per la pace!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Vaticano, 8 dicembre 2010&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;BENEDICTUS PP XVI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________________&lt;br /&gt;[1] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 29.55-57.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[2] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[3] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 78.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[4]Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate, 1. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[5] Id., Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[6] Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (18 aprile 2008): AAS 100 (2008), 337. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[7] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[8] Giovanni Paolo II, Discorso ai Partecipanti all’Assemblea Parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) (10 ottobre 2003), 1: AAS 96 (2004), 111. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[9] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[10] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[11] Cfr Cicerone, De inventione, II, 160. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[12] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Rappresentanti di altre Religioni del Regno Unito (17 settembre 2010): L’Osservatore Romano (18 settembre 2010), p. 12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[13] Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate, 2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[14] Ibidem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[15] Super evangelium Joannis, I, 3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[16] Cfr Benedetto XVI, Discorso alle Autorità civili e al Corpo diplomatico a Cipro (5 giugno 2010): L’Osservatore Romano (6 giugno 2010), p. 8; Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale: uno sguardo sulla legge naturale, Città del Vaticano 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[17] Paolo VI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1976: AAS 67 (1975), 671.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[18] Ibid., p. 668.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-3326840289840654074?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/3326840289840654074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/01/camminare-con-la-chiesa-8-messaggio-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/3326840289840654074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/3326840289840654074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2011/01/camminare-con-la-chiesa-8-messaggio-per.html' title='Camminare con la Chiesa 8: Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2011, del Papa Benedetto XVI'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TR9quPj50dI/AAAAAAAAAoo/Gd7xTSHrRvw/s72-c/CattedraleBagdad.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-2880944160758795604</id><published>2010-12-20T11:14:00.004+01:00</published><updated>2010-12-20T11:28:30.037+01:00</updated><title type='text'>Chiariamoci le idee 7: la risposta cristiana al razionalismo</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Terza Predica di Avvento: la risposta cristiana al razionalismo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Del Predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA, 17 dicembre 2010 (ZENIT.org).- La terza Predica d'Avvento tenuta da padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., Predicatore della Casa Pontificia, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico Vaticano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“PRONTI A RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN NOI” (1 Pietro 3,15)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. La ragione usurpatrice&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo ostacolo, che rende tanta parte della cultura moderna “refrattaria” al Vangelo, è il razionalismo. Di esso intendiamo occuparci in questa ultima meditazione di Avvento. &lt;br /&gt;Il cardinale, e ora beato, John Henry Newman ci ha lasciato un memorabile discorso, pronunciato l’11 Dicembre del 1831, all’Università di Oxford, intitolato “The Usurpation of Raison”, l’usurpazione, o la prevaricazione, della ragione. In questo titolo c’è già la definizione di ciò che intendiamo per razionalismo[1]. In una nota di commento a questo discorso, scritta nella prefazione alla sua terza edizione nel 1871, l’autore spiega cosa intende con tale espressione. Per usurpazione della ragione –dice- si intende “quel certo diffuso abuso di tale facoltà che si verifica ogni qual volta ci si occupa di religione senza una adeguata conoscenza intima, o senza il dovuto rispetto per i primi principi ad essa propri. Questa pretesa ‘ragione’ è chiamata dalla Scrittura ‘la sapienza del mondo’; è il ragionare di religione di chi ha la mentalità secolaristica, e si basa su massime mondane, che le sono intrinsecamente estranee” [2].&lt;br /&gt;In un altro dei suoi Sermoni universitari, intitolato “Fede e ragione a confronto”, Newman illustra perché la ragione non può essere l’ultimo giudice in fatto di religione e di fede, con l’analogia della coscienza.&lt;br /&gt;“Nessuno, scrive, dirà che la coscienza si oppone alla ragione, o che i suoi dettami non possono essere posti in forma argomentativa; tuttavia chi, da ciò, vorrà arguire che la coscienza non è un principio originale, ma che per agire ha bisogno di attendere i risultati di un processo logico-razionale? La ragione analizza i fondamenti e i motivi dell’azione, senza essere essa stessa uno di questi motivi. Come dunque la coscienza è un elemento semplice della nostra natura, e tuttavia le sue operazioni ammettono di essere giustificati dalla ragione, altrettanto la fede può essere conoscibile e i suoi atti possono essere giustificati dalla ragione, senza con questo dipenderne realmente […].Quando si dice che il vangelo esige una fede razionale, si vuole soltanto dire che la fede concorda con la retta ragione in astratto, ma non che ne sia in realtà il risultato”[3].&lt;br /&gt;Una seconda analogia è quella dell’arte. “Il critico d’arte –scrive - valuta ciò che egli stesso non sa creare; altrettanto la ragione può dare la sua approvazione all’atto di fede, senza per questo essere la fonte da cui la fede promana”[4].&lt;br /&gt;L’analisi di Newman ha dei tratti nuovi e originali; mette in luce la tendenza, per così dire imperialista, della ragione a sottomettere ogni aspetto della realtà ai propri principi. Si può però considerare il razionalismo anche da un altro punto di vista, strettamente collegato con il precedente. Per rimanere nella metafora politica impiegata da Newman, potremmo definirlo l’atteggiamento di isolazionismo, di chiusura in se stessa della ragione. Esso non consiste tanto nell’invadere il campo altrui, quanto nel non riconoscere l’esistenza di altro campo fuori del proprio. In altre parole, nel rifiuto che possa esistere alcuna verità al di fuori di quella che passa attraverso la ragione umana.&lt;br /&gt;In questa veste, il razionalismo non è nato con l’illuminismo, anche se esso gli ha impresso una accelerazione i cui effetti perdurano ancora. È una tendenza contro la quale la fede ha dovuto fare i conti da sempre. Non solo la fede cristiana, ma anche quella ebraica e islamica, almeno nel medioevo, ha conosciuto questa sfida. &lt;br /&gt;Contro tale pretesa di assolutismo della ragione, si è levata in ogni epoca la voce non solo di uomini di fede, ma anche di uomini militanti nel campo della ragione, filosofi e scienziati. "L'atto supremo della ragione, ha scritto Pascal, sta nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano"[5]. Nell'istante stesso che la ragione riconosce il suo limite, lo infrange e lo supera. È ad opera della ragione che si produce questo riconoscimento, che è, perciò, un atto squisitamente razionale. Essa è, alla lettera, una "dotta ignoranza" [6]. Un ignorare "a ragion veduta", sapendo di ignorare. &lt;br /&gt;Si deve dunque dire che pone un limite alla ragione e la umilia colui che non le riconosce questa capacità di trascendersi. "Finora -ha scritto Kierkegaard- si è sempre parlato così: 'Il dire che non si può capire questa o quella cosa, non soddisfa la scienza che vuol capire'. Ecco lo sbaglio. Si deve dire proprio il contrario: qualora la scienza umana non voglia riconoscere che vi è qualcosa che essa non può capire, o -in modo ancor più preciso- qualcosa di cui essa con chiarezza può 'capire che non può capire', allora tutto è sconvolto. È pertanto un compito della conoscenza umana capire che vi sono e quali sono le cose che essa non può capire"[7]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Fede e senso del Sacro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È da attendersi che questo tipo di contestazione reciproca tra fede e ragione continui anche in futuro. È inevitabile che ogni epoca rifaccia il cammino per conto proprio, ma né i razionalisti convertiranno con i loro argomenti i credenti, né i credenti i razionalisti. Bisogna trovare una via per rompere questo circolo e liberare la fede da questa strettoia. In tutto questo dibattito su ragione e fede, è la ragione che impone la sua scelta e costringe la fede, per così dire, a giocare fuori casa e sulla difensiva. &lt;br /&gt;Ne aveva ben coscienza il cardinal Newman che in un altro dei suoi discorsi universitari mette in guardia dal rischio di una mondanizzazione della fede nel suo desiderio di correre dietro la ragione. Egli dice di capire, anche se non può accettarle fino in fondo, le ragioni di coloro che sono tentati di sganciare completamente la fede dall’indagine razionale, a causa “degli antagonismi e le divisioni fomentati dall’argomentare e dibattere, l’orgogliosa confidenza che spesso accompagna lo studio delle prove apologetiche, la freddezza, il formalismo, lo spirito secolaristico e carnale, mentre la Scrittura parla della religione come di una vita divina, radicata negli affetti e manifestantesi in grazie spirituali”[8]. &lt;br /&gt;In tutti gli interventi di Newman sul rapporto tra ragione e fede, allora non meno dibattuto di oggi, si avverte un ammonimento: non si può combattere il razionalismo con un altro razionalismo, magari di segno contrario. Bisogna dunque trovare un’altra strada che non pretenda di sostituire quella della difesa razionale della fede, ma almeno che l’affianchi, anche perché i destinatari dell’annuncio cristiano non sono solo degli intellettuali, capaci di impegnarsi in questo tipo di confronto, ma anche la massa delle persone comuni indifferenti ad esso e più sensibili ad altri argomenti. &lt;br /&gt;Pascal proponeva la strada del cuore: “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”[9]; i romantici (per esempio Schleiermacher) proponevano quella del sentimento. Ci resta, penso, una via da battere: quella dell’esperienza e della testimonianza. Non intendo qui parlare dell’esperienza personale, soggettiva, della fede, ma di una esperienza universale e oggettiva che possiamo perciò far valere anche nei confronti di persone ancora estranee alla fede. Essa non ci porta fino alla fede piena e che salva: la fede in Gesù Cristo morto e risorto, ma ci può aiutare a crearne il presupposto che è l’apertura al mistero, la percezione di qualcosa che è al di sopra del mondo e della ragione. &lt;br /&gt;Il contributo più notevole che la moderna fenomenologia della religione ha dato alla fede, soprattutto nella forma che essa riveste nell’opera classica di Rudolph Otto “Il sacro”[10], è di aver mostrato che l’affermazione tradizionale che c’è qualcosa che non si spiega con la ragione, non è un postulato teorico o di fede, ma un dato primordiale di esperienza. &lt;br /&gt;Esiste un sentimento che accompagna l’umanità fin dai suoi primordi ed è presente in tutte le religioni e le culture: L’autore lo chiama il sentimento del numinoso. Esso è un dato primario, irriducibile a ogni altro sentimento o esperienza umana; coglie l’uomo con un brivido quando, per qualche circostanza esterna o interna a lui, si trova davanti alla rivelazione del mistero “tremendo e affascinante” del soprannaturale. &lt;br /&gt;Otto designa l’oggetto di questa esperienza con l’aggettivo “irrazionale” (il sottotitolo dell’opera è “L’irrazionale nell’idea del divino e la sua relazione al razionale”); ma tutta l’opera dimostra che il senso che egli da al termine “irrazionale” non è quello di “contrario alla ragione”, ma quello di “fuori della ragione”, di non traducibile in termini razionali. Il numinoso si manifesta in gradi diversi di purezza: dallo stadio più grezzo che è la reazione inquietante suscitata dalle storie di spiriti e di spettri, allo stadio più puro che è la manifestazione della santità di Dio – il Qadosh biblico -, come nella celebre scena della vocazione di Isaia (Is 6,1 ss). &lt;br /&gt;Se è così, la rievangelizzazione del mondo secolarizzato passa anche attraverso un recupero del senso del sacro. Il terreno di cultura del razionalismo –sua causa ed insieme suo effetto – è la perdita del senso del sacro, è necessario perciò che la Chiesa aiuti gli uomini a rimontare la china e riscoprire la presenza e la bellezza del sacro nel mondo. Charles Péguy ha detto che “la spaventosa penuria del Sacro è il marchio profondo del mondo moderno”. Lo si nota in ogni aspetto della vita, ma in particolare nell’arte, nella letteratura e nel linguaggio di tutti i giorni. Per molti autori, essere definiti “dissacranti” non è più un’offesa, ma un complimento.&lt;br /&gt;La Bibbia viene accusata a volte di aver “desacralizzato” il mondo per aver scacciato ninfe e divinità dai monti, dai mari e dai boschi, e aver fatto di essi semplici creature a servizio dell’uomo. Questo è vero, ma è proprio spogliandole di questa falsa pretesa di essere essi stessi delle divinità, che la Scrittura le ha restituite alla loro genuina natura di “segno” del divino. È l’idolatria delle creature che la Bibbia combatte, non la loro sacralità.&lt;br /&gt;Così “secolarizzato”, il creato ha ancora più potere di provocare l’esperienza del numinoso e del divino. Di una esperienza del genere reca il segno, a mio parere, la celebre dichiarazione di Kant, il rappresentante più illustre del razionalismo filosofico:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due cose riempiono l’animo mio di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. […]. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata”[11]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno scienziato vivente, Francis Collins, da poco nominato accademico pontificio, nel suo libro “Il Linguaggio di Dio”, descrive così il momento del suo ritorno alla fede: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“In un bel mattino di autunno, mentre per la prima volta, passeggiando sulle montagne, mi spingevo all’ovest del Mississippi, la maestà e bellezza della creazione vinsero la mia resistenza. Capii che la ricerca era arrivata al termine. Il mattino seguente, al sorgere del sole, mi inginocchiai sull’erba bagnata e mi arresi a Gesù Cristo” [12]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le stesse scoperte meravigliose della scienza e della tecnica, anziché portare al disincanto, possono diventare occasioni di stupore e di esperienza del divino. Il momento finale della scoperta del genoma umano viene descritto dallo stesso Francis Collins che fu a capo dell’equipe governativa che portò a tale scoperta, “una esperienza di esaltazione scientifica e al tempo stesso di adorazione religiosa”. Tra le meraviglie del creato, nulla è più meraviglioso dell’uomo e, nell’uomo, della sua intelligenza creata da Dio.&lt;br /&gt;La scienza dispera ormai di toccare un limite estremo nell’esplorazione dell’infinitamente grande che è l’universo e nell’esplorazione dell’infinitamente piccolo che sono le particelle sub-atomiche. Alcuni fanno di queste “sproporzioni” un argomento a favore dell’inesistenza di un Creatore e dell’insignificanza dell’uomo. Per il credente esse sono il segno per eccellenza, non solo dell’esistenza, ma anche degli attributi di Dio: la vastità dell’universo, è segno della sua infinita grandezza e trascendenza, la piccolezza dell’atomo, della sua immanenza e dell’umiltà della sua incarnazione che lo ha portato a farsi bambino nel seno di una madre e minuscolo pezzo di pane nelle mani del sacerdote.&lt;br /&gt;Anche nella vita umana quotidiana non mancano occasioni in cui è possibile fare l’esperienza di un’”altra” dimensione: l’innamoramento, la nascita del primo figlio, una grande gioia. Bisogna aiutare le persone ad aprire gli occhi e a ritrovare la capacità di stupirsi. “Chi si stupisce, regnerà”, dice un detto attribuito a Gesù fuori dei vangeli[13]. Nel romanzo “I fratelli Karamazov”, Dostoevskij riferisce le parole che lo starez Zosima, ancora ufficiale dell’esercito, rivolge ai presenti, nel momento in cui, folgorato dalla grazia, rinuncia a battersi in duello con l’avversario: “Signori, girate intorno lo sguardo ai doni di Dio: questo cielo limpido, quest’aria pura, quest’erba tenera, questi uccellini: la natura è così bella e innocente, mentre noi, noi soli, siamo lontani da Dio e siamo stupidi e non comprendiamo che la vita è un paradiso, giacché basterebbe che lo volessimo comprendere, e subito quello s’instaurerebbe in tutta la sua bellezza, e noi ci abbracceremmo e romperemmo in lacrime”[14]. Questo è genuino senso della sacralità del mondo e della vita!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. Bisogno di testimoni&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando l’esperienza del sacro e del divino che ci giunge improvvisa e inattesa da fuori di noi, è accolta e coltivata, diventa esperienza soggettiva vissuta. Si hanno così i “testimoni” di Dio che sono i santi e, in modo tutto particolare, una categoria di essi, i mistici.&lt;br /&gt;I mistici, dice una celebre definizione di Dionigi Areopagita, sono coloro che hanno "patito Dio" [15], cioè che hanno sperimentato e vissuto il divino. Sono, per il resto dell’umanità, come gli esploratori che entrarono per primi, di nascosto, nella Terra Promessa e poi tornarono indietro per riferire ciò che avevano veduto - "una terra dove scorre latte e miele" -, esortando tutto il popolo ad attraversare il Giordano (cf Num 14,6-9). Per mezzo di essi giungono a noi, in questa vita, i primi bagliori della vita eterna.&lt;br /&gt;Quando si leggono i loro scritti, come appaiono lontane e perfino ingenue le più sottili argomentazioni degli atei e dei razionalisti! Nasce, nei confronti di questi ultimi, un senso di stupore e anche di pena, come davanti a qualcuno che parla di cose che manifestamente non conosce. Come chi credesse di scoprire continui errori di grammatica in un interlocutore, e non si accorgesse che questi sta semplicemente parlando un'altra lingua che lui non conosce. Ma non si ha nessuna voglia di mettersi a confutarli, tanto le stesse parole dette in difesa di Dio appaiono, in quel momento, vuote e fuori luogo.&lt;br /&gt;I mistici sono, per eccellenza, coloro che hanno scoperto che Dio "esiste"; anzi, che egli solo esiste davvero e che è infinitamente più reale di ciò che di solito chiamiamo realtà. Fu precisamente da uno di questi incontri che una discepola del filosofo Husserl, ebrea e atea convinta, una notte scoprì il Dio vivente. Parlo di Edith Stein, ora Santa Teresa Benedetta della Croce. Era ospite di amici cristiani e una sera che questi si erano dovuti assentare, rimasta sola in casa e non sapendo cosa fare, prese un libro dalla loro biblioteca e si mise a leggerlo. Era l'autobiografia di santa Tersa d'Avila. Andò avanti a leggere tutta la notte. Giunta alla fine, esclamò semplicemente: "Questa è la verità!". Di buon mattino andò in città a comprare un catechismo cattolico e un messalino e, dopo averli studiati, si recò a una vicina chiesa e domandò al sacerdote di essere battezzata.&lt;br /&gt;Ho fatto anch’io una piccola esperienza del potere che hanno i mistici di far toccare con mano il soprannaturale. Era l’anno in cui si discuteva molto sul libro di un teologo intitolato “Esiste Dio?” (“Existiert Gott?”) ma, giunti alla fine della lettura, ben pochi erano pronti a cambiare il punto interrogativo del titolo in un punto esclamativo. Andando a un congresso mi portai dietro il libro degli scritti della Beata Angela da Foligno che non conoscevo ancora. Ne rimasi letteralmente abbagliato; lo portavo con me alle conferenze, lo riaprivo a ogni intervallo, e alla fine lo richiusi dicendo a me stesso: “Se Dio esiste? Non solo esiste, ma è davvero fuoco divorante!”.&lt;br /&gt;Purtroppo una certa moda letteraria è riuscita a neutralizzare anche la "prova" vivente dell'esistenza di Dio che sono i mistici. Lo ha fatto con un metodo singolarissimo: non riducendo il loro numero, ma aumentandolo, non restringendo il fenomeno, ma dilatandolo a dismisura. Mi riferisco a coloro che in una rassegna dei mistici, in antologie dei loro scritti, o in una storia della mistica, mettono uno accanto all'altro, come appartenenti allo stesso genere di fenomeni, san Giovanni della Croce e Nostradamus, santi ed eccentrici, mistica cristiana e cabala medievale, ermetismo, teosofismo, forme di panteismo e perfino l'alchimia. I mistici veri sono un’altra cosa e la Chiesa ha ragione di essere così rigorosa nel suo giudizio su di loro. &lt;br /&gt;Il teologo Karl Rahner, riprendendo, pare, una frase di Raimondo Pannikar, ha affermato: “Il cristiano di domani, o sarà un mistico, o non sarà”. Intendeva dire che, in futuro, a tener viva la fede sarà la testimonianza di persone che hanno una profonda esperienza di Dio, più che la dimostrazione della sua plausibilità razionale. Paolo VI diceva, in fondo, la stessa cosa quando affermava, nell’Evangelii nuntiandi (nr.41): “L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. &lt;br /&gt;Quando l’apostolo Pietro raccomandava ai cristiani di essere pronti a “dar ragione della loro speranza” (1 Pt 3,15), è certo, dal contesto, che anche lui non intendeva parlare di ragioni speculative o dialettiche, ma delle ragioni pratiche, cioè la loro esperienza di Cristo, unita alla testimonianza apostolica che la garantiva. In un commento a questo testo, il cardinal Newman, parla di “ragioni implicite”, che sono, per il credente, più intimamente persuasive che non le ragioni esplicite e argomentative[16]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. Un soprassalto di fede a Natale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo così alla conclusione pratica che più ci interessa in una meditazione come questa. Di irruzioni improvvise del soprannaturale nella vita, non hanno bisogno soltanto i non credenti e i razionalisti per venire alla fede; ne abbiamo bisogno anche noi credenti per ravvivare la nostra fede. Il pericolo maggiore che corrono le persone religiose è di ridurre la fede a una sequenza di riti e di formule, ripetute magari anche con scrupolo, ma meccanicamente e senza intima partecipazione di tutto l’essere. “Questo popolo si avvicina a me solo con la bocca - si lamenta Dio in Isaia - e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani” (Is 29, 13). &lt;br /&gt;Il Natale può essere un’occasione privilegiata per avere questo soprassalto di fede. Esso è la suprema “teofania” di Dio, la più alta “manifestazione del Sacro”. Purtroppo il fenomeno del secolarismo sta spogliando questa festa del suo carattere di “mistero tremendo” - cioè che induce al santo timore e all’adorazione -, per ridurlo al solo aspetto di “mistero affascinante”. Affascinante, quel che è peggio, in senso solo naturale, non soprannaturale: una festa dei valori familiari, dell’inverno, dell’albero, delle renne e di Babbo Natale. È in atto in qualche paese il tentativo di cambiare anche il nome di Natale in quello di “festa della luce”. In pochi casi la secolarizzazione è così visibile come a Natale. &lt;br /&gt;Per me, il carattere “numinoso” del Natale è legato a un ricordo. Assistevo un anno alla Messa di Mezzanotte presieduta da Giovanni Paolo II in San Pietro. Arrivò il momento del canto della Kalenda, cioè la solenne proclamazione della nascita del Salvatore, presente nell’antico Martirologio e reintrodotta nella liturgia natalizia dopo il Vaticano II:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Molti secoli dalla creazione del mondo…&lt;br /&gt;Tredici secoli dopo l’uscita dall’Egitto…&lt;br /&gt;Nella centonovantacinquesima Olimpiade,&lt;br /&gt;Nell’anno 752 dalla fondazione di Roma…&lt;br /&gt;Nel  quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Augusto,&lt;br /&gt;Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce a Betlemme di Giudea dalla Vergine Maria, fatto uomo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunti a queste ultime parole provai quella che viene chiamata “l’unzione della fede”: una improvvisa chiarezza interiore, per cui ricordo che dicevo tra me: “È vero! È tutto vero questo che si canta! Non sono soltanto parole. L’eterno entra nel tempo. L’ultimo avvenimento della serie ha rotto la serie; ha creato un “prima” e un “dopo” irreversibili; il computo del tempo che prima avveniva in relazione a diversi avvenimenti (olimpiade tale, regno del tale), ora avviene in relazione a un unico avvenimento”. Una commozione improvvisa mi attraversò tutta la persona, mentre potevo solo dire: “Grazie, Santissima Trinità, e grazie anche a te, Santa Madre di Dio!”.&lt;br /&gt;Aiuta molto a fare del Natale l’occasione per un soprassalto di fede trovare spazi di silenzio. La liturgia avvolge la nascita di Gesù nel silenzio: “Dum medium silentium tenerent omnia”, mentre tutto intorno era silenzio. “Stille Nacht”, notte di silenzio, viene chiamato il Natale nel più diffuso e caro dei canti natalizi. A Natale dovremmo sentire come rivolto personalmente a noi l’invito del Salmo: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio” (Sal 46,11). &lt;br /&gt;La Madre di Dio è il modello insuperabile di questo silenzio natalizio: “Maria – è scritto –, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19). Il silenzio di Maria a Natale è più che un semplice tacere; è meraviglia, è adorazione; è un “religioso silenzio”, un essere sopraffatta dalla realtà. L’interpretazione più vera del silenzio di Maria è quella che si ha nelle antiche icone bizantine, dove la Madre di Dio ci appare immobile, con lo sguardo fisso, gli occhi spalancati, come chi ha visto cose che non si possono ridire a parole. Maria, per prima, ha elevato a Dio quello che san Gregorio Nazianzeno chiama un “inno di silenzio”[17]. &lt;br /&gt;Fa veramente il Natale chi è capace di fare oggi, a distanza di secoli, quello che avrebbe fatto, se fosse stato presente quel giorno. Chi fa quello che ci ha insegnato a fare Maria: inginocchiarsi, adorare e tacere!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] J.H. Newman, Oxford University Sermons, London 1900, pp.54-74; trad. Ital. di L. Chitarin, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 2004, pp. 465-481.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[2] Ib.p. XV (trad. ital. Cit. p.726).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[3] Ib., p. 183 (trad. ital. Cit. p.575). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[4] Ibidem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[5] B.Pascal, Pensieri 267 Br.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[6] S. Agostino, Epist. 130,28 (PL 33, 505).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[7] S. Kierkegaard, Diario VIII A 11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[8] Newman, op. cit., p. 262   (trad. ital. cit., p. 640 s). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[9] B. Pascal, Pensieri, n.146 (ed. Br. N. 277).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[10] R. Otto, Das Heilige. Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und seine Verhältnis zum Rationalem, 1917.       ( Trad. ital. di E. Bonaiuti,  Il Sacro, Milano, Feltrinelli 1966). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[11] I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari, 1974, p. 197.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[12] F. Collins, The Language of God. A Scientist Presents Evidence for Belief, Free Press 2006, pp. 219 e 255. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[13] In Clemente Alessandrino, Stromati, 2, 9). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[14] F. Dostoevskij, I Fratelli Karamazov, parte II, VI,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[15] Dionigi Areopagita, Nomi divini II,9 (PG 3, 648) ("pati  divina").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[16] Cf. Newman, “Implicit and Explicit Reason”, in  University Sermons, XIII, cit., pp. 251-277&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[17] S. Gregorio Nazianzeno, Carmi, XXIX (PG 37, 507).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TQ8t8kJVBAI/AAAAAAAAAnc/IK0eqxlUu_4/s1600/fr-raniero-cantalamessa-50-anni%255B1%255D.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 286px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TQ8t8kJVBAI/AAAAAAAAAnc/IK0eqxlUu_4/s400/fr-raniero-cantalamessa-50-anni%255B1%255D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5552707384089314306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Raniero Cantalamessa (Colli del Tronto, 22 luglio 1934) è un presbitero, teologo e predicatore italiano dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.&lt;br /&gt;Nel 1958 fu ordinato sacerdote nella Basilica di Loreto, dove iniziò il proprio ministero.&lt;br /&gt;Si laureò in Teologia a Friburgo (in Svizzera) e, nel 1969, in Lettere classiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L'interesse per le Lettere classiche era dovuto alla volontà di padroneggiare il greco e il latino per lo studio del Nuovo Testamento e dei Padri della Chiesa.Per la sua formazione si rivelarono importanti anche gli scrittori, i pensatori e i poeti moderni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La lettura dei romanzi dei russi per me è stata preziosissima, perché aiuta a penetrare nel cuore della gente, a vedere quali sono le preoccupazioni, le passioni, le domande della gente. [...] Io ho anche dei miei pensatori prediletti: uno è Pascal, un altro è Kierkegaard. Poi ho dei poeti prediletti: uno è Péguy, uno è Claudel. [...] Dovrei aggiungere i mistici, perché i mistici sono delle personalità straordinarie.» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divenne assistente di Giuseppe Lazzati e suo successore come docente ordinario di Storia delle origini cristiane alla facoltà di Lettere dell'Università Cattolica di Milano, presso la quale sostituì Lazzati anche come Direttore del Dipartimento di scienze religiose.&lt;br /&gt;Dal 1975 al 1981 fu membro della Commissione Teologica Internazionale.&lt;br /&gt;Nel 1979 abbandonò la docenza per dedicarsi completamente al ministero della Parola: ebbe — come lui l'ha definita — una «seconda chiamata» e diventò, dal 1980, Predicatore della Casa Pontificia, col compito di dettare, ogni venerdì mattina, in Avvento e in Quaresima, una meditazione in presenza del Papa e di alte autorità ecclesiastiche. Portò avanti tale compito per oltre 25 anni con Giovanni Paolo II.&lt;br /&gt;Nell'aprile del 2005, in occasione del conclave che porterà alla elezione di papa Benedetto XVI, è stato uno dei due predicatori che ha rivolto una esortazione ai cardinali riuniti.[6] Col nuovo papa, Cantalamessa ha continuato a svolgere, ogni settimana, la funzione di Predicatore della Casa Pontificia, impegnandosi inoltre anche all'estero per l'organizzazione di esercizi e ritiri; ad esempio, nel gennaio 2010, ha parlato nelle Filippine, per una intera settimana, a 4000 sacerdoti e 100 vescovi.&lt;br /&gt;Dal 1982 — seguendo l'esempio di Padre Mariano — iniziò a comparire sul primo canale Rai proponendo il commento del Vangelo. Dal 1995 al 2009 (con due interruzioni di un anno) ha condotto la rubrica Le ragioni della speranza all'interno del programma di cultura religiosa "A sua immagine", dando così vita a quella che è stata definita «la più grande parrocchia d'Italia», formata da milioni di suoi affezionati telespettatori (anche al di fuori dell'Italia) e da schiere di corrispondenti. Caratteristisco il suo sorridente saluto francescano Pace e bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/750587031892166803-2880944160758795604?l=diariodiunamissione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/feeds/2880944160758795604/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2010/12/chiariamoci-le-idee-7-la-risposta.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/2880944160758795604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/750587031892166803/posts/default/2880944160758795604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diariodiunamissione.blogspot.com/2010/12/chiariamoci-le-idee-7-la-risposta.html' title='Chiariamoci le idee 7: la risposta cristiana al razionalismo'/><author><name>don Ivo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00025597715574663460</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/SeWziL8NoGI/AAAAAAAAAAc/ngeuXvW5nzI/S220/P1010248+-+Copia+(1368+x+1633).jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A1-VT0EPmDY/TQ8t8kJVBAI/AAAAAAAAAnc/IK0eqxlUu_4/s72-c/fr-raniero-cantalamessa-50-anni%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-750587031892166803.post-2872733515108909281</id><published>2010-12-11T14:38:00.003+01:00</published><updated>2010-12-11T14:51:33.632+01:00</updated><title type='text'>Chiariamoci le idee 6: la risposta cristiana al secolarismo</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Seconda Predica di Avvento: la risposta cristiana al secolarismo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del Predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA, sabato, 11 dicembre 2010 (ZENIT.org).- La seconda Predica d'Avvento tenuta questo venerdì da padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., Predicatore della Casa Pontificia, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico Vaticano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“VI ANNUNCIAMO LA VITA ETERNA” (1 Gv 1,2)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. Secolarizzazione e secolarismo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa meditazione ci occupiamo del secondo scoglio che incontra l’evangelizzazione nel mondo moderno occidentale, la secolarizzazione. Nel Motu Proprio con cui il papa ha istituito il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione si dice che esso “è a servizio delle Chiese particolari, specialmente in quei territori di antica tradizione cristiana dove con maggiore evidenza si manifesta il fenomeno della secolarizzazione”.&lt;br /&gt;La secolarizzazione è un fenomeno complesso è ambivalente. Può indicare l’autonomia delle realtà terrene e la separazione tra regno di Dio e regno di Cesare e, in questo senso, essa non solo non è contro il Vangelo ma trova in esso una delle sue radici profonde; può, però, indicare anche tutto un insieme di atteggiamenti contrari alla religione e alla fede per il quale si preferisce usare il termine di secolarismo. Il secolarismo sta alla secolarizzazione come lo scientismo sta alla scientificità e il razionalismo alla razionalità.&lt;br /&gt;Occupandoci degli ostacoli o delle sfide che la fede incontra nel mondo moderno, noi ci riferiamo esclusivamente a questa accezione negativa della secolarizzazione. Anche così delimitato, però, la secolarizzazione presenta molte facce a seconda dei campi in cui si manifesta: la teologia, la scienza, l’etica, l’ermeneutica biblica, la cultura in generale, la vita quotidiana. Nella presente meditazione prendo il termine nel suo significato primordiale. Secolarizzazione, come secolarismo, derivano infatti dalla parola “saeculum” che nel linguaggio comune ha finito per indicare il tempo presente (“l’eone attuale”, secondo la Bibbia), in opposizione all’eternità (l’eone futuro, o “i secoli dei secoli”, della Bibbia). In questo senso, secolarismo è un sinonimo di temporalismo, di riduzione del reale alla sola dimensione terrena.&lt;br /&gt;La caduta dell’orizzonte dell’eternità, o della vita eterna, ha sulla fede cristiana l’effetto che ha la sabbia gettata su una fiamma: la soffoca, la spegne. La fede nella vita eterna costituisce una delle condizioni di possibilità dell’evangelizzazione. “Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita –esclama san Paolo – siamo da commiserare più di tutti gli uomini” (1 Cor 15,19).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Ascesa e declino dell’idea di eternità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Richiamiamo per sommi capi la storia della credenza in una vita oltre la morte; ci aiuterà a misurare la novità recata dal Vangelo in questo campo. Nella religione ebraica dell’Antico Testamento tale credenza si afferma solo tardivamente. Soltanto dopo l’esilio, di fronte al fallimento delle attese temporali, si fa strada l’idea della risurrezione della carne e di una ricompensa ultraterrena dei giusti, e anche allora non presso tutti (i Sadducei, si sa, non condividevano tale credenza).&lt;br /&gt;Questo smentisce clamorosamente la tesi di coloro (Feuerbach, Marx, Freud) che spiegano la credenza in Dio con il desiderio di una ricompensa eterna, come proiezione nell’aldilà delle attese terrene deluse. Israele ha creduto in Dio, molti secoli prima che in una ricompensa eterna nell’aldilà! Non è, dunque, il desiderio di una ricompensa eterna che ha prodotto la fede in Dio, ma è la fede in Dio che ha prodotto la credenza in una ricompensa ultraterrena.&lt;br /&gt;La piena rivelazione della vita eterna si ha, nel mondo biblico, con la venuta di Cristo. Gesù non fonda la certezza della vita eterna sulla natura dell’uomo, l’immortalità dell’anima, ma sulla “potenza di Dio”, che è un “Dio dei vivi e non dei morti” (Lc 20,27-38). Dopo la Pasqua, a questo fondamento teologico, gli apostoli aggiungeranno quello cristologico: la risurrezione di Cristo da morte. Su di essa l’Apostolo fonda la fede nella risurrezione della carne e nella vita eterna: “Se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dai morti?... Ora Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15, 12.20).&lt;br /&gt;Anche nel mondo greco–romano si assiste a una evoluzione nella concezione dell’oltretomba. L’idea più antica è che la vita vera termina con la morte; dopo di essa c’è solo una parvenza di vita, in un mondo di ombre. Una novità si registra con la comparsa della religione orfico-pitagorica. Secondo essa, il vero io dell’uomo è l’anima che, liberata dalla prigione (sema) del corpo (soma), può finalmente vivere la sua vera vita. Platone darà a questa scoperta una dignità filosofica, basandola sulla natura spirituale, e dunque immortale, dell’anima[1].&lt;br /&gt;Questa credenza rimarrà, tuttavia, largamente minoritaria, riservata agli iniziati ai misteri e ai seguaci di particolari scuole filosofiche. Presso la massa persisterà la convinzione antica che la vita vera termina con la morte. Sono note le parole che l’imperatore Adriano rivolge a se stesso prossimo alla morte: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piccola anima smarrita e soave,&lt;br /&gt;compagna e ospite del corpo,&lt;br /&gt;ora t'appresti a ascendere in luoghi&lt;br /&gt;incolori, ardui e spogli,&lt;br /&gt;ove non avrai più gli svaghi consueti.&lt;br /&gt;Un istante ancora&lt;br /&gt;guardiamo insieme le rive familiari, &lt;br /&gt;le cose che certamente non rivedremo mai più…[2].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si capisce su questo sfondo l’impatto che doveva avere l’annuncio cristiano di una vita dopo la morte infinitamente più piena e più gioiosa di quella terrena; si capisce anche perché l’idea e i simboli della vita eterna sono così frequenti nelle sepolture cristiane delle catacombe. &lt;br /&gt;Ma che è successo all’idea cristiana di una vita eterna per l’anima e per il corpo, dopo che aveva trionfato sull’idea pagana del “buio oltre la morte”? A differenza del momento attuale in cui l’ateismo si esprime soprattutto nella negazione dell’esistenza di un Creatore, nel secolo XIX  esso si è espresso di preferenza nella negazione di un aldilà. Raccogliendo l’affermazione di Hegel, secondo cui “i cristiani sprecano in cielo le energie destinate alla terra”, Feuerbach e soprattutto Marx hanno combattuto la credenza in una vita dopo morte, sotto pretesto che essa aliena dall’impegno terreno. All’idea di una sopravvivenza personale in Dio, si sostituisce l’idea di una sopravvivenza nella specie e nella società del futuro.&lt;br /&gt;A poco a poco, con il sospetto, è caduto sulla parola eternità l'oblio e il silenzio. Il materialismo e il consumismo hanno fatto il resto nelle società opulente, facendo perfino apparire sconveniente che si parli ancora di eternità fra persone colte e al passo con i tempi. Tutto questo ha avuto un chiaro contraccolpo sulla fede dei credenti che si è fatta, su questo punto, timida e reticente. Quando abbiamo sentito l'ultima predica sulla vita eterna? Continuiamo a recitare nel Credo: “Et expecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi saeculi”: “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, ma senza dare troppo peso a queste parole. Aveva ragione Kierkegaard quando scriveva: “L'aldilà è diventato uno scherzo, un'esigenza così incerta che non solo nessuno più la rispetta, ma anzi neppure più la prospetta, al punto che ci si diverte perfino al pensiero che c'era un tempo in cui quest'idea trasformava l'intera esistenza”[3].&lt;br /&gt;Qual è la conseguenza pratica di questa eclisse dell'idea di eternità? San Paolo riferisce il proposito di coloro che non credono nella risurrezione da morte: “Mangiamo, beviamo, domani moriremo” (l Cor 15,32). Il desiderio naturale di vivere sempre, distorto, diventa desiderio, o frenesia, di vivere bene, cioè piacevolmente, anche a spese degli altri, se necessario. La terra intera diventa quello che Dante diceva dell’Italia del suo tempo: “l’aiuola che ci fa tanto feroci”. Caduto l’orizzonte dell’eternità, la sofferenza umana appare doppiamente e irrimediabilmente assurda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. L’eternità: una speranza e una presenza&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche a proposito del secolarismo, come per lo scientismo, la risposta più efficace non consiste nel combattere l’errore contrario, ma nel far risplendere di nuovo davanti agli uomini la certezza della vita eterna, facendo leva sulla forza intrinseca che possiede la verità quando è accompagnata dalla testimonianza della vita. “A un’idea, scriveva un antico Padre, si può sempre opporre un’altra idea e a una opinione un’altra opinione; ma cosa si potrà opporre a una vita?”.&lt;br /&gt;Dobbiamo far leva anche sulla corrispondenza di tale verità al desiderio più profondo, anche se represso, del cuore umano. A un amico che gli rimproverava, quasi fosse una forma di orgoglio e di presunzione, il suo anelito all'eternità, Miguel de Unamuno, che non era certo un apologeta della fede, rispose in una lettera: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri; dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d'eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Ne ho bisogno, ne ho bisogno! Senza di essa non c'è più gioia di vivere e la gioia di vivere non ha più nulla da dirmi. E troppo facile affermare: ‘Bisogna vivere, bisogna accontentarsi della vita’. E quelli che non se ne accontentano?”[4].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è chi desidera l'eternità, aggiungeva nella stessa occasione, che mostra di disprezzare il mondo e la vita di quaggiù, ma al contrario chi non la desidera: “Amo tanto la vita che perderla mi sembra il peggiore dei mali. Non amano veramente la vita coloro i quali se la godono, giorno per giorno, senza curarsi di sapere se dovranno perderla del tutto o no”. Sant’Agostino diceva la stessa cosa: “Cui non datur semper vivere, quid prodest bene vivere?”, “A che giova vivere bene, se non è dato vivere sempre?”[5]. “Tutto, tranne l’eterno, al mondo è vano”, ha cantato un nostro poeta [6].&lt;br /&gt;Agli uomini del nostro tempo che coltivano in fondo al cuore questo bisogno di eternità, senza forse avere il coraggio di confessarlo agli altri e neppure a se stessi, noi possiamo ripetere ciò che Paolo diceva agli ateniesi: “Ciò che voi cercate senza conoscerlo, io ve lo annuncio” (cf. Atti 17,23). &lt;br /&gt;La risposta cristiana al secolarismo nel senso che lo intendiamo qui, non si fonda, come per Platone, su un’idea filosofica – l’immortalità dell’anima -, ma su un evento. L'illuminismo aveva posto il celebre problema come si possa attingere l'eternità, mentre si è nel tempo e come si possa dare un punto di partenza storico per una coscienza eterna[7]. In altre parole: come si possa giustificare la pretesa della fede cristiana di promettere una vita eterna e di minacciare una pena ugualmente eterna, per atti compiuti nel tempo.&lt;br /&gt;L'unica risposta valida a questo problema è quella che si fonda sulla fede nell'incarnazione di Dio. In Cristo, l'eterno è entrato nel tempo, si è manifestato nella carne; davanti a lui è possibile prendere una decisione per l’eternità. È così che l’evangelista Giovanni parla della vita eterna: “Vi annunciamo la vita eterna che era presso il Padre e che si manifestò a noi” (1 Gv 1, 2).&lt;br /&gt;Per il credente, l’eternità non è, come si vede, solo una speranza, è anche una presenza. Ne facciamo l'esperienza ogni volta che facciamo un vero atto di fede in Cristo, perché chi crede in lui “ possiede già la vita eterna “ (cfr. 1Gv 5,13); ogni volta che riceviamo la comunione, in cui “ci viene dato il pegno della gloria futura” (“futurae gloriae nobis pignus datur”); ogni volta che ascoltiamo le parole del Vangelo che sono “parole di vita eterna” (cfr. Gv 6,68). Anche san Tommaso d’Aquino dice che “la grazia è l’inizio della gloria”[8].&lt;br /&gt;Questa presenza dell'eternità nel tempo si chiama lo Spirito Santo. Egli è definito “ la caparra della nostra eredità “ (Ef 1,14; 2Cor 5,5), e ci è stato donato perché, avendo ricevuto le primizie, noi aneliamo alla pienezza. “ Cristo - scrive sant'Agostino - ci ha dato la caparra dello Spirito Santo con la quale lui, che comunque non ci potrebbe ingannare, ha voluto renderci sicuri del compimento della sua promessa. Che cosa ha promesso? Ha promesso la vita eterna di cui è caparra lo Spirito che ci ha dato”[9].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. Chi siamo? Donde veniamo? Dove andiamo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la vita di fede nel tempo e la vita eterna c’è un rapporto analogo a quello che esiste tra la vita dell’embrione nel seno materno e quella del bambino, una volta venuto alla luce. Scrive il Cabasilas:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Questo mondo porta in gestazione l’uomo int
